(11°capitolo)

Melone Rosso Caldo

(di Edina Hélène Pérez Houllier)

La prima mela

Il professor Ricardi prese a leggere, in rigoroso ordine alfabetico, i risultati della quarta prova scritta di matematica.
Giunto alla lettera “C”, come Coppel, lesse il giudizio ottenuto da Sophie e purtroppo non era per nulla positivo. La mia amica ristette in silenzio e con i gomiti appoggiati al banco, si capiva benissimo che era assai abbattuta e delusa; io trattenni il fiato, e quando infine il professore giunse alla lettera “P”, tirai un lunghissimo sospiro di sollievo: anche questa volta me l’ero cavata in modo egregio.
Durante l’intervallo Sophie si mise a piangere sommessamente in un angolo della stanza; ci allontanammo un istante per non dare a vedere la cosa agli altri compagni, e grazie al cielo dopo solamente pochi minuti, la mia amica era tornata quella di sempre, allegra e spensierata: s’era trattato solamente di un piccolo sfogo e nulla di più.
Tuttavia, la situazione di Sophie si era nuovamente complicata, e adesso non avrebbe dovuto assolutamente fallire la quinta ed ultima prova di matematica, che avrebbe concluso il primo semestre.
Mi sarei quindi aspettata un assoluto impegno da parte sua nello studio, a partire da quel preciso instante; ma in realtà, la prima cosa che notai fu piuttosto un vistoso cambio nell’acconciatura e nel colore dei suoi capelli. La vidi infatti il lunedì successivo, a scuola, sfoggiare un delicato caschetto biondo, impreziosito da alcuni piccoli e graziosi boccoli dorati; era una tinta vivace e per nulla naturale, ma dovetti riconoscere che in fondo non le stava affatto male: era sicuramente più adulta e sbarazzina grazie al nuovo taglio.
Le nostre compagne, di norma alquanto indifferenti, questa volta si complimentarono tutte con Sophie per la nuova acconciatura, mentre i pochi maschi non parvero affatto interessati al nuovo look della mia compagna; mora o bionda che fosse, non pareva suscitare in loro il minimo interesse.
Anche André mi disse che il biondo non le donava affatto, rendendola ancora più culona del solito; ma non mi sarei aspettato nulla di diverso, dato che la odiava ed era anche fermamente e sinceramente ricambiato dalla mia amica.
Sicuramente però Sophie appariva adesso assai più frivola e superficiale, con il nuovo taglio, al punto che ancora una volta mi diede da pensare, su come stranamente le persone cambino al mutare del loro abbigliamento, ed anche in fondo della loro acconciatura. Un giorno vidi anche la mia compagna, che di nascosto sotto il banco, si sistemava un po’ frettolosamente una delle sue calze autoreggenti, mai indossate prima.
Sembrava essere diventata più matura e più donna, grazie al nuovo taglio dei capelli.
Come pure immaginavo, e come del resto potei semplicemente constatare all’indomani, anche la sorella Bianca era stata insieme a lei dal coiffeur, ma nel suo caso la mano del parrucchiere aveva ritoccato solamente la tinta: pertanto, i suoi capelli liscissimi e sempre raccolti in una lunga coda di cavallo, erano diventati adesso di un bel colore castano chiaro. Troppo scuro il suo nero naturale, per ambire a diventare bionda come Sophie; si era pertanto dovuta accontentare di una sfumatura assai meno intensa.
Nel frattempo la signora Claudia, dopo la violenta sfuriata di alcune settimane addietro, aveva ripreso a mostrare il suo consueto atteggiamento cordiale ed impeccabile, anche se adesso ci seguiva nello studio con grande premura e maniacale attenzione; spesso mi domandava se la figlia stesse facendo tanti esercizi, era come se si fidasse più di me che degli insegnanti della scuola.
E invece al contrario, Sophie da qualche tempo aveva smesso di applicarsi come avrebbe dovuto; non so se fosse semplicemente l’effetto della sua nuova acconciatura, ma mi sembrava perennemente con la testa tra le nuvole. Arrivai a pensare che fosse l’imminente arrivo della primavera a distoglierla con frivoli pensieri, o che addirittura si fosse persino innamorata, anche se non avrei proprio saputo dire, in che modo e di quale improbabile ragazzo.
Ero molto stupita dalla sua totale mancanza di concentrazione, per giunta proprio mentre a scuola si avvicinava un momento assai decisivo per lei. Ma non sopportavo neppure l’idea, di approcciare l’argomento alla stessa maniera di sua madre, esortandola e sollecitandola in continuazione; pertanto mi limitai a proseguire nello studio come se nulla fosse, anche se nutrivo non poca preoccupazione verso quella che sarebbe stata la sua valutazione di fine semestre.
Un altro fallimento, questa volta all’orale di storia dell’architettura, la convinse però, alla fine, ad intensificare con grande decisione il proprio impegno; rimaneva oramai pochissimo tempo, e ci ritrovammo quindi per una settimana intera a studiare rinchiuse nella sua camera da letto e a fare esercizi di matematica, senza pause né distrazioni.
La signora Claudia da parte sua, era passata adesso ad un atteggiamento più duro e velatamente minaccioso nei confronti della figlia; forse sapeva per esperienza, che con Sophie quel tipo di atteggiamento funzionava meglio, e di fatto adesso la mia compagna rigava dritto studiando dalla mattina alla sera.
Ci volle un fatto puramente accidentale, la caduta di un quadro che si staccò improvvisamente da una parete del salone al piano di sotto, per interrompere la nostra routine un po’ ossessiva, a soli due giorni dalla fatidica prova scritta; discendemmo le scale di corsa per vedere che cosa fosse accaduto, e Flora era già solertemente all’opera, con la scopa ed il secchio, per rimuovere i piccoli frammenti di vetro caduti sul tappeto e sul parquet; mancava solamente una settimana ai suoi vent’anni.
Era curioso solamente ad immaginare, quanto potessero essere ricche di mirabolanti attese e di meravigliose aspettative le sue lunghe giornate; proprio mentre io e Sophie eravamo completamente assorbite dall’ansia per la studio, la bella cameriera si andava preparando all’incontro amoroso tanto desiderato, con André.
Ovviamente mio fratello viveva oramai nella trepidante attesa di un solo e semplice messaggio da parte della signora Claudia, la quale invece dopo la grande scopata dell’ultima volta, e le successive raccomandazioni, non aveva più dato alcun tipo di notizia di sé; immaginavo che fosse la grande preoccupazione per i pessimi risultati di Sophie a distoglierla completamente dai suoi interessi più mondani.
Tuttavia, l’occasione arrivò al momento giusto, e le fu offerta dalla tradizionale festa di Carnevale, prevista proprio per quella domenica presso il circolo d’equitazione che la signora Claudia frequentava assieme al marito e ad alcune amiche. Era una noiosissima festa in maschera che veniva organizzata ogni anno per i soci del circolo e per le loro famiglie, e i genitori di Sophie erano soliti recarvisi, anche se le figlie da qualche anno non amavano più mascherarsi, e ci andavano così sempre meno volentieri.
Dunque la madre della mia amica, tra le varie cose, per hobby ogni tanto non sdegnava nemmeno di montare a cavallo, e probabilmente anche il signor Eric faceva altrettanto; André ci scherzò su in maniera decisamente irriverente.
Certamente l’occasione per lasciarla lì in casa da sola con mio fratello era ghiotta e andava colta.
Così, mentre io e Sophie uscivamo dalla scuola piene di ansia e di preoccupazione per la prova scritta di matematica appena conclusa, tra mille dubbi ed altrettante paure, André aveva finalmente ricevuto l’attesissimo messaggio con l’invito di recarsi a casa di Sophie, quella stessa domenica: “Mi raccomando vestito bene come meglio non si può”, aggiungeva la solerte padrona di casa.
Indubbiamente la signora Claudia aveva organizzato tutto al meglio, avrebbe desiderato una festa elegante e raffinata per la sua fedele cameriera, che la serviva con cura e dedizione da tantissimi anni; non ne ebbi mai la certezza, me credo che alla fine sapessero tutto, anche il marito e le due figliole.
Lo compresi dal modo in cui la mia compagna fissò André all’uscita della scuola quella mattina: avrebbe voluto riprenderselo prima che egli finisse definitivamente tra le braccia di Flora, o almeno così mi parve di poter interpretare, quel suo lungo sguardo malinconico e sensuale che ovviamente non fu per nulla ricambiato.
Così, mentre la signora Claudia aveva lasciato solamente alcuni semplici sfizi salati in fresco, assieme ad una bottiglia di champagne, s’era d’altra parte e soprattutto premurata, di offrire in dono alla bella Flora quegli indispensabili accessori che le sarebbero sicuramente serviti nell’indimenticabile occasione: un completino in lingerie di retina nera, con un triangolino microscopico al posto delle mutandine e un reggicalze sottile in elegante raso scuro. Questa volta Flora doveva dare il meglio di sé.
Le lasciò anche una piccola scatola piena di preservativi, che la ragazza corse subito a nascondere per la vergogna: era davvero probabile che la padrona di casa quel giorno, avrebbe fatto assai volentieri a cambio con lei.
D’altro canto vidi anche André, che s’era acchittato come se fosse dovuto andare al suo stesso matrimonio, con pantalone, camicia e giacca completamente scuri; era elegante e bellissimo, e stavolta disse pure la verità dinanzi alle insistenti e premurose domande della signora Lilli: aveva finalmente ottenuto un appuntamento da una ragazza bella e gentile, che andava corteggiando da moltissimo tempo; mio padre quella mattina era uscito e non potemmo godere del suo consueto e caustico commento.
Si aprì così la porta della dimora di Sophie, e André rimase senza fiato: la cameriera aveva indossato tutto il ben di dio che la sua padrona le aveva donato, ma senza rinunciare per nulla al suo solito grembiulino nero da bonne; era irresistibile, con i filini tiratissimi del reggicalze sotto alla gonna in bella vista, le calze con la retina nera e le scarpette col tacco; sotto il solito grembiule poi, non indossava null’altro che un sottile reggiseno bianco; le minuscole mutandine col triangolino erano rimaste avvolte dentro alla loro elegante scatola.
Si era depilata ed anche truccata per bene, era forse la prima volta che lo faceva in modo tanto esagerato, si capiva che non aveva davvero alcuna esperienza; ma la cosa non diede certamente alcun tipo di fastidio a mio fratello.
André la baciò subito afferrandole una mano, gettò il cappotto frettolosamente su una sedia nella veranda, ed infine la trascinò veloce fin dentro al salone. Lì senza domandarle nemmeno il permesso, si accese una sigaretta.
A nulla serviva la bottiglia di champagne, né gli sfizi salati, né tantomeno le posate preparate in cucina. André non aveva fame e Flora non avrebbe mangiato nulla per tutto il giorno. Il tempo a loro disposizione non era moltissimo, e la passione stava nuovamente per travolgerli come tre mesi addietro; la cameriera avvicinò l’elegante poltrona bianca al sofà senza fare rumore, e vi montò sopra a carponi in ginocchio, mentre mio fratello le stava dritto innanzi, appoggiato ad un bracciolo e tenendo in mano un bicchiere di cristallo come se fosse un posacenere.
La ragazza sciolse subito gli indugi, non vi era più alcun dubbio circa le sue reali intenzioni, e con delicatezza e devozione prese a sfiorare i pantaloni di André, appoggiandovi leggermente anche il volto e le labbra carnose.
Mentre il pene iniziava a gonfiarsi lentamente dentro alle sue mutande, e già la ragazza mugolava dolcemente per l’attesa, mio fratello allungò la mano con un gesto rapido, e le tirò su un lembo della veste, sollevandola e scoprendole per intero i fianchi e l’addome.
Flora rimase così piegata dinanzi a lui con tutte le cosce e il sedere di fuori, aveva la vagina umidissima e già perfettamente dilatata; André a quel punto ripose via il bicchiere di cristallo con la sua sigaretta, ed iniziò a concentrarsi per intero su di lei.
Era così servile, come una bonne d’altri tempi, e lo carezzava e lo toccava con tale cura e passione, che mio fratello ne rimase felicemente stupito ed anche meravigliato. Pensò che Flora era proprio il tipo di donna che lui aveva sempre sognato, una serva pronta a soddisfare per intero i suoi più turpi e luridi desideri di sesso. Nel frattempo, il membro stava quasi per esplodergli, tutto stretto dentro ai pantaloni.
Poteva dunque bastare così, e André stavolta non aveva davvero nessunissima pazienza, troppo a lungo era durata quell’attesa. Sospinse via Flora ma solo per un istante, lasciandola in ginocchio sulla poltrona con la veste sollevata, mentre lui si sciolse la cinta calandosi subito i pantaloni ed i boxer, seguiti rapidamente anche dalla giacca; rimase così in maniche di camicia, con il pene che sembrava una spada diritta e possente in mezzo alle gambe.
Adesso la ragazza, prossima oramai al suo primo amplesso, pareva visibilmente un po’ tesa, e per un attimo forse anche lievemente assorbita da alcuni improbabili rimorsi.
Ma non ebbe molto tempo per rimuginare, dato che si ritrovò quasi subito girata di spalle, con il volto riverso contro il dorso della poltrona, e la vagina umida e tornita, tonda come una noce, rivolta verso André in candida offerta.
Allora si voltò e guardò mio fratello con tanta dolcezza, da apparire in quell’istante come un’innocente e delicatissima bambina; poi sospirò, e gli sussurrò amorevolmente a bassa voce, di penetrarla lentamente per non farle troppo male.
André le fu subito dentro e la sprofondò immediatamente facendola subito ansimare. Non se lo sarebbe mai aspettato, era strano: ma a quanto pare, Flora era stata già sverginata.
In quell’istante non gli importava davvero nulla se Flora fosse stata già presa da altri, e di contro la sprofondò ancora più forte e senza alcuna pietà, tenendole saldamente fermi i fianchi; la ragazza emise così un lungo gemito, seguito da un mugolio sommesso; poi prese a muoversi con il capo in avanti e indietro, agitando i lunghi capelli lisci e scuri. Le piaceva, stava già godendo.
Mentre Sophie se ne stava in piedi alla festa di Carnevale, travestita da leonessa con un cappuccio a forma di cresta con le orecchie, ed un pantalone un po’ largo con la coda lunga e pesante, pensava a mio fratello che in quegli istanti stava finalmente facendo l’amore con la cameriera in casa sua.
Dovette provare non poca tristezza, in fondo era stata e forse era ancora perdutamente innamorata di lui; ma doveva rassegnarsi, a lei era toccata la festa di Carnevale, mentre mio fratello se ne stava tra le cosce della bella Flora, facendola impazzire per il piacere.
Bianca invece si era travestita da fatina delle fiabe, con lo stesso vestitino che la sorella maggiore aveva già indossato un’infinità di volte, fino alla nausea; l’indomani la mia amica mi avrebbe riferito di essersi terribilmente annoiata, con l’unica assai poco interessante distrazione dei cavalli e del vernissage.
Nel frattempo André e Flora stavano incedendo ad un ritmo davvero incalzante, e la bella cameriera si era adesso completamente denudata, rimanendo solamente col suo reggicalze nero, ed il sottile reggiseno bianco, indosso al suo fisico tornito e sodo da giovenca. Se ne stava adagiata sul sofà con le cosce completamente divaricate, mentre mio fratello le stava in piedi dritto tra le gambe e la penetrava con dolcezza, a torso interamente nudo.
Si baciarono a lungo sulla labbra, mentre lui continuava a prenderla, fino in fondo e con dolcezza e passione.
Alla fine André estrasse il suo lungo bastone, oramai stremato e persino un po’ molle, e urlando di piacere, le spruzzò sul ventre dorato e meraviglioso, e sul reggicalze di raso, un mare di sperma giallastro rigonfio e bollente.
Flora si lasciò cadere con la testa sul bracciolo del sofà, era già sprofondata nell’orgasmo per ben due volte, mentre mio fratello era corso in bagno a lavarsi.
Quando infine uscì per rivestirsi, Flora era già perfettamente ricomposta, e stava pulendo il salone con l’aspirapolvere; la cameriera gli fece gentilmente notare, che era oramai rimasto pochissimo tempo, e che quindi se ne doveva andare appena possibile. Avevano fatto l’amore, ma sembravano ancora due perfetti sconosciuti.
Ma André non voleva proprio saperne, e si avvicinò nuovamente per baciarla, e stavolta la cameriera si abbandonò al trasporto più totale, mollando l’aspirapolvere che le scivolò sul tappeto, e lasciandosi abbracciare e toccare dappertutto; in quel frangente Flora capì di essere perdutamente innamorata di lui.
Gli dedicò altri intensi minuti di baci e di carezze, seduti teneramente sul divano dove fino a pochi istanti prima lui l’aveva cavalcata con tanto vigore; André alla fine, colto da un moto di inusuale dolcezza, prese a parlarle delle lunghe attese vissute durante quei tre mesi interminabili. Fu così che l’argomento ricadde inevitabilmente sul loro precedente e sciagurato rendez-vous di novembre.
Flora allora si fece tutta scura in volto, e raccontò ad André, di essere stata punita proprio lì, in quel salone dove avevano appena fatto l’amore; mio fratello ovviamente fece finta di non sapere nulla, e mise su un’espressione del viso assai triste e costernata. Poi però le domandò subito – cosa che in realtà già ben conosceva – se per amor di giustizia, anche l’insolente Sophie avesse fatto la sua medesima fine.
Flora allora si alzò in piedi, nel suo impeccabile grembiule tutto lucido e stirato, e si avvicinò al grande tavolo in legno disposto nel mezzo della sala: sistemò un lembo della tovaglia che si era inavvertitamente scomposto, e gli rivelò che Sophie le aveva prese proprio lì.
André voleva immaginare meglio la scena, e Flora aggiunse alcuni dettagli, con una leggera espressione di rivalsa sul suo volto bellissimo: la signora Claudia volle che fosse proprio lei, a salire nuovamente in soffitta e a portarle il battipanni per Sophie. Quel giorno si trovavano in casa loro tre da sole, le due rivali in amore, e la signora Claudia che era appena tornata dal lavoro, anche se si trattava di un sabato mattina.
Il marito invece aveva dovuto accompagnare Bianca a casa di un’amica della scuola, e i due probabilmente non sarebbero rientrati prima del pomeriggio.
Discesa in salone col battipanni stretto tra le mani, Flora vi aveva trovato la signora Claudia dritta in piedi e ferma ad attenderla, e Sophie già soggiogata e disposta in posizione piegata sul tavolo, aggrappata alla tovaglia e con la gonna in kilt scozzese completamente sollevata tutta intorno ai fianchi.
Fu sorprendente per Flora vedere che, forse per la prima volta, la mamma le tirò giù con un gesto rapido e deciso anche le mutandine, che le rimasero avvolte miseramente attorno alle ginocchia. Non le era mai accaduto prima, di vedere la ragazza prenderle con le mutandine abbassate.
La mia compagna era certamente già annichilita in quell’umiliante posizione, tanto che non mugolava più nulla né tentava minimamente di discolparsi; attendeva solamente in silenzio di venire castigata.
La madre allora le si avvicinò con il battipanni saldo nella mano destra, e senza aggiungere nulla, glielo fece rimbalzare in modo penoso sul culone rigonfio. Sophie sollevò la testa ed emise un timido vagito.
Prese così a colpirla incessantemente, noncurante dei gridolini di dolore e dei mugolii disperati della figlia, che risuonavano in tutta la casa fin dentro alla cucina. Il didietro di Sophie iniziò immediatamente a ravvivarsi di un colore rosa acceso, mentre veniva sbattuto in avanti e indietro come un sacco sgonfio.
Piegata carponi sul tavolo e con le mutandine tirate giù intorno alle ginocchia, Sophie era stata annientata, punita in maniera davvero esemplare; e al contrario di Flora, la mia povera amica non aveva ottenuto alcuna pietà né sconti da parte della signora Claudia: il suo castigo era andato avanti a lungo e senza sosta, interrotto solamente da alcuni attimi di reprimenda solenne e assertiva.
André non poteva darlo a notare, ma si stava nuovamente facendo duro dentro ai pantaloni; chiese come era ridotta Sophie alla fine, dopo averle prese, e Flora si mise a ridere, raccontando che aveva il sedere completamente guastato, pieno di bozzi rigonfi e di macchie nere e viola; era davvero ridotta malissimo: la madre le aveva fatto un culo così.
Chiese anche se Sophie avesse infine ammesso le proprie colpe, e stavolta Flora, facendosi invece più seria in volto, disse che la mia amica aveva negato fino all’ultimo di essere stata proprio lei, a combinare il loro segreto incontro; ma la signora Claudia non le aveva affatto creduto.
Era giunto davvero il momento di andarsene, ma c’era un’ultima domanda che André desiderava rivolgere alla bella cameriera, un attimo prima di lasciarla; allora le prese una mano, e con dolcezza le chiese chi fosse stato infine, a toglierle la verginità prima di lui.
Si capi benissimo che Flora non voleva parlare di quell’argomento, abbassò gli occhi e fece così per alzarsi.
André era impaziente e provò ad insistere, ma la cameriera non ne voleva proprio sapere, e lo condusse infine lungo il corridoio, fin dentro all’ingresso.
Mio fratello desistette dal domandare.
Per fortuna si sarebbero potuti rivedere molto presto, il giovedì era già il suo primo pomeriggio di permesso; e allora Flora sussurrò dolcemente mentre lo baciava sulle labbra, promettendo che si sarebbero potuti rivedere se solamente lui l’avesse veramente desiderato.
Temeva difatti che André non volesse più perdonarle, il fatto di essere stata sverginata per prima da un altro uomo.

.