Luisa

(di Tony)

Sono Luisa, una donna di 40 anni, molto piacente, simpatica, positiva, separata con due figli. Fu proprio quando i miei due rampolli iniziarono a crescere che le esigenze economiche aumentarono. Io facevo la caporeparto in un grande magazzino, ma lo stipendio iniziava a non bastare mai. Finché trovai, con molta fortuna alla mia età e per i miei titoli, una prospettiva nuova come addetta alle public-relation in una succursale di una grande ditta di vendita. Lo stipendio era buono ed ero molto contenta, anche se la gran parte del lavoro si svolgeva in ufficio. Cercai di risultare simpatica e socievole con tutte le colleghe, ma era un collega di nome Antonio ad infastidirmi: io in effetti sono una persona allegra ma accetto lo scherzo fino ad un certo punto, mentre questo (che ogni sembrava mangiarmi con gli occhi) sembrava volesse scherzare sul pesante; gli spazi tra un tavolo e l’altro tra l’altro non erano molto ampi, e lui sembrava fare apposta a trovarsi negli spazi più stretti cercando si strusciarsi un po’ con il mio, voluminoso ma ancora molto attraente, fondoschiena. In questi contatti non avvertivo casualità ma malizia, ed un volta, tornando dalla macchina delle fotocopie, mi parse di avvertire il contatto furbesco di una mano. Ero talmente infastidita che istintivamente reagii con uno schiaffo….Tutte le altre colleghe mi guardarono sorprese, mentre Antonio era bloccato con lo sguardo attonito di come se fossi impazzita. Fu allora che mi accorsi che tra le persone che mi guardavano c’era un ispettore, un pezzo grosso della sede, non mi ero accorto della sua presenza ed iniziai a sentirmi imbarazzata: “Eh….Non accetto questi atti di maleducazione….” “Siete convocati tutti e due domani sera al consiglio d’amministrazione. La nostra ditta è seria perché serio dev’essere il comportamento di tutti….Arrivederci”. Ne venne fuori un clima gelido quel giorno e quello successivo: io ero l’ultima arrivata, mi sentivo in imbarazzo nel sentirmi quasi passata da parte lesa a colpevole. Vedevo Antonio che in quei due giorni parlava sommessamente con le colleghe, quasi di nascosto, ed invece nessuna mi rivolse la parola. Il pomeriggio successivo mi recai alla sede centrale, il consiglio era formato da tredici uomini e due donne, salutai tutti ed aspettai le loro domande. Spiegai con sincerità di come erano andate le cose, di come mi sentii infastidita dal comportamento del collega. “La persona che ha colpito lavora qui da 13 anni, e non avevamo mai sentito nulla del genere…” Mi disse l’ispettore. Fecero entrare Antonio, che spiegò la sua versione dei fatti: “Ma egregi direttori, come poter dubitare di me? È lei che si muove, ondeggia, sfiora….ha sempre avuto un atteggiamento provocatorio, spesso non indossa nemmeno il camice di lavoro obbligatorio per mostrare i suoi pantaloni aderentissimi, o gonne troppo corte per le sue gambe così tornite. È lei che passa sempre dove sono io, e si è innervosita per il fatto che io mi tirassi sempre dietro, consapevole dell’atteggiamento da tenere sul posto di lavoro”. “Ma è una calunnia!!!” Provai a gridare, ma venni subito zittita. Fu con mia sorpresa che vennero fatte entrare altre tre colleghe, queste, tra la mia sorpresa ed indignazione, confermarono le parole di Antonio: “Figuratevi, egregi direttori, che un giorno le chiesi con che coraggio se ne andava con chiappone così esposte a ricevere clienti, e lei mi disse che se piacevano non poteva farci nulla…” Disse una di queste. Alla fine venimmo fatti tutti uscire, io avevo tanta rabbia e delusione da non capire nulla, e dopo pochissimi minuti fummo fatti rientrare io e Antonio. “Ha da aggiungere qualcosa signora Luisa?” “Sono solo calunnie….Non ho fatto del male a nessuno e non ne capisco il motivo. Ce l’hanno con me, ma il lavoro mi serve. D’ora in poi spero che anche Antonio mi stia alla larga, permettendomi di lavorare in pace, non chiedo altro” “Signora….lei è stata accusata di calunnia da tutti. È una cosa molto grave per il nostro ordinamento, le verranno dati i tre mesi di preavviso e nel frattempo sarà trasferita nella nostra sede in Santa Maria Addolorata del Gennargentu, senza spese di vitto e alloggio non previste dal contratto” “Cosa????” Dissi io. “La calunnia c’è stata, e queste sono le conseguenze…..” “Ma io mi rivolgo ai sindacati, ad un avvocato!” “Come vuole…ma tutte le testimonianze sono contro di lei, cosa potrebbe ottenere?” Le lacrime mi vennero dalla rabbia. “Su via…non faccia così. La calunnia si può levare….volendo” Mi guardò con tono sarcastico: “Se lei sosteneva che l’interesse del suo collega era per il suo fondoschiena, ebbene…..faccia qui quello che voleva fare. Le servirà per lezione.” “Non capisco…” Risposi io. “Ma io sì!” Disse Antonio, che mi prese all’improvviso sotto braccio, eravamo in piedi, tenendomi stretta con le sue braccia muscolose. “Ma cosa fate? Lasciatemi!” Sentii gli occhi di tutte quelle persone addosso, ma la sua mano libera mi sollevò gonne e sottogonne, abbassando collant e mutandine. “Noooo…sono una madre di famiglia….Brutti Porci!!! Depravati!!” Fu una sculacciata in piena regola, con colpi sonori e scanditi, le mie urla di rabbia e di vergogna si trasformarono in gemiti di dolore. “BASTAAA…BASTAAA” Gridavo piangendo. “NON CE LA FACCIOOO! BASTAA”. Ma l’altro continuava con enorme solerzia, e sentivo tra i mie pianti i sorrisi ironici ed i commenti degli spettatori. “Glielo faccia diventare rosso come un peperone!” Io piangevo come una fontanella, e tra tante cose negative fui sorpresa nel vedere quante lacrime potessero uscire dai miei occhi. Quando Antonio, dopo un tempo interminabile smise, mi tenne ancora sotto il suo braccio, piegata ancora in avanti e col culo, che immaginavo rossissimo ormai, completamente esposto ai commenti di tutti. “Mi brucia la mano……” Disse lo stronzo. “Lasciatemi…..” Dicevo io singhiozzando “Lasciatemi andare”. “Dover essere sculacciata così come una bambina monella…..si vergogni” Disse l’ispettore. “Ma non abbiamo ancora sentito le sue scuse”. Anche Antonio ansimava dallo sforzo, e il mio sedere mi stava bruciando enormemente, credevo di non poter più riuscire a sedermi. Sentii dei movimenti dietro di me, e poi all’improvviso una sferzata di fuoco abbattersi sulle mie povere natiche. PAFFF¨! “AAAHHHHH”, Tirai l’urlo più forte che avevo in gola, cos’era? Quello stronzo mi stavo colpendo con una paletta uscita da chissà dove PAFFF “NOOOOOOOOO..CHIEDO SCUSAAA, SCUSAAAAA”. “Siamo stronzi depravati signora Luisa?” era l’ispettore che mi faceva le domande. PAFFF “NOOOO, SIETE BRAVIII, SONO IO LA STRONZAAA” “Cambierà il suo atteggiamento da ora in poi?” PAFFF “NOOOOO, FARÒ LA….” PAFFF PAFFF “AHHH, VOLEVO DIRE SIÌIIIII” “Bene……la lasci….e lei Signora si rivesta…” Lo feci con molta lentezza, solo il contatto delle mutandine riempiva di dolore i colpi ricevuti. Singhiozzava ancora, e precipitai in una crisi isterica. Quando ritornai in me, mi trovai distesa su un lettino a pancia in giù, una mano caritevole mi stava spalmando della pomata sul mio povero culo, ancora nudo e dolorante. Mi voltai e vidi quel porco di Antonio, mi faceva schifo oramai: “Lasciami andare!! Non ho bisogno di questo!” “Leggi qui prima Luisa” E mi presentò un foglio firmato dal Consiglio. Fui esterefatta nel leggerlo: “Tenendo conto del contegno non onorevole della Public-Relation signora Luisa M., in qualità di collega “anziano” al signor Antonio S. viene assunta la responsabilità di controllo della signora medesima. I mezzi da lui scelti saranno ritenuti leciti, previo avvertimento via fax al Consiglio” “Cosa significa questo? Sarò sotto le tue grinfie? Ma sarà un inferno!!” “No” rispose lui che continuava a massaggiarmi il sedere nudo “Basta che farai la brava…e la carina” “Mi licenzierò subito” “Come vuoi….Peccato, proprio adesso che potevi essere proposta per un aumento di stipendio”… Non capivo più niente. “Farai la brava…te lo dico io. Se vuoi tenere questo tuo bel culo sano farei l’agnellino. Il mio fratellino piccolo è qui che pulsa e che non vede l’ora di poter infilartelo dentro, sai? Saranno i più bei momenti della sua vita!” “È una minaccia?” “Una promessa…..e portati sempre la vaselina prima o poi, perché la prima che fai…..ti porto davanti al consiglio e….ZAFFF” Ditemi che non è vero…..ditemi che stavo solo sognando.