(17°capitolo)

Melone Rosso Caldo

(di Edina Hélène Pérez Houllier)

Il sole e la luna

Ci volle ancora un bel po’ di tempo, prima che André e Flora riprendessero a frequentarsi in modo assiduo e regolare; oramai la loro vicenda era davvero maturata, al punto che lui non riusciva proprio più a vedere in lei, una ragazza in quanto tale; Flora era inesorabilmente divenuta, ai suoi occhi, null’altro che una femmina destinata a divenire madre.
Non mi capitava mai d’incontrarla, ma da mio fratello compresi come Flora non facesse proprio più nulla di particolare per soddisfarlo; un bel giorno poi, casualmente, di ritorno da scuola mi capitò di notare come quest’ultimo, andasse osservando con sguardo assai insistito, un nugolo di giovani e rumorose ragazzine appena salite sul tram.
Era appena arrivato giugno, e tutte quante avevano preso a scoprirsi, a mostrare le cosce e tutto il resto; notai quella scena con un pizzico di tristezza, e conclusi che mio fratello non avrebbe mai resistito, per l’intera sua vita, con la sola Flora accanto a sé.
Quella volta mi spinsi persino a domandargli con indiscrezione, se ancora lo attirasse, fare del buon sesso insieme con lei; e provai quasi sollievo nel sentirgli rispondere, in maniera assai brutale, che adesso che Flora iniziava ad avere il ventre leggermente rigonfio, la preferiva prendere sempre e solo nel didietro. E che quelle due chiappe, tutte sode e turgide, restavano sempre per lui, un piacevole passatempo.
Per quanto potessi disprezzare quel modo assai indelicato e volgare di esprimersi, fui tuttavia assai contenta, nel vedere come mio fratello provasse ancora un forte desiderio nei confronti della ragazza; qualora non fosse stato così, ero infatti certa, che la loro relazione sarebbe ben presto finita.
In fondo per quanto Flora potesse apparirmi cambiata, il suo corpo era rimasto sempre quello di un tempo, vivido e sensuale; e non vi era poi alcun dubbio che sapesse ancora perfettamente come fare, per accendere la passione in lui.
Nostro padre, per parte sua, aveva preso spesso a parlar male di lei, utilizzando sempre l’infamante epiteto di cameriera. La cosa non mi pareva arrecare alcun tipo di fastidio in André, ma d’altro canto denotava in modo esplicito, un chiarissimo disprezzo nei confronti della ragazza; nessuno poi sapeva ancora, che cosa mai André e Flora avrebbero fatto del loro bambino; ma certamente si preparavano mesi duri e difficili, per tutti quanti noi.
Da parte mia poi, quelli furono anche giorni di profonda e desolata solitudine; a scuola faticavo parecchio a trovare compagne con cui parlare o semplicemente per trascorrere il tempo; il più delle volte poi, la conversazione ricadeva sempre ed inevitabilmente su Sophie: mi bastarono pochissimi giorni per comprendere, come quasi tutte le altre ragazze l’avessero profondamente odiata e disprezzata. La ritenevano niente più che una bambolotta stupida e viziata, senza alcuna intelligenza né grazia.
Durante tutti quei mesi non me ne ero mai assolutamente resa conto, ma a quanto pare, questa loro avversione andava avanti già da moltissimo tempo, e l’uscita di scena dalla mia compagna era stata accolta con grande piacere e sollievo da parte di tutte quante; alcune mi domandarono se addirittura fosse vero, che suo padre un giorno l’avesse sculacciata proprio come una bambina, dentro un’aula della scuola; ed io decisi di non nascondere loro la verità.
L’arrivo imminente dell’estate, aveva portato con sé tantissime nuove pulsioni, ed il desiderio di trovarmi finalmente un ragazzo era tornato nuovamente in cima ai miei pensieri, al punto da divenire presto come un’autentica ossessione. Arrivai persino ad immaginare più volte, di poter nuovamente telefonare a Jeanne per provare a rivedere Pascal; ma immediatamente poi ripensavo all’imbarazzo che avevo provato, ed anche al loro probabile disprezzo dopo la mia terribile figuraccia dell’ultima volta; finivo così per vergognarmi solamente di me stessa.
Guardavo gli altri maschi della scuola con circospezione, ma era assai evidente come nessuno di loro neppure mi considerasse; a meno che io non provassi ad impegnarmi un poco di più, mettendo maggiormente in mostra l’unica cosa buona che avevo, le mie tette. Lo feci un paio di volte, indossando un specie di toppino nero sotto una giacca tutta aperta sul davanti, ed immediatamente notai come il livello d’attenzione aumentasse vistosamente; un ragazzo dell’ultimo anno poi, arrivò persino a domandarmi il mio numero di telefono per uscire insieme con me; ma io lo rifiutai dal momento che era una specie di gorilla pervertito, che non riusciva proprio a distogliermi gli occhi da lì.
Nel mio banco vuoto potevo sedermi comodamente su di un lato, ed allungare anche leggermente le gambe in avanti; presto presi a desiderare che l’anno scolastico terminasse, per riversare le mie abbondanti aspettative verso il periodo estivo: vi erano non pochi ragazzi carini che frequentavano il nostro stesso luogo di villeggiatura, provenienti soprattutto da Namur e da altre località circostanti; quell’anno avrei seriamente provato a darmi un po’ da fare con alcuni di loro.
Così, mentre cresceva l’attesa, tutto andava concludendosi.
In quei giorni mio fratello ricevette una nuova, fastidiosa telefonata da parte della signora Claudia. La ragione del disturbo, era quella di sapere come stessero andando le cose con Flora, e se vi fossero delle difficoltà con la gravidanza in corso.
Erano tutte domande assai impegnative, e da quanto mi diede ad intendere, André non fece affatto una gran figura, dal momento che non solo non aveva alcuna idea di cosa sarebbe accaduto già all’indomani, ma soprattutto appariva chiaramente impreparato di fronte a tutti gli eventi che sarebbero sopraggiunti.
Mi riferì anche, che la madre di Sophie desiderava nuovamente di poterlo incontrare; fui particolarmente sorpresa, nell’apprendere di questa sua nuova richiesta: le ultime due volte in cui la donna lo aveva voluto vedere, era sempre, inevitabilmente andata a finire allo stesso modo.
In questo caso però André mi apparve alquanto serio e disincantato, la donna era vivamente preoccupata per il destino di Flora e del loro futuro bambino: si era già riferita più volte, alla ragazza, come se si trattasse di una sua figliola da tutelare e da rispettare; ed era infine arrivata anche al punto di domandare a mio fratello, se fosse stato per caso necessario, anche di organizzare un suo improbabile incontro con nostro padre.
Tutto ciò mi riportò inesorabilmente indietro, alle giornate e ai lunghi mesi andati; l’apparente distacco da tutto il loro mondo, di Sophie e della sua famiglia, improvvisamente veniva rimesso nuovamente in discussione. André acconsentì comunque ad incontrare la signora Claudia, e lo fece senza attendersi davvero nulla di piacevole in cambio.
La donna lo passò a prendere davanti al portone con il suo fuoristrada tutto pulito e lucidato, in un momento in cui in casa vi eravamo solamente io e lui; provai a spiare un poco dalla finestra, attraverso i vetri della macchina, e non vidi null’altro che la sagoma della madre di Sophie, ferma al volante che lo aspettava. André salì a bordo della vettura, in maniche di camicia e con la sigaretta ancora accesa.
Non sapevamo neppure se lo avrebbe condotto in qualche luogo particolare, per discutere con maggiore serenità; vidi la rumorosa automobile allontanarsi verso un lontano incrocio, senza sapere dove si sarebbero potuti dirigere.
La signora Claudia chiarì immediatamente ad André, quali fossero le sue intenzioni: voleva condurlo poco fuori città, laddove la famiglia Coppel disponeva di una piccola tenuta, che un tempo era servita per andarvi a cavallo; lì avrebbero trovato l’ambiente adatto per poter parlare a lungo.
Era talmente seria e compunta, che mio fratello fu improvvisamente preso da un eccesso di riserbo e di timore; tuttavia la donna era sempre molto acchittata e ben curata, con una canottierina blu sotto alla giacchetta nera di velluto, ed una sottile gonna leggermente lunga oltre le ginocchia, a ricoprire i suoi eleganti collant scuri. Aveva il viso lievemente struccato, il che le conferiva un aspetto ancora più tranquillo e rilassato del solito.
Giunti poi presso la tenuta, con un ampio parcheggio davanti al cancello, la signora Claudia scese dall’automobile per avvisare un guardiano che era chiuso dentro un piccolo casotto di forma rettangolare. Si trattava verosimilmente del guardiano di tutta la magione, in cui si trovavano diversi terreni e anche qualche piccola casetta padronale.
Il cancello si aprì, e nel risalire in macchina, la signora Claudia inavvertitamente scoprì leggermente una coscia, rivelando così d’indossare, come sempre, calze autoreggenti.
André notò la cosa ed improvvisamente ebbe un’erezione: era troppo tempo che non vedeva una donna al di fuori di Flora, ed era come se il semplice fatto di intravedere una parte sottilissima delle cosce della madre di Sophie, lo caricasse nuovamente come una molla.
Scesero dalla macchina, ed infine entrarono in un ambiente piccolo e dimesso, senza alcuna particolare cura nello spazio dell’ingresso; vi era solamente una cucina in legno, ed una piccola sala con un tavolaccio anch’esso in legno, accostato leggermente contro una parete e circondato da alcune panche per sedere; sul lato opposto, si aprivano due piccole porticine, presumibilmente un bagno e una camera da letto.
Durante tutto il tragitto in macchina, che era durato poco più di venti minuti, la signora Claudia si era limitata a descrivere in modo accorato, il suo forte coinvolgimento emotivo verso Flora, ed il suo sentimento quasi materno nei confronti della ragazza; aveva ammonito André sulla necessità d’esser sempre completamente onesto e sincero verso di lei, e di avere sempre a cuore il destino del loro futuro bambino.
Giunti poi dentro quel luogo, la madre di Sophie prese subito ad imporgli questioni più precise e approfondite, circa la sua relazione con Flora: voleva sapere se si parlassero di sovente, e promise anche ad André, che avrebbe presto donato alla cameriera, un telefono personale tutto suo.
Poi volle anche sapere, se mio fratello e Flora avessero rapporti sessuali assai frequenti, e mio fratello rispose di sì; la donna in quel frangente accavallò le gambe, e mio fratello vi colse un moto di curiosità e di intrigo da parte sua.
Infine passò a fare alcune insistite domande in relazione alla nostra famiglia; voleva conoscere meglio quali fossero state le impressioni di nostro padre, ed il suo atteggiamento nei confronti della gravidanza e della futura nascita del loro bambino; era sicuramente l’argomento più difficile da affrontare, ed André non nascose affatto tutte le difficoltà e le perplessità di nostro padre, al punto che la signora Claudia concluse che era senz’altro necessario per lei, di poterlo incontrare al più presto.
Quando André mi riferì questa sua intenzione, ristetti per un istante, immaginando questo nuovo imbarazzantissimo incontro; giurai a me stessa che, a costo di darmi per malata, questa volta avrei fatto di tutto pur di non esservi presente.
Mentre le domande e le osservazioni della madre di Sophie andavano avanti, André aveva iniziato ad avvertire un certo appetito, e chiese così alla donna, se in quel luogo vi fosse per caso del cibo per poter mangiare. Allora la signora Claudia si alzò, e si allontanò silenziosa verso la cucina. André ne approfittò così per andarsene in bagno, dal momento che gli scappava tantissimo; ma ancora era tutto eretto e proprio non voleva saperne di rilassarsi.
Ritrovò la madre di Sophie seduta su una panca vicino al tavolo, sul quale era stato disposto un piatto con alcune fette di formaggio francese e due toast leggermente dorati. André li divorò in meno di un minuto, sotto lo sguardo divertito della donna, che lo derise assai per l’incredibile fame da lupo che sembrava possedere. Ancora una volta mio fratello si sentì il membro spingere pressantemente all’interno dei pantaloni.
Finito il frugale pasto, per qualche strana ragione, presero a parlare anche di Sophie. Fu una conseguenza del fatto, che la signora Claudia avesse per caso chiesto a mio fratello delle notizie su di me; a quanto pare avevano iscritto la figlia ad un collegio di suore clarisse, una scuola particolarmente famosa per la sua austerità e per i metodi d’insegnamento duri e repressivi.
Avrebbe studiato arte classica e decorazione, con l’intento di divenire una restauratrice; André domandò se la decisione l’avesse presa la ragazza, o piuttosto i genitori di lei, e la signora Claudia rispose senza mezzi termini, di averla letteralmente trascinata lì per un orecchio, dal momento che Sophie conosceva benissimo quella scuola, ed anche la sua pessima fama: non avrebbe mai smesso di prendere botte.
Abbandonato l’argomento ripresero subito a parlare di Flora; la donna insisteva sull’importanza dell’onestà e della dedizione, e si spinse presto ben oltre, fino al punto di rimarcare la ferma esigenza, da parte di André, di esserle persino anche fedele.
Fu in quel preciso istante, che André si sentì inaspettatamente provocato; non vi era nulla di particolare nello sguardo o nella postura della donna, ma improvvisamente mio fratello provò una sensazione particolare: era come se la signora Claudia lo avesse condotto fin là, per poterlo mettere alla prova, e per comprendere fino a che punto lui fosse innamorato di Flora, e fino a che punto sarebbe stato anche in grado di rispettarla.
Mentre pensava a queste cose, André sentiva il pene crescergli a dismisura in mezzo alle gambe, e prese ad osservare la donna con uno sguardo, che dovette apparire a quest’ultima, fin troppo chiaro ed esplicito; ne ebbe conferma per il fatto, che la madre di Sophie si sollevò in quell’istante dalla panca, retrocedendo indietro presso una finestra, ed allontanandosi un po’ da lui, che se ne stava a cavalcioni su un angolo del grande tavolaccio in legno.
Mio fratello scrutava la donna, e ripensava a tutte le volte passate in cui l’aveva abusata, così a lungo e per bene. La signora Claudia invece, da parte sua manteneva un certo contegno, quasi come se quella fosse la prima volta in assoluto in cui si incontravano; si intuiva benissimo il suo sforzo, di apparirgli sufficientemente altera e rigorosa.
Vi fu un attimo di profondo silenzio, in cui i loro sguardi si incrociarono in modo furtivo e malandrino; indubbiamente la madre di Sophie era tutt’altro che insensibile alla situazione, e lo si capiva dal fatto, che tenesse le scarpette col tacco una sopra l’altra, in preda ad una certa agitazione. Provò tuttavia a stemperare un po’ la tensione, riprendendo ancora una volta il suo solito discorso su Flora, e sulla solita ineluttabile necessità, di starle vicino e di assisterla.
Fu in quel preciso istante, che André perse completamente il controllo di sé, balzando velocemente giù dal tavolo; si vide benissimo che era già tutto eretto, e che il pene gli premeva come un animale vivo dentro ai pantaloni. Lo notò benissimo anche la signora Claudia, che indubbiamente provò anche un qualche timore, stringendosi ancor di più contro la parete alle proprie spalle; André le si avvicinò minaccioso, e subito le fu ad un passo.
Con un atto di ferma volontà e di responsabilità, la madre di Sophie respinse mio fratello con uno spintone, in malo modo; André si ritrovò nuovamente nei pressi del tavolo, trasudava rabbia ed eccitazione. Ma riprese subito ad avvicinarsi, e questa volta la signora Claudia gli mollò un ceffone, senza fargli male, ma facendolo improvvisamente bloccare sulle gambe, ridestandolo. Poi lo redarguì con pochissima eleganza, apostrofandolo severamente: “… ma cosa diavolo credi che io sia … una prostituta forse ?!? eh ?!? … ragazzo mio, non ci provare nemmeno, se non vuoi che io racconti tutto a Flora e anche a tuo padre !!!”.
Non era la prima volta che mio fratello vedeva la signora Claudia così adirata; la volta precedente lo era stata infatti, proprio nel frangente in cui l’aveva trovato in procinto di fare sesso con Flora: ed anche in quella circostanza mio fratello era mostruosamente eretto, proprio come lo era questa volta. Allora André, tutt’altro che pentito o spaventato, si spinse ben oltre, e con uno slancio di autentica, pura e inopinata follia, le sussurrò a bassa voce ammonendola: “… prego signora ! … si accomodi pure qui su questo tavolo … oggi voglio proprio romperle il culo …”.
La donna non si aspettava affatto una simile minaccia, e ristette sulle gambe, ma si capiva benissimo che era più stupita che terrorizzata; sotto alla gonna poi, già vibrava di desiderio ed eccitazione, anche se certamente avrebbe fatto di tutto pur di non darlo a notare; rispose allora con tono di voce tutt’altro che perentorio: “… ma chi ti credi di essere ?!? chi pensi mai di essere tu ?!? … io ti riporto subito a casa, io…”. Ma in quell’istante, André capì benissimo che la donna stava letteralmente impazzendo per la voglia di fottere, e allora senza esitare oltre, si aprì la cintura dei pantaloni, lasciandoseli scivolare giù fino alle ginocchia.
La donna allora fece un ultimo tentativo, minacciando qualcosa di imprecisato, ma dopo solamente un istante già l’aveva afferrato, con la mano dentro alle sue mutande, e lo teneva stretto alla base, masturbandolo dolcemente.
Mio fratello allora provò a sollevarle la gonna, ma era troppo stretta e attillata, per cui finì per concentrarsi sulla chiusura lampo, provando a fargliela scendere giù per le cosce; qui la signora Claudia ebbe un estremo tentativo di reazione, e lo respinse; lasciandolo così in piedi vicino al tavolo, con il pene dritto completamente fuori dalle mutande.
In quell’istante, André comprese il gioco e allora proseguì a trattare la donna con atteggiamento padronale e assertivo, ordinandole: “… adesso inginocchiati e prendimelo subito in bocca, se non vuoi che io ti apra il culo immediatamente !”.
Era strano come la signora Claudia accettasse di farsi trattare così da un ragazzetto di circa metà dei suoi anni, ma era probabile che in cuor suo provasse un profondo disagio in quegli istanti, e lo si capiva dal fatto che apparisse profondamente incerta, su ciò che avrebbe desiderato di fare. Dal momento che in ogni caso non ne voleva sapere di inginocchiarsi, André passò immediatamente alle paventate conseguenze, e poggiando una mano sul tavolaccio in legno, le disse in maniera sgraziata e ultimativa: “… e allora vorrà proprio dire che dovrò romperti il culo !!! … forza allora, piegati qui adesso … e fuori le chiappe …”.
Mentre la trattava in questo modo, proprio come una vera sgualdrina, il membro gli si era dilatato oltre ogni limite.
La signora Claudia si liberò le caviglie da quel che restava della sua gonna, calata giù fino in terra, e si mosse verso il tavolo. Poi si accomodò docilmente sulla panca in legno con le ginocchia divaricate, appoggiando i gomiti su un piccolo cuscino disposto nel mezzo. Mio fratello allora le tolse le mutandine strappandole via senza pietà, rompendole il filino nero attorno alla vita. Oramai gli si era sottomessa.
Poi si calò anche i boxer, e quello che gli restò in mano, era un pilastro lunghissimo e irto di vene, un bastone turgido e mostruosamente vivo e vibrante. Lo impugnava come se fosse un manganello. La donna prese subito ad ansimare e a tremare sulle ginocchia: era in procinto di venire duramente seviziata, con quella specie di arnese.
Dovette sentirlo per bene, mentre André glielo sbatacchiava dolcemente lungo i glutei. Quello che mio fratello teneva in mano, era una sorta di trave di legno massiccio, e quando infine glielo appoggiò in mezzo alle natiche, leggermente sopra il buchino socchiuso, la donna iniziò a mugolare sommessamente, bagnandosi tutta quanta tra le cosce e l’addome.
André la puntò nel mezzo, e poi improvvisamente fece un semplice passetto in avanti, afferrandole i fianchi morbidi; poi in un solo istante le fu dentro. La madre di Sophie emise un urlo improvviso di autentico dolore, sollevandosi tutta quanta sui gomiti.
Mio fratello non doveva neppure muoversi, per farla godere come una bestia; bastava infatti che le stesse lì, immobile e fermo alle spalle, per sentirla tremare e mugolare tutta quanta, come una cagna in calore. Bastava solamente che le stesse infilato tutto dentro, con il suo membro di dimensioni immani, per sentirla vibrare forte e tremare ai suoi piedi.
Decise dunque di starsene calmo e immobile ad osservarla, mentre la donna ululava e mugolava, agitandosi sui gomiti e sulle ginocchia, come una prigioniera in catene. Poi fece un piccolo movimento per spingere ancora più a fondo, e la vide così scivolare in avanti, leggermente riversa sul tavolo.
Non voleva spingere troppo, né afferrarla nuovamente per i fianchi, dal momento che sapeva benissimo, che così facendo avrebbe finito solo per annientarla tutta quanta in un istante.
A un certo punto poi estrasse il bastone, tutto fradicio e puzzolente, per rimirarle il piccolo buchino completamente aperto e dilatato; poi indossò frettolosamente un preservativo che teneva con sé dentro alla camicia, e la penetrò tutta quanta dentro alla vagina, miseramente umida e schiusa. La donna a quel punto si lasciò improvvisamente andare, ed iniziò lentamente a muoversi in avanti e indietro, ansimando ed agitando i suoi lunghi capelli biondi.
Le esplose dentro dopo solamente alcuni istanti, urlando e sbuffando come un animale allo stato brado. Ma era tutt’altro che finita, per lui; allora gettò subito in terra il preservativo lurido, con tutto il suo schifoso contenuto giallastro, e lentamente iniziò a premere nuovamente tra i due glutei tremolanti, cercando per la seconda volta il buchino, il quale iniziò nuovamente a schiudersi in maniera lenta e inesorabile. E le fu tutto dentro per la seconda volta, ancora più duro ed impietoso.
A quel punto vide la signora Claudia sprofondare tutta insieme, dentro un qualcosa che sembrava essere una sferzata di fruste, piuttosto che un orgasmo. Ululò in modo selvaggio e incontenibile, sollevandosi tutta quanta sui gomiti, mentre un rivolo di liquidi appiccicosi le colava in mezzo alle natiche scomposte.
André allora decise di finirla completamente, e dunque le impugnò i fianchi, e subito dopo anche i seni bianchi, liberandoli dal minuscolo reggiseno sotto alla canottierina. Spinse in avanti finché poteva, arrivando a sfiorarle il fondo dello sfintere anale, distruggendola fin dentro nelle viscere. Poi esplose per la seconda volta, inondandole il buco di sperma vivo e bollente, fino a sentirlo uscire fuori da tutte le parti, lungo le pareti del pene e poi ancora più giù, in mezzo ai glutei definitivamente deformati.
La liberò che era stata completamente annientata.
Passarono diversi minuti prima che alla signora Claudia ritornasse la forza di parlare con lui. Tale era stato l’impeto di quell’inculata, che adesso era davvero sfinita.
Così si ricompose un po’ a fatica. Aveva desiderato di poter mettere André alla prova quel giorno; e adesso, come tutta risposta, si ritrovava seduta con il didietro completamente aperto e dilatato, e ancora ricolmo di vivido sperma.
Non poté neppure indossare nuovamente le sue mutandine, dal momento che mio fratello gliele aveva strappate poco prima.
Gli fece cenno di uscirsene di fuori, ed André acconsentì con molto piacere, dal momento che desiderava vivamente di potersi fumare una sigaretta; rimase così lì dentro, da sola a ripulire il tavolaccio, la panca ed il pavimento da tutte quelle schifezze; e ancora poteva sentirlo benissimo, il bastone di mio fratello, stretto come un candelotto dentro a tutti i suoi buchi ancora schiusi.
Risalirono in macchina, e se ne stettero in silenzio per quasi tutta la durata del viaggio; anche il custode della magione, chiuso dentro al suo casottino rettangolare, dovette perfettamente rendersi conto, che la signora Claudia non doveva affatto essersi limitata a fare una semplice passeggiata, assieme al suo giovane ospite.
Solamente quando furono giunti a pochi passi da casa, la signora Claudia riprese a parlare di Flora, e lo fece per ribadire il suo desiderio, di poter incontrare urgentemente anche nostro padre; André le disse che ne avrebbe parlato al più presto con lui, e che all’indomani le avrebbe dato risposta con un messaggio. Si salutarono con freddezza e distacco, sembrava davvero che per stavolta, la signora Claudia non si fosse affatto divertita.
Ma per parte sua, André aveva oramai infranto il suo breve incantesimo, e presto riprese a uscire anche con altre ragazze; non mi fu dato di saperlo con certezza, ma credo che dopo solamente pochi giorni, già si fosse trovato una nuova compagna di divertimento, dalle parti della scuola di un suo amico che frequentava assai spesso.
L’incontro tra la madre di Sophie e nostro padre, invece non avvenne, dal momento che quest’ultimo ancora non sapeva bene che cosa prospettarsi per il futuro; decise così di rimandare tutto quanto a dopo il ritorno dalle vacanze, oramai imminenti.
Giunse così anche l’ultimo giorno di scuola; il cortile era bagnato da una lieve pioggerellina, e affollato di ombrelli, e di studenti acchittati in modo bizzarro e colorato secondo tradizione. Lo attraversai in preda ad un sentimento indefinibile, come se quell’anno che scivolava via, non fosse mai esistito nella realtà, ma esclusivamente nella mia immaginazione. Eppure erano successe moltissime cose, avevo conosciuto il sesso, ed ero improvvisamente divenuta più matura e adulta.
Prima di andarmene, decisi di scendere ancora una volta di giù, nel sottoscala. Rividi allora l’aula buia, con tutti i banchi accatastati contro la parete e la sedia ancora disposta lì, nel mezzo; ed infine misi il naso anche dentro al bagno lurido e angusto, tutto pieno di stracci e di scope rotte.
Erano stati solamente attimi brevi e insignificanti. Desiderai improvvisamente, che tutto ciò potesse volarmi subito via alle spalle.
Non c’era davvero nulla da ricordare o da imparare, era solo la pochezza e la totale inutilità di pochi istanti. Ritornai così verso il cancello con la pesante borsa avvinghiata alla schiena, e mi voltai subito verso la strada vuota, senza salutare più nessuno.