(7°capitolo)

Melone Rosso Caldo

(di Edina Hélène Pérez Houllier)

Il Bastone del Comando

Quando lo raccontai ad André, avrebbe voluto picchiare Sophie con le sue stesse mani.
La mia amica aveva approfittato con cinismo dell’ignoranza e dell’imprudenza della povera cameriera, tendendole un tranello molto ben architettato, e lei vi era caduta con mani e piedi, e con una buonissima dose d’ingenuità.
E senza poterlo immaginare, mio fratello era stato proprio lo strumento della sua vendetta.
Tuttavia, quando domandai a Sophie senza ipocrisie, se già sapesse che la madre avrebbe rincasato prima del solito, insieme a Bianca quel pomeriggio, la mia amica mi rispose con sguardo arrogante e stupito, negando categoricamente tutto quanto. Non me l’avrebbe mai confessato, eppure era così.
Nel frattempo, era anche andata bene alla prova di storia, e come se non bastasse, Sophie s’era presa anche le lodi della professoressa Chenot per il suo brillantissimo esito. La signora Claudia ne fu molto soddisfatta; nonostante le innumerevoli distrazioni, i nostri pomeriggi di studio stavano dunque iniziando a portare buoni frutti.
André si placò presto dalla sua rabbia, per sua fortuna aveva numerosi altri interessi, e con discrezione mi disse che non sarebbe entrato mai più dentro quella casa, ma che piuttosto mi avrebbe aspettata tutte le volte che andavo lì per studiare, attendendomi fuori sulla strada alla fermata del tram.
Doveva essere un’autentica tortura per lui, che tra le altre cose doveva anche rinunciare alla partita di calcio, ma certamente non poteva più tirarsi indietro. Era un suo dovere necessario quello di accompagnarmi a casa.
Non aveva dimenticato Flora, ma sapeva di essersi giocato in malo modo qualsiasi altra possibilità di poterla nuovamente incontrare.
Dalla camera di Sophie, quando veniva a riprendermi facendo un piccolo squillo con il telefono per avvisarmi, potevamo vederlo in piedi alla fermata del tram, mentre aspettava fumando una sigaretta dietro l’altra; mi faceva davvero un bel po’ di tristezza lì da solo, con tutto il freddo della sera e le macchine che passavano.
Sophie non aveva mai smesso di desiderarlo, e adesso che la sua rivale in amore era stata definitivamente annientata, in cuor suo sperava di riuscire finalmente a riconquistarlo.
Non ne ebbi mai la certezza, ma credo che la sorella Bianca le avesse anche raccontato, con la solita petulanza di sempre, di avere visto benissimo il pene di André, che era grosso come quello di un cavallo.
Lo capii da una battuta di pessimo gusto che Sophie mi fece, un pomeriggio mentre guardavamo un documentario in televisione sugli animali.
In realtà era mio fratello a disprezzarla profondamente, al punto da riferirsi a lei oramai quasi sempre con l’epiteto di culona; viceversa mentre Sophie lo guardava assieme a me fuori dalla finestra, non lo avrebbe mai ammesso, ma in cuor suo ancora lo desiderava.
A quanto pare anche Flora si accorse che lo guardavamo dalla camera da letto mentre lui mi aspettava, e così iniziò a fare altrettanto pure lei, allertata dallo squillo puntuale che André mi faceva quando arrivava sotto casa di Sophie; fu proprio mio fratello a rivelarmelo, e mi confidò che per ben un paio di volte la tendina della stanza accanto alla nostra si era schiusa. Era la bella cameriera che nel buio della stanza accanto lo andava spiando di nascosto.
Flora era cambiata parecchio dopo la punizione subita, e aveva aggiunto alla consueta disciplina, un velo di solitudine e di tristezza che me la rendevano ancor più simpatica e solidale. Iniziai a desiderare che la verità, circa l’appuntamento architettato da Sophie con André, venisse in qualche maniera rivelata alla signora Claudia, ma non avevo alcuna idea di come ciò potesse accadere.
Un paio di giorni dopo, ebbi l’assai poco gradita sorpresa, di trovare ospiti inattesi in casa di Sophie: erano Jeanne e Pascal, proprio loro, presentatisi un po’ per caso a salutare la mia compagna di scuola, dopo essere passati velocemente in centro a fare acquisti con la moto di lui.
Li intravidi subito, stretti l’uno accanto all’altra dentro alla veranda, come due innamoratini di Peynet; li potei scorgere molto bene non appena Sophie mi aprì la porta di casa.
Fui immediatamente colta da grande imbarazzo, e mi sforzai parecchio per non darlo a notare alla stessa Sophie; Jeanne invece mi corse subito incontro sorridendo ed allargando le braccia: la baciai su una guancia con un distacco che dovette apparirle davvero siderale, mentre Pascal rimase comodo e si alzò solamente quando io mi avvicinai, per stringermi la mano, sorridendomi e scrutandomi ancora una volta dalla testa ai piedi.
L’arrivo di Flora contribuì ad alleviare un poco il mio disagio: ci servì dei pasticcini deliziosi con un tè buonissimo, e mentre si piegava verso di noi per porgere la tazza con il tè, potei notare il modo assai morboso con cui Pascal le guardava insistentemente le gambe e soprattutto il didietro.
Probabilmente Jeanne se ne rese conto, e gli strinse la mano portandola a sé, con un gesto che mi apparve assai possessivo; erano una coppia moderna come io ben sapevo, ma in quel caso la gattina con gli occhi azzurri mi apparve invero assai gelosa della bella cameriera e delle sue curve. Nel frattempo Sophie fissava a sua volta Pascal a totale insaputa della sua amica, ed anche io facevo altrettanto.
Era una situazione davvero strana, in cui l’unico maschio presente dentro casa, aveva alla sua mercé addirittura ben quattro ragazze e tutte disponibili, che probabilmente se lo sarebbero diviso assai volentieri.
L’unica che però pareva interessargli in quel momento, era proprio la bella Flora, che lui continuava a fissare in modo assai fastidioso e per di più umiliante verso tutte noi altre, scrutandola sempre e soprattutto nella sua metà inferiore.
Flora questa volta non aveva ricevuto alcun ordine di starsene nascosta e rinchiusa come quando c’era André, per cui andava e veniva assai di sovente, e ben presto si accorse delle occhiate malandrine di Pascal. Inizio a corrispondere con il suo viso da cerbiatta triste, al punto che improvvisamente mi parve di vederla persino rincuorata, dopo l’afflizione che era seguita al castigo che le era stato impartito.
Quando Jeanne e Pascal ci lasciarono, dopo meno di un’ora, la normalità ritornò repentinamente dentro quella casa; solamente in quell’istante realizzai di non aver provato più alcuna sorta d’imbarazzo verso di loro, ma anche di non aver trovato Pascal altrettanto attraente, quanto mi era apparso invece durante la festa di compleanno. Mi sentii forte e distaccata al punto giusto, ed iniziammo a studiare matematica di buona lena e con sufficiente dedizione.
Mentre cresceva l’attesa per la seconda prova scritta, il nostro sforzo si andava moltiplicando, e Sophie aveva assunto un impegno assai serio e maturo verso lo studio. La cosa mi faceva piacere, ma sotto certi aspetti pure mi infastidiva, dal momento che adesso aveva valutazioni anche migliori delle mie in alcuni corsi, e i suoi genitori la blandivano facendola sentire oltremodo orgogliosa per i propri recenti progressi scolastici.
Tra le altre cose, avevo anche rivisto il signor Eric, che tanto mi inibiva solamente al pensiero, il quale mi aveva portato un’elegante scatola di cioccolatini in dono da Bruxelles, come ringraziamento per l’aiuto che stavo dando da oramai un mesetto alla loro figlia.
Tuttavia, rivederlo completamente lieto e soddisfatto, mi fece per fortuna dimenticare ben presto dell’ultima volta, in cui invece l’avevo visto, lì in casa proprio durante la festa di compleanno, mentre ordinava a Sophie di salire in camera dopo averla riempita di sculaccioni davanti a tutti.
Era davvero gentile e cordiale con me, pur rimanendo sempre compunto e distaccato al punto giusto; mi domandai più volte se provasse fastidio al pensiero di essere stato visto come un severo genitore, che aveva castigato la mia compagna in modo così plateale davanti agli sguardi miei e delle altre sue amiche. Realizzai che forse era normale e che in fondo era giusto così: se quella sera non l’avesse punita con le botte, Sophie avrebbe continuato a litigare con la sorella, mentre adesso le due ragazze parevano in perfetta armonia, nonostante il carattere assai fastidioso della più piccola.
Superammo così il test di matematica, e la signora Claudia decise di invitarmi a pranzo il sabato immediatamente successivo, per ringraziarmi ancora una volta e per festeggiare. Ero oramai divenuta una di casa, e quando mi sedetti con loro a tavola, mi sentii quasi come se mi avessero adottata; il signor Eric era gentilissimo con me, al punto che non riuscivo nemmeno più a capire se fosse un modo per ricambiare l’aiuto che stavo dando a Sophie, o addirittura un’innata simpatia nei miei confronti, o quasi forse un’improbabile attrazione fisica, il che mi dava ribrezzo.
Certamente avevo quasi rimosso dai miei pensieri le immagini della festa di compleanno, e quando infine mi posò una mano sulla spalla per versarmi un dito di champagne al termine del pranzo, nemmeno realizzai che era la stessa mano forte con cui aveva battuto il didietro di Sophie.
Da parte sua la mia compagna era seduta di fronte a me, ed era perfettamente a suo agio con i suoi, rideva e scherzava tutto il tempo e non la smetteva mai di parlare.
Bianca invece continuava ad ignorarmi, era semplicemente come se per lei io nemmeno esistessi; quel giorno era particolarmente imbronciata e giurerei che ce l’avesse in modo specifico con sua madre. Tantomeno si scomodava di ringraziare Flora quando veniva servita, prendendosi per questo continui e severi rimproveri da parte della signora Claudia; c’era aria di botte per lei.
Era una famiglia normale, ricca e benestante, e io mi ritrovavo lì con loro, anche se non mi sarebbe affatto piaciuto far parte del loro stesso ambiente.
Quando infine André giunse alla fermata del tram e mi fece il consueto squillo per avvisarmi, notai una certa curiosità proprio da parte della signora Claudia, che si alzò dalla sedia per andare a guardare fuori dalla finestra; dovette comprendere la ragione dello squillo e forse anche intravedere mio fratello, al punto che poco prima che io la salutassi, mi prese per un attimo da sola in disparte, chiedendomi in modo pacato e leggermente confidenziale: “E’ tuo fratello lì fuori vero?”.
Le risposi di sì, che era lì ad aspettarmi, e che non aveva più avuto il coraggio di farsi vedere in casa, dopo il guaio combinato l’ultima volta.
Glielo dissi con sincerità, a cuore aperto, dal momento che fin dal principio avevo colto un velo di comprensione e di rimorso nel suo sguardo; allorché fu lei stessa a riprendere il discorso: “Capisco la situazione, e dispiace moltissimo anche a me … ti prego allora di dire a tuo fratello che io non ce l’ho affatto con lui, è stata tutta e solo colpa di Flora, al punto che io stessa l’ho punita assai severamente dopo quell’episodio”.
Ebbi un sussulto, e mi prese la tentazione di vuotare il sacco circa il fatto che fosse stata Sophie, a combinare quell’incontro per incastrare Flora; ma mi trattenni, e forse lo feci anche per non mettere me stessa nei guai, dato che in fondo ero stata anche io complice della cosa.
La signora Claudia concluse, vedendo che stava passando del tempo e che io avevo già il cappotto addosso, sussurrando: “… ascolta Edina … ti dispiacerebbe se tra qualche minuto ti potessi richiamare al telefono? Vorrei semplicemente scusarmi con tuo fratello, per averlo trattato in malo modo quel pomeriggio …”.
Acconsentii con grande stupore ma anche con sollievo. Tutto sommato si sarebbero sistemate molte cose, e forse André avrebbe anche deciso di fare rientro in quella casa, magari anche pacificandosi con la stessa Sophie.
Era strano però che una persona così forte come la signora Claudia, ammettesse un proprio errore e desiderasse perfino di scusarsi.
Salutai dunque Sophie che mi baciò, ed il signor Eric, mentre Bianca nemmeno mi rispose, e corsi verso la fermata del tram, proprio mentre questo stava per arrivare, stridendo sui binari sotto una lieve pioggerellina.
La telefonata arrivò puntuale, prima ancora che io potessi finire di riferire ad André ciò che la signora Claudia mi aveva appena detto. Decisi dunque che fosse lui stesso a risponderle, mentre eravamo sul tram e la pioggia aveva iniziato a cadere più intensamente.
Parlarono a lungo, anche se André non faceva altro che rispondere con delle brevi affermazioni, ma mi parve dal principio alquanto sereno e soddisfatto per quanto la signora Claudia gli stava dicendo; ad un certo punto, con mia grande sorpresa, estrasse un foglio di carta dalla tasca e prese nota di un indirizzo.
Quando alla fine attaccò il telefono e me lo restituì, era leggermente turbato; la signora Claudia lo voleva incontrare di persona, e gli aveva dato appuntamento la mattina del sabato seguente, presso il tribunale amministrativo di Liegi, dove lei lavorava.
Ci interrogammo sulla reale ragione di tale invito, certamente già si era scusata, e forse lo aveva fatto in modo fin pure eccessivo; adesso c’era anche la volontà di incontrarlo: pensammo che ci fosse qualche serio problema con Flora, e ne fummo da subito abbastanza preoccupati.
La settimana volò via senza particolari distrazioni, tra lo studio e le serate in casa davanti alla televisione; non avevo molte amiche al di fuori di Sophie, dal momento che la mia famiglia abitava fuori città, in un piccolo quartiere lontano dal centro; parecchie altre famiglie del posto si erano trasferite nel corso degli anni, così che i miei amici d’infanzia li avevo persi un po’ di vista.
A casa di Sophie invece c’era grande serenità, il signor Eric era partito nuovamente, e i nostri pomeriggi di studio erano diventati assai intensi e produttivi. Flora era tornata ad apparirmi quella che era sempre stata, e a tratti mi sorrideva in maniera anche cordiale; continuava però a fissare mio fratello di nascosto dalla finestra, un’abitudine che non le sarebbe mai venuta meno, neppure dopo tante settimane.
Il lunedì seguente sarebbe stato il primo di dicembre, e nella scuola di danza dove Sophie aveva le sue lezioni di ginnastica, davano una prova gratuita di aerobica. Sophie mi mostrò il volantino proponendomi di andarci: ma io non mi ero mai immaginata a vedermi ballare, e mi misi a ridere di gusto. Già vedevo le mie enormi tette che venivano sballottate al suono della musica. Tuttavia, quando mi disse che sarebbe potuta venire anche lei, dal momento che la sua lezione di ginnastica era stata anticipata per liberare la sala – la stessa che avremmo successivamente adoperato per l’aerobica – decisi un po’ controvoglia di accettare. Anche se giurai a me stessa che per nessuna ragione al mondo avrei scelto di proseguire con le lezioni.
Arrivò dunque il fatidico sabato mattina, e André stavolta ce la mise davvero tutta per vestirsi in modo decente e adeguato: aveva una camicia e i pantaloni bianchi, e la signora Lilli lo convinse perfino ad indossare una cravatta di papà. Mise anche una giacca di flanella blu scura, e si apprestò ad uscire che sembrava un impiegato d’azienda.
E’ incredibile quanto l’abbigliamento sia importante per far cambiare l’apparenza e fino anche il carattere delle persone; mio fratello mi parve quella mattina molto più serio e maturo del solito, ma forse lo era semplicemente per via del timore di cosa potesse accadergli, nella strana circostanza di quell’inspiegabile appuntamento; alla signora Lilli e a papà non dicemmo nulla, ma spiegammo che si trattava semplicemente del battesimo del fratellino di un suo amico, anche se doveva apparire comunque assai strano che André si fosse vestito in maniera così elegante e accurata.
Era forse l’occasione giusta affinché André rivelasse alla madre di Sophie la verità circa l’incontro avuto con Flora; lo pensai solamente dopo che mio fratello era già uscito, ma dal momento che non sapevo neppure, in cuor mio, se avrei realmente desiderato che ciò accadesse, ristetti dal pensiero di telefonargli mentre egli era lungo la strada.
Fu accolto dalla signora Claudia in persona, era una piccola dépendance leggermente distaccata rispetto alla palazzina principale del tribunale, al suo interno assai luminosa e molto ben arredata; a quanto pare il sabato mattina l’ufficio era chiuso, e la signora Claudia si era recata lì appositamente per incontrarlo.
Aveva indosso una camicetta di seta bianca, una gonna di velluto abbastanza stretta in tinta blu navy, e sottili calze velate di colore chiaro quasi trasparenti.
Fu così che André comprese subito la strana situazione, e ne fu assai e piacevolmente sorpreso: la donna, messi da parte i suoi piccoli occhialini da segretaria, si era truccata e acchittata con tale cura, da risultare ringiovanita e fisicamente assai attraente; nonostante fosse letteralmente imbalsamato per via della cravatta e per un certo timore reverenziale, mio fratello intuì quello che realmente la donna desiderava da lui. La mamma di Sophie voleva fottere.
Quando me lo disse, spalancai gli occhi, stentavo davvero a credergli: tutto mi sarei aspettata da uno donna come la mamma di Sophie, fuori che questo. Pensai anche al signor Eric: tantomeno mi sarei aspettata che un genitore così forte ed autoritario, potesse vedersi la propria moglie, presa e rivoltata da uno sconosciuto giovane. Ma mio fratello aveva intuito perfettamente la situazione.
A quanto pare quindi, alla signora Claudia non era affatto dispiaciuto, quel poco che aveva visto di André, il pomeriggio in cui l’aveva colto in flagrante mentre egli era con Flora: il suo enorme bastone di legno durissimo. E adesso desiderava approfondire un po’ con lui la tematica.
Tuttavia, prima che le sue reali intenzioni si manifestassero, lo fece sedere con lei sul divano dello studio dove verosimilmente lei stessa lavorava, e prese a parlargli di Flora, con tono pacato e sereno: “Ti ringrazio per essere venuto fin qui, come vedi ci siamo noi due da soli e possiamo parlarne tranquillamente … sono davvero preoccupata per Flora … da quando è cresciuta, è diventata come una gatta in calore, e sinceramente mi fa spavento. Io lo so che non è stata nemmeno colpa tua, cosa potevi farci, se lei ti si offre così, ad un ragazzo come te …”.
André, a differenza mia, era un vero imprudente, e senza esitare nemmeno un istante, vuotò subito il sacco: “Veramente non è proprio così signora Claudia! Quell’incontro è stato organizzato da sua figlia, che ha chiesto a mia sorella di uscire con lei, proprio per farmi trovare lì da solo in casa con Flora; la colpa quindi non è affatto di Flora, ma semmai di Sophie …”.
Quando mi disse di averglielo rivelato, subito tremai al pensiero di quali sarebbero state le dure conseguenze per la mia compagna. Difatti la signora Claudia, colta da un impeto di rabbia che mio fratello mi descrisse come un autentico attacco isterico, alzò la voce come se la figlia fossa proprio lì, innanzi a lei, e promise con tono solenne: “Ti giuro che quella stupida non se la caverà come crede stavolta! … ma guarda un po’ io che avevo creduto a tutte quelle frottole … tu aspetta solo che io ritorni a casa e le faccio un … lo so io che cosa le faccio, stavolta la faccio piangere come una bambina !!!”.
Immaginai che l’armonia in quella casa sarebbe stata bruscamente interrotta dopo le rivelazioni di mio fratello, ma sperai in cuor mio che ciò non compromettesse definitivamente i rapporti con la mia compagna; è pur vero che la signora Claudia forse stava incontrando André segretamente, e tantomeno poteva dire alla figlia di averci parlato.
Ripreso il controllo, e la mamma di Sophie sapeva gestire molto bene le proprie emozioni, facendosi dunque assai più serena in volto, fu presa da probabile compassione verso la cameriera vittima di un sordido tranello, e proseguì: “… ad ogni modo Flora deve imparare a controllarsi e a comportarsi come una ragazza seria, e non come una cagna in calore! Adesso punirò severamente Sophie, ma era anche giusto che io punissi lei … così come è stato!”
Poi riprese, calmandosi del tutto ed apparentemente rilassandosi: “… ascolta … tra pochi mesi, a febbraio, Flora compirà vent’anni; allora sarà la volta che potrà vivere come tutte le altre ragazze, uscire di casa, incontrare altre persone … e noi potremo dire di aver fatto per intero il nostro dovere … ti chiedo solo di avere ancora un po’ di pazienza con lei …”.
E fu lì che, con grandissima sorpresa da parte di André, la mamma di Sophie sospirando, gli stese una mano sui pantaloni, sfiorandogli dolcemente il pube; la cosa lo eccitò tremendamente, facendolo così uscire del tutto dall’imbarazzo di quegli interminabili momenti.
Poi la donna, sollevandosi in piedi in tutta la sua stazza, declamò ad alta voce in modo scherzoso: “In attesa di Flora … sarò io a prendermi cura del tuo uccellino !”, e sorridendo, fece con passo elegante un breve cerchio in mezzo alla stanza, ergendosi infine dinanzi ad André.
Senza aggiungere altro, a meno di un metro da lui, iniziò a sollevarsi lentamente la gonna, facendosela scivolare con entrambe le mani, scoprendosi lentamente le cosce e i glutei.
Proprio come era successo a Flora, anche alla signora Claudia era capitato di dimenticare d’indossare le mutandine; ma in compenso aveva addosso un delizioso reggicalze di delicato pizzo bianco, ed esibiva un didietro leggermente molle ma terribilmente eccitante da toccare per via della pelle un po’ livida ma ancora bianca e soda.
André adorava il reggicalze e mi confessò di non averne mai visto uno indosso ad una donna in carne ed ossa. Ci voleva una mamma non più giovanissima per mostrargli per la prima volta il delizioso indumento.
Attese dunque che la signora Claudia si avvicinasse, ancora non gli era esploso il bastone dentro ai pantaloni, ma era solamente per via dello stupore e dell’incredulità. In più, non avendo mai fatto sesso con una donna adulta, era forse normale che anche un ragazzo vivace ed esuberante come lui potesse provare un senso di timidezza e di paura.
Vedere quella donna di quasi quarant’anni, tanto severa e rigorosa nella vita di tutti i giorni, avanzare verso di lui per offrirsi in modo così esplicito e spudorato, dovette dargli comunque una sensazione di grande potenza. Mi confessò che provò enorme eccitazione per via della vagina finemente depilata, e già umidissima. Forse si era già bagnata da prima, e piuttosto a lungo, mentre stavano parlando di Flora.
Non mi fu difficile immaginare il resto; la signora Claudia gli sbottonò la cintura e gli abbassò i pantaloni, seguiti immediatamente anche dai boxer; a quel punto André era già perfettamente eretto al punto giusto per poterla penetrare.
Allora fu lei stessa ad estrarre dalla tasca della camicia un cappuccetto che aveva con sé, e glielo calzò per intero e con grande premura, sorridendo mentre gli teneva fermo alla base il bastone duro e vibrante, stretto saldo nella sua mano gentile; la mamma di Sophie era dunque uscita di casa senza mutande e con i preservativi in tasca: era senza alcun dubbio assai determinata a fare sesso.
A quel punto anche André finalmente si sciolse e sorrise alla donna, era la prima volta che lo faceva, ed in quel preciso istante i quasi venti anni di differenza apparvero improvvisamente e del tutto cancellati.
La mamma della mia amica, sempre tenendosi la gonna ben sollevata, scese a cavalcioni sul grosso uccello gonfio all’inverosimile, avvolto nel lattice, mentre André prese a cingerle i fianchi, strofinandole dolcemente la sottilissima peluria sulla testa del membro durissimo.
Le palpava i glutei molli mettendole le mani dappertutto sotto al reggicalze; voleva godersela per bene, e avrebbe anche desiderato poter guardare la scena dentro ad uno specchio se solo avesse potuto, per poterla ammirare bene dal di dietro, col culo bianco completamente scoperto.
La penetrò e la donna sospirò profondamente.
Lei iniziò dapprima a muoversi lentamente, poi sempre più veloce, ansimando e gemendo come probabilmente non faceva da moltissimo tempo; avremmo saputo dopo qualche mese, che suo marito era divenuto quasi impotente e non provava a soddisfarla più oramai da anni.
La signora Claudia poggiò ambedue le mani sulle spalle di André, mentre questi ora le teneva la gonna sollevata, sballottandola su e giù con grande impeto; poteva ammirare il viso della donna leggermente rivolto verso l’alto, con le labbra aperte e gli occhi leggermente socchiusi, mentre gemeva di piacere; era davvero molto bella in quella posizione.
André durò pochissimo, ed esplose in una eiaculazione mostruosa, probabilmente non faceva sesso da troppo tempo; ma rimase duro a sufficienza affinché la donna, che aveva preso a cavalcarlo in modo forsennato, potesse restare a sua volta annichilita in un orgasmo intenso e doloroso.
Quando si riprese, si sollevò e si rassettò per bene la gonna; non si diedero neppure un bacio, ma decise infine di accompagnarlo verso casa con la sua automobile.
Era un fuoristrada molto potente, e sicuramente doveva anche trattarsi di un bel giocattolo oltremodo costoso.