La Confessione

(di SMile)

Il Signore F. sarebbe rimasto assente per qualche giorno di meritata vacanza, mi aveva chiesto di assumere la responsabilità della gestione della struttura in sua assenza.

  1. mi lasciò come aiuto la Signorina Alessia, che avevo già avuto modo di conoscere…, diciamo che in occasione della mia ultima visita, un mese prima, la aveva invitata a mostrami il sedere che era stato accuratamente cinghiato il giorno prima.

Lei, senza battere ciglio si era abbassata gli slip e sollevata la gonna si era inchinata, dandomi le spalle e, mi era sembrato altrettanto naturale accarezzare il suo sedere,  con una punta di invidia verso chi lo aveva in “gestione”.

 

Un piacere ad F. lo avrei fatto comunque, ma l’idea di rivedere quella ragazza me lo rendeva ancora più facile da accettare.
Una mattina, le chiesi di controllare la presenza di alcuni documenti nell’archivio.
Visto che potevano trovarsi anche negli alti ripiani avevo dato disposizioni che un giovane stagista la aiutasse, casomai salendo lui in alto se ciò fosse stato necessario.
Con mio disappunto notai che era lei a salirci sopra mentre il ragazzo teneva ferma la scala;
da quella posizione poteva rimirare le sue gambe ben tornite.

Si era giustificata dicendo che lei sapeva dove cercare e si perdeva meno tempo.
C’era qualcosa che… mi sfuggiva, non potei non notare l’eccessiva  sorpresa di lui, quando venni a controllare come stava procedendo.
Era una donna trentenne un po’ “formosetta” ma con delle gambe invidiabili.
Le piaceva farsi guardare, questo era innegabile. Appena arrivata, e con le dovute maniere, le avevo spiegato chiaramente che io non permettevo che questa sua “inclinazione” per l’esibizionismo compromettesse i normali rapporti di lavoro.
Con una scusa allontanai lo stagista per qualche minuto e le chiesi di guardare bene un faldone in alto.
Mentre era intenta a ciò, posizionai per qualche secondo il telefono in modalità video per qualche secondo sotto la sua gonna.
Non era una cosa molto corretta, ma si sa, la curiosità è donna..
Ritornato nel mio ufficio, visionai il breve filmato; la brava e cara signorina quella mattina si era dimenticata di indossare l’intimo.
Andai nel bagno delle donne, aprii lo sportellino dello specchio e, strana coincidenza, li c’era un paio di mutandine .
Il mio primo pensiero fu di rabbia per la palese contravvenzione di quanto le era stato detto. Subentrò poco dopo però la consapevolezza che questo era sicuramente un ottimo motivo per somministrare una punizione esemplare e questo, non mi vergogno a dirlo, superava di gran lunga il disappunto iniziale.

Certo non sarebbe stata la prima volta, avevo già sculacciato molti sederi maschili e anche di qualche donna, ma con lei era diverso, mi trovavo “naturalmente”nel ruolo di severa educatrice.

Da ragazzina, guardando il cartone animato di Heidi, mi immedesimavo nella Signorina Rottenmeier, e fantasticavo di punire i servi negligenti, a volte invece sognavo di essere io punita dal papà di Carla, il Signor Seseman.

Mi vergognavo delle mie pulsioni e ci pensavo “di nascosto”, finché cresciuta ne fui invece orgogliosa.
Arrivò il momento della pausa per il pranzo, mentre tutti erano usciti  le chiesi  di rimanere ancora qualche minuto perché dovevo spiegargli una cosa. Entrammo nel mio ufficio, ci sedemmo.
Le chiesi di nuovo perché era salita lei sulla scala, “come le avevo detto meglio che faccia io quelle cose che so dove mettere le mani” si, io aggiunsi “mentre il tuo ragazzetto sapeva dove mettere gli occhi”.
Lei mi fece un sorriso, in pochi secondi le guance le si imporporarono.
“Non è che si sei dimenticata qualcosa stamattina ?” Altro sorrisetto nervoso, -No non mi sembra-
“Sei proprio sicura ?”, mi sentivo come un gatto che gioca con un topolino intrappolato, e il gioco cominciava proprio a piacermi. Balbetto ancora qualcosa.
“un uccellino mi ha dato questo due minuti fa, per caso sono tue” e appoggiai sopra la scrivania le sue mutandine.
Non se lo aspettava, si morse il labbro e mi guardò senza dire nulla; il suo sguardo però era molto più eloquente di ogni parola.
Con molta calma, scandendo bene le parole le dissi “ora ti alzi in piedi e ti sollevi la gonna”.
Ormai non poteva più tirare fuori scuse, in piedi prese l’orlo della gonna e fissandomi negli occhi lo sollevò.
Io sostenni lo sguardo, poi lentamente abbassai la vista per vedere ciò che già sapevo.
Le ordinai di riabbassare la gonna.
“A quanto pare concedi facilmente la vista delle tue grazie, sinceramente sospetto non solo la vista.
“ Per quel che mi riguarda, fuori di qui, puoi mostrare il sedere a chi ti pare, quello che mi scoccia enormemente è che ora il ragazzetto va in giro a dire che qua dentro. ci sono donne che girano senza mutande e chissà cos’altro. Pur di essere ascoltato chissà cosa si inventerà. C’è già un sacco di gente invidiosa del successo di F., e se queste voci vanno troppo in giro ?”
– Si- rispose con un filo di voce.
“Hai qualcosa da dire a tua discolpa ?”
Rimase in silenzio
“Non penserai che io possa soprassedere, convieni anche tu che meriti una giusta punizione ?”
Silenzio
“allora ?”
-Si, si Signora- rispose con la voce quasi atona.
“Credo sia giunto il momento che tu faccia conoscenza con il cane, 12 colpi sono sufficienti “
Mi alzai e andai a prendere il mio strumento preferito, e come ogni volta il maneggiarlo mi procurava una immediata sensazione di piacere.

Mi avvicinai a lei mentre saggiavo l’elasticità del cane, ” Ora, sfilati la gonna e appoggiati con gli avambracci sulla scrivania”.
Sgranò gli occhi e balbetto qualcosa, ” non mi dirai che ti vergogni, dopo che da tutta la mattina la mostri in giro ?”
Si sfilò la gonna, si mise in posizione.
Magnifica vista, le sue prosperose rotondità ben esposte alle mie intenzioni.
” A ogni colpo, conta”
Ecco il momento migliore di ogni punizione: il primo colpo.
Mi sistemai di lato e cominciai ad accarezzare le sue voluttuose chiappe con la bacchetta e picchiettarle per prendere le misure.
Era una delizia sentire il suo respiro corto e le natiche contrarsi ad ogni tocco.

Feci partire il primo colpo,il fischio e poi lo schiocco sulla sua pelle; leggero inchino delle gambe e il gemito, il primo gemito è quello che mi provoca sempre una immediata ondata di calore alla bocca e al bassoventre
Non so per quale motivo, non lo avevo affatto premeditato, mi venne l’idea di interrogarla, di umiliarla chiedendo conto delle sue bizzarre attitudini sessuali.
“Allora, ti piace andare in giro senza mutande, non è vero, bada di non raccontarmi bugie !”
-Si, mi piace – rispose con un filo di voce.
Le diedi un altro colpo, “non ho capito, parla ad alta voce, ti piace girare senza mutande e mostrare il sedere eh ?”
-Si mi piace girare senza mutande e mostrare il sedere – Questa volta la sua voce era decisamente squillante.
“Lo sai, sei proprio una sgualdrina”.

Sgualdrina, era una parola desueta che quando la sentivo pronunciare da ragazzina ,mi procurava uno strano turbamento, poi acquisita maggiore consapevolezza di me capii che mi eccitava l’idea di esserlo o di avere a che fare con donne tacciate con questo epiteto. Qualche volta, da sola, davanti allo specchio me lo dicevo con la faccia più seria che potessi, e poi scoppiavo dal ridere.

 

Terzo colpo questa volta un po’ più forte dei primi due.
“Chissà cos’altro fai, non credo ti piaccia solo farti guardare, non è vero ?”
Sospirò poi ricominciò a parlare, “si, mi piace molto il cazzo, mi piace prenderlo in bocca, succhiarlo e leccarlo tutto, e poi farmi scopare –
Rimase un attimo interdetta, non mi aspettavo delle risposte così esplicite.
Le ordinai di allargare leggermente le gambe e poi le diedi un altro colpo, “sai cosa sei ? prova a dirmelo ?”

-Sono una… , partii di nuovo il cane, ormai aveva rotto gli indugi ed alta voce disse – sono una svergognata, si proprio una sgualdrina”.
Era terribilmente eccitante, sia quello che diceva e sopratutto il modo, senza ritegno, con una voce morbida e sensuale.
Mi raccontò, fermandosi solo per contare i colpi, anche di come le piacesse essere sodomizzata:

– Adoro sentire il membro duro strusciarsi tra le natiche e sopratutto sentirlo farsi strada nel buchetto  . –

Non so se tutto quello che mi raccontò fosse vero, di improvviso mi ritornò in mente un passaggio del libro “il nome della Rosa” dove l’autore fa dire a frate Gugliemo da Baskerville: “Niente eccita più gli animali del dolore… all’inquisitore non dici solo quello che vuole, ma quello che immagini possa fargli piacere”.

Come succede in altri casi della vita , credevo di essere io a condurre il gioco, ma in realtà era lei che aveva raggiunto il suo obiettivo che era quello di essere costretta a “confessare” i suoi desideri e le sue fantasie erotiche.
Ero stata solo lo strumento del suo esibizionismo verbale.
Arrivai al dodicesimo e ultimo colpo, si alzò per massaggiarsi il sedere, io l’intimai di appoggiare di nuovo il busto sulla scrivania.
Accarezzai le sue natiche deliziosamente striate di rosso, e le allargai per controllare meglio lo stato dell’opera.
La vulva era visibilmente gonfia , la penetrai con un dito. Era completamente bagnata e le strappai un lamento di puro piacere. “allora è vero sei propria una sporcacciona “
-Si – rispose con un gridolino.
Come scritto prima, la curiosità è donna e, facendolo prima di pensare, sfilai il medio, abbondantemente lubrificato e, senza alcuna difficoltà lo introdussi nel ano.

Il giorno dopo mi chiamò F. per sapere come stavano andando le cose e ovviamente nel mio resoconto non omessi questo episodio.

Divertito, mi chiese di chiamarla e si fece raccontare per filo e per segno il motivo e la somministrazione della punizione. Avevo messo il telefono in viva voce,  Alessia raccontò tutto senza tralasciare nulla ma. l’imbarazzo e la soggezione era troppo grande e parlò con un filo di voce a testa bassa. Compiaciuto, ma con studiata seriosità lui sostenne che la punizione fosse stata giusta ma non sufficiente e che gli avremmo fatto sapere cosa ancora attendersi.

Congedata, continuai la telefonata e in pochi minuti mi accordai con F., quindi uscii con lei per una commissione, al ritorno ero più che felice, l’avevo in pugno.

La mattina seguente, dopo colazione la feci sdraiare sopra di me, nuda dalla vita in giù, i segni del cane erano ancora evidenti, la sculacciai ancora , ma senza troppa forza. Il mio obiettivo era un altro. Alternavo i colpi da una parte all’altra con la mano a cucchiaio, quando decisi che il colorito era sufficientemente acceso, mi fermai e dolcemente massaggiai le natiche con una crema idratante. Con la mano indugiai anche sul suo fiore che iniziava a sbocciare ..Alessia sospirava.. ma il mio obiettivo era un altro, e lei lo sapeva.

Non rimase sorpresa infatti, quando massaggiai con la crema l’anellino e poi introdussi una peretta per clistere. La feci rimanere sdraiata sopra di me per qualche minuto e poi lascia che andasse a liberarsi.

Ripetei l’operazione finché non mi assicurò che usciva solo acqua.

La “commissione” del giorno prima, da lei accompagnata, fu una visita ad un negozio “specializzato” dove acquistai un strap-on. Il commesso era una persona molto gentile e sicuramente molto preparata al quel genere di penetrazioni, visto le sue evidenti inclinazioni sessuali.

Nello sconcerto più totale di Alessia, spiegai al commesso che per lei era la prima volta che subiva una penetrazione del genere e quindi mi serviva un modello non troppo grosso.

Scelsi un modello con “accessori intercambiali” di varie dimensioni, come quello che avevo in casa, e un tubetto di lubrificante appropriato.

Inginocchiata su uno sgabello, e busto appoggiato sul tavolo della cucina, ammiravo il suo deretano. Mi posi davanti al tavolo mi tolsi la gonna e l’intimo e poi indossai lo strap-on; quindi  inginocchiata dietro di lei, presi con le mani i due globi. Percepivo al tatto i segni lasciati il giorno prima, con i pollici divaricai leggermente il solco e poi iniziai a leccare.

Non se lo aspettava, infatti prima si ritrasse ma poi offrì di nuovo il suo sedere alla mia lingua, mugolava proprio come una cagna in calore.

Sfoderai tutte le mie abilità linguistiche, assaporai anche il sapore del suo sesso, ma non era il suo il piacere che volevo.

Lubrificai per bene con il medio e poi anche con l’indice l’anello elastico dell’ano e il pene artificiale, poi mi misi a cavalcioni con sue gambe chiuse dentro le mie.

Ad un orecchio  ridacchiando sussurrai “fai dei bei respiri tesoro, che ora ti apro il culetto”.

Appoggiata la punta del simulacro, con molta dolcezza forzai lo stresso passaggio.

Una scarica di adrenalina, accompagnò il senso di possesso.

Avevo già sodomizzato alcuni uomini, ma era già ampiamente avvezzi a queste pratiche, il fondoschiena di Alessia invece era ancora illibato e ciò mi riempiva di ebbrezza per la conquista e allo stesso tempo tenerezza nei suoi confronti.

Spostò un braccio all’indietro e con la mano al mio fianco accompagnava il movimento, mentre con l’altra si toccava. Spostai l’altra mano dal mio fianco alla mia vulva , usai le sue dita come strumento da sfregare contro il centro del mio piacere.

Il culmine non tardò a raggiungermi, avrei voluto protrarre quel momento ma non riuscii a controllarlo; mi piegai sopra la sua schiena e mi inebriai del profumo della sua pelle sudata e dei suoi capelli. Poco dopo, annunciato da qualche tremito venne anche lei.

Le scostai i capelli e la baciai sul collo.

Nel tardo pomeriggio, uscimmo per un’altra “commissione”, questa volta, però, mi permisi di regalargli un bel vestito, visto che ne era a corto.

Poi trascorremmo la serata davanti ad un superbo piatto di spaghetti alle vongole, spettegolando come due vecchie zitelle.