Mai fare tardi la sera

(di V.)

Lo schiaffo della madre risuonò secco nel corridoio d’ingresso atterrando sulla guancia sinistra di Rosanna. La ragazza si piegò solo un poco in avanti mentre le lacrime le salivano agli occhi. Le ricacciò indietro senza dire una parola mentre volgeva lo sguardo verso i suoi genitori, in fondo quello schiaffo se l’aspettava, forse pensava persino di meritarselo. “E’ questa l’ora di tornare a casa?  A che ora ti avevamo detto di rientrare? ” La voce della signora Bonucci era alterata più del solito e Rosanna ne fu impressionata. Scelse il silenzio. ”  A che ora dovevi tornare disgraziata?” la incalzò la madre. Non poteva tacere del tutto e bisbigliò: “L’una, mamma…”  Inevitabile la reazione materna: ” E che ore sono? Eh? ”  Rosanna sapeva benissimo che erano quasi le 3 ma scelse un’altra volta il silenzio come una che si ripara in un portone in attesa che il temporale finisca. Fu il turno del padre: “E il cellulare? Perché spento? E’ più di un’ora che proviamo a chiamarti!” . Rosanna non provò neppure a dire che fosse scarico, avrebbero controllato e non lo era. Anche questa volta rimase muta aspettandosi magari un altro schiaffo che invece non arrivò. Arrivarono invece le parole della mamma, peggio di uno schiaffo: “Cosa ti avevo detto l’ultima volta che hai fatto tardi?”. Rosanna guardò la madre con un po’ di apprensione. La madre la incalzò ancora: “Allora Rosanna? Cosa ti avevo detto?”. Rosanna rabbrividì e stavolta decise di rispondere: “Ma mamma…mica dicevi sul serio…” e le lanciò lo sguardo più supplichevole che fosse in grado di esprimere. “Certo che dicevo sul serio! E fra poco il tuo sederino ne avrà prova sonante!”  Rosanna ritrovò di colpo la voce, e non più esitante: “Ma mamma, stiamo scherzando? Ho compiuto 20 anni due settimane fa! Non sono più una bambina” E da molto tempo!”  La signora Bonucci rimbeccò immediatamente la figlia: “Sarebbe ora di dimostrarlo!. Vieni in camera! ” “Ma non ci penso nemmeno!” fu la replica..  “Obbedisci alla mamma! Subito!”  intervenne il padre con voce severa. Rosanna si ribellò “Voi siete pazzi! Non esiste una cosa simile! Lasciatemi in pace!.” Forse essere un po’ più diplomatici non sarebbe stato male e Rosanna se ne accorse immediatamente. I suoi genitori l’afferrarono e di forza le sfilarono con modi spicci l’impermeabile che aveva ancora addosso gettandolo su una sedia. Poi uno per braccia cominciarono a tirarla verso la sua camera, Rosanna puntava i piedi come una bambina “No! Non voglio! Le sculacciate no! Non è giusto!”  ma la forza dei genitori era più della sua e se ne rese conto subito. Fu allora che si buttò per terra come una mocciosa. Il padre era un omone grande e grosso e molto forte, l’afferrò per le due mani e la ritirò in piedi velocemente, poi si chinò, l’afferrò per le ginocchia, la sollevò e se la caricò in spalla come un sacco di patate iniziando subito a salire la scala verso la camera con quel fardello e la moglie al seguito.  Rosanna gridava: “Lasciami! Lasciami andareeee! Non voglio! Non vogliooo!”  . ma il piccolo corteo arrivò inevitabilmente nella camera da letto di Rosanna dove la ragazza fu letteralmente sbattuta sul suo letto.  . Rosanna non fece in tempo a realizzare bene che si ritrovò sdraiata sulla pancia la faccia nel cuscino e la schiena premuta giù dalle mani di suo padre. Subito dopo realizzò che la gonna nera le era stata rovesciata sulla schiena e che il suo sedere era coperto solo dalle collant trasparenti e dalle mutandine bianche. Sentì le dita della madre infilarsi sotto l’elastico di collant e mutande e cercare di tirare verso il basso e scatenò subito l’inferno. Cominciò a premere forte il ventre sul letto scalciando a più non posso e cercando di divincolarsi come un’ anguilla. “No! No! A sedere nudo no! ” gridava nel mezzo di quel trambusto. La mamma non riusciva a smuovere la stoffa in giù e avevano un bel dire i genitori  alla figlia di star ferma, Rosanna non ne aveva nessuna intenzione e continuava a premere verso il basso e in alternativa a sculettare cercando di girarsi su un fianco. A un certo punto, improvviso, il padre levò una delle mani dalla schiena di Rosanna e le assestò un formidabile sculaccione sulla natica destra. La ragazza restò senza fiato un attimo prima di lamentarsi e quell’attimo fu fatale perché la signora Bonucci ne approfittò con uno strattone deciso e, superata la curva del sedere, collant e mutande scesero molto più facilmente lungo natiche, gambe e ginocchia per fermarsi appena sotto queste ultime. “Lascia fare a me!” disse perentorio il padre e si mise al posto della mamma che afferrò le braccia della ragazza tenendole saldamente, mentre una mano del padre continuava a schiacciare giù la povera Rosanna.  ” Vi prego! Vi supplico! Questo no! Così no! Sono pentita! Non farò mai più tardi”  implorava la ragazza. Non le davano affatto retta. La madre aveva recuperato la calma e disse al marito: “Aspetta Attilio!. Tienila tu un momento prima di cominciare” . Il padre rafforzò la presa con ambo le mani e la signora girò dietro Rosanna slacciandole e togliendole le scarpe che non sporcassero il letto. Poi aprì un cassetto, ne estrasse uno straccio , prese la figlia per i capelli e la costrinse ad alzare la testa, poi lo stese per bene sopra il cuscino. “Con tutto il trucco che si è messa questa disgraziata non vorrei sporcasse la federa non appena inizierà a piangere..” spiegò al marito. Rosanna adesso era rigida come un baccalà Il visino acqua e sapone girato di lato, gli occhi azzurri grandi e dolci, i capelli neri corti già spettinati, era magra e abbastanza alta (in quel momento si poteva dire lunga). il sedere bello con le natiche un po’ allungate a formare una curva molto regolare, sode ma con un minimo di ciccetta dato che sport proprio non ne faceva, le gambe snelle e affusolate, bellissime.

A un cenno della madre il padre alzò altissima la mano destra e la prima sculacciata si abbattè fragorosamente sulla natica destra di Rosanna.. La ragazza emise un gemito ma voleva cercare di contenersi, si era messa improvvisamente a pensare a quelli della villetta a fianco e la sua vergogna era di molto aumentata. Ma il padre era uno sculacciatore formidabile e la sua mano grossa come una paletta. Usava due modi di colpire le natiche della povera Rosanna, il primo dall’alto in basso, il secondo un poco più lateralmente. La forza era terribile e gli schiocchi di quei formidabili sculaccioni rimbombavano nella camera. La signora Bonucci aveva avuto ragione, Rosanna aveva ceduto presto alle lacrime che si spargevano ora miste al trucco su quello straccio steso provvidenzialmente sul cuscino. La povera ragazza non era più abituata a essere punita così e il bruciore non riusciva a sopportarlo. Il suo pianto era continuo, a lunghi singhiozzi. “Basta! Vi prego! Non ce la faccio più! Ihhhhhh! Ihhhhhhhh! Bruciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa! Basta!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!   ”  Rosanna sembrava non trovare altre parole che quelle, riusciva a stento a respirare perché il padre aveva anche aumentato il ritmo. Il colore del suo povero sedere faceva impressione avvicinandosi sempre più al rosso vino. I singhiozzi della povera Rosanna erano sempre più fitti, così come il suo scalciare quasi questo la potesse aiutare ad alleviare quel bruciore spaventoso.  La mamma diede un occhiata al sedere e disse al marito: “Attilio…”  “Ancora qualcuna che capisca bene!” fu la risposta, e parti una lunga veloce raffica che causò acute strida dalla ragazza. . “Attilio…”riprese la madre quasi sottovoce ” basta così, guardale il sedere…” Il padre smise e, senza dire una parola, abbandonò la stanza. Rosanna sfogava sul letto tutta la sua mortificazione e il suo dolore piangendo come un vitello. La mamma la guardò un momento poi le si sedette a fianco vicina al cuscino. La baciò sui capelli e l’aiutò a tirarsi seduta, tutta storta fra le sue braccia. Rosanna ora piangeva a fiotti di lacrime fra mortificazione e dolore. “Tesoro, devi capire i tuoi genitori! Lo leggi sul giornale quello che succede tutti i giorni! E lo sai che viviamo in una città pericolosa!”  Rosanna continuava a piangere. ” Su su, Rosy, cucciola! Guarda che fa male a noi come a te! Credimi!” Rosanna trovò un po’ di fiato fra i singhiozzi: “Mamma, è stato tutto troppo forte!” ” “No tesoro, Hai 20 anni e se non le senti non servono a nulla. Quel bruciore che adesso ti porterai addosso per un po’, e la tua vergogna,. serviranno ad evitare che ti comporti ancora male!”  Rosanna non replicò e la madre prese a cullarla come una bambina: “Vedrai Rosy! I tuoi genitori ti vogliono bene!” Rosanna l’abracciò “Scusatemi mamma, sono una sciocca! Non succederà più” “Vedremo Rosy, lo spero per te e…per il tuo sederino…alzati adesso che ti aiuto a prepararti per la notte…”