Il  viale che porta alla casa di Sara è davvero sconnesso.
Non ci andrebbe molto a sistemarlo,  penso ogni volta che il mio tacco si incastra in qualche crepa dell’asfalto, e questi  lievi, ma costanti incidenti fanno si che io arrivi all’appuntamento per la mia lezione di pianoforte sempre decisamente irritata. Ma in fondo un tacco spellato non sarebbe la cosa più grave.
La poca cortesia e l’assoluta mancanza di metodo di quella  ragazzina incrementano la mia tensione,  e so che basterebbe poco ad alleviarla, come essere puntuale una  volta, o un sorriso, anche solo un ”buongiorno”  potrebbe bastare, ma sono io una povera illusa nel credere ancora che Sara possa cambiare.
Suono il campanello, e aspetto.
Suono per la seconda volta, e spazientita aspetto.
Suono per la terza volta e dopo  più di 4 minuti di attesa e sento suoni scomposti avvicinarsi, e finalmente la porta si apre.
“prof o sono al telefono con la Roby, un secondo e arrivo”
Faccio un passo ed entro.
Mi aspettavo forse delle scuse? O forse un saluto?
Bene, anche la lezione di oggi  può incominciare con le migliori premesse!
Mi avvicino al pianoforte.
Un velo argenteo lo ricopre conferendogli quell’aria triste e desolata di un’opera d’arte abbandonata in  una buia cantina.
“Dall’ultima volta nessuno è più passato a pulirti vero?”
mi avvicino a lui cercando con lo sguardo uno straccio per potergli restituire un po’ di dignità.
Se la polvere è così compatta vuol dire che Sara non lo ha nemmeno sfiorato ovviamente, quindi non avrà fatto gli esercizi e quindi saremo sempre allo stesso punto.
Trovo in borsa un fazzoletto e con delicatezza lo accarezzo e subito il nero torna splendente e riflette la luce che entra dalle finestre.
“prof  mi faccio una coca? La vuole?”
“ciao Sara…”
“Aspetto solo di iniziare la lezione visto che ormai sono passati 10 minuti”
“arrivo arrivo!!!”
Stai calma, mi ripeto, stai calma e non dire nulla.
Respiro profondamente cercando un minimo di concentrazione .
Eccola finalmente!
Ha appena compiuto 18 anni e non si stacca dalla sigaretta. Io avevo la sua età 26 anni fa e non ero simile a lei in nulla.
Possibile che sia cambiato tutto così?
Andavo alle superiori dalle suore ed eravamo obbligate ad indossare una rigorosa divisa blu mentre ora lei è vestita, se di vestito vogliamo parlare, con un abito che a stento copre le mutandine, sperando che le abbia ovviamente.
“prof te  lo dico subito che non ho studiato, ho avuto un po’ da fare in questa settimana e non sono riuscita a ripassare quel noioso preludio di Bach..”
“noioso Sara?”
Lei sorride ingenua, e ho la sensazione a volte, che faccia il possibile per irritarmi, che volutamente mi provochi per tirare fuori la parte peggiore di me.
Ma mi trattengo e rispondo al suo sorriso con indifferenza.
“bene, oggi eviterai Bach .”
Non gliela voglio dare vinta, e non ho davvero intenzione di cedere alle sue provocazioni.
Si siede e appoggia la sigaretta ancora accesa al bordo della tastiera.
Devo averla fulminata con lo sguardo,  infatti si alza seguita dalla nuvola di fumo che spegne nel primo posacenere che trova.
Si siede , scomposta , ma almeno ora è seduta.
“Sara, schiena dritta per favore, gomiti chiusi e gambe chiuse..”
Neanche mi guarda e sorride. Si, credo lo faccia apposta, anzi quasi lo spero perche se così non fosse mi preoccuperei davvero!
“iniziamo ripassandi il Carnevale di Venezia, ricordi vero? Dunque , vediamo… ecco lo spartito. Inizia prego..”
Le prime note mi aprono il cuore, il suono di quello strumento è meraviglioso, riesce a far scordare dolori e tensioni sempre che…. Che a sbatterci sopra non siano dita violente e poco coordinate come quelle di Sara..
“Basta per favore! Un po’ di concentrazione! Che ti hanno fatto di male quei tasti? Mi vuoi far capire? Ricomincia e  più attenta!”
Riprende , ma il risultato non cambia.
“l’ottava Sara!! Ti ho detto come fare per non sbagliare !”
Mi scoppia a ridere in faccia!
“Si,  prof è che oggi non ci sto molto con la testa”
E ancora mi sorride sfiorandomi la mano.
Sembra voglia portarmi all’esasperazione. Sfacciata ragazzina impertinente.
Mi guarda come se cercasse approvazione e sa che non la troverà da me. Gli occhioni neri mi fissano e aspettano il mio rimprovero, mentre a gambe incrociate sullo sgabello gioca con lo smalto sgretolato sulle unghie dei piedi..
Se fossi sua madre probabilmente le avrei già dato un ceffone sul viso, ma mi trattengo. Il mio ruolo, me lo impone.
“Ricomponiti per  favore non ho mai visto suonare con le gambe accavallate, ma fai così anche quando vai in giro? Ti si vedono le mutandine non te ne accorgi? Cosa penseranno gli altri di te?”
“E lei prof? Che pensa di me?”
Penso che non sai suonare il pianoforte ecco che penso e che meriteresti una bella lezione .
Non riesco a far si che il mio pensiero diventi  verbo , ma il mio livello di sopportazione è giunto al limite.
Riprende svogliatamente a violentare quei poveri tasti e sembra finalmente metterci un po’ d’interesse, quando la vibrazione del cellulare appoggiato sul piano interrompe la melodia, e lei come se nulla fosse si alza e risponde, ed inizia a conversare senza curarsi minimamente  né di me né di quello che stava facendo.
La  seguo con lo sguardo gironzolare per casa  fino a quando ridendo a crepapelle si butta a pancia in giù sul divano. Mi guarda, mi sorride, chiude con la mano il microfono del cellulare e mi dice
“prof.. facciamo una pausa..”
Una pausa?
Una pausa?
Abbiamo iniziato da 14 minuti e facciamo una pausa?
Me ne vado!
chiudo la borsa e strappo lo spartito dal sostegno, vorrei urlarle quanto sia stata maleducata e quanto dovrebbe vergognarsi per un comportamento simile, ma avvicinandomi, lei mi trattiene  la gonna e con la mano mi fa segno di aspettare.
Aspettare ancora?
Senza pensarci un solo istante le scaglio sul sedere completamente scoperto lo spartito diBach (che possa perdonarmi)
Il suono dei fogli arrotolati schiacciati con violenza sulle sue natiche fa azzittire tutto il resto.
Mi guarda immobile.
Io non riesco a trattenermi e inizio a darle ciò che merita, ciò che meritava da anni..
Una sonora punizione!
Riprendo a schiaffeggiarle il fondoschiena con lo spartito, sempre più forte , continuo dicendole tutto ciò che penso, senza riserve, e forse esagerando, ma so che è quello che ci voleva.
Lei stranamente non accenna rivolta.
Anzi.
Chiude il telefono e un po’ spaventata e di certo sorpresa da questa mia reazione resta immobile, attonita, quasi spaesata.
Lo spartito dopo un po’ di colpi inizia a piegarsi e capisco che riesco a trasmettere meno forza, cosi, con grazia lo ripiego e lo infilo nella custodia e poi in borsa. E durante quest’operazione Sara non si muove.
Mi aspettavo una ribellione, credevo che avrebbe fatto il finimondo per fermarmi invece, docilmente aspetta..
Sono decisa e sicura sul da farsi , è il mio compito di educatrice. E finalmente lo faccio.
Le abbasso le mutandine e con gioia inizio a sculacciare quell’impertinente ragazzaccia.
Il palmo della mia mano è aperto e ben teso, il rumore che provoca lo scontro fra le pelli è diventato un suono, una melodia..
Il  suo grazioso culetto è arrossato e anche la mia mano lo è,  ma non smetto, anzi, cerco le forze per impartirle la giusta punizione.
Mi sento bene, provo quasi piacere, un piacere assurdo, ma totale, avere sotto le mie mani non dei freddi e rigidi tasti ma quel morbido e caldo corpo mi da una strana e golosa sensazione.
Lei ora silenziosamente si lamenta provando a dimenarsi per fermarmi e questo infervora ancora di più il mio braccio e la mia mano si schianta per accasciarsi fiera sul suo sedere.
Inizia sommessamente  ad implorarmi di smettere giurando di aver  capito la lezione, ma non deve solo capirla , deve ricordarsela per un po’ , ogni volta che proverà a sedersi..
Il suono prodotto dalla mia mano ora copre i fastidiosi piagnucolii di Sara così continuo, senza lasciarmi impietosire, e senza diminuire forza e vigore, e ad ogni colpo corrisponde un brivido, ogni schiaffo rimbomba dentro di me, smuovendo emozioni, destabilizzando pensieri. E tutto ciò, inaspettatamente mi piace.
Ho il fiatone per la fatica e la violenza ma ora sto decisamente meglio.
Mi brucia il palmo della mano e guardando le sue chiappe noto segni violacei che le ricoprono, già vero, penso, non mi sono tolta gli anelli..
Gocce di sudore scendono delicate dalla mia fronte ad accarezzarmi il viso e temo che  il trucco stia sbavando.. forse dovrei riprendere fiato.
Mi sollevo da quel divano cercando un fazzoletto nella borsa.
Lei rimane ferma, e sembra compiaciuta, forse ha capito quanto bene le ho fatto.
So che è ora che io vada.
“anche oggi Sara, è stata una bella lezione, mi raccomando di ripassare il Carnevale di Venezia, ci vediamo mercoledì alla solita ora”
Sono soddisfatta, non credevo di sentirmi così bene. È giusto e che io mi ricomponga, spingo gli occhiali sul naso, aggiusto la gonna e sistemo la camicetta, e appoggiandomi la giacca sulle spalle,   sorridendo, esco.