(14°capitolo)

Melone Rosso Caldo

(di Edina Hélène Pérez Houllier)

La stanza sul giardino

L’impeto degli sculaccioni aveva già dato i suoi primi effetti positivi su Sophie.
La rividi il giorno dopo, subito assai tonica e motivata; era come se la scossa ricevuta le avesse fatto un gran bene: mi fece intendere che avrebbe dato tutta se stessa per andare meglio a scuola, e già il modo in cui prendeva gli appunti in classe durante la lezione, lasciava intravedere come qualcosa in lei fosse definitivamente cambiato.
Durante l’intervallo, prese poi a parlarmi con atteggiamento vagamente confidenziale, a bassissima voce; aveva lo sguardo un po’ mesto. Mi domandò senza nascondere una certa dose di vergogna, se per caso mi fossero mai toccate pure a me. Si riferiva ovviamente, proprio alle sculacciate.
Non mi sarei mai aspettata una simile domanda da lei; era come se improvvisamente Sophie desiderasse aprirsi e confidarsi con me sugli aspetti più tristi e umilianti della sua crescita; ristetti in silenzio per un attimo, ma poi negai con assoluta fermezza.
Ero sicuramente cresciuta anch’io a suon di ceffoni, e mio padre non era certamente una persona tenera, di maniere affatto delicate. Ma a sculaccioni mai, giammai mi era capitato di prenderle come era successo a lei.
Sophie abbassò lo sguardo, e dovette provare anche un po’ di tristezza; tentai di consolarla dicendole che i suoi genitori, in fondo desideravano solamente di aiutarla, e che alla fine l’avevano fatto esclusivamente per il suo bene, di punirla in modo anche un po’ doloroso. Questa volta poi lei avrebbe cominciato davvero a brillare nello studio, al punto che i suoi genitori avrebbero finito ben presto per doversi ricredere.
Infine le dissi che era davvero molto carina con i suoi boccoli biondi, e che ero certa che molto presto, avrebbe anche ritrovato nuovamente un ragazzo, ancora più bello ed attraente rispetto a Pascal.
Il riferimento alla sua acconciatura a quanto pare non le fece molto piacere; non saprei dire per quale ragione, ma alla fine mi rispose con tono di voce leggermente petulante e seccato, annunciandomi che molto presto sarebbe ritornata al colore e alla sua pettinatura naturali. Realizzai così che forse erano stati anche i suoi capelli a causarle non pochi problemi in famiglia, soprattutto in relazione a tutte le sciagurate conseguenze cui l’avevano condotta, durante l’ultimo periodo.
Quando riprese la lezione, rimasi per un solo istante a pensare; era strano come la mia compagna si fosse finalmente aperta con me: era come se desiderasse muovere la nostra amicizia un piccolo passetto più in là, iniziando ad esigere molta più confidenza da parte mia. Certamente doveva essere stata la disastrosa pantomima della sua finta storia d’amore, a farla riflettere molto ed a lungo; ed infine le botte prese dal genitore avevano fatto tutto il resto.
Temevo pure che il vecchio custode dell’edificio, potesse essere arrivato a riferire a coloro con cui chiacchierava più di sovente, l’episodio del suo castigo. Sperai in cuor mio, che la notizia delle sue sculacciate non finisse per fare adesso il giro di tutta la scuola.
Ripensai anche alla strana domanda che la mia amica mi aveva appena posto: la mente mi si liberò per un istante, e ripercorsi velocemente tantissimi episodi, dapprima dell’infanzia e poi infine della mia adolescenza; mi passarono davanti agli occhi i tanti momenti di gioia, insieme a tanti altri d’infinita desolazione. E poi gli schiaffoni presi da mio padre, in quantità davvero innumerevole: avrei fatto davvero fatica solo a contarli.
Durante il pomeriggio poi ci ritrovammo nuovamente in casa di Sophie, e mi ritrovai anche nuovamente di fronte ad un severissimo signor Eric: compresi subito che aveva mutato del tutto il suo atteggiamento nei miei confronti, ed era adesso assai più autoritario e assertivo anche verso di me; era come se intendesse governare in continuazione i nostri orari, e dettare quello che di volta in volta dovevamo fare con lo studio.
Trovai la cosa veramente insopportabile, al punto che inizia seriamente a pensare, a quale sarebbe stato il modo più rapido ed indolore per potermi liberare definitivamente da quell’imbarazzante situazione. Ma non c’era alcuna soluzione facile, dal momento che adesso l’aspettativa dei genitori di Sophie, era quella che sia io che la loro figlia, studiassimo e ripetessimo in loro presenza alla fine di ogni giornata, e che li informassimo puntualmente di tutti i nostri risultati.
Notai anche un particolare accanimento da parte della signora Claudia; era come se si fosse messa in testa di dedicarsi a me in modo particolare, lasciando così al marito la parte più difficile, quella di seguire la scellerata Sophie.
Pare che persino Bianca godesse di quella situazione, in cui tutti gli occhi dei genitori erano puntati esclusivamente sulla sorella maggiore, e sui suoi disastrosi risultati scolastici, lasciando lei completamente libera di farsi i suoi comodi, e di agire indisturbata per tutto il tempo.
Il lunedì successivo rividi Sophie a scuola, e i suoi capelli biondi, con tutti i suoi morbidissimi boccoli, erano definitivamente andati: completamente lisciati e riportati nuovamente alla loro tinta di color castano naturale. Personalmente la trovai a quel punto davvero un po’ banale, come se la mia amica fosse ritornata indietro di almeno cinque anni; sembrava molto più acerba e bambina.
Non volli affrontare con lei le ragioni del suo repentino cambiamento, con l’annunciato ritorno alla sua acconciatura naturale; tuttavia non mi sfuggì il caustico commento di una nostra compagna, alquanto pettegola, che osservandola nell’intervallo, mormorò a bassa voce: “… ma guardala … si dice in giro che suo padre prima le abbia fatto un culo così, dandole tantissime botte subito dopo la scuola, e poi l’abbia pure trascinata per un orecchio dal parrucchiere per rifarle anche i capelli … povera Sophie! … prima le ha rifatto il culo, e poi anche i capelli”.
E si mise a ridere in modo davvero fastidioso.
Mi ritirai in disparte; la mia amica era diventata lo zimbello di tutta la scuola, e tutti adesso sapevano che il signor Eric l’aveva punita nel sottoscala dopo il consiglio dei genitori.
Per sua fortuna, Sophie non se ne rese mai conto, e prese pertanto ad impegnarsi nello studio con rinnovato zelo. Io allora decisi di aiutarla e di assecondarla con dedizione; iniziammo così a prendere appunti e a dedicarci alla scuola con atteggiamento completamente differente, totalmente libere da qualsiasi inutile distrazione.
La primavera era appena cominciata, ma per noi era come se si fosse già conclusa: eravamo completamente dedite allo studio, lasciando a tutte le altre ragazze della scuola, i frivoli pensieri d’amore ed i piaceri della vita.
Entro cinque giorni avremmo avuto anche la sesta prova scritta di matematica. Quella settimana, fu pertanto dedicata quasi esclusivamente agli esercizi; il mercoledì la mia amica dovette perfino rinunciare alle sue solite prove con il coro di voci bianche, per partecipare ad un gruppo di studio allestito dal professor Ricardi, nell’ambito del famigerato programma di Osservazione.
Con un gesto di grande generosità ed impegno, domandai il permesso di poter partecipare anch’io al gruppo, insieme con lei, e mi fu agevolmente consentito. Rimanemmo così a scuola anche nel pomeriggio, facendo esercizi assieme ad altri studenti mai conosciuti prima, sotto l’occhio attento di un giovane supplente di origine italiana, che ogni tanto di soppiatto mi fissava anche le tette senza alcun ritegno.
Il giovedì poi in casa di Sophie l’intera famiglia si mise a preparare il test dell’indomani; la signora Claudia faceva tantissime domande sugli angoli e sui segmenti, mentre il signor Eric rivedeva i nostri fogli con gli esercizi. Da buon architetto, disponeva di un’ottima conoscenza della matematica, e di fatto correggeva a braccio tutti i nostri compiti senza nemmeno rivedere le soluzioni sul libro.
Eravamo tremendamente preoccupate, e sapevamo che in caso di fallimento sarebbe stato a rischio l’intero nostro intero anno. Quella sera mi misi pertanto a dormire con non poca ansia; mi giravo nel letto sentendo caldo e provando molta agitazione, non riuscivo proprio a chiudere occhio.
Quando infine mi addormentai, presi subito a sognare, dapprima immagini nitide della scuola e dei nostri compagni, poi sempre più sfocate, fino ad alcune scene grottesche dei professori e di altri personaggi mai visti prima; sognai anche Maurice, che mi veniva incontro porgendomi un battipanni: mi disse che era per Sophie.
Il sogno andò avanti in modo sempre più nitido e realistico.
A un certo punto mi ritrovai dentro ad una stanza scura, con tutte le pareti nere. Ero in ginocchio davanti al muro, con le mani congiunte sopra alla testa: ero in punizione, vestita con una camicetta azzurra ed una gonna blu notte, e le scarpette da ginnastica ai piedi.
Nella mia vita di tutti i giorni non indossavo mai la gonna, ed era davvero strano indossarne una proprio in quel luogo, per giunta inginocchiata ed in punizione.
Di fianco a me, piegata carponi su un tavolo in legno, vidi Sophie, con i capelli raccolti, vestita esattamente come me.
Aveva la braccia distese sul tavolo, fissava la parete dinanzi a sé con sguardo perso, e volgeva le spalle ed il didietro, tutto fasciato dentro alla gonna, verso il centro della stanza.
Seduto poi su una sedia leggermente di lato, vi era il signor Eric, che consultava i nostri compiti. Ma era assai diverso dal solito, era un po’ più grasso e completamente senza capelli.
Scorreva con lo sguardo i fogli scritti a mano, senza dire nulla. Ma si capiva benissimo che la sua prossima azione sarebbe stata quella di impugnare il battipanni, e la posizione assunta da Sophie non lasciava davvero alcun dubbio.
Spalancai gli occhi, e mi voltai subito d’istinto da un lato del letto; era stato un sogno talmente reale, che realizzai solo in quell’istante di essermi anche leggermente bagnata lì nel mezzo. Quella notte davvero non chiusi più occhio, e decisi infine di alzarmi molto prima del solito, tra mille rimorsi e tantissima vergogna.
Ce la mettemmo davvero tutta e credo che quella volta il compito scritto di matematica fosse anche più semplice del solito; arrivai perfino a pensare, che si trattasse in fondo di un gesto di enorme generosità da parte del professor Ricardi, per aiutare le poche persone finite sotto il programma di Osservazione. Ma era davvero inverosimile che fosse così.
Ad ogni modo completammo gli esercizi e consegnammo il compito con la sensazione di averlo superato in maniera brillante. Il caldo della primavera ci sorrideva, il mio brutto sogno non si sarebbe per fortuna avverato, ed un’altra difficile settimana volgeva oramai al termine.
La settimana successiva, con mia grande sfortuna, caddi da subito malata. Fu probabilmente un eccesso di confidenza nel cambio un po’ precoce del mio guardaroba, o un semplice colpo di freddo, ma alla fine mi ritrovai a letto con tantissimi brividi e febbre alta.
Sophie mi comunicò per telefono la lieta notizia del nostro ottimo risultato nella prova scritta di matematica, e mi raccontò anche di aver preso un egregio voto a statica; in quell’istante, provai un sentimento di profonda amicizia e di vivo affetto nei suoi confronti: era come se i suoi risultati positivi, fossero in parte anche un po’ i miei, e non le nascosi questo nuovo e delicato sentimento di solidarietà.
Rientrai il lunedì successivo, ed il signor Eric era nuovamente partito, questa volta diretto nientedimeno che a Barcellona per un tradizionale convegno che precedeva le festività pasquali; sarà stato l’ottimo risultato della prova scritta di matematica, o anche il successo all’orale di statica, ma in questo caso il secondo incontro dei genitori con gli insegnanti, al quale partecipò la mamma di Sophie, trascorse apparentemente senza alcuna conseguenza.
Fu piuttosto divertente notare invece il fortuito incontro tra la signora Claudia ed André, avvenuto all’uscita della scuola; mio fratello non nascose per nulla la sua espressione di vivo stupore, nel vederla uscire dal cancello insieme con me e Sophie, vestita con una leggerissima pelliccia color panna ed una gonna di raso assai lunga e stretta. André la scrutò dalla testa ai piedi, e le abbozzò un timido sorriso.
La madre di Sophie, di contro, finì per ignorarlo del tutto, salutandolo solamente con una fredda stretta di mano. Non si vedevano dai tempi della loro ultima scopata, dal momento che mio fratello passava a prendere Flora di giovedì, quando la signora Claudia non era mai presente in casa, e si fermava sempre sul cancello fuori dal portone quando la riportava indietro.
Mi diede da pensare molto, sul fatto che dopo più di un mese, quest’ultima non si fosse mai più interessata di lui; era probabilmente vero che il suo fine fosse pertanto, unicamente quello di assicurare la nascita d’una buona relazione tra mio fratello e Flora. Le cose erano andate esattamente in questo modo, al punto che la cameriera era oramai ufficialmente fidanzata con lui, anche se André continuava ad usarla solamente per fare sesso.
Quando poi fui lasciata da sola con André, gli domandai infine, se la mamma di Sophie si fosse mai più fatta sentire con lui durante quelle ultime settimane; André rispose di no, e mi parve anche di cogliere un velo di malcelato rammarico sul suo volto. Forse gli mancava un bel po’, il comodo sofà in pelle del tribunale amministrativo, adesso che era costretto a rinchiudersi ogni volta con la bella Flora dentro ad uno squallido sgabuzzino polveroso.
La cameriera da parte sua stava diventando sempre più silenziosa ed introversa; era come se questa relazione non la rendesse più così felice, e la stesse addirittura alienando dalla realtà. Parlava abbastanza poco quand’era in casa, ed anche dinanzi ai timidissimi slanci di simpatia da parte di Sophie e di Bianca, finiva sempre per apparire scontrosa e completamente distante. Verso di me poi, andava quasi maturando una forma di ostilità, come se avesse in qualche modo intuito, una mia totale mancanza di famigliare apertura nei suoi confronti.
Tutte queste cose resero l’ambiente in casa di Sophie leggermente surreale; le due sorelle non parlavano più molto tra di loro, la madre continuava a seguirci nello studio, ma senza le stesse attenzioni avute all’inizio; e Flora sembrava quasi una bella principessa incompresa, sempre da sola in giro per la casa.
Il ritorno del signor Eric rimise di nuovo tutte le cose al loro posto: dopo la breve tregua del lundi de pâques, il severo controllo dei genitori di Sophie ritornò cosi al livello dei momenti peggiori, e ci ritrovavamo a ripetere tutte le materie in loro compagnia. Sophie mi confidò a un certo punto, di essere stata anche costretta a ripetere un capitolo di storia piegata in avanti carponi sulla sua scrivania, con la madre alla sue spalle minacciosamente eretta dietro di lei.
Pare che il signor Eric fosse rientrato da Barcellona assai nervoso, probabilmente a causa di alcuni seri problemi nel proprio lavoro; e tale nervosismo sicuramente veniva riversato tutto quanto, nel modo in cui forzava la sciagurata figlia a procedere nello studio.
Ma i risultati positivi continuavano ad arrivare, e sia io che Sophie andammo dapprima assai bene nella prova orale di storia, e nel mio caso superai anche alcune personali difficoltà in disegno tecnico ottenendo finalmente un’ottima valutazione.
Era davvero evidente come il metodo scelto dal signor Eric stesse dando degli egregi risultati; venivamo continuamente incalzate, e nel caso di Sophie il metodo prevedeva anche, che in caso di fallimento, immediate arrivassero pure le botte.
Credo che per sua fortuna, la mia amica se la cavò sempre in modo indolore, ma non mi fu dato di sapere se fosse andata sempre così; certamente il signor Eric continuava ad avere atteggiamenti assai duri e minacciosi, ed un pomeriggio volle perfino ricordare alla figlia, la bruttissima scena della scuola, sussurrandole amorevolmente: “Ti ricordi tesoro, quando ho dovuto trascinarti giù nel sottoscala per un orecchio, per poi tirati su la gonna, e riempirti il sederone di sculaccioni ?!? … ti ho fatto proprio un gran sederone quel giorno … te lo ricordi ?!?”. Glielo ricordava, anche se la storia non era andata esattamente così, ma lo faceva ancora una volta per il suo bene, per intimarle di studiare sempre meglio senza cadere mai più in errore.
Grazie al cielo non c’era solamente lo studio a riempire le nostre lunghe giornate, e la settimana seguente ricevetti un graditissimo invito proprio da parte di Sophie: era in programma il saggio annuale con il coro delle voce bianche, in cui lei si sarebbe esibita assieme alla sorella.
Era di mercoledì, ed io accettai l’invito di buon grado; non avevo mai sentito la mia amica cantare, ed ero davvero curiosissima di poterla ascoltare.
Tornai rapidamente a casa per mangiare qualcosa, mi cambiai presentandomi in maniera più elegante ed adeguata al tono dell’evento, ed infine presi il tram diretta verso il centro, per passare a casa da loro. Ci saremmo recate al saggio tutte quante assieme, in macchina con i genitori.
C’era una lieve pioggerellina, e quel pomeriggio per le strade vi era decisamente più traffico del solito, con il risultato che alla fine arrivai all’appuntamento in leggero ritardo. Temevo che stessero tutti aspettando solo me, e allora provai a chiamare Sophie mentre ancora mi trovavo sul tram; ma la mia amica non mi rispose.

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