Accadde una notte

(di V.)

 

Le sculacciate non erano mai entrate nella mia vita, erano un qualcosa di sentito dire che non aveva su di me nessun effetto, cose d’altri tempi, o almeno così credevo, a cui non c’era ragione di pensare. Tutto cambiò quando avevo 19 anni, nemmeno troppo tempo fa, e fui invitata a fare le vacanze di Pasqua dalla famiglia di Manuela, una mia compagna di classe con la quale in quell’ultimo anno di liceo si era stabilito un buon feeling dopo che ci eravamo praticamente ignorate per anni.  Manuela mi aveva sì informata della severità dei suoi genitori ma non aveva fornito dettagli, del resto di genitori severi ce ne sono sempre stati e non è detto affatto che sia un male. Così ero partita a cuor leggero per quella vacanza in montagna con loro. La famiglia Riccardi, era questo il cognome della mia amica, aveva una bella casetta isolata in una nota località delle Dolomiti trentine e la nostra camera era semplice ma bella con quel buon odore di legno che a me tanto piaceva. Anche se il tempo era così così e se chiazze di neve resistevano qua e là eravamo riuscite a fare delle belle passeggiate rinvigorenti in preparazione agli ultimi sforzi in vista degli esami di maturità.  Manuela aveva la sua compagnia, mi avevano accolta bene, c’era anche un ragazzo che avevo già conosciuto. E in casa tutto filava liscio, la signora Elena era premurosa e simpatica, il signor Bruno affabile e divertente. Certo avevo notato il rispetto e l’attenzione nell’esprimersi che Manuela usava in casa e mi ero adeguata senza fatica, sono sempre stata una ragazza bene educata.  Poi la sera di Pasquetta, fra il lunedì e il martedì accadde il fattaccio.

Dovevamo uscire con la compagnia ma a me era scoppiato un gran male di testa certamente in corrispondenza al mio ciclo, proprio non me la sentivo di uscire. Manuela aveva un po’ insistito ma io proprio non ce la facevo e lei si era rassegnata a raggiungere gli altri da sola. Io ero rimasta un po’ alzata in compagnia dei suoi genitori, avevamo chiacchierato un po’ poi io me ne ero andata a dormire ancora prima delle 22 dopo aver preso una pastiglia e mi ero addormentata subito.  Mi ero svegliata poco dopo la mezzanotte e mi ero accorta che Manuela non era nel suo letto. Strano, mi dissi, perché le disposizioni sugli orari erano sempre molto precise. Tesi le orecchie e sentii passi in casa, evidentemente i suoi genitori erano ancora alzati. C’era qualcosa che mi sembrava strano ma non ci feci caso, intanto la pastiglia aveva fatto il suo effetto e il mal di testa se ne era andato. Mi girai nel letto e mi stavo avviando a riprendere sonno quando sentii le voci dei signori Riccardi alzarsi e fra loro la voce di Manuela che doveva essere appena rientrata in casa. Caspita! Quella era una sgridata in piena regola, altro che storie! Mi misi ad ascoltare ma la porta era chiusa e non capivo bene, il tono era infatti quello di chi sgrida con forza ma quasi sottovoce, quasi non mi volessero svegliare.  Cercai di aguzzare le orecchie ma percepivo solo i toni delle voci che andavano mutando, qualche frammento di parola o di frase.  I genitori di Manuela ora sembravano perentori, quasi stessero impartendo degli ordini, al contrario il tono di Manuela ora sembrava implorante, quasi spaventato. Non resistetti e mi alzai infilando la vestaglietta e le pantofoline, socchiusi cautamente la porta e addossata allo stipite mi misi ad ascoltare il seguito.  La prima cosa che udii erano dei no soffocati della mia povera amica che doveva essere davvero nei guai, i genitori ora tacevano ma si sentiva un muovere confuso di passi come di persone che incespicano una nell’altra,  poi la signora Elena pronunciare un secco “Manuela! Non fare storie!” e la figlia rispondere in tono lamentoso “ Ma Ilaria si svegliera! “ alludendo a me. “Dovevi pensarci prima! Se si sveglia peggio per te!”  Poi di nuovo quei passi confusi.  Si dovevano essere un po’ allontanati, non capivo, le voci tacevano, ero confusa, poi Manuela disse angosciata “No! Vi prego! A sedere nudo no! Vi scongiuro!”  Fu allora che capii cosa stava succedendo e la mia naturale curiosità esplose in tutta la sua forza.  Non potevo più stare lì dov’ero, o tornavo a letto e cacciavo la testa sotto le coperte o dovevo cercare di avvicinarmi come la mia curiosità mi suggeriva. Abbandonai lo stipite e cautamente mi inoltrai nel corridoio, non volevo farmi scoprire alzata e volevo capire dove fossero. Mi fermai un attimo poi sentii dei colpi secchi, pelle contro pelle evidentemente, veri schiocchi sonorissimi. Provenivano dalla camera dei genitori di Manuela e ora si sentiva anche la voce della mia amica emettere suoni soffocati come di chi fa un grande sforzo per trattenersi. Mi spostai cautamente nel corridoio e arrivai in un punto dove potevo sbirciare senza essere vista, anche perché ero in ombra, la luce del corridoio era spenta, solo la luce in camera loro era accesa e nemmeno tutte le lampadine.  Quello che vidi non lo dimenticherò mai.  Il signor Bruno era seduto sul bordo del letto matrimoniale, sulle sue ginocchia era piegata Manuela che vedevo da dietro. Aveva i pantaloni completamente abbassati alle caviglie, pochi centimetri sopra erano arrotolate le collant aggrovigliate nelle mutandine. Il sedere era completamente nudo e le erano anche stati rialzati leggermente il golf e la camicetta in modo che le natiche fossero tutte all’aria oltre a qualche centimetro di schiena. La signora Elena era di fronte al marito e osservava , era di profilo rispetto a me, mi dava solo leggermente le spalle.  Manuela si dimenava e si contorceva lamentandosi. Ricordo con precisione che notai il movimento dei suoi piedi che battevano uniti sul tappeto mentre le gambe cercavano di allargarsi nell’inutile tentativo di liberarsi della stoffa che le bloccava. La mano del padre scendeva lenta e pesante ora a destra ora a sinistra. Ero come ipnotizzata da quella vista.  Ogni tanto Manuela tirava su la testa nello sforzo di sopportare il dolore e i suoi lunghi riccioli biondi svolazzavano, poi la testa ricadeva giù e loro con lei. Nonostante non fossi nella stanza vedevo come il colore della pelle bianchissima del suo rotondo sedere fosse già parecchio segnata e ben più scura.  La mamma incitava il marito. Ricordo una frase in particolare : “Bruno, più forte! Deve sentirle bene!”  Ma davvero il marito non aveva bisogno di questo incoraggiamento. Ora Manuela piangeva a dirotto, era stato tutto un crescendo e si stava arrivando ai veri e propri strilli.  Il sedere doveva farle terribilmente male. A me il cuore batteva a mille, non so perché ma quella scena mi attirava anche se logicamente Manuela mi faceva pena.  Il padre faceva ora più fatica a tenerla ferma, la madre le sibilava “Vergogna” Vergognati” .  La mia amica singhiozzava, non diceva più niente, non chiedeva pietà, ma il suo era il pianto non solo del dolore ma anche della disperata umiliazione.  Avrei voluto vederla rialzarsi, vederla in viso ma come mi accorsi che il padre aveva finalmente smesso di sculacciarla scivolai all’indietro in silenzio verso la camera e mi infilai nel tepore del mio letto prima di essere sorpresa a spiare.  Mi parve un tempo infinito prima che Manuela arrivasse ma in realtà saranno passati non più di 10 minuti. Era già in pigiama e si stava infilando nel letto emettendo dei piccoli “sniff” e tirando su col naso. Accesi la luce del mio comodino mentre lei entrava sotto le coperte.  Scesi dal letto e mi accostai al suo. “Manuela, cosa è successo?”  “Vai via! Vai via!” mi rispose girandosi pancia sotto.  “Perché mi tratti così ? Calmati ti prego…cosa è successo?”  Lei girò il viso verso di me “Non hai capito che sono stata sculacciata?”  “Sculacciata? “ Feci io fintamente sorpresa “No…io dormivo, ho sentito piangere ma non so perché…raccontami” Manuela fra piccoli singhiozzi mi raccontò ciò che io già sapevo ma che dovevo far finta di non sapere confermando la mia impressione che fosse stata punita per essere andata oltre l’orario.  Le accarezzai i capelli biondi in un gesto di affetto: “ Ma capita spesso?”  Manuela tirò ancora una volta su con il naso e rispose: “ Abbastanza…” “Ma scema che sei, se lo sai che è così perché torni tardi?”  “Ilaria, ti giuro, non mi ero accorta, stavamo bene, quando mi sono accorta era…troppo tardi, ma speravo che essendoci tu…sai…e invece”. E giù lacrime. Poveretta, mi faceva impressione ma ero anche un po’ sconvolta. Avevo una richiesta da farle e non osavo poi mi decisi: “Posso…vedere?”. Manuela non mi rispose ma scostò le coperte e si calo i pantaloni del pigiama, non portava le mutandine.  Il sedere faceva impressione, base rosso uniforme con sopra chiazze più scure, sulle parti esterne delle natiche parecchi segni delle dita del padre.  Azzardai: “Posso toccare? Non ti dà fastidio?” “No, fai…ma leggera però…”   Allungai due dita, la pelle letteralmente scottava! Poi tutta la mano ma la ritrassi subito. “ Cerca di dormire Manu” dissi  “E’ una parola…” fu la risposta.  Tornai al mio letto ma anche io dormii poco. Continuavo a pensare a cosa era successo. Cosa successe invece in seguito ve lo racconterò un’altra volta…