(8°capitolo)

Melone Rosso Caldo

(di Edina Hélène Pérez Houllier)

Papa Noël

La lezione di ginnastica aerobica fu solo una gran confusione. L’insegnante di nome Nadine era una ragazza di circa trent’anni, con un fisico straordinariamente atletico, i capelli lisci di colore rosso vermiglio raccolti in un codino svolazzante, e due cosce meravigliose; mi parve abbastanza in difficoltà mentre provava a tenere a bada una sala piena di donne più o meno giovani, molte delle quali assai lente ed impacciate, come e più di me, nei movimenti della danza.
Fu davvero buffo e divertente vedere Sophie che provava ad eseguire il movimento della capriola; io nemmeno provai ad imitarla, e quando finalmente si concluse l’ora di lezione, ne fui davvero lieta e sollevata: la ginnastica aerobica non faceva assolutamente per me, ma sono certa che anche Sophie giunse presto alla medesima conclusione.
Ci trovammo tutte nello spogliatoio, che era una squallida stanzona assai affollata e rumorosa; e dopo essermi fatta la doccia, mi avvicinai allo specchio per asciugarmi i capelli.
In quel preciso istante, mi capitò di vedere riflessa nello specchio la mia compagna, alle mie spalle, che si stava rivestendo dopo essersi asciugata per bene.
Di colpo ristetti sulle gambe, incredula: Sophie aveva qualcosa di strano, aveva il sedere completamente gonfio, pieno di lividi e di orribili chiazze nere.
Aveva preso di nuovo le botte.
Ma stavolta le aveva prese davvero di brutto, dal momento che aveva il sederone completamente deturpato e tumefatto.
Immediatamente mi sovvenne il pensiero delle minacce di sua madre Claudia, riferitemi testualmente da parte di André, e subito realizzai che a quanto pare, sua mamma le aveva mantenute sul serio, ed eseguite alla lettera. E stavolta doveva essersi trattato di una punizione davvero molto severa, per averle combinato il didietro in quel modo: era davvero tutto nero e gonfio.
Sophie doveva non essersi accorta affatto che io la stessi guardando, o forse doveva anche avere dimenticato di essere ridotta così, altrimenti avrebbe certamente evitato di esibire le sue nudità in quel modo; era anche strano come nessun’altra delle donne lì presenti l’avesse notata.
Provai pena e dolore per lei, era stata umiliata nuovamente, castigata per la seconda volta di fila nel giro di un paio di mesi, e ridotta con un sederone grosso così.
Per fortuna indossò quasi subito i suoi vestiti, una canottierina colorata con fiori gialli, un paio di mutandine bianche piuttosto spesse, e la tuta, coprendosi e liberandomi da quella vista imbarazzante.
Feci finta di non essermi assolutamente accorta di nulla, e del resto il comportamento di Sophie non dava ad intendere che qualcosa di particolare le fosse accaduto.
Aveva solamente avuto ciò che meritava, ed in fondo era anche ciò che in cuor mio avevo desiderato che accadesse; immaginai anche la rivalsa della povera Flora, era probabile che la madre avesse punito Sophie allo stesso modo, o magari ancor più duramente.
Lo raccontai subito ad André, che come di consueto mi stava aspettando, e questi fece quasi un balzo dalla gioia, commentando: “… finalmente quella stupida culona, ha avuto quel che le serviva …”.
L’indomani mi presentai come tutti i martedì a casa della mia amica per studiare, e vi ritrovai una situazione assolutamente normale, come se non vi fossero stati né l’incontro della signora Claudia con mio fratello, né la successiva punizione di Sophie.
Quest’ultima era sempre allegra e scherzosa, mentre la madre aveva conservato il suo consueto atteggiamento, cordiale ma sempre perfettamente impeccabile ed oltremodo scrupoloso; faticavo davvero ad immaginarmela con la gonna sollevata, a cavalcioni di mio fratello mentre lui la sbatteva su e giù, né tantomeno riuscivo ad immaginare André che abusava di lei senza alcun rispetto; erano così distanti in età, da farmi apparire semplicemente insensato che ciò fosse accaduto. Era più facile invece immaginare Sophie che veniva fustigata dalla madre, ma nulla nel suo atteggiamento lo lasciava trapelare, al punto che se non l’avessi vista così come era ridotta, lì nello spogliatoio, con il sedere tutto gonfio per le botte, avrei davvero pensato che alle fine l’avesse pure passata liscia.
Per parte sua, André continuò a venirmi a prendere alla fermata del tram, ed in accordo con la signora Claudia non volle comunque farsi più rivedere in casa, al fine di evitare situazioni complicate ed imbarazzanti con Flora.
Era ad ogni modo eccitatissimo dall’idea di poterla rivedere di lì entro pochi mesi, finalmente avrebbe potuto fare sesso con lei, e da quel momento in avanti gli sguardi che Flora gli riservava di nascosto dalla camera accanto a quella di Sophie, divennero espliciti e soprattutto finalmente ricambiati, dato che mio fratello fissava la finestra della stanza buia accanto alla nostra per quasi tutto il tempo.
Nacque così un’attesa spasmodica, una stranissima vicenda romantica d’altri tempi, tra due giovani che erano pronti ad esplodere in una passione irrefrenabile, ma che semplicemente non potevano incontrarsi.
Con Sophie iniziammo a preparare un complesso lavoro visuale per la materia di Grafica, utilizzando delle tavole di cartone, ed i colori da disegno che lei stessa con grande lungimiranza, aveva acquistato proprio quel lontano pomeriggio, lo stesso del famigerato incontro.
Questo lavoro ci avrebbe portato via moltissimo del nostro tempo, ed il tema in oggetto era la forma nell’era globale; il tutto andava corredato con una ricerca e con la lettura di un libretto. Per molto tempo i nostri pomeriggi di studio si sarebbero sviluppati in maniera assai differente, parlando e ragionando su come affrontare al meglio il compito non semplice che ci era stato assegnato.
Questo mi consentì di conoscere un aspetto differente del carattere di Sophie: era piena di idee e di iniziativa; spesso tornava indietro sulle proprie decisioni, poi riproponeva nuovamente i propositi iniziali, in una girandola di spunti sempre ricchi di grande curiosità.
Forse era una po’ confusionaria, ma giurerei che il suo modo di ragionare fosse invero assai vivo e stimolante anche per me, che ero invece assai più abituata a faticare sui libri, ma decisamente meno indicata per progettare le cose.
Nel frattempo ovviamente, dovevamo curare anche le altre materie, e quindi decidemmo di dividere un po’ a metà i nostri pomeriggi. Ben presto le nostre tavole divennero talmente numerose e disordinate, che decidemmo di trasferire il tutto al piano di sotto, nella veranda.
Pertanto passavamo la prima metà del pomeriggio nella veranda a progettare e a realizzare i nostri disegni, e la seconda in camera da letto, leggendo e studiando come di consueto sui libri.
Nel frattempo la città di Liegi si andava arricchendo di meravigliosi addobbi e di eleganti luci per il Natale; le strade vicino a casa di Sophie erano piene di negozi, e la tentazione di uscire cresceva di giorno in giorno nonostante il freddo.
Ogni tanto la signora Claudia scriveva dei brevi messaggi ad André, ma si trattava quasi sempre di frasi semplici e di circostanza, in cui domandava ad esempio a mio fratello come stesse, o se avesse per caso bisogno di qualcosa. Nulla che lasciasse intendere o trapelare altro; ben presto André iniziò così a pensare che il reale intento della madre di Sophie, non fosse tanto quello di farsi una nuova scopata, quanto piuttosto di favorire la nascita di una futura e stabile relazione proprio tra lui e Flora.
In fondo, al di là dell’impeto giovanile che aveva più volte dimostrato, André era anche un mio congiunto, ovvero una persona in cui i genitori di Sophie potevano riporre serenamente la propria fiducia; piuttosto che abbandonare Flora al suo destino, sarebbe stato per loro di grande conforto, saperla felicemente fidanzata proprio con André.
Forse non era nemmeno un caso che la bella cameriera apparisse adesso completamente serena e a tratti persino radiosa; mi salutava con grande cordialità, ed era visibilmente piena di salute e di entusiasmo.
Iniziammo a persuaderci che la signora Claudia l’avesse perfino anche preparata ad un futuro incontro con lui, architettando tutto quanto con cura e nei minimi particolari.
Domandai allora ad André se fosse realmente innamorato di Flora, e come sempre la sua risposta mi lasciò assai delusa e preoccupata: la sua unica intenzione era difatti quella di fare sesso con lei, anche tutti i giorni se fosse stato possibile, ma nessunissima intenzione di fidanzarsi ufficialmente con alcuna ragazza, né tantomeno con la bella e sensuale cameriera marocchina di casa Coppel.
A quanto pare quindi la signora Claudia stava correndo un po’ troppo con la sua fervida immaginazione; ma non c’era ovviamente alcun verso di poterle parlare.
Sophie da parte sua mi appariva oramai completamente rassegnata alla sconfitta. Era come se avesse intuito da qualche battuta della madre, che vi erano dei serissimi propositi che quest’ultima andava coltivando, relativamente alla cameriera con André; inoltre, con la recente e severissima punizione, per giunta impartita probabilmente sotto gli occhi della stessa Flora, l’assurda rivalità in amore poteva dirsi ora definitivamente conclusa a favore di lei.
Se c’era un aspetto che invece era assai cambiato negli ultimi tempi, era proprio la relazione tra Sophie e sua sorella: la mia compagna aveva preso a reagire assai male ai continui fastidi che Bianca puntualmente le arrecava mentre studiavamo, e giurerei che per più di una volta, le due fossero giunte quasi sul punto di venire alle mani.
Fu quindi una fortuna che, a poche settimane dal Natale, si rivedesse finalmente in casa anche il signor Eric, di ritorno per le ferie; infatti la mia amica, memore delle botte prese, iniziò a trattenersi un po’ di più, e anche Bianca riprese a comportarsi in maniera un po’ meno insopportabile nei suoi confronti.
In quel periodo raccolsi ottimi voti in statica, storia, e superammo con qualche difficoltà anche un’altra, temutissima prova scritta di matematica. Oramai le vacanze erano alle porte, e rimaneva solamente il lavoro artistico da completare.
Ma c’erano anche altre occupazioni assai più piacevoli cui dedicarsi, come ad esempio l’acquisto dei regali e le passeggiate per i negozi. Con Sophie ci concedemmo un bellissimo pomeriggio in centro, tra le luminarie e gli alberi addobbati in mezzo alle strade; mi aiutò anche a scegliere i regali per la mia famiglia.
Per André scelsi una raccolta di dischi hard rock, mentre per mio padre acquistai un libro di Garcia Marquez, che Sophie aveva visto in casa sua e che a quanto pare era piaciuto moltissimo alla madre. Comperai anche una bellissima sciarpa per la signora Lilli, ed alcune cianfrusaglie per altri parenti che non vedevo quasi mai se non durante le feste.
Ero curiosa di sapere che cosa Sophie intendesse regalare ai propri genitori; ma a quanto pare non aveva intenzione di scegliere proprio nulla in quella circostanza insieme con me. Si limitò ad assistermi dandomi molti ed utilissimi consigli.
Dovetti invece implorare nuovamente André, per accompagnarmi il sabato pomeriggio a comperare il regalo di Natale per Sophie; e come più di due mesi addietro, immaginai di cercare qualcosa di bello per lei alla Galerie. Il pensiero ritornò inevitabilmente a quella sciagurata mattina di ottobre, quando mio fratello mi aveva costretta a masturbarlo nei bagni della scuola, prima della fatidica festa di compleanno.
A quanto pare anche André pensò esattamente alla stessa cosa, e per l’ultima volta osò chiedermi quello che ancora oggi mi vergogno semplicemente a ripensare; voleva che glielo prendessi nuovamente tra le tette.
Ma lo fece con una sorta di timidezza e quasi di timore per la mia possibile reazione, al punto che vedendo la mia evidente espressione di rabbia e di disappunto, finì per ritrattare tutto quanto e per accompagnarmi senza pretendere più nulla in cambio. Sarebbe stata quella l’ultima volta in assoluto, in cui André avrebbe osato chiedermi quelle vergognose prestazioni: da quel momento in avanti, non sarebbe stato più necessario per me, donargli il piacere.
Non era affatto facile scegliere un regalo per Sophie, dal momento che quest’ultima possedeva ogni genere di vestito e di inutile orpello; era anche molto viziata per cui sarebbe stato assai difficile stupirla con qualcosa di sorprendente e di inatteso.
André mi lasciò da sola a girare per i negozi, ed io rientrai nuovamente da Roberta; ma questa volta lo feci per cercare qualcosa di soffice e sensuale per me: iniziavo a desiderare fortemente di avere anche io un ragazzo, e speravo che un nuovo paio di slip potesse portarmi fortuna.
Invece per Sophie scelsi una scatola piena di trucchi e di smalti; non si truccava quasi mai, e quando lo faceva, non dimostrava mai di possedere grande inventiva. Mi feci quindi preparare un pacchetto bellissimo, e ovviamente spesi un’autentica fortuna; ma del resto, non potendo sapere nulla di cosa lei intendesse regalarmi, tantomeno potevo rischiare di apparirle troppo parsimoniosa.
Eravamo giunte oramai alla soglia delle vacanze, ed il lavoro di grafica era pressoché completato; lo potevamo rimirare su quattro tavole, distese sul pavimento della veranda ad asciugare. Arrivate quindi al giovedì, che era anche la vigilia della consegna del lavoro, ci rimaneva solamente da incollare alcuni effetti visuali mancanti, che avremmo applicato direttamente sul cartone.
Aveva fatto la sua comparsa all’interno della veranda un grande tavolo verde da ping-pong, con la rete nel mezzo, che a quanto pare i genitori di Sophie montavano ogni volta che le ragazze avevano un lungo periodo di vacanze. Probabilmente il gioco le avrebbe distolte eccessivamente, quando piuttosto c’era da studiare.
Pensammo dunque di approfittarne e ci servimmo del tavolo, smontando la rete, per appoggiarvi il nostro lavoro e completare così gli ultimi ritocchi.
In precedenza, prima d’iniziare a concentrarci sul da farsi, avevamo anche celebrato il rito dello scambio dei pacchetti coi doni; e con mia grande sorpresa, oltre ad una busta pesante e di grandi dimensioni che mi consegnò la mia amica, mi venne offerto anche un elegante pacchetto di colore rosso, tutto rifinito in argento: era un gentile pensiero da parte dei due genitori.
Ci promettemmo solennemente che li avremmo scartati non prima del giorno di Natale, ma intanto dovetti baciare e ringraziare tutta la famiglia, compresi il signor Eric ed anche Bianca.
Quest’ultima ci ronzava sempre attorno, quel giorno non voleva proprio smetterla di disturbarci; ma in fondo potevo anche comprenderla: tra i regali di Natale, ed i nostri cartoni colorati appoggiati sul tavolo da ping-pong, vi era indubbiamente una gran confusione ed un clima assai festoso.
Poco dopo, mentre lavoravamo alacremente sempre nella veranda, Sophie prese a dipingere con i colori da disegno una pallina da ping-pong, arricchendola con alcuni variopinti temi natalizi; era indubbiamente molto brava anche con le decorazioni.
Si avvicinò in quell’istante anche Bianca, incuriosita dai suoi disegni, e Sophie per togliersela di torno le porse una delle due racchette da ping-pong che erano appoggiate sul tavolo, quella di colore nero, ed un pennello con la vaschetta dei colori, invitandola così a fare altrettanto.
Che fosse anche quella una subdola trappola, architettata dalla mia amica per mettere nei guai l’incauta sorella? Io non avrei mai nemmeno immaginato che quelle due racchette fossero assai costose, né che il signor Eric le adoperasse ogni tanto per delle competizioni di livello quasi professionistico; a quanto pare neppure Bianca lo sapeva, e dovette pensare che i colori si potessero facilmente lavare: così sciaguratamente imbrattò la racchetta scarabocchiandovi il proprio nome, e completando il tutto con una faccina sorridente, proprio come lo era la sua in quel preciso istante, mentre combinava il disastro.
Visibilmente soddisfatta, l’appoggiò nuovamente sul tavolo insieme all’altra, quella di colore rosso, mentre noi proseguivamo il nostro lavoro con le decorazioni. Sophie nel frattempo aveva frettolosamente occultato la pallina da ping-pong che aveva precedentemente colorato, prendendone una nuova dall’astuccio in plastica che ne conteneva di diverse.
Passarono diversi minuti e la cosa apparentemente finì lì.
Bianca adesso era salita in camera sua a guardare la televisione, e noi due lavoravamo finalmente da sole ed in santa pace. Fu solamente una coincidenza, il semplice fatto che il signor Eric entrasse nella veranda per chiedere a Sophie, se per caso le occorresse qualcosa dal negozio di cancelleria dove egli stava per recarsi, vestito con un lungo impermeabile chiaro.
Afferrò la racchetta nera tenendola ferma e salda davanti ai propri occhi quasi completamente inespressivi, fissando lo sciagurato scarabocchio operato dall’incauta figlia.
Ci volle assai poco per comprendere quanto quell’innocente disegno rappresentasse un errore imperdonabile per Bianca, ed io in cuor mio sperai solamente che Sophie riconoscesse ancora una volta le proprie responsabilità: era stata lei ad incitare la sorella a decorare quell’oggetto.
Invece Sophie tacque, e con tono di voce assai fastidioso e supponente confermò che era stata proprio Bianca a deturpare la racchetta con i colori da disegno, che noi stavamo utilizzando invece per il nostro lavoro di grafica.
Il signor Eric non aggiunse nulla, e prese con sé le due racchette.
Sapevo che di lì a poco avrei assistito nuovamente a delle botte in quella casa, ma sperai in cuor mio che Bianca riuscisse a giustificarsi in qualche modo; Sophie invece si illuminò subito in volto e, alzandosi in piedi, mi invitò a seguirla per spiare cosa sarebbe accaduto di lì a poco alla sorella.
Affacciate quindi nel corridoio in modo furtivo, vedemmo semplicemente il signor Eric che usciva rapidamente dal bagno, aveva solamente una delle due racchette in mano, quella rossa; la signora Claudia non era in casa, mentre lui decise di togliersi l’impermeabile che aveva indossato per uscire, rimanendo così in un elegante completo grigio, mentre saliva lentamente su per le scale.
Urlò qualcosa a Bianca, ed infine si ritirò nel salone, sempre brandendo l’altra racchetta, quella intonsa, nella sua mano destra.
Pensai che fosse tutto finito lì, e provai anche un leggero senso di sollievo; ma non avevo neppure immaginato, che quello non fosse null’altro che l’inizio.
Bianca discese le scale dondolando lentamente sui piedi, con espressione assai stupita, senza intuire minimamente ciò che le stava per accadere, ed entrò finalmente in bagno come probabilmente il signor Eric le aveva ordinato di fare; vide dunque la racchetta che aveva imbrattato, immersa nel lavandino, accanto al sapone e ad uno straccio.
Era evidente come il signor Eric desiderasse che la figlia provasse a lavare la racchetta così inutilmente e stupidamente imbrattata, e dunque così fece Bianca, obbedendo all’ordine di suo padre: iniziò e sciacquare e a strofinare la superficie di gomma dove aveva scarabocchiato il proprio nome, ma non c’era alcun verso di cancellare i segni.
In quel preciso istante, vedemmo il signor Eric entrare a sua volta in bagno, con la racchetta rossa nella mano destra.
Lì compresi tristemente, che per Bianca era giunto il momento delle botte, dal modo in cui il genitore attraversò il corridoio, con passo rapido e determinato.
Sophie mi fece cenno di avvicinarmi alla porta del bagno, e io la seguii come una stupida; certamente ero curiosa anche io di vedere cosa sarebbe accaduto, Bianca era vivamente antipatica anche a me, ma giammai mi sarei augurata di vederla umiliata in quel modo.
Aveva indosso i pantaloni della tuta, ed una polo a maniche lunghe, di colore blu scuro. Prese subito a mugolare con voce da bambina: “… aiutami papà … non si cancella …”. E già piagnucolava.
Il signor Eric le stava dritto in piedi alle spalle, e le appoggiò il pollice della mano sinistra sulla schiena, spingendola ancor di più verso lo specchio e verso il lavandino, dove la figlia stava ancora disperatamente tentando di far scomparire i segni, strofinando come meglio non poteva.
Le rispose adirato, con tono di voce tra il cinico e l’ironico: “… ah sì !?! … non si cancella !?! … e allora lavala meglio !!! più forte ! … così, diamine !!! … lavala ancora brutta stupida che non sei altro !!! … non si cancella più eh !?! Strano vero? La prossima volta allora dipingi anche quest’altra che sto per darti ! … adesso ti faccio vedere io come si usa questa qua con le ragazzine stupide e cretine come te … adesso ti insegno io come ci si comporta …”.
E tenendole sempre la mano sinistra appoggiata sulla schiena, le mollò un colpo sordo e preciso sul didietro con la racchetta rossa, facendolo rimbalzare con un tonfo ovattato.
Bianca riprovò più forte con il sapone e lo straccio, e subito fu battuta nuovamente, con un colpo ancora più preciso e ben assestato sul didietro della tuta.
Sperò in cuor suo di riuscire a cancellare lo sciagurato scarabocchio, ma non faceva in tempo a strofinare con lo straccio, che ancora il signor Eric prese a batterla nel mezzo, facendola sobbalzare in avanti e indietro davanti al lavandino.
Iniziò a piangere disperatamente; fu allora che il signor Eric tutt’altro che impietosito, decise che non sarebbe finita lì, e con un gesto rapido ed imperioso, le abbassò in un sol colpo e con ambedue le mani i pantaloni della tuta e le mutandine, scoprendole in un istante e senz’alcuna vergogna, il sederino bianco, già pesantemente livido e arrossato per via dei colpi presi.
Sophie gongolava dalla soddisfazione, e stavolta nemmeno mal celava la sua tracotante gioia nell’assistere alla bruttissima fine che attendeva la sua odiata sorella.
Con i pantaloni e le mutandine completamente tirati giù attorno alle caviglie, Bianca era totalmente indifesa e porgeva, così, il culetto soffice verso il padre; questi, brandendo sempre in pugno la racchetta rossa, pose fine alla discussione dicendo: “… vedi tesoro ? con te è inutile parlare e spiegare le cose … tu capisci le cose solamente quando papà ti tira giù le mutandine … è così tesoro ?”.
Prese a batterla, una natica alla volta, trattenendola salda per i fianchi, e deridendola cinicamente mentre lei continuava invano a strofinare. Oramai la punizione stava diventando orribilmente dolorosa e umiliante per Bianca.
Eppure la ragazzina continuava miseramente a provare con il sapone e lo straccio; dovette anche pensare che il padre non avrebbe finito di batterla fin tanto che quegli orribili scarabocchi non fossero stati definitivamente cancellati.
Sophie sorrideva nel vedere la scena, mentre io provavo molta tristezza e pena per Bianca; pensai che non avrebbe mai più dimenticato questa lezione, e che l’avrebbe ricordata per intero ogni qual volta in vita sua, si fosse ritrovata a lavare qualcosa, piegata davanti ad un lavandino.
Il padre sembrava quasi volerla irridere, al punto che mi parve pure ad un certo punto, che si volesse davvero prender gioco di lei, anche se certamente non era così.
Dovette comunque scambiarle il didietro per una pallina da ping-pong, dal momento che in un certo istante, il signor Eric assunse anche una postura più rilassata, compiendo un ampio movimento del braccio e colpendola diverse volte, sempre una natica dietro l’altra, mentre la figlia continuava e piangere per il dolore.
Non faceva neppure in tempo ad alzare la testa, che subito il padre, attendendo un solo istante in più, la colpisse nuovamente con colpi sordi e penosi, facendola nuovamente piegare in avanti in modo disperato.
Mi meravigliavo di come non provasse pietà nel vederla umiliata in quel modo, e certamente s’era reso perfettamente conto di come anche noi stessimo guardando la scena fin dall’inizio; Sophie stringeva le labbra e teneva le mani incrociate sul grembo con espressione giocosa.
Il didietro di Bianca non era affatto grosso, ma mi parve via via sempre più molle e sfatto, man mano che due brutte chiazze vivide e rosse si andavano formando su entrambi i glutei; il pianto disperato della sorella di Sophie si arrestava per un solo istante, ad ogni percossa, e poi riprendeva inesorabile, sempre eguale e continuo.
Implorò perdono e promise che non avrebbe mai più fatto la stupida, ma solo dopo che il padre glielo chiese per almeno tre volte, ed ogni volta furono altre botte sorde e penose per lei.
Alla fine la lasciò con due segnacci viola proprio nel mezzo, e la costrinse pure a mettersi le mani sulla testa; l’aveva ridotta malissimo, ed io provai un senso immane di dolore solamente a immaginare come doveva essere stato per lei, venire punita così.
Credo che quel Natale Bianca se lo sarebbe ricordato per sempre, e che da quel giorno in poi avrebbe fatto molta più attenzione, a non scarabocchiare mai per sbaglio le cose altrui.