abisso


 

PROLOGO

LUNA
Il nostro obiettivo si potrebbe riassumere in una chiara e forte affermazione della supremazia femminile.
Gli uomini hanno indubbiamente dalla loro la forza fisica e, in fondo, non mi stupisce che questo anticamente abbia loro concesso la possibilità di gettare le basi di una società fallocentrica di cui ora rimangono solo rovine.
Quest’epoca che noi viviamo, questa parità che credono di averci concesso come un dono, non è altro se non l’anticamera della futura società dove finalmente la femminilità avrà il ruolo che le spetta: quello della dominazione.

NEVE & KARA
N Luna ci ha accolte ormai tre anni fa.

K Avevamo avuto delle esperienze tremende…con gli uomini. Entrambe. Lei ci ha dato, anzi, dato non è la parola giusta…ci ha fatto scoprire la nostra vera forza interiore.

N Ci ha spiegato che era la società a vederci come delle vittime e che a forza di essere trattate come tali, avevamo finito per credere lo stesso anche noi.

ZORA
Di solito lei usa espressioni come “forza interiore”, “sensibilità”, “empatia”…“connessione con la Natura”. I nostri rituali all’aperto, e le candele, gli infusi…Tutti bei concetti e belle cose, ma quello che le ho detto io è stato “se, come tu dici, viviamo ancora in una società che, per quanto in rovina, è ancora dell’Uomo, allora forse dovremmo iniziare ad imporci sugli uomini nella modalità in cui loro si impongono sulle donne. Se dobbiamo invertire questa tendenza, se vogliamo dare una dimostrazione forte della nostra superiorità, allora forse dovremmo cominciare proprio dal loro livello: la semplice e primitiva forza bruta”.

LUNA
È stata un’idea di Zora. È venuta da me una sera, avevamo appena terminato la preghiera alla Luna che recitiamo prima di andare a dormire, e mi ha detto che aveva urgenza di parlarmi. Sembrava molto determinata e io sono stata davvero felice di ascoltarla. Ha esposto il suo punto di vista con chiarezza e sicurezza, ma senza insistenza o prevaricazione. Quando ha finito le ho promesso che quella notte avrei riflettuto sulla cosa e l’indomani avrei comunicato il mio responso, condividendolo con tutte.

NEVE&KARA
N Quando io e Kara ci siamo alzate, Luna era già sveglia, seduta sotto al portico a fissare il cielo. Quando ci ha sentite andare in cucina è rientrata in casa. Ricordo che mi ha baciata sulle guance con un grande sorriso, poi mi ha detto: “quando si alzerà anche Zora avremo molto di cui parlare, sorelle”.

K Ci siamo sedute in salotto e ha iniziato a parlare della proposta che le aveva fatto Zora la notte precedente e di quanto avesse riflettuto sulla cosa. Quando ha iniziato a parlare ero…confusa e decisamente spiazzata dalle sue parole. Diceva cose diametralmente opposte a quelle che ci aveva sempre insegnato. Eppure lei continuava a dire quanto fosse finalmente lucida e consapevole. Diceva che era il primo passo ideale.

N “Non possiamo essere pure in un mondo che non lo è ancora”. Credo di aver ripetuto questa frase nella mia mente per settimane dopo averlela sentita dire. “Dobbiamo mondarlo compiendo il suo medesimo percorso: dalla brutalità primitiva maschile, alla pacatezza ed equilibrio femminile”.

ZORA
Comprendo la fascinazione per i simboli che ha Luna, ma ho trovato la sua scelta di mettere in pratica il nostro “primo passo dall’abisso” la notte dell’antico Capodanno Celtico quasi un cliché, per delle streghe.

LUNA
Ho notato lo scetticismo nei loro occhi quando ho detto di voler svolgere il tutto la notte di Halloween, e di certo capisco che possa banalizzare la grande importanza del messaggio che vogliamo mandare. Ma proprio quella banalità era coerente con questo Mondo. Così come saremmo partite dall’abisso più immondo per sincronizzarci con l’energia della nostra epoca, mi pareva più che mai lampante che più era brutale, insensato, grottesco, superficiale e plateale quello che avremmo fatto, tanto più incisive, tanto più coerenti saremmo state verso la società. Quella coerenza, quell’immedesimarsi, quasi, in quel tutto, ci avrebbe finalmente aiutate a capire il futuro, ci avrebbe finalmente donato la lucidità che proprio l’essere le depositarie di una Natura superiore ci stava precludendo.

IL CAPODANNO CELTICO

NEVE&KARA
K Era giovane, molto insicuro e incapace di relazionarsi al sesso femminile, quindi da subito mi era parso il candidato ideale. Non lo conoscevo bene…era solo uno dei tanti spettri della mia vecchia vita.
Avendo estratto a sorte i nostri compiti avrei dovuto cavarmela da sola con tutta la faccenda: non importava come, ma quella notte, a mezzanotte, lui doveva trovarsi su quella sedia nel bosco, privo di coscienza. Le mie sorelle però, a insaputa di Luna, hanno insistito per aiutarmi: Zora è un paramedico e ha potuto procurarmi qualcosa per narcotizzarlo, mentre Neve è corsa in mio aiuto per il trasporto.
Ad ogni modo, a mezzanotte del 31 ottobre, lui si trovava su quella sedia in legno scuro e nodoso, nel posto più buio ed isolato che Luna fosse riuscita a scovare: un boschetto non molto esteso, ma piuttosto inerpicato, su una collina vicino a ********.

LUNA
Non avevo aspettative particolari sul suo aspetto; nella mia mente si rincorrevano ritratti di ogni uomo che avesse fatto soffrire in vita me, o le mie sorelle. Lui, però, non somigliava per nulla a nessuno di loro.
Non ero proprio delusa, ma ci è voluto un po’ perché mi abituassi al suo aspetto teneramente fragile, finché ho capito: rendeva ancora tutto più ingiusto e crudele, quindi ancora più in linea con il nostro scopo.
Quando Kara e Neve l’hanno fatto sedere ancora privo di sensi, sono stata io a legargli le mani dietro la schiena. Erano lunghe e affusolate, quasi femminee, il che mi ha dato un ulteriore brivido. Il viso era parzialmente nascosto sotto una dinoccolata e confusa coltre di capelli ricci e castano rossicci e, stando in piedi davanti a lui, potevo a malapena distinguere le labbra cui quel sonno chimico aveva donato un aspetto dolcemente imbronciato.
L’effetto del tranquillante si è dissipato dopo circa mezz’ora e lui ha rapidamente preso coscienza della sua svantaggiosa posizione.
Gli ero proprio di fronte, così, quando ha alzato la testa, è me che i suoi occhi hanno trovato, con un’espressione supplichevole e spaventata come quella di un bambino.
Ora potevo vedere i suoi lineamenti con maggiore precisione: il viso chiaro, reso ancora più chiaro dallo spavento, aveva assunto, per via della luce del fuoco, un colorito giallo che nel complesso mi ricordava il Bacchino Malato di Caravaggio; una generosa manciata di lentiggini gli punteggiavano le guance e il naso, mentre gli occhi erano scuri, ancora più scuri per tutto il bianco degli occhi sbarrati.
Ha iniziato poi a guardarsi attorno freneticamente, finché non ha visto Kara che subito è impallidita e ha abbassato lo sguardo. Ma lui continuava a fissarla, immagino, per cercare di rimettere ordine nella sua mente offuscata, finché non ha detto: “*******? Sei tu?”.
“Non è più il suo nome, ed è a me che ti devi rivolgere” sono intervenuta io. Ma lui, dopo avermi guardata per un momento, è tornato a parlarle: “Non so cosa stiate facendo qui, però ti prego, slegami, non dirò niente a nessuno, solo…slegami, per favore”.
Kara stava per crollare, vedevo l’esitazione anche in Neve e Zora; dovevo fare qualcosa.
A passi svelti mi sono avvicinata a lui e ho appoggiato pesantemente entrambi i palmi sulle sue ginocchia. I suoi ricci sono balzati indietro mentre tentava di sottrarsi il più possibile al mio viso ora così vicino a lui. Allora gli ho chiesto di nuovo di smettere di parlare.
Nonostante il mio arrivo piuttosto aggressivo, il mio tono era incredibilmente gentile, il più gentile che il mio cuore martellante potesse concedermi in quel momento.
Speravo mi disobbedisse, lo speravo davvero. E non ho dovuto attendere molto, perché di lì a qualche istante lui ha ricominciato a rivolgersi a Kara, pur senza perdermi d’occhio.
Le ha detto: “Ero…ero in classe con tua sorella, ****; non ci conoscevamo molto bene ma so che è una brava ragazza e sono sicuro che lo sia anche tu”.
Lottavo con tutta me stessa, tutta me stessa, per non sorridere, ma non ce l’ho fatta. Prima che potesse proseguire oltre, ho spinto violentemente la sedia finché non si è ribaltata all’indietro. Al relativamente attutito tonfo ha fatto immediatamente seguito il lungo lamento causato dalle mani legate dietro la sua schiena, schiacciate sotto il suo esiguo peso, ma comunque non senza dolore.
Ero decisa ad andare fino in fondo, non c’era in me nemmeno un accenno di esitazione.
Il mio stivaletto infangato ha premuto lievemente sul suo torace, in corrispondenza delle mani legate dietro la schiena.
Sapevo che quello era un momento crucciale per tutti i presenti: stavo letteralmente dettando le regole del gioco; forse ancora più importante ne sondavo i limiti. Lui doveva capire che facevamo sul serio, e le altre dovevano prendere consapevolezza del fatto che, di lì a poco, avremmo concretizzato dei concetti che fino a quel momento erano stati solamente un’astrazione.

ZORA
Credo sia stato in quel momento che noi abbiamo davvero realizzato quello che stavamo facendo. Settimane di progettazione non ci avevano affatto preparate, eppure Luna era determinata ad arrivare fino in fondo, e noi con lei.
Ha sfilato le sue mutandine e le ha lasciate cadere sul suo viso.
Non avevo mai visto una simile espressione di compiacimento ed ebbrezza nel suo sguardo…era completamente assorbita da quello che stava facendo.
Una strana euforia si era impadronita di lei.
Si è seduta cavalcioni sul suo petto mentre lui continuava a lamentarsi per il dolore ai polsi; dopodiché gli ha coperto gli occhi con le mutandine, tenendole ferme con la mano, mentre con il bacino si è spostata sulla sua bocca. Immagino che lui l’abbia tenuta chiusa, perché lei ha stretto un pugno di riccioli nella mano libera e si è chinata a sussurrargli qualcosa all’orecchio.

NEVE&KARA
N Le ho sentito dire “è meglio per te se ci dai quello che vogliamo senza farci arrabbiare”. Da quel momento lui deve aver finalmente aperto la bocca perché Luna ha iniziato a godere. All’inizio ero…spaventata…ma più restavo a guardarla più mi piaceva. Lei era così…potente, e sicura di se, padrona della situazione. Ed era una mia sorella; ho iniziato a sentirmi così anche io: forte.

LUNA
Non volevo raggiungere l’orgasmo, anche se avrei potuto; sapevo che quella fame era ancora utile.
Mi sono rialzata e lui, con la bocca di nuovo libera, ha ripreso lievemente a lamentarsi.
Ho indietreggiato, l’ho preso per la maglietta, e ho rimesso in piedi la sedia e lui con essa, ritrovandomi cavalcioni sulle sue ginocchia.
Mi sono avvicinata al suo orecchio e gli ho bisbigliato piano che ero soddisfatta ed era stato bravo. Gli ho baciato una guancia e mi sono allontanata dalla sedia.
Non volevo vederle esitare per chi dovesse avere il turno successivo, così mi sono avvicinata a Neve e Kara, che si trovavano alla sua destra.

NEVE&KARA
N Si è avvicinata a noi con negli occhi uno sguardo che mai le avevo visto.
Ha passato il pollice lentamente sul suo labbro inferiore e, divertita e trasognata, ci ha detto: “Credo meriti un po’ di dolcezza ora, non vi pare? È importante che anche lui abbia fame, è importante”.

K Non ho compreso fino in fondo cosa intendesse, ma ha ripreso il suo posto di fronte a lui e ci ha guardate con un cenno di assenso. Ero ancora piuttosto smarrita, mentre Neve sembrava avere le idee decisamente più chiare, così mi ha preceduta e condotta davanti a lui.

N Ci siamo baciate. Cioè, io l’ho baciata. Non sono sicura di quale sia stato il motivo, mi è sembrata subito la cosa giusta da fare.

ZORA
Neve ha sorriso e ha dato un lungo bacio a Kara a pochi centimetri da lui. Intanto potevo vedere la sua piccola mano farsi strada su e giù per la sua coscia.
Quando si sono separate Neve si è inginocchiata e, tirandola per una mano, ha portato in ginocchio anche Kara, che pareva come in trance.
Ha sbottonato i pantaloni di lui e glieli ha abbassati fino alle caviglie, insieme alle mutande.
Lei era così seducente, e inebriata, mentre Kara ancora rimaneva completamente assente.

NEVE&KARA
N Vedevo la sua incertezza, vedevo i suoi dubbi e quanto tutte noi ne fossimo indebolite. Così ho passato la mano tra i suoi capelli, dietro la testa, e l’ho abbassata vicino ai suoi genitali, senza, però, farlelo toccare.

K A un certo punto lei mi ha detto: “non guardare lui, guarda solo me. Ci siamo solo io e te Kara, lasciati andare, e fai quello che faccio io”.
Sorridendo ha tirato fuori la lingua e l’ha passata con estrema lentezza sul suo interno coscia, continuando a guardare me, mentre lo faceva. Allora mi sono decisa e ho fatto altrettanto.

LUNA
Erano…bellissime. Così forti e sensuali. E lui? Lui era confuso, eccitato, impaurito, semplicemente completamente in nostro potere. In loro potere.

NEVE&KARA
N Non sapevo esattamente cosa aspettarmi, ma in pochissimo tempo abbiamo ottenuto la sua erezione, senza tuttavia averglielo ancora nemmeno sfiorato.
Guardandolo negli occhi, ho interrotto i baci che Kara stava dolcemente posando nella piega dei suoi fianchi e l’ho baciata di nuovo. Sentivo il suo sguardo confusamente abbandonato a noi e completamente, interamente nostro. Finché la mano di Zora non si è posata sulla mia spalla.

K Mi sono voltata e l’ho vista in piedi dietro di noi. Senza darci alcuna spiegazione ha girato attorno alla sedia, gli ha bisbigliato qualcosa all’orecchio e, dopo un suo sì con la testa, gli ha slegato i polsi. Ci siamo voltate a guardare Luna, e lei se ne stava con le braccia incrociate a guardare la scena, compiaciuta e sorridente.

ZORA
Gli ho detto che se avesse fatto il bravo, e una volta slegato non avesse fatto qualche stupidaggine, gli avrei concesso di godere un po’. E sono stata di parola: mentre Kara e Neve continuavano a baciarsi davanti a lui, io gli ho legato di nuovo i polsi, ma questa volta davanti, in modo che potesse toccarsi…seppure alle mie regole.
Tenevo, dritto e teso, il capo della corda che terminava nelle sue mani, e quando lo sentivo cercare di scendere più a fondo, a volte lo trattenevo, tendendo la corda. Durava anche solo un attimo, ma assumeva un’espressione dolente che mi faceva impazzire.
A volte invece esitavo più a lungo, per minuti interi, mentre Neve scendeva con la bocca sempre più vicino alla profonda scollatura dei seni di Kara, e lui era tanto eccitato che tentava di muovere il bacino pur di riuscire a sentire ugualmente qualcosa.

LUNA
Anche se distante, potevo respirare quell’atmosfera sfrenata e orgiastica che avevo sempre immaginato leggendo dei convulsi balli delle baccanti o degli ancestrali Sabba.
Avevo deciso però, che lui avesse goduto a sufficienza, e che gli spettasse ora del giusto dolore.
Ho spezzato con un colpo secco un ramo piuttosto elastico e non eccessivamente fronduto. Tutto è taciuto, e tutti si sono rivolti a me.
Mi sono prima avvicinata a Neve e Kara, che stavano ancora semi svestite accoccolate ai suoi piedi: ho detto loro di liberargli i piedi. Mentre loro eseguivano ho chiesto all’orecchio a Zora di guidarlo per i polsi, in modo che stesse ora sdraiato di traverso, con la pancia sulla sedia.

ZORA
Non avevo idea di cosa potesse avere in mente, ma lo sospettavo e, sinceramente, lo bramavo. In qualche modo ero grata del ruolo che in tutto questo mi era quasi accidentalmente spettato: avendo i capi dei suoi polsi, mi trovavo proprio di fronte a lui, con il suo viso proprio di fronte al mio. Kara e Neve si trovavano sull’altro lato, insieme a Luna: ad ognuna spettava tener ferma una gamba, mentre lei, eretta con nelle mani il bastone, aspettava che tutte fossimo pronte.
“Questo è l’abisso, e noi stiamo per entrarvi insieme, sorelle”. Detto questo ha inflitto la prima forte scudisciata. Il rumore ha ricordato quello di una frusta, ma più breve e…non saprei dire…compatto.
Ho perso la sua prima reazione, poiché la mia attenzione era andata interamente a Luna, ma poi non è più accaduto. Mi beavo della stretta morsa dei suoi denti che vedevo addirittura tremargli sotto le guance, e dell’espressione dolente che gli avevo visto fare poco prima quando ero io a giocare con lui. Teneva gli occhi chiusi e stretti per la maggior parte del tempo, e sempre lungamente dopo ogni colpo subito; eppure a volte li riapriva sgranandoli e fissandomi con uno sgomento che mi entrava dentro come una coltellata, senza causarmi tuttavia alcun dolore.

NEVE&KARA
N Stringevo le dita attorno ai suoi polpacci tanto forte da sentire le unghie affondargli nella carne. Dal momento che sapevo di non contribuire alla sua sofferenza in alcun modo se non con quello, imponevo a me stessa di non lasciare in alcun modo la presa.
A un certo punto però, ho guardato accanto a me: tra le gambe di Luna intravvedevo lo sguardo fisso a terra e smarrito di Kara che, come me, teneva stretta l’altra gamba.

LUNA
Non so dire da quanto gli stessi impartendo quella punizione. Il bastone rendeva il mio compito pieno di gratificazioni con uno sforzo minimo. I segni rossi e stretti s’intrecciavano e sovrapponevano ricordando la trama di un fitto e rosso filo di lana raggomitolato.
Ad ogni fustigata tremava un po’ di più sulle gambe della sedia e si lamentava con più dolore e maggiore rassegnazione. Vedevo Zora puntellarsi con i piedi contro le gambe della sedia per lasciargli ad ogni scudisciata sempre meno possibilità di movimento.
Poi Kara mi ha improvvisamente chiesto di fermarmi. Mi sono voltata: gli occhi gonfi di lacrime e la mano appoggiata sulla mia coscia. Le ho chiesto il perché e lei, con la voce scossa, mi ha semplicemente detto: “non voglio più che soffra”.
Non ero del tutto sorpresa, né ero sorpresa che tra tutte fosse stata proprio Kara a rivolgermi quelle parole. Allora le ho chiesto: “Perché Kara?”.
“Perché sentirlo soffrire fa soffrire anche me” ha continuato mantenendo lo sguardo fisso a terra.
“Lui è un uomo. Lui rappresenta tuo padre e tuo fratello, che hanno reso te e tua sorella le loro domestiche. Rappresenta il professore che ti ha fatta bocciare perché non hai risposto alle sua avance. C’è bisogno che continui?” l’ho ammonita io duramente.
“Non è nessuno di loro” si è limitata a rispondermi con un filo di voce.
Dopo un lungo momento di silenzio ho sentenziato: “per difenderlo ti stai schierando contro le tue sorelle, contro la tua famiglia, contro la tua femminilità, te ne rendi conto?”.
Ha risposto solo sì.
Allora l’ho incalzata con ancora più durezza: “se non vuoi che io continui a punirlo, prenderai tu le sue frustate, è questo che vuoi?”.
A quel punto ha alzato lo sguardo verso di me e, con voce più sicura, mi ha detto: “se è questo che ti farà smettere…sì”.

NEVE&KARA
N Ero completamente spiazzata, ho guardato con che occhi Luna stava puntando Kara e nella mia mente svuotata dalla sorpresa sono riuscita solo a pensare che semplicemente non potevo lasciare che lei le facesse del male. Così sono intervenuta: “Luna non farlo, punisci me al suo posto”.

K È stato un sollievo sapere che non ero sola, ero completamente terrorizzata, poi ho sentito anche la voce di Zora, che nel frattempo si era alzata, e ha detto: “Dovrai punirci tutte”.
A quel punto Luna ha lanciato il bastone nella boscaglia e ha parlato con tono dolce e pacato.

LUNA
“Un uomo non l’avrebbe mai fatto; siete uscite pure dall’abisso” e ho predisposto perché Kara lo riportasse a casa; che lui non parlasse con nessuno dell’accaduto era compito suo, e non sono particolarmente preoccupata per l’esito.
Quella notte però ci ha cambiate, irrevocabilmente, forse non nel modo in cui mi sarei aspettata: succede ancora che ripensi al suo corpo inerme sotto di me, alla sua virilità nelle mani delle mie sorelle, al nostro potere totale su di lui di concedere piacere o infliggere dolore.
Nessuno esce puro dall’abisso.
O forse…forse sono solo io, ma non c’è bisogno che lo sappiano anche le mie sorelle.