Amore, ho perso il treno

(di Signor Sculaccioni)

 

Franca cancellò l’ultima traccia di trucco, poi fece qualche passo indietro per contemplare tutta la sua figura.

Lo specchio rifletté l’immagine di una donna di quarant’anni abbondanti in una camicia da notte che le arrivava a metà coscia, ancora in forma e attraente, con capelli neri infoltiti dall’ultima messa in piega, viso a forma di cuore, occhi dolci, bocca molto delicata, ancora pochissimi accenni di rughe.

Tirò un po’ la camiciona rosa a pois viola verso il basso perché aderisse al corpo, il che pronunciò in modo quasi sfacciato il suo davanzale abbondante, poi si mise di profilo. Dal seno il suo profilo scendeva armonicamente fino alla vita, sotto si gonfiava di botto sul fondoschiena, per poi restringersi nelle cosce tornite e nei polpacci.

Franca sbuffò. Le vacanze di Natale si apprestavano appena a cominciare e lei già scoppiava come una mongolfiera.

« Che fai, cara? » chiese suo marito Luca, appena entrato col pigiama a righe già indosso.

« Mi guardo allo specchio. Sono già ingrassata, accidenti! » fece lei indispettita, ruotando ancora di più il bacino.

Anche da dietro era visibilissimo che il suo posteriore aveva allargato i fianchi, dandole la forma di una clessidra poco elegante.

« Tranquilla, i treni ad alta velocità sono attrezzati per trasportare i sederoni come il tuo! » scherzò lui mettendole le mani sui fianchi e avvicinandola.

Lei fece mise su un broncio, e lui ridacchiò facendole ballonzolare le natiche con qualche irriverente palpata.

« Speriamo bene! Anche perché già dovrò sentirmi messa in croce da tua madre e dai suoi commenti! » ribatté Franca sollevando la veste.

Per fortuna non aveva la cellulite. Il suo sedere e i suoi fianchi erano lisci e morbidi. Un dono di Madre Natura del quale lei era sempre molto grata.

« E vabè, tu lasciala parlare! Poi ci penseremo alla dieta, che anche io ne ho bisogno » disse il marito accarezzandole dolcemente la testa e poi mostrando la sua pancia flaccida.

Franca gli diede un bacio intenerita e si abbandonò ad un profondo abbraccio, che venne però interrotto dal campanello.

« Chi sarà? Sono le dieci di sera passate … » commentò lei; indossò i primi pantaloni che le capitarono tra le mani, poi attraversò la casa e aprì.

Un Babbo Natale vestito di tutto punto la salutò col tipico “Oh-oh!”.

« Buon Natale, signora, posso disturbarla? » chiese gentile, la voce calda e rassicurante che ci si aspetta dal vero Babbo Natale.

« Certo, non si preoccupi » rispose Franca facendolo accomodare e richiudendo subito la porta infreddolita.

L’uomo si accomodò nell’ingresso che dava direttamente sul salotto, attento a non girare troppo con i suoi stivaloni neri ricoperti di neve.

« Stiamo girando, io e i miei colleghi, per raccogliere qualche donazione per la nostra associazione, che si occupa di provvedere alle fasce più deboli, come anziani, malati, madri single e naturalmente bambini orfani. Queste persone hanno bisogno di costante aiuto, ma il Natale è sempre un’occasione in più per fare del bene, non le pare? » fece parlando a raffica con la parlata di un bravo venditore.

« Certamente, ma purtroppo ora non ho contanti e siamo in partenza, quindi non saprei come aiutarla al momento » fece lei, che si faceva sempre convincere da queste cose.

L’uomo non si mostrò deluso, anzi sorrise.

« Non si preoccupi, alle volte anche solo la buona volontà può aiutare le persone bisognose. Le auguro un buon Natale e scusi per il disturbo ».

L’uomo fece un cenno di saluto e uscì da sé dalla casa, lasciando Franca interdetta e con un lieve senso di colpa.

« Chi era? » chiese Luca, dando un’occhiata fuori dalla finestra.

Il Babbo Natale stava salendo su una vecchia auto colorata da cartelli pubblicitari.

« Voleva chiedere se eravamo interessati a fare una donazione » rispose Franca ancora affranta per non essere riuscita ad aiutare l’uomo.

« E tu gli hai dato dei soldi? » chiese Luca alzando la voce.

« Ma figurati, e quali soldi, poi? » disse lei andandosene quasi offesa.

« Non so, saresti capace di tutto quando ti fai infinocchiare da questi soggetti! » ribatté lui seguendola in camera ed entrando nel letto caldo e confortevole. Poi si assentò dietro le pagine di un libro giallo.

Franca  non colse la provocazione e guardò fuori dalla finestra.

La piccola stradina era immersa nella notte ma illuminata dalla calda luce dei lampioni.

Un barbone, Mario, che viveva nella loro strada da qualche settimana, si era sistemato sotto una luce, avvolto in tre coperte pesanti, il berretto da Babbo Natale che lo copriva fin sopra le sopracciglia grigie e cespugliose.

Teneva un barattolo per le monete di fronte, affiancato da un cartello fatto di cartone con scritto “BUON NATALE A TUTTI, SE POTETE AIUTATE QUESTO POVERO VECCHIO”.

Un paio di ragazze vestite di tutto punto per andare a ballare gli passarono di fianco ma non lo calcolarono minimamente, mentre lui le seguì con lo sguardo contemplando l’ancheggiare dei loro sederi.

Franca sbuffò senza sapere se essere divertita o scandalizzata.

« Cosa? » fece Luca sollevando gli occhi dal suo libro giallo.

« Niente, c’è fuori Mario che guarda il sedere di due ragazze » rispose lei raggiungendolo nel letto.

« E che c’è di male? Quel poveretto è senza casa, costretto a dormire al freddo anche a Natale. Lui avrebbe bisogno di aiuto, non le tue associazioni di beneficienza. E non si può biasimarlo se si volta per due sederi! » esclamò Luca chiudendo il libro di botto.

« Mmh, forse hai ragione … buona notte amore » fece lei dandogli un bacio e accoccolandosi di spalle vicino a lui per sentire il calore del suo corpo.

« E comunque voi uomini siete degli sporcaccioni! » aggiunse divertita.

Il marito le poggiò una mano sul sedere leggermente scoperto e non poté che darle ragione.

Il giorno dopo si svegliarono presto per andare a prendere il treno, Luca aveva ancora mezza valigia da fare, Franca occupò il bagno per molto più tempo del previsto, e così riuscirono a chiamare il taxi con qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia.

Sulla strada c’era ancora Mario, avvolto nelle sue coperte che dormiva tranquillo, e Franca non poté fare a meno di lasciargli due monete.

Pagarono il tassista un po’ di più per andare veloce alla stazione, arrivati corsero a perdifiato.

« Amore, ricordati che siamo su due posti separati, tu vai avanti con le valigie? » chiese Franca  che era stanchissima. Quella notte si erano svegliati alle tre, circa, entrambi eccitati, e avevano fatto l’amore con un fervore incredibile, e ora lei era distrutta.

Il marito sbuffò un po’, ma prese le due borse più grandi.

« Questa la prendi tu! Ci sarà un gran casino sopra, ci vediamo quando siamo partiti » rispose lui lasciandole una piccola borsa a tracolla piena per lo più di sue cianfrusaglie.

Franca rallentò un po’ il passo, le gambe le facevano male, i jeans che aveva messo erano strettissimi. Si piegò per riprendere fiato e sentì uno strappo.

Strap!

Lo scorrere delle persone attorno a lei produsse un soffio d’aria che la colpì sul didietro scoperto.

« Cazzo, proprio lì doveva strapparsi?! » si chiese a bassa voce Franca cercando di richiudere inutilmente il taglio, mentre il suo sedere sembrava volesse uscire.

Una voce femminile annunciò che il suo treno stava per partire stava per partire.

Si rimise la giacca lunga che aveva tenuto in braccio fino a quel momento, si assicurò che le coprisse tutto fino alle cosce, poi imbracciò la borsa e si incamminò velocemente verso il treno.

Chissà Luca dov’era?

In effetti c’erano delle file lunghissime per tutti i treni, ma lei non si diede per vinta, spinse, un po’ la fecero passare con fastidio, la giacca si alzò esponendo le sue grazie scoperte, ma lei le ricoprì, poi andò ancora avanti, su per le scale, arrivò al binario e vide che il treno stava già partendo.

Senza arrendersi provò a corrergli dietro, diede qualche colpo alle portiere, ma quello prese velocità e in poco di allontanò dalla stazione, con suo marito e le valigie sopra.

Sconfortata, con le lacrime agli occhi, provò a chiamare il marito, ma il cellulare non prendeva, così tornò a casa col taxi.

« Appena arrivata, signora? » chiese il tassista, gentilmente.

« No, ho perso il treno » rispose lei guardando nello specchietto.

« Accidenti, che sfortuna! Quasi come in “Mamma ho perso l’aereo”. Beh, comunque è Natale, bisogna stare su! E poi forse potrebbe capitarle una grande avventura ».

Lei sorrise poco convinta e gli disse la via dove abitava.

Sulla stradina c’era già Mario sveglio, che le fece un cenno di saluto.

Lei rispose allo stesso modo, ma cercò di non dargli le spalle, perché se si fosse scoperta per il vento sarebbe stato troppo imbarazzante.

Il tepore della casa la accolse e così poté finalmente togliersi quei pantaloni rotti. Si ripromise che sarebbe dimagrita, ma prima di ogni cosa doveva avvertire il marito.

Luca rispose, fortunatamente, dopo due squilli di telefono.

« Amore, sei salita? » chiese lui allegro, col lieve vociare di persone e la più alta parlantina del capotreno in sottofondo.

« Eh, no … purtroppo no » rispose lei imbarazzata.

Silenzio.

« Che vuol dire no? » fece lui scherzoso, come in attesa di sentirla ridere per una grande battuta.

« Eh, vuol dire che non sono partita! Sono arrivata tardi al binario e il treno era già in corsa! » disse lei stizzita. Non era proprio il caso di scherzare!

« Oddio, e adesso come facciamo? Mia madre ci aspetta tutti e due » disse lui deluso coprendo le voci in sottofondo con una mano sulla cornetta.

« Vabè, cerco di raggiungervi domani » disse Franca calciando via i pantaloni strappati e andando a recuperare i pantaloni del pigiama in camera.

« Ma è la vigilia stasera … » fece il marito scandalizzato.

« Lo so, grazie tante! Ma non c’erano posti sui treni da qui fino a domani quindi chiudiamo, così forse riesco a prenotare qualcosa! Ciao » fece lei stizzita, poi chiuse la conversazione senza aspettare risposte.

Visto che la corsa in stazione l’aveva lasciata madida di sudore, Franca si fece una doccia calda. Rimase sotto l’acqua per almeno mezz’ora, aspettando che ogni singolo grammo di nervosismo e delusione fosse lavato via, poi uscì dalla cabina e si asciugò.

Dopo vari tentativi riuscì a prenotare un nuovo treno per la mattina successiva, nella quale sembrava esserci solo lei in tutta Italia a viaggiare.

Chiamò il marito poco più tardi e fecero la pace; lei gli rivelò che i pantaloni le si erano strappati, e lui iniziò a fare battutine sul suo didietro rimasto nudo e in pubblico.

« Ma sei impazzito, non ci sono altre persone lì con te? » fece lei, scandalizzata ma anche intrigata.

Il gioco del telefono erotico era uno dei loro preferiti.

« Si, ma dormono tutti. Quanto vorrei averlo qui quel tuo posteriore … anzi, quel sederone! » disse lui tenendo la voce bassa per non farsi sentire.

« Sporcaccione! Chissà che gli faresti al mio sederone … » disse lei dandosi una carezza sul fondoschiena appena scoperto per l’occasione, e si bagnò. Le sembrava di avere il marito lì con lei, e sapeva che toccarle il sedere sarebbe stata la sua prima azione.

« Bhe, prima di tutto … » cominciò lui, ma la linea si interruppe bruscamente, forse a causa di una galleria.

Franca sorrise e si ricoprì, poi scrisse un SMS.

Tranquillo, me lo fai vedere domani quando tua mamma va in chiesa … il mio sederone non aspetta altro! Buon viaggio, ti amo

Il resto della giornata lo passò lentamente tra qualche film di natale trasmesso alla tivù, schifezze da mangiare e una buona dose di vino, che le piaceva tirare fuori nelle situazioni speciali.

Sapeva che probabilmente sarebbe stata male dopo, che forse l’alcool l’avrebbe fatta sentire sola e triste, ma al momento non le interessava.

Dopo aver finito una bottiglia intera di stese sul divano, diede appena un’occhiata all’orario.

Le 17 … si sarebbe svegliata per l’ora di cena …

Invece i suoi occhi si riaprirono, pesanti e appannati, alle 22 circa.

Franca si stiracchiò, il sapore di vino attaccato all’interno della bocca, le membra anchilosate. Diede un’occhiata al salotto in disordine. Non ricordava di aver fatto quel caos …

Poi dei suoni strani la svegliarono del tutto, provenienti dalla cucina.

Eppure doveva essere sola in casa … si alzò più silenziosamente che poteva e andò verso la cucina.

C’erano due uomini, uno alto e magro, capelli ricci e castani, l’altro basso e tarchiato, la testa coperta con un berretto da Babbo Natale.

Entrambi erano vestiti con semplici abiti scuri, in una mano tenevano delle calze nere con dei fori, con l’altra stavano accuratamente tastando dappertutto in cerca di qualcosa.

« Ohoh, la signora si è svegliata! » esclamò quello basso con la sua voce calda e rassicurante, scimmiottando la parlata di Babbo Natale.

Franca comprese subito due cose: la prima era che l’uomo era lo stesso che aveva fatto entrare il giorno prima in abiti natalizi, la seconda era che lui e il suo compare erano due ladri.

Presa dal panico, Franca cercò di scappare, ma l’uomo la afferrò e la avvicinò a sé ridacchiando.

« Cazzo, e ora che facciamo! » fece quello alto preoccupato, guardando ora franca, ora il compare in attesa di risposte.

« Tranquillo, ora mi occupo io della signora … venga con me » fece l’uomo conducendola verso il salotto con qualche irriverente sculaccione.

L’altro sospirò.

« Ok, ma non perdere troppo tempo con le tue porcherie ».

« Cosa vuole farmi? » chiese Franca, troppo indebolita dall’alcool e dal recente risveglio per reagire a modo.

L’uomo non rispose subito, ma si prese il tempo per portarla in salotto con calma, con l’ausilio di altre schioccanti pacche sul sedere, e la fece accomodare sul divano.

« Sa, signora, lei mi sta simpatica. Dico davvero! Devo ammettere che dopo la chiacchierata di ieri mi è quasi dispiaciuto entrare così in casa sua per derubarla, perché lei sembra davvero una brava persona. Abbiamo anche cercato di non svegliarla, per quanto trovarla qui mi abbia lasciato interdetto. Poi però lei si è svegliata, ci ha visti in faccia … non si fa così, proprio no » sciorinò lui con la stessa parlantina quasi ipnotica della sera prima, sedendosi al suo fianco.

Sembrava fortemente deluso, come un padre che scopre la figlia in un comportamento poco dignitoso.

« No … io non volevo … guardi, sono qui per caso, ho perso il treno questa mattina, e … beh, del resto il suo amico non l’ho visto bene, e lei … beh, cercherò di dimenticarmi il suo viso, non lo dirò a nessuno, va bene? » balbettò lei impaurita, con un innaturale senso di colpa addosso, come se davvero avesse la colpa di essersi svegliata e aver trovato due ladri in casa propria.

« Certo, la sua sincerità è evidente, ma sa, noi non possiamo fidarci proprio. Facciamo che ci pensiamo dopo, ora c’è una faccenda più importante » fece lui, ora rosso in viso, gli occhi brillanti di una strana luce.

Senza preavviso afferrò Franca per i fianchi a se la portò sulle ginocchia, a pancia in giù.

Dapprima la donna non fece nulla, si lasciò trasportare, poi si rese conto di essere in trappola e cominciò ad agitarsi e strillare.

L’uomo non vi fece caso, la sistemò in modo tale da avere il fondoschiena di lei proprio sotto gli occhi, poi le afferrò la chioma nera e tirò appena, in modo tale che il dolore la zittisse.

« Si calmi e provi a pensare ai suoi sbagli, mentre io le somministro una bella punizione » disse lui serafico, poi sollevò la mano e abbatté qualche leggero schiaffo sulle rotondità della donna.

PAFFPAFF!

« Mmh, come suona bene! Ha proprio un bel sedere, sa? » fece lui divertito, aumentando la frequenza di quelle che si fecero poi delle vere e proprie sculacciate.

CIAFFCIAFFCIAFF, CIAFFCIAFFCIAFF!

« Anzi, se posso permettermi, è un gran bel sederone! » aggiunse lui palpando le rotondità indolenzite e sculacciandole con piacere.

CIAFFCIAFF!

A sentire quella considerazione, Franca si ritrovò a pensare al marito, che la amava e che la desiderava, e che ora era lontano da lei, quella sera. La vigilia di Natale.

Franca iniziò a piangere, sempre di più, incoraggiata dal dolore al sedere, che iniziava a bruciare.

Il falso Babbo Natale continuò a sculacciarla, alternando raffiche in mezzo alle natiche, qualche palpata e sculaccioni sonori.

« Su, non si agiti, e  vediamo un po’ di che colore è diventato … » fece il maniaco, scoprendole le grosse natiche. Erano di un rosso acceso, come un campo di ciliegie.

Alla vista delle macchie vermiglie sulla pelle nuda, l’uomo si eccitò e le accarezzò quasi con dolcezza, mentre la sua erezione granitica spingeva contro la pancia di Franca.

« Oddio, ho proprio fatto un bel lavoro … Hei, vieni a vedere! » esclamò chiamando l’altro compare.

Quello arrivò stancamente e diede un’occhiata veloce.

« Si, davvero, ora però puoi darti una mossa! Con tutto ‘sto casino i vicini avranno già chiamato gli sbirri! » fece quello preoccupato.

L’uomo basso sembrò turbato da quella considerazione, così fece alzare Franca con i pantaloni ancora abbassati e la fece accomodare di spalle alla cucina.

« Dunque, la disciplina domestica prevede che la monella, subito dopo una correzione, rimanga ferma per un po’ per riflettere su quanto è successo. Quindi lei resti qui, col sedere scoperto, e pensi per qualche minuto. Io verrò a osservare le sue belle natiche ogni tanto, ma se la troverò in una posizione diversa da come l’ho lasciata dovrò punirla di nuovo. E non credo che il suo sederone ne sarebbe felice » fece lui palpando le rotondità con soddisfazione prima di raggiungere il compare trotterellando come un bambino.

Franca attese per un po’, gli occhi umidi di lacrime, le natiche che pizzicavano e bruciavano, le gambe le tremavano tanto che temette di non riuscire a rimanere nella posizione che gli era stata ordinata.

Poi uno squillo la fece sobbalzare e lei ritrovò seduta sul divano per aver perso l’equilibrio.

« Ah, ti ho sentita, monella! » la sgridò l’uomo basso e tarchiato.

Ignorando le lacrime che ricominciavano a scendere dagli occhi della donna, lui la sollevò e le diede due sculaccioni sonori sul sedere nudo, facendolo agitare e arrossare, se possibile, ancor di più.

Il cellulare di Franca, che continuava a squillare e vibrare sul tavolo lì vicino, segnalava una chiamata da Luca.

« Questo lo spengo e me lo porto di là, va bene? Tu torna in posizione, e guai se ti siedi di nuovo » la avvertì l’uomo severo.

Franca annuì, ormai definitivamente arresa. Poi, però, quando l’uomo fu tornato in cucina, si guardò attorno. In effetti l’uscita di casa era molto vicina. Poteva uscire e chiedere aiuto. Cercando di essere più silenziosa possibile, la donna si abbassò la veste da notte per prepararsi al freddo, strisciò con le palme dei piedi fino all’uscio, poi aprì veloce e scappò più in fretta possibile.

Le pantofole si bagnarono in fretta sull’asfalto innevato, il freddo le attanagliò le gambe e soffiò sotto il vestito, rinfrescandole le parti colpite.

Girò l’angolo sperando che i due non la seguissero e trovò il vecchio Mario che camminava nella direzione opposta.

« Signora, Buon Natale! » esclamò il barbone sinceramente contento di vederla.

Lei si mise un dito sulle labbra per intimargli di fare silenzio, poi lo condusse lontano dalla strada di casa.

« Mario, lei mi deve aiutare, ci sono due ladri in casa mia » disse Franca scoppiando in lacrime e abbandonando la testa sul petto del barbone.

Nonostante il pregiudizio, il vecchio non puzzava per nulla, e le sue vesti sembravano molto più curate di quanto credesse.

« Ma che mi dice, signora mia, è terribile! Le hanno fatto del male? » chiese preoccupato.

« A dir la verità … ahii! » strillò lei dolorante mentre rispondeva.

Aveva appoggiato il fondoschiena su un lampione e la carne arrossata le fece un male inimmaginabile.

Istintivamente si sollevò la veste per controllare la situazione, incurante del vecchio che osservava le sue rotondità.

« Per l’amor del cielo, signora! Deve fare parecchio male! » disse lui, imbarazzato.

Lei annuì, rossa in viso quasi quanto lo era sulle natiche.

« Devo chiamare la polizia » disse osservando la strada per aura che i due arrivassero.

Il vecchio sorrise e le porse un vecchio cellulare.

« Questo dove l’ha preso? » chiese lei scandalizzata. Non poteva credere che Mario fosse un ladro!

« È mio » rispose lui sorpreso. Poi fece un sorriso bonario.

« Me lo sono comprato per Natale! Per fortuna ci sono tante brave persone a questo mondo! » fece lui allegro, poi la guardò preoccupato quando l’ennesima stilettata di dolore la fece lacrimare.

« Forse prima di chiamare dovrebbe rinfrescarsi un po’ con la neve, che ne dice? » disse lui.

La donna lo guardò imbarazzata. In una situazione normale non si sarebbe mai mostrata a un barbone, per quanto buono e gentile, col sedere scoperto, e non avrebbe nemmeno fatto la scenetta di rinfrescarsi con la neve, ma bisognava ammettere che quella era una situazione straordinaria, e a mali estremi, estremi rimedi.

Si sollevò l’abito quel tanto che bastava a scoprire le natiche, poi prese una manciata di neve bianca da terra e la spalmò con cura.

Si sentì subito meglio, e nonostante l’imbarazzo non poté che essere grata a Mario.

Dopo qualche passata prese il telefono e chiamò.

« 113, polizia, mi dica » rispose una voce dall’altra parte.

« Salve, chiamo perché ci sono dei ladri in casa mia » rispose lei con voce ferma.

Un attimo di silenzio.

« Ora lei è lì? » chiese il poliziotto rapido.

« No, sono fuori, ho incontrato un amico che mi ha prestato il cellulare ».

« Il suo telefono è in casa sua, signora? »

« Me lo hanno preso i ladri quando mi hanno scoperta »

« Le hanno fatto del male? ».

Franca rispose imbarazzata con un filo di voce.

« Mi hanno sculacciata »

« Non la sento, signora » disse il poliziotto allarmato.

« Si, uno di loro mi ha sculacciata! » rispose di nuovo lei, con voce alta.

Seguì un attimo di silenzio.

« Quindi l’hanno colpita? Dove sente dolore, signora? » chiese il poliziotto, in sottofondo si udì il grattare di una penna.

« Eh, dove dovrei sentire dolore? Sul sedere, no? » fece Franca arrossendo.

« Beh, manderemo una volante immediatamente. Ha bisogno di cure? » chiese lui, col tono di voce di uno sembra trattenersi dal ridere.

« No, grazie. E fate presto, vi prego » disse lei sbrigativa, poi chiuse la chiamata.

La volante arrivò velocemente e gli agenti catturarono i due furfanti. Franca dovette mostrare con imbarazzo il suo sedere rosso, e ribadire ai poliziotti che se la ridevano sotto i baffi che stava bene, era solo spaventata.

Infatti la sua paura più grande era di come avrebbe fatto a raccontare quella storia incredibile al marito: “Ciao amore, hai presente quel tizio vestito da Babbo Natale che ho fatto entrare in casa ieri sera? Beh, è entrato di nascosto per derubarci e mi ha sculacciata sul sedere! Buon Natale!”.