(12°capitolo)

Melone Rosso Caldo

(di Edina Hélène Pérez Houllier)

Giù nel baratro

Una giornata quasi primaverile era proprio quello che ci voleva, per mettere da parte, anche solo per un istante le grandi fatiche della scuola. Senza dirlo a nessuno, e senza chiedere nemmeno permesso ad André, uscimmo a prendere una cioccolata calda subito dopo la lezione.
Sophie era più misteriosa ed introversa del solito, e cercava di tagliare corto qualsiasi argomento che riguardasse le nostre paturnie quotidiane legate allo studio; compresi che era sul punto di rivelarmi qualcosa di veramente importante, e pertanto decisi di tacitarmi fin da subito, evitando di introdurre altre discussioni inutili e fini a se stesse.
Dopo solamente pochi istanti, mi prese amorevolmente per mano, ed abbassando lo sguardo, assieme al tono della voce, mi confessò di essere finalmente riuscita ad uscire con un ragazzo. La guardai con la bocca e gli occhi spalancati, era incredibile. Di contro, la mia amica non volle aggiungere null’altro, era davvero molto strana quella mattina.
Dovetti implorarla, non stavo più nella pelle per la curiosità, ma lei tenendomi sempre amorevolmente per mano, mentre con le dita dell’altra mano si tormentava i graziosi boccoli dorati, guardava fissa verso la finestra e taceva pensierosa.
Era davvero riuscita a trovare un ragazzo? Se dicessi che ero felice per lei, sarei falsa e disonesta: ero semplicemente incredula, e tremendamente invidiosa.
La scrutai con attenzione, e notai come all’infuori della sua bellissima acconciatura, che adesso mi appariva ancor più elegante e vaporosa del solito, non fosse cambiato proprio nulla nel modo in cui la mia amica si presentava.
Presi a farle domande assai insistenti, volevo assolutamente scoprire con chi potesse mai essere uscita, non riuscivo nemmeno ad immaginarmela insieme ad un ragazzo. Ed era anche strano che adesso mi apparisse persino inquieta, piuttosto che felice, al punto che arrivai infine anche a domandarle se per caso ci fossero stati dei problemi.
Uscimmo e ritornammo di corsa verso la scuola, dove ci separammo un attimo prima che io potessi incontrare mio fratello, il quale nel frattempo mi stava aspettando ed era leggermente adirato per via del mio imprevisto ritardo.
Lui e Flora poterono finalmente incontrarsi ed uscire per la prima volta insieme proprio all’indomani; assistetti all’arrivo di André dalla finestra della camera da letto, con mio fratello che finalmente suonò alla porta mentre Sophie si trovava in bagno; questa volta si presentò vestito con i suoi consueti stracci e senza davvero nessunissima cura, mentre la bella cameriera s’era finalmente acchittata come una ragazza qualunque, con un largo pantalone scuro alla zuava, probabilmente alla moda del suo paese d’origine, e con una vaporosa camicetta bianca piena di pizzi e di pieghette. Non era molto fine né elegante, certamente si capiva benissimo che s’era impegnata molto nella scelta dei vestiti oltre che nel trucco, ma con scarsissimi risultati: era davvero un po’ acerba e senza stile.
Ma ad ogni modo si vedeva anche benissimo, che sotto i vestiti c’era il corpo di una ragazza vivida, soda e sensuale.
Mio fratello rimase fermo sulla porta, e io e Sophie facemmo quasi finta di non accorgerci di lui; troppo era l’imbarazzo dopo tutti quei mesi di intrecci torbidi e perversi.
Avevo domandato ad André quali intenzioni avesse con Flora, e mi riferivo ovviamente al futuro della loro vicenda; ma mio fratello era piuttosto e quasi esclusivamente concentrato, sul piano architettato con cura per quello stesso pomeriggio; si era infatti accordato con un amico, affinché questi potesse consegnargli le chiavi di una piccola rimessa, uno sgabuzzino di pochi metri, dove infine mio fratello avrebbe condotto Flora per poterla possedere di nuovo.
Lo avvisai con garbo, del fatto che era forse la prima volta che la ragazza usciva di casa in compagnia di un suo coetaneo, e che forse avrebbe in fondo preferito farsi una bella passeggiata in centro, piuttosto che rinchiudersi dentro un lurido sgabuzzino a fare sesso.
Ma mio fratello mi zittì immediatamente, ricordandomi che io il vero sesso non l’avevo mai fatto, e che quindi non potevo affatto saperne, di quanto fosse infinitamente più bello e divertente rispetto ad una stupida passeggiata in centro. Ci rimasi malissimo e mi misi a tacere per un bel po’.
Così mentre faticavamo con Sophie sui libri, con la conclusione del semestre oramai alle porte, riflettevo in silenzio sul significato più profondo della mia solitudine; ora che anche Sophie diceva di avere trovato un ragazzo, non restava che Bianca nella mia medesima e triste condizione.
La mia amica aveva iniziato ad offrirmi qualche piccola rivelazione in più; in particolare, avevo compreso che la sua era una storia ancora piuttosto segreta, e come nemmeno il ragazzo con cui lei era uscita, potesse rivelarlo o farlo sapere troppo in giro. Mi confuse le idee ulteriormente, dicendomi che il suo nuovo fidanzato non c’entrava proprio nulla con l’ambiente della scuola. Sembrava quasi che provasse piacere ad alimentare la mia curiosità più morbosa con tanti piccoli indizi.
Nel frattempo André e Flora erano già finiti nei guai, come del resto era lecito attendersi; l’amico di mio fratello aveva consegnato le chiavi della rimessa, ma con grande disappunto da parte sua e di Flora, vi avevano trovato due operai al lavoro che stavano rumorosamente trafficando con alcuni cavi elettrici.
Provarono così a pensarle tutte, e alla fine decisero di tentare nel parco vicino casa, alla periferia della città; si era fatto già quasi buio, ma nonostante l’ora, un continuo viavai di ragazzini con lo skate e di signori al passeggio con i loro cani, non permetteva affatto ai due innamorati di isolarsi come avrebbero desiderato.
Si defilarono un po’, leggermente nascosti dietro ad un albero, e presero di nuovo a baciarsi appassionatamente; Flora era soffice e delicata, anche se baciava in maniera leggermente scomposta e senza grazia.
André le infilò una mano fin dentro ai pantaloni, che erano leggermente elasticizzati all’altezza della vita, e le afferrò uno dei due glutei con decisione, facendola sussultare. La ragazza questa volta aveva indossato un perizoma, per cui la mano scivolò giù, nella pelle soda e tornita fino al punto più morbido: aveva il sedere leggermente freddo e tremolante.
Flora allora gli schiuse lentamente la cerniera dei pantaloni, e frugandolo fin dentro nelle mutande, raggiunse finalmente l’oggetto del suo desiderio, estraendone l’uccello ancora un po’ molle; la gente al passeggio avrebbe potuto intravederli nella penombra, e così decisero di fare in fretta: Flora prese a masturbarlo mentre lui continuava dolcemente a palparle il sedere.
Dopo solamente pochi istanti, il pene di mio fratello era divenuto già oltremodo gonfio e turgido; allora la ragazza poté finalmente afferrarlo meglio alla base, iniziando a stringerlo e a scivolare la mano in avanti e indietro in modo più piacevole. André iniziò ad ansimare, e istintivamente le strinse ambedue i glutei con tanto vigore, da causarle un vistoso livido nerastro sulla pelle proprio lì nel mezzo.
Nel frattempo con Sophie avevamo finito di studiare i due capitoli di storia dell’arte, e di André e Flora non vi era in giro ancora nessuna traccia. Decisi allora per la prima volta, e senza poco rischio, di dirigermi verso casa perfettamente da sola, con il solito tram; conoscevo infatti oramai a memoria ogni più recondito angolo della strada.
Forse era giunto davvero il momento di non rendere più conto a mio fratello di ogni mio minimo spostamento, arrivai a pensare mentre attendevo da sola al buio vicino al palo della fermata.
Nel frattempo Flora aveva fatto per bene il suo dovere, e nonostante il freddo, André era giunto davvero al culmine: era sul punto di esplodere; allora mio fratello le strinse ancora più forte il sedere, e infine spruzzò fuori tutto il suo sperma in tanti schizzi rivolti dappertutto, soprattutto verso l’albero che li nascondeva dagli sguardi dei passanti.
Flora sorrise e lo aiutò a ricomporsi, ma aveva la mano completamente fradicia, mentre anche il pene di André era terribilmente lercio. Si rimisero così in cammino tenendosi per mano come due innamorati, e si poteva quasi sentire l’odore alacre di sperma addosso ai loro vestiti.
Durante il lungo tragitto in tram, André domandò nuovamente a Flora, chi infine fosse stato l’uomo che l’aveva sverginata prima di lui; era diventata un’ossessione per mio fratello, e in quell’istante si era fatto anche leggermente aggressivo nei confronti della ragazza; allora Flora, tremando leggermente per la paura delle possibili conseguenze, decise finalmente di raccontare ad André tutta la semplice verità.
Il giorno dell’ultima visita di Jeanne dentro casa di Sophie, Pascal aveva dimenticato nell’anticamera dell’appartamento una piccola busta, contenente alcune riviste di motociclette che aveva appena comperato.
La mattina seguente, trovandosi in zona, aveva deciso di riprovare a passare di là per riprendersele; e con grande sorpresa, vi aveva trovato Flora completamente da sola.
André provò forse per la prima volta nella sua vita, un senso terribile e molesto di amarissima gelosia; non avrebbe mai pensato che si trattasse di una sensazione davvero tanto odiosa; Flora andò avanti con il suo racconto.
Pascal era stato gentile con lei, e la guardava in modo davvero strano; Flora aveva anche un bel po’ di paura di quel ragazzo così misterioso e affascinante, e senza sapere il motivo lo condusse infine fin dentro al salone. Forse pensava di potergli offrire qualcosa, e invece proprio in quel preciso istante, Pascal capì di avere buona e pronta davanti a sé, un’imperdibile occasione per farsi una bella scopata.
André allora tagliò corto, e chiese a Flora in quale modo alla fine Pascal l’avesse posseduta; la ragazza gli rispose che era stato allo stesso modo in cui l’aveva presa lui, anche se il ragazzo di Jeanne le aveva fatto tremendamente più male.
Tacquero per alcuni lunghissimi minuti, mentre il tram si avvicinava alla fermata dove Flora sarebbe dovuta finalmente scendere; quest’ultima dovette anche pensare, durante quegli interminabili momenti di silenzio, che la sua prima e bellissima vicenda d’amore si fosse già tristemente conclusa.
Quando André infine mi fece il suo consueto squillo, io ero già giunta a casa, ma non se la prese poi più di tanto.
Poi una volta rincasato anche lui, come al solito mi raccontò tutto quanto, ed io rimasi semplicemente inchiodata alla sedia, incredula; mi sovvenne il ricordo di quella rapida visita, con Jeanne e Pascal in casa di Sophie, e di come questi avesse fissato a lungo Flora in quella circostanza. Provai un brivido, e tentai anche di immaginare la scena tra di loro, con la cameriera piegata in avanti alla pecorina, e Pascal alle sue spalle che la faceva sua, possedendola dal didietro.
Mi fermai per non darlo a notare ad André, ma ero già bagnata in mezzo alle gambe e provavo tantissima vergogna ed imbarazzo; di contro mio fratello mi parve piuttosto indifferente mentre me lo raccontava; era sicuramente geloso ma in fondo compresi anche che di Flora non gli importava poi più di tanto. La considerava poco più che una bambola di plastica meravigliosa, da portarsi dietro solamente per sfogarsi e per fare sesso quando ne aveva voglia.
Certamente però compresi la ragione per cui la cameriera mi era parsa assai rincuorata e a tratti persino radiosa nei giorni immediatamente successivi a quell’inattesa visita.
Adesso di contro Flora mi appariva invece assai turbata, e nonostante uscisse con mio fratello ogni settimana, era divenuta stranamente più servile e deferente nei miei confronti, laddove invece io mi sarei attesa più confidenza.
Quando l’indomani a scuola rividi Sophie, riprendemmo a parlare della sua stralunata storia d’amore, e solamente in quell’istante ebbi una sorta d’improvvisa illuminazione: e se fosse stato proprio lui, Pascal, il misterioso ragazzo con cui la mia amica era uscita? E se solamente si fosse trattato di un casuale episodio, simile a quello, analogo in cui s’era ficcata l’ingenua e inconsapevole cameriera?
Presa da curiosità morbosa e incontenibile, chiesi allora alla mia compagna, mentre ce ne stavamo sedute nel banco in attesa che iniziasse la lezione di statica, se per caso il misterioso personaggio di cui mi parlava, fosse al medesimo istante anche ufficialmente fidanzato con un’altra ragazza. Evidentemente, Sophie fu da subito colta da grandissimo stupore per la mia intuizione, e già l’espressione del suo viso mi diede conferma che avevo capito quasi tutto.
Era possibile dunque che fosse proprio Pascal, che in qualche maniera, oltre ad avere sverginato la bella Flora, avesse infine anche donato un po’ di piacere alla stessa Sophie? Mi tremarono le gambe al solo pensiero, di questo ragazzo che si dilettava ad iniziare tutte le ragazze di tutte le razze e colori che incontrava. E la mente ritornò anche al loro invito rivolto a me, all’indecente proposta ricevuta durante la telefonata con Jeanne.
Non sapevo più cosa pensare; ancora oggi me ne vergogno un bel po’, ma stranamente invece di provare ribrezzo o un senso di fastidio, ripresi a pensare a Pascal con lo stesso irresistibile desiderio della prima volta: era colui che avrebbe potuto dedicare anche a me, lo stesso tipo di trattamento.
Ma tantomeno potevo dirmi certa che nel caso di Sophie le cose fossero realmente andate così; tuttavia oramai il mio sospetto era chiaramente assai fondato, e terminata la lezione di statica, durante l’intervallo, mi decisi finalmente a vuotare il sacco rivolgendo alla mia amica la fatidica domanda.
Sophie abbassò lo sguardo ed ammise: era proprio lui.
Mi disse che si erano baciati, e che erano usciti diverse volte. Stentavo davvero a crederle; le domandai subito di Jeanne, e la sua risposta fu ricolma d’ansia e di trepidazione: pare infatti che la sua amica del cuore avesse litigato con Pascal proprio per causa sua, e che quindi fosse giunta quasi sul punto di lasciarlo. Rimasi incredula ed in silenzio, non potevo davvero credere che una come Sophie potesse portare via il ragazzo ad una delle sue migliori amiche, né tantomeno che un ragazzo così affascinante come Pascal, potesse cadere irretito tra le braccia di una ragazzotta acerba e nemmeno bellissima, come la mia compagna.
Ma evidentemente era proprio così. Chiesi con un bel po’ di timore a Sophie, se avessero anche già fatto sesso, ma la mia amica fece cenno di no con il capo, voleva darmi ad intendere che non aveva ancora intenzione di farlo.
Così iniziammo la lezione di matematica con tanti pensieri torbidi dentro alla testa, e quando giunsero i risultati dell’ultima prova scritta, era come se improvvisamente non contassero più nulla. Ci volle tutta la severità del professor Ricardi per farci comprendere per bene, ciò che giammai avremmo voluto sentirci dire: eravamo andate malissimo entrambe, e nel caso di Sophie questo significava che la sua scheda di fine semestre sarebbe stata marchiata con la matita di colore rosso.
Passammo così dall’euforia e dall’eccitazione più sfrenate, al baratro dello sconforto e della desolazione. Ma nel mio caso era leggermente diverso, dal momento che non avrei dovuto dare conto a nessuno della mia pessima valutazione; invece per Sophie, avere un marchio rosso sulla scheda equivaleva ad una precisa richiesta, di osservazione, da parte degli insegnanti verso i suoi genitori; e chiaramente non ebbi difficoltà ad immaginare quante paure affollassero i suoi pensieri, mentre uscivamo senza dirci nulla dall’aula.
Ma almeno Sophie aveva un ragazzo tremendamente affascinante con cui consolarsi; arrivai per fino a pensare che avrei fatto volentieri a cambio con lei, con tutta la sua scheda scolastica, pur di avere anch’io un ragazzo bello come il suo.
Eravamo così giunte a marzo, le giornate si andavano allungando ed il freddo dell’inverno sembrava oramai definitivamente alle nostre spalle; continuavamo a studiare a casa di Sophie come se nulla fosse, ma certamente si poteva toccare con mano la tensione tra la mia amica e sua madre: non sapevo nemmeno se le avesse già detto tutta la verità a proposito dell’ultimo giudizio in matematica, ma ad ogni modo presto sarebbe arrivata la sua scheda, e i suoi pessimi risultati sarebbero a quel punto emersi in modo chiaro ed inequivocabile.
Continuavamo a parlare di Pascal, e adesso Sophie non mi teneva nascosto più nulla di quanto accadeva con il suo nuovo fidanzato; mi raccontò di essere andata con lui in motocicletta al cinema, e persino di averlo toccato per la prima volta nel buio della sala; non riuscivo proprio ad immaginarla, c’era davvero qualcosa di strano nel modo in cui mi riferiva di quei dettagli fin troppo personali che, pensai, dovevano pur provocarle sentimenti alquanto delicati, e tantissime emozioni.
La volta successiva mi rivelò infine, che Jeanne e Pascal erano giunti oramai sul punto di separarsi.
Era nuovamente un giovedì, e questa volta Flora si era preparata in modo adeguato per il rendez-vous nella squallida rimessa insieme ad André: aveva infatti indossato una gonna piuttosto leggera e svolazzante con dei fiorellini colorati, e giurerei che di sotto non avesse null’altro che un paio di calze autoreggenti. Doveva sentire molto freddo sotto i vestiti, nonostante l’imminente arrivo della primavera iniziasse a riscaldare l’aria.
André mi lasciò intendere che stavolta non c’era stato alcun tipo d’impedimento, era riuscito a scoparla per bene senza problemi; non era stato nemmeno necessario doverla spogliare, era bastato tirarle su la gonna, per poter fare l’amore a lungo, nel piccolissimo spazio disponibile.
La veniva a prendere senza nemmeno entrare più in casa, citofonando da fuori al cancello ed attendendola vicino alla fermata del tram; credo che lo facessero regolarmente allo stesso modo, tutti giovedì nella rimessa, e sicuramente non c’era nessuna traccia di poesia nei loro rapidi incontri. Non provai nemmeno più a domandare a mio fratello se provasse dei sentimenti, ed ero certa che in fondo nemmeno Flora fosse più innamorata di lui come poteva esserlo stata al principio.
Provai un po’ di tristezza, ma in fondo riflettevo anche sul fatto, che tantomeno avrei desiderato che André si fidanzasse ufficialmente con una cameriera incolta come Flora. Avrei faticato solamente ad immaginarla, entrare in casa da noi, e addirittura venire presentata da mio fratello alla signora Lilli e a nostro padre.
Invece a quanto pare la vicenda di Sophie stava andando a gonfie vele, e questo apparentemente rendeva anche le sue difficoltà scolastiche un po’ meno dure da sopportare; certamente la madre non sapeva assolutamente nulla della sua relazione, ed era come se vedendo Sophie visibilmente felice ed appagata, non comprendesse nemmeno fino in fondo, la gravità della sua situazione con la scuola.
Arrivò il lunedì, e la sua scheda a quel punto giunse come un fulmine a ciel sereno, ed immaginai anche non senza conseguenze per Sophie.
L’indomani di fatto potei benissimo notare una grandissima tensione tra la mia compagna e sua madre; non saprei dire se gliele avesse già suonate o meno, ma certamente la mia amica era nuovamente concentrata e interamente dedita allo studio come mai l’avevo vista prima.
A un certo punto però, cambiando discorso e facendosi tutta scura in volto, mi rivelò in modo solenne che finalmente Pascal e Jeanne si erano separati, e che quest’ultima era sprofondata in una grande depressione.
Provai subito un inspiegabile moto di simpatia e perfino di solidarietà nei confronti della gattina bionda, che tanto altera e antipatica mi era invece parsa al principio; e solamente in quell’istante realizzai anche di possedere ancora il suo numero di telefono su un bigliettino riposto dentro alla mia scrivania. Non c’era più alcun pericolo che potesse propormi un improbabile incontro a tre, per cui alla fine con una buona dose di coraggio arrivai a pensare di poterle telefonare.
Mi domandai pure per quale ragione al mondo avrei mai dovuto farlo, e in fondo pensai anche, che se solamente Sophie lo avesse saputo, ci sarebbe rimasta davvero male.
Ma in fondo si trattava di una ragazza triste e sola, che tempo addietro mi aveva pure proposto d’incontrarci, seppur con un secondo fine assai poco edificante. Afferrai il telefono, recuperai il piccolo bigliettino giallo, e la chiamai.
Mi rispose immediatamente, aveva un tono di voce normale e non sembrava affatto depressa o sconsolata; sulle prime immaginai che tutto sommato la separazione da Pascal non le avesse causato tutto quel dolore che avevo messo in conto; ma dopo solamente alcuni istanti, compresi che c’era anche qualcosa di piuttosto strano che non combaciava affatto con la versione raccontata da Sophie: mi disse infatti di trovarsi in quel preciso istante proprio in casa di Pascal, e che mi avrebbe richiamata solamente dopo pochi minuti.
Attaccai il telefono con la bocca spalancata; c’era davvero qualcosa che non tornava, sembrava che Sophie si stesse completamente sbagliando.
Non ebbi nemmeno il tempo di ripensarci su, che immediatamente Jeanne mi richiamò: si sentiva un rumore d’acqua che scrosciava, e mi disse di trovarsi distesa dentro la vasca da bagno, immersa in un mare di bolle; immediatamente compresi che era tutto falso quello che Sophie mi aveva raccontato, e provai un senso di profondo disagio verso la mia amica, che mi aveva semplicemente ingannata raccontandomi un mucchio di frottole.
Ma questa volta ero intenzionata ad andare fino in fondo, ed istintivamente pensai di chiedere conferma a Jeanne, se fosse ancora felicemente fidanzata con Pascal; poi, mentre la gattina bionda con gli occhi azzurri aveva preso a descrivermi il profumo delle sue bolle e la musica che stava ascoltando, pensai che avrei fatto molto meglio ad evitare di domandarlo in maniera così esplicita, sarebbe stata come minimo, una domanda assai sospetta.
Nel frattempo, Jeanne stava dolcemente scivolando in un tono di voce morbido e suadente, ed io cominciavo a provare un vivo imbarazzo nei suoi confronti; iniziai a desiderare urgentemente di chiudere quella conversazione, ed improvvisamente le dissi che sarei dovuta uscire per non fare troppo tardi; fu così che lei mi dettò l’indirizzo di Pascal, invitandomi a passare da quelle parti quello stesso venerdì.
Attaccai il telefono senza avere né rifiutato né acconsentito; avrei dovuto semplicemente confermarle la mia visita entro l’indomani, e davvero non sapevo stavolta come avrei mai potuto fare, a liberarmi da quell’imbarazzante invito, senza risultare inelegante né sgarbata nei loro confronti.
Mi bastò rivedere Sophie a scuola, l’indomani stesso, e sentirla ancora parlare di Pascal e della presunta depressione in cui s’era cacciata Jeanne a causa sua, per desiderare con tutte le mie forze di andare a controllare che cosa stesse accadendo, e farlo di persona. Non potevo più sopportare nemmeno l’idea che Sophie mi stesse prendendo in giro; sapevo che era una pasticciona e che combinava sempre un nuovo disastro dietro l’altro, ma questa volta era troppo.
Decisi anche che – qualora avessi scoperto che la mia amica mi stava veramente prendendo in giro raccontandomi un mucchio di frottole – l’avrei definitivamente scaricata, fino al punto di litigare anche con lei se fosse stato necessario.
Poteva anche andarmi bene che avesse teso un sordido tranello alla bella Flora per gelosia o per invidia, o alla sorella Bianca per vendicarsi delle botte prese; ma raccontarmi delle stupide bugie solamente per farmi vedere che aveva trovato un fidanzato, era davvero disgustoso.
Però io, da parte mia, che cosa potevo aspettarmi da quel torbido incontro? Brancolavo nell’incertezza e nella paura. Ma mi fu sufficiente vedere Flora uscire di casa, vestita come una cocotte, ed immaginarla nuovamente in ginocchio sul sofà concedersi a Pascal, per capire come in fondo, alla fine qualcosa in me si fosse definitivamente smosso. Mi chiusi nel solito bagno lungo il corridoio, e mentre mi sistemavo le tette davanti allo specchio e mi controllavo le sopracciglia, decisi infine che avrei accettato l’invito.
Ad André non dovetti spiegare nulla, dal momento che oramai si disinteressava completamente di me; non indossai niente di ricercato, solamente un pantalone grigio gessato che mi stava piuttosto stretto, ed una canottierina bianca di cotone, sotto ad una giacca perfettamente abbinata al pantalone. Ad attendermi in una zona della città piuttosto malfrequentata, all’ultima fermata della linea che passava per la stazione, c’era proprio Pascal con la sua moto.
Mi ero data appuntamento con Jeanne, ed eccomi adesso con colui che nell’immaginario di Sophie era solo l’ex fidanzato di lei; mi porse subito tra le mani il casco della sua ragazza, pieno di adesivi e tutto colorato di rosa, e mi chiese di montare sulla potente moto, sul lungo sellino nero in pelle.
Non sapevo nemmeno come fare ad allacciare il casco, ed ero completamente impacciata nel salire sul retro del sellino, con i pantaloni strettissimi che per poco non mi si strappavano mentre provavo a passare una gamba da un lato all’altro della moto; allora Pascal comprese il mio disagio, e mi aiutò a salire prendendomi per una mano.
Quando infine gli fui aggrappata alle spalle, potevo respirare l’odore della sua giacca in pelle vicinissima alle mie labbra, e il suo petto forte lo potevo quasi stringere tra le mie mani; provai un sentimento di attrazione enorme, e forse anche a causa dei pantaloni strettissimi che mi fasciavano le cosce fin sotto alle ginocchia, inizia a sentire un brivido lì, mai provato prima, ed un tremore lungo tutti fianchi ed il didietro.
Discesi dalla moto sempre grazie all’aiuto di Pascal, che infine sempre tenendomi per mano mi condusse dal garage sottostante, fino al pianerottolo dove si trovava la porta del suo appartamento; Jeanne ci venne ad aprire con un abitino da sera nero e sottile, era biondissima e truccata in maniera ammaliante: era assai più bella e sensuale rispetto alle volte precedenti. Al resto pensava la penombra ed il profumo d’incenso che permeava il misterioso loft, pieno di mobili accatastati e di bottiglie di birra rovesciate per terra.
Temetti immediatamente che i due potessero essersi drogati data la situazione impresentabile dell’appartamento, ma il viso di Jeanne era talmente bello e sorridente, da apparirmi pienamente padrona di sé, senza alcuna minima stranezza.
Mi chiese subito di seguirla in bagno, stava finendo di truccarsi; mi ritrovai dunque con lei di fronte al grosso specchio, mentre con pochi ritocchi completò l’opera ammirandosi con non poco compiacimento.
Quando poi rientrammo nella sala, vi ritrovammo Pascal seduto sul divano di colore rosso con una bottiglia di Southern Comfort ed un bicchiere tra le mani. Jeanne dovette allora notare la mia espressione alquanto preoccupata, e ridendo mi tranquillizzò chiedendomi se desiderassi bere un’aranciata come lei, o piuttosto preferissi qualcos’altro.
Poi prese dal frigorifero un vassoio con tanti biscotti al cioccolato, e lo ripose in mezzo al piccolo tavolino in legno che giaceva in terra, proprio ai piedi del divano.
Infine si infilò senza aggiungere nulla dentro ad una stanza, lasciandomi così completamente da sola con Pascal; in quel preciso istante provai davvero un senso di grande paura, dal momento che per la prima volta nella mia vita, mi ritrovavo abbandonata in una luogo chiuso, da sola con un uomo.
Pascal mi sorrise subito in modo sornione, così come aveva fatto la primissima volta in cui m’aveva incontrata, durante la festa di Sophie. Poi mi invitò con cortesia a togliermi la giacca; voleva potermi guardare un po’ meglio le tette.
Iniziai a tremare tutta quanta dalla testa ai piedi, ma feci così come mi aveva chiesto, sfilandomi la giacca e riponendola su una sedia che era appoggiata alla parete lì accanto.
Non capivo proprio dove sarebbe voluto andare a finire, forse desiderava che io intraprendessi uno striptease per lui, come nel film Nove Settimane e Mezzo; mi sorrise nuovamente e fece con il bicchiere un cenno, quasi volesse brindare con me, che invece ero ferma in piedi in mezzo alla sala; poi mi chiese finalmente e sul serio, se potevo fargli vedere le tette.
Quel gioco iniziava a non piacermi affatto. Ma di contro, non provavo più alcun timore; avevo piuttosto compreso, come sia Pascal quanto Jeanne non fossero affatto tipi pericolosi: avevano una fantasia sfrenata e amavano divertirsi con il sesso in maniera piuttosto spregiudicata. Ebbi un sordido istinto, di lasciarmi un po’ trasportare da loro, anche se ancora non provavo alcun tipo di pulsione per via di quella buona dose di vergogna che mi portavo sempre addosso.
Fu così che provai a ricambiare Pascal con la sua stessa moneta, sfruttando l’occasione per chiarire definitivamente la verità relativamente a Sophie. Schiusi le labbra, leggermente impaurita, e preso coraggio infine risposi: “… te le mostrerò, ma solamente se risponderai a due domande … ma in modo sincero … me lo prometti? … e dopo io te le mostrerò …”.
Pascal si mise a ridere, a sbracandosi leggermente sul divano, mi rispose con tono giocoso: “E va bene ! Ci sto ! … e allora tira fuori una tetta alla volta, una per ciascuna domanda !”, e scolandosi un altro bicchiere, mi rise in faccia in maniera leggermente scortese.
Solamente in quel preciso istante, realizzai di sentirmi completamente a disagio, usata e umiliata, ed in cuor mio compresi che avrei desiderato solamente sparire subito da lì; ma era davvero troppo tardi, non sapevo nemmeno quali sarebbero potute essere le loro reazioni; Pascal fece partire con il telecomando la musica, e poi ripeté: “… una tetta alla volta per favore !”, e rise nuovamente di gusto.
Voltai leggermente la testa da un lato, e mi lasciai scivolare una spallina giù lungo il braccio; non indossavo mai il reggiseno con quel tipo di canottiera, per cui non dovetti fare null’altro che estrarre una tetta, facendola scivolare da sotto la morbida stoffa, lasciandola così rimbalzare nel vuoto un po’ freddo della stanza in tutto il suo soffice peso.
Pascal cambiò improvvisamente l’espressione del suo viso, aggrottando le ciglia e muovendosi verso il bordo del divano, come per vedere meglio; a quanto pare quella visione lo eccitò all’inverosimile.
Mi chiese dunque quale fosse la mia prima domanda, e io con tono meccanico, mentre potevo vedere la mia tetta tutta turgida e soda che lo puntava come un missile, gli dissi: “dimmi la verità … sei stato con Flora, la cameriera che lavora in casa di Sophie vero? …”; lo domandai solamente per capire se fosse intenzionato a rivelarmi semplicemente tutta e sola la verità.
Pascal mi fece cenno di non poterne parlare, ma si capiva benissimo che la sua risposta era sì.
Allora senza aggiungere altro, abbassai anche la seconda spallina, ritrovandomi con la canottiera scesa fin sopra la pancia, e liberando così anche l’altra tetta che sobbalzò tutta in fuori. Poi domandai: “… hai anche baciato Sophie vero? … quando l’hai vista l’ultima volta? …”.
In questo caso, la reazione di Pascal fu ben diversa; si passò un dito su un occhio, e sporgendosi ancor più in avanti, mi rispose incredulo: “ma sei completamente scema !?! … io baciare quella cicciona lì !?! …”, e prese a ridere come un matto. Lo incalzai: “… ma quando hai visto Sophie per l’ultima volta ?”; allorché lui mi rispose con tono più serio: “c’eri anche tu, quando l’ho vista l’ultima volta … e comunque con questa le domande sono tre! … per cui come minimo … adesso giù anche quei pantaloni !!!”. E rise ancora.
“Stai scherzando !?! …” esclamai io in preda al panico più totale, ma lo vidi che con uno scatto si alzò dal divano, fingendo di corrermi dietro e urlando: “… ti prendo !!! … adesso vengo lì e ti prendo quelle tette !!! …”, e riprese a ridere come un pazzo.
Per fortuna stava scherzando, non era certamente un tipo violento, e quando mi fu vicino, mi disse che se volevo potevo ricoprirmele, e andare a chiamare Jeanne che nel frattempo si stava probabilmente annoiando da morire in camera da letto; obbedii immediatamente per liberarmi da quella situazione imbarazzantissima, e dopo essermi coperta nuovamente ambedue le tette, aprii senza bussare, la porta delle stanza in cui Jeanne s’era precedentemente nascosta, trovandovela dentro, mollemente coricata sul lettone bianco.
La gattina mi fissò a lungo, questa volta era più seria a anche più bella del solito, e con una certa qual dose di dolcezza mi disse: “Non hai voglia di provare a farlo … vero ?!?”.
Avevo la canottierina ancora scomposta, ed una tetta che mi usciva fuori leggermente da un lato; in più mi sentivo lo slippino tirare sotto al pantalone stretto all’altezza dell’inguine. Mi ero anche resa conto, ma senza nemmeno sapere come, che tra le cosce ero già completamente bagnata.
Le dissi di no, avevo molta paura, e Jeanne guardandomi negli occhi mi rispose con dolcezza: “… aiutami a togliere il vestito che da sola non ci riesco … se vuoi puoi guardarci, non c’è davvero nessunissimo problema …”, e si sollevò con il busto rimanendo seduta sul letto. Senza replicare le tirai già la cerniera lungo la schiena, e con un semplice gesto, il tubino nero sfilò via su per le braccia, fin sopra i suoi bellissimi capelli biondi, ricadendo sul lenzuolo.
Rimase così con un completino candido molto soffice e delicato, seduta di spalle sul letto, mentre mi guardava con quello che mi parve fin da subito, uno sguardo di sensuale ed amarissima delusione.
Notai nella mia confusione, che era anche meno magra di quanto apparisse quando invece era vestita: i suoi fianchi ed il sedere erano piuttosto abbondanti, anche se nella sua lingerie la gattina bionda non sfigurava davvero per nulla. La mutandina bianca era sottilissima e leggermente trasparente; Jeanne si levò in piedi e così potei anche notarle la sottile peluria nera, che le si intravedeva bene, di sotto sul davanti.
Mi lasciò lì da sola come una stupida, sculettando a piedi nudi fin dentro al salone come un’oca, con la pelle bianca ed il sederino soffice in bella mostra.
Ne approfittai per sistemarmi la canottiera che era ancora tutta scomposta, e pensai anche di darmi una rassettata sotto ai pantaloni; li sbottonai che quasi vi stavo scoppiando dentro, avevo le mutandine leggermente tirate e dovetti pertanto abbassarli un poco per potermi rimettere in sesto. Erano davvero strettissimi, e me li ritrovai calati fino all’altezza delle cosce, senza riuscire facilmente a tirarli ancora più giù.
Fui improvvisamente distolta da un gridolino proveniente dalla sala, seguito poi da un altro più soffice, e da un altro ancora; senza farmi notare allora, sporsi leggermente il capo verso la porta per spiare che cosa vi stesse accadendo: vidi Jeanne che era montata a cavalcioni sopra Pascal, mentre le minuscole mutandine bianche che indossava, erano finite sul tavolino in legno, proprio dentro al vassoio con i biscotti.
Era dunque rimasta solamente nel suo reggiseno bianco, mentre Pascal la immobilizzava tenendola ferma per i fianchi morbidi e delicati; quest’ultimo era completamente nudo, vestito solamente da una maglietta nera aderentissima, che ne metteva in risalto i muscoli del petto.
Rimasi completamente allibita, senza parole; era la prima volta che vedevo una scena di sesso, e non avrei mai immaginato che potesse arrivare a farmi quell’effetto così dirompente: iniziai a sentire un fiume caldo che mi scorreva da dentro il ventre fin sotto tra le gambe; provai a contenerlo inutilmente, senza neppure sapere che cosa potessi fare.
Vidi nel frattempo Jeanne inarcarsi in avanti miagolando per il piacere, con le braccia appoggiate allo schienale sopra le spalle del suo ragazzo che la reggeva; poi sollevandosi leggermente, mi lasciò finalmente intravedere tra le cosce il membro di quest’ultimo, che le stava dritto come una colonna di marmo bianco in mezzo ai glutei.
Ristetti nuovamente, e questa volta il brivido fu più lungo, e mi arrivò giù fin dal profondo. Non mi ero resa per nulla conto che potevano vedermi, lì in piedi sulla soglia della stanza, e di avere anche i pantaloni calati, che mi ero tirata giù per sistemarmi le mutandine; feci allora un piccolo passo indietro, e mi scesero giù fino alle ginocchia.
Jeanne continuava a miagolare, potevo sentirla in continuazione. Era come una bambina che si stava divertendo un mondo al parco giochi; Pascal invece respirava profondamente e continuava a reggerla per i fianchi: era come se preferisse tenere la sua gattina bionda perfettamente immobilizzata, per poterla penetrare più lentamente come preferiva lui; vidi pertanto la sua colonna bianca di carne vivida, tra le cosce di Jeanne, salirle e scenderle dentro un poco alla volta, come uno stantuffo meccanico.
Ero nuovamente lì davanti alla porta, e questa volta non riuscivo più nemmeno a provare imbarazzo; quello che avevo tra le gambe era oramai un fuoco caldissimo, e le mie mutandine dovevano essere completamente bagnate, al punto che in preda allo spasimo più totale, le abbassai un po’ per liberare la vagina oramai fradicia di umori.
Solamente in quell’istante, mi accorsi che Pascal mi stava guardando, e mi scrutava in basso con quello sguardo irriverente da satiro, che già gli avevo visto stampato sul viso diverse volte.
Era la prima circostanza in assoluto, in cui un uomo mi guardava, ma non riuscivo più a contenermi nonostante stessi scivolando nel baratro della vergogna. Appoggiai due dita lì in mezzo, e subito potei sentirvi tra il bagnato, che quel cosino era diventato più sodo che mai; vi feci scivolare sopra le due dita, e poi l’intera mano, tra la peluria umidissima.
Nel frattempo Jeanne continuava a mugolare in modo sempre più profondo e languido; potevo osservarle il tenero culetto bianco, che adesso si muoveva sospinto della mani forti di Pascal, mentre da sotto lo stantuffo continuava incessante il suo movimento inesorabile.
Mi immedesimai in lei e nel modo in cui veniva posseduta; doveva trattarsi di una sensazione di grande dolcezza, ma anche di violenta costrizione: era infatti trattenuta in quella posizione, infilzata come uno spiedo, e sospinta in su e in giù come un oggetto inerte, senza pietà. Il piacere la stava letteralmente squassando.
Mi faceva paura ed impressione, non riuscivo nemmeno a capire se Pascal le stesse facendo molto male, dal momento che i suoi mugolii a volte mi apparivano persino come piccole urla trattenute a stento dentro alla gola. Nello stesso istante, ero in preda a fitte di calore intensissimo, sotto la pancia e tra le gambe oramai immobilizzate.
Jeanne prese a muoversi più rapidamente, agitandosi sulle cosce, con il viso rivolto in su, e gli occhi socchiusi.
Per alcuni interminabili istanti, mi domandai se avrei mai realmente desiderato essere io lì sopra, e averlo dentro alla mia vagina, che oramai era fradicia come uno straccio bagnato.
Vidi Jeanne ansimare fino quasi a perdere il respiro, ed infine reggendosi a fatica sulla spalliera, inarcarsi sempre di più in avanti spalancando la bocca; era sul punto di sprofondare nel vortice dell’orgasmo più doloroso e intenso.
Mi sentii mancare lentamente, vacillai sulle gambe con lo slippino tutto avvolto attorno alle cosce, che mi faceva sentire imprigionata e senza via d’uscita.
Mi infilai l’anulare proprio nel mezzo, e sfiorandomi con delicatezza avvertii una sensazione di svenimento e di vuoto mai provata prima: mi venne addosso tutta una scossa di piacere vibrante e doloroso, questa volta senza scampo. Così tolsi repentinamente la mano, ma oramai era troppo tardi, ed iniziai a tremare e a mugolare, finché non sentii la vagina schiudersi ed un fiume di umori colarmi in mezzo alle cosce. Avevo appena avuto il mio primo orgasmo.
Ristetti sulle gambe senza fiato, e adesso Jeanne mi appariva ancora più ostinata, costretta tra il divano ed il membro di Pascal che oramai le dilatava i glutei bianchi leggermente scomposti.
La finì con due soli colpi più duri e profondi, facendola ululare di piacere per alcuni istanti interminabili.
Pascal mi ricondusse con la sua moto fino al capolinea del tram, mentre Jeanne si era già chiusa in bagno dentro alla grande vasca con le bolle di sapone profumate; lui mi salutò velocemente e con una certa freddezza, senza nemmeno attendere che io mi allontanassi per un po’.
Ed io in cuor mio pensai che quella era davvero l’ultima volta in cui li avrei visti, e che non li avrei mai più voluti incontrare per tutto il resto della mia vita.

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