Credo, anzi sono certa che si tratti di un tavolo molto antico.
Il legno è lucido e scivoloso, consumato in punti precisi, gli angoli sono smussati con vecchi  graffi  sapientemente restaurati, forse era il tavolone di una locanda, o di un convento.
Certo si abbina all’arredamento, scuro e buio, sedie imponenti e pesanti, sembra ancora di avvertire l’odore di incenso che si sprigiona da questi mobili.
La stanza è illuminata da candele, sparse in ogni angolo e canti gregoriani fanno il sottofondo musicale.
Sono ferma, immobile.
Saranno 5 credo, per ora ne odo solo voci confuse e bisbiglianti, e intravedo le ombre distorte dal tremolio delle candele sul muro.
Lui è tra questi,  è l’unica voce che riconosco, e sentirla mi da un po’ di sollievo, anche se in tutta onestà è stata anche una mia scelta e non sono preoccupata o tesa, direi più curiosa ed eccitata.
Le voci alle mie spalle di avvicinano, e iniziamo a diventare più nitide le ombre su quel muro.
Io sono sempre ferma, immobile.
Ci hanno messo almeno 20 minuti per rendermi meno scomoda questa posizione, e ora mi sono quasi abituata.
Certo, i polsi forse iniziano a dolere, e il tavolo non è certo morbido, ma per gentile accortezza mi hanno posizionato all’altezza delle costole un cuscino.
Non credo manchi molto.
Attendo un segno un gesto, sarà lui il primo?
Mi guarderà?
Sarà l’ultimo?
Davanti a me, i loro arnesi..
C’è di tutto, e riconosco pochi oggetti..
Sento forte la presenza di uno di loro al mio fianco, mi sfiora, leggero, e allungando un braccio afferra furtivamente la candela che illuminava il mio viso e la fine del tavolo.
Silenzio .
E io ferma immobile.
Ho scelto di indossare i tacchi, scelta avventata e stupida col senno di poi, ma visto che sapevo che non avrei avuto null’altro addosso mi sembrava che i tacchi mi rendessero meno nuda.
Invece per ora tengono solo in estrema tensioni i muscoli femorali e il polpaccio, ma forse anche questo mi piace.
All’improvviso caldo..
La cera di quella candela  scivolando lentamente sulla mia spina dorsale fino a insinuarsi tra i gluei.
Brucia.
Lo sento soprattutto in alcune zone, silenziosamente mi lamento, ma e resto immobile.
Il gioco, il loro gioco è iniziato, e il giocattolo  sono io.
Sento movimenti  alle mie spalle e le voci si fanno più vicine.
Mi piace questa attesa, mi eccita nn sapere che accadrà e so che presto accadrà qualcosa.
Una mano gentile ora sta sfiorando la mia schiena nuda, è la sua mano , la riconosco, riconosco il tocco, ne sono certa, è lui.
Giro il viso appoggiandolo sul tavolone che mi sostiene, e sorrido, lui  mi accarezza le spalle , i fianchi, e scende piano sui miei glutei. Si sofferma, esplora, come se fosse la prima volta, come se nn li avesse mai visti, sento il suo respiro forte e vicino, e le sue labbra, morbide, sfiorano leggere la mia pelle candida. Mi bacia con dolcezza il fondoschiena,  so quanto gli piace, e lui sa cosa fare..
Cerco di spingerlo più in alto che posso, ma le caviglie ormai immobilizzate in qst posizione da un po’, nn mi permettono grandi manovre, ma il mio invito lo sente e mi accarezza con le  labbra e con la lingua.
capisce che la mia eccitazione sta  aumentando a dismisura,e  tocca, fruga, indaga dove vuole, mentre io sono ferma ..
Il suo visa abbandona il mio fondoschiena, e mi spiace, ma subito colma il vuoto con una forte e violenta sculacciata.
Mi paralizza.
Riconosco  la sua mano, decisa, sicura, che insiste ritmata , in un crescendo di forza e violenza.
Cerco di trattenere ogni respiro e ogni gemito, ma non resisterò a lungo , lo so..
Il fragore del suo palmo che sbatte sul mio sedere rimbomba in tutta la cupa stanza, e non smette fino al mio  primo silenzioso gemito.
Non resitevo più,  e lui mi ha sentita.
Silenzio.
Immagino la pelle dei miei glutei tesa ed arrossata, la sento pulsare, sorrido, e immobile aspetto..
Ora la sua mano mi mi stinge i capelli, accarezza, strattona, e dopo poco un dolore ben più inteso mi costringe ad un urlo.
Credo sia una cinghia ora a scontrarsi violentemente con il mio sedere, è  cuoio, e brucia.
Lui continua a tenermi stretta per i capelli, come a sostenermi, ma il dolore  è insopportabile. Chiunque ora si stia divertendo alle mie spalle nn ha pietà dei miei lamenti e insiste prima sulla natica destra per accanirsi  su quella sinistra senza diminuire né intensità né forza.
E all’improvviso silenzio.

Non sento più la sua mano tra i capelli, e mi spiace.
Temo che il mio sedere sia ormai livido per i copli appena subiti e dopo un breve bisbiglio, ecco un altro arnese: una frusta, credo un frustino, come qulli che si usano per i cavalli. Me ne parlò tempo fa, mi chiese se fosse il caso di comprarne uno, e gli risposi di no. Quindi non credo sia lui. È senza dubbio un altro che ora mi impartisce qst lezione.
La frusta è un dolore più acceso, un lampo ad ogni schiocco, soprattutto sulla pelle ora decisamente maltrattata.
So esattamente quando prepararmi  perchè intuisco il sibilo prima di avvertire la pelle lacerarsi ad ogni colpo.
Devo avere qualche ferita ormai, saranno più di 10 minuti che si avventano sul mio culo esposto al loro piacere.. o forse sono già passati 15 minuti, o forse di più.. mentre il frustino ancora sbatte violento, ritmato, senza accennare tregua.
Gocce di sudore mi stanno entrando negli occhi e sciolgono il mio trucco nero, questo fa si che ora oltre al fondoschiena il bruciore sia diventato fastidioso anche agli occhi. Li chiudo, li stringo. Sudore o lacrime non capisco, ma bruciano.
Silenzio. E  un momento di pausa.
Una  mano mi accarezza, ma adesso anche il palmo delicato che amorevolmente mi sfiora è fuoco.
Si avvicina ancora col volto e ancora le sue labbra e la sua lingua si prendono cura delle mie ferite. È solo un momento , ma ci voleva per darmi sollievo.
Quando  lui si sposta capisco che c’è qualcun’ altro pronto a sfogare la sua forza.
Qst volta è una robusta paletta di legno.
Non trattengo più le urla e il dolore si è fatto insopportabile.
Ad ogni colpo sobbalzo sul questo dannato tavolo, e la forza che questo ci sta mettendo ha fatto si che si spostasse anche il cuscino che avevo sotto le costole.
Non so quando arriverà il prossimo colpo. Non c’è il sibilo della fruta di prima, avverto solo il dolore netto del colpo sulle mie natiche, così all’improvviso.
Pausa .. interminabile pausa e poi ancora un colpo più forte di quello precedente, sempre più più forte, ad ogni pausa corrisponde un aumento di dolore e di violenza nello scagliare quella paletta sul mio culo.
Dovrei farli smettere ora. In fondo devo solo dire una parola e tutto si fermerà lo so, ma aspetto ancora un po’.
La stanza ora è fradiacia di sudori , umori, e confusi corpi nudi che ansimano intorno a me, sento le loro  mani dovunque e se il dolore è diventato incontrollabile e mi dilania, il mio piacere pulsa e sta per esplodere.
Devo fermarli, devo solo pronunciare  il suo nome e tutto avrà fine, ma voglio aspettare il prossimo colpo, e poi quello dopo, mentre lingue e bocche affamate sfiorano gustano ogni centimetro del mio corpo.
Ora li fermo, non resisto e sto  piangendo e godendo allo stesso tempo. Cosa devo scoltare? Il dolore insopportabile o l’ineguagliabile piacere?
Prendo fiato e..

“alessandro!!”

È tutto fermo ed è silenzio intorno.
Ho urlato con tutto il fiato che avevo e ora posso riaprire gli occhi e..

“amore, ma è tutto ok? Sono qui tranquilla.. hai solo fatto un brutto sogno…”

Già, ha ragione lui..
Mi giro sul fianco e provo a riprendere sonno, un brutto sogno… già..