Cambio di Mano

(di V.)

 

“Mi spiace Carlo, ma adesso tocca a te! Non si può più rimandare”. La signora Micheli ne aveva parlato col marito nel tepore del loro letto matrimoniale, sottovoce, a tarda sera. Erano entrambi molto preoccupati per la figlia Paola, una 19enne che avrebbe dato del filo da torcere a chiunque. Un mezzo disastro negli studi nonostante la vivida intelligenza, la bugia come mezzo di comunicazione, la tendenza a frequentare sempre e comunque le persone sbagliate e soprattutto a fare l’esatto rovescio di quello che i genitori le dicevano. E il problema non era solo per lei perché Paola rischiava di essere un pessimo esempio per le due sorelline minori, due gemelle di 11 anni che per il momento erano davvero giudiziose. La signora Micheli sapeva cosa serviva a Paola, era una convinta sostenitrice delle sculacciate soprattutto da una certa età in su e certo solo in caso di situazioni di quel genere. Ne stava facendo, in effetti, largo uso da un po’ di tempo a questa parte ma c’era un problema che le rendeva praticamente del tutto inefficaci. La signora Francesca era infatti di costituzione minuta con due mani piccole e non aveva la forza sufficiente per rendere quella punizione efficace. Paola era più alta di lei e aveva preso molte cose dal padre, gli occhi scuri per esempio. Era slanciata e molto provocante, con lunghi capelli ricci neri e curve al posto giusto. Labbra carnose e uno sguardo  da furbetta. La sua mamma aveva anche pensato all’uso di qualche attrezzo per rendere le sculacciate più dolorose ma non voleva in  realtà farlo nel timore di causare qualche danno fisico alla ragazza. Dal canto suo se Paola si era assoggettata a quel rituale era solo perché la cosa le era più o meno indolore, passato un breve disagio fisico minimo ritornava a fare i suoi comodi in attesa della prossima volta. Quanto alla vergogna che un’altra della sua età avrebbe provato in una punizione così lei invece non ne sentiva. Qualche volta dopo un numero impressionante di colpi le era sfuggita una mezza lacrimuccia ma in generale i suoi pacati lamenti erano talmente finti e fatti per ingannare che sua madre se ne era accorta. Era frustrante perché la madre sapeva quanto invece le sculacciate potessero essere efficaci sul piano dolore ma non date dalla sua mano e dal suo braccio. D’altra parte però le sembrava non giusto che di una punizione simile si occupasse il padre che tra l’altro era spesso assente per lavoro e tendeva a delegare sempre a lei le cose che riguardavano l’educazione.

Però la signora adesso aveva deciso e il marito aveva dovuto riconoscere che era tempo di prendere quella decisione. Le ampie mani del signor Micheli potevano essere la giusta cura per Paola. Non si sarebbe dovuto aspettare molto perché l’occasione giusta si presentasse sotto forma di un 3 preso a scuola in italiano. Le insufficienze scolastiche di Paola non erano certo una novità e sicura causa delle purtroppo deboli sculacciate di sua madre. Paola accolse questo 3 con totale indifferenza la stessa che la spinse a sbottonarsi da sola i jeans e abbassarseli appena sotto il sedere mentre ancora la mamma la stava sgridando in sala da pranzo sotto gli occhi delle gemelline: il risultato del sermoncino era scontato tanto valeva accelerarla. Questa volta però la mamma le disse: “Rivestiti Paola! Del tuo sedere si occuperà tuo padre questa sera!”
Era una novità, decisamente. Paola però non era certo il tipo di ragazza da preoccuparsene più di tanto, al massimo rimase un po’ perplessa, ma anche se avesse avuto qualcosa da obbiettare non lo avrebbe mai fatto, tanto più davanti alle gemelline. Paola era poi ormai convinta che le sculacciate non potessero fare troppo male alla sua età, non aveva messo il fatto in relazione con la debolezza di sua mamma ma col fatto che alla sua età non si sentissero più di tanto. Certo il padre le avrebbe fatto un po’ più male ma nulla di drammatico, ne era straconvinta. Per quanto riguarda l’eventuale  vergogna se ne fregava proprio, nè più nè meno. Sta di fatto che le sue attività di giornata non ne risentirono minimamente. La mamma invece, appena saputo l’orario di rientro del marito, aveva fatto andare le gemelline dalla zia. Lei infatti immaginava che piega avrebbero prese le cose e in effetti lo sperava proprio.
Quando il padre arrivò a casa Paola era in camera sua. Fu chiamata in sala da pranzo dove la solita sedia che usava la madre quando sculacciava era già piazzata in centro alla stanza. La predica stavolta fu più breve di quella subita a pranzo e subito dopo arrivò l’ordine perentorio della madre: “Giù i pantaloni Paola!”  La ragazza eseguì meccanicamente poi la madre la prese per un braccio e la collocò di traverso sulle gambe del padre che, sempre muto, si era seduto su quella sedia. La mano dell’uomo si alzò subito bene in alto ma fu bloccata dalla madre: “Fermo! Le mutandine devono scendere! Ci mancherebbe! ”  Fu lei stessa ad andare dietro Paola, a chinarsi e ad abbassarle le mutandine a metà strada fra ginocchia e sedere, ora tutto scoperto.
Ci sarebbe voluto un ferma immagine per immortalare l’espressione di Paola non appena la prima sculacciata si stampò con un fragore impressionante sulla natica destra della ragazza. Gli occhi si spalancarono guardando quasi oltre la parete di fronte, il corpo si irrigidì di colpo, una espressione di paura improvvisa si dipinse sul suo viso. La ragazza aveva capito di colpo in che guaio si trovava. Prima di far cadere il secondo sculaccione il padre aspettò un attimo e guardò la moglie che assentì sorridendo: per una volta il viso di Paola era stato sincero, la ragazza avrebbe sofferto molto, eccome se avrebbe sofferto!
Il secondo sculaccione, fortissimo sullo stesso punto, causò un lungo doloroso  gemito di Paola, un “eeeeeeeeh” prolungato fino fine fiato. Il papà aumentò il ritmo ora colpendo anche la natica sinistra. Paola non aveva mai sofferto così tanto in vita sua, quelle non erano nemmeno paragonabili alle sculacciatine della madre. furono sufficienti meno di 10 sculaccioni perché Paola scoppiasse in lacrime, verissime questa volta. Tormentata da un bruciore insopportabile Paola adesso strillava come una pazza, cercava di tirarsi su ma fu sufficiente sbilanciarla un poco in avanti per renderle impossibile il tentativo. La mamma contemplava lo spettacolo con soddisfazione, lo sgambettamento disperato della ragazza, le sue smorfie e i suoi lamenti avevano il sapore dell’amarissima realtà che stava vivendo. Più volte la signora incoraggiò il marito a darci dentro ma non ce n’era granché bisogno, il padre di Paola capiva lui stesso l’efficacia di quel trattamento e la necessità di riservarlo a Paola.
Quando alla povera Paola fu concesso di rialzarsi come di furia si tirò su pantaloni e mutande e corse in camera sua a piangere, pesta, confusa. I suoi genitori si guardarono soddisfatti anche se dentro di loro un poco tristi. Decisero di lasciarla stare con le sue riflessioni, per consolarla c’era sempre tempo.