(3°capitolo)

“I Due Guardoni”

(di Signor Sculaccioni)

 

CIAFF!
Una sferzata riverberò sonora in tutta la stanza e Serena si svegliò dolorante, le mani si aggrapparono alla natica sinistra. Non fece in tempo a massaggiare la chiappa che uno sculaccione si abbatté anche sull’altra, mandando una scarica di dolore a tutto il sedere e alle cosce.
<< Ahii!! >> strillò lei affondando la faccia sul materasso, ricordando di colpo di essere a casa di Delia, la Padrona amante delle sculacciate.
Delia sollevò la mano armata di paddle e le assestò altri tre sculaccioni, poi mise via l’attrezzo e le diede qualche pizzicotto sulle natiche doloranti.
<< Ti avevo detto che ti avrei punito se ti fossi addormentata! Forza, in piedi, sciocca! >> CIAFF!
L’ennesimo sculaccione, a mano aperta, le infiammò tutto il sedere, che era di un rosso brillante a causa delle botte prese la sera prima.
Serena ubbidì, disorientata ma anche eccitata.
<< A che ora lavori oggi? >> chiese Delia mentre la accompagnava in bagno, la mano sempre poggiata sulle sue natiche, che accarezzava dolcemente.
<< Alle 15, Padrona >> rispose Serena, ringraziando per quelle carezze.
CIAFF! Un altro sculaccione fece tremolare la sua chiappa destra.
<< Bene, così avrai il tempo di lavarmi! Sono le 8 e il negozio apre tra un’ora esatta. Gus e Genny dovrebbero essere al lavoro ormai, Jessica pure. A te il compito di rendermi presentabile >> disse Delia sedendosi su una vasca da bagno circolare, col rubinetto per l’acqua regolabile.
<< Ora lavami per bene il sedere, poi dopo dovrai spalmarlo di crema e sperare che le tracce delle sculacciate che mi hai dato non si vedano davanti ai clienti! >>.
Serena annuì col consueto “Si Padrona”, poi girò la manopola del rubinetto e un getto d’acqua bollente scese sul sedere della Padrona.
<< Ahii, stupida! L’acqua deve essere fredda! Sta ferma! >> CIAFFCIAFFCIAFF!
Tre energici sculaccioni si alternarono sul povero sedere di Serena, che ormai era rosso come un pomodoro maturo e sembrava raddoppiato tanto era gonfio.
<< Si Padrona. Scusa Padrona >> fece la schiava umilmente.
Mise la mano sotto il getto e lo cambiò di temperatura con l’altra manopola.
Quando la temperatura fu corretta, iniziò a lavare le intimità della Padrona con grande cura; passò il sapone profumato e strofinò bene nel buchetto e nella vagina.
Una volta finito il lavaggio la asciugò e la vestì con un lungo abito di lattice ben attillato sul sedere e aperto davanti, pantaloni di lattice aderentissimi e stivali col tacco.
Poi le due sentirono dei grugniti dietro la porta.
<< Vai a controllare! >> ordinò Delia minacciosa.
Serena ubbidì velocemente, corse alla porta e la aprì, rivelando Gus e Genny, i due schiavi.
Il primo era magro e pallido, con indosso dei pantaloni di pelle neri, che lasciavano i genitali e il fondoschiena scoperti, e una maschera di lattice che gli copriva il volto imberbe fino al naso; con la mano destra si teneva il pene ancora afflosciato, con la sinistra sembrava palpare il grosso didietro di Genny.
Il secondo schiavo era grosso tre volte tanto il primo, del tutto nudo tranne che per un paio di mutandine bianche macchiate sul davanti.
Queste erano abbassate fino a metà delle cosce, e Genny stava chinato come una rana, una mano teneva l’enorme membro turgido, l’altra era poggiata per terra
<< Voi che stavate facendo?? >> fece Delia severa, gli occhi furenti.
Rapida come un serpente spostò Serena e prese i due per le orecchie. Entrambi erano più alti di lei, così dovettero stare curvi, le facce arrossate.
<< Volevamo soltanto guardare, Padrona … >> gemette Gus, le mani in alto e la faccia colpevole.
Genny gli mollò uno sculaccione poderoso, il CIAFF! rimbombò per tutto il bagno.
<< Sta’ zitto! >> esclamò l’omone, una voce profonda ma allo stesso tempo infantile.
Delia tirò l’orecchio di Genny più forte e lo allontanò da Gus, che si teneva il sedere dolorante.
<< Non permetterti mai più! Gli sculaccioni li do solo io, chiaro? Voltatevi tutti e tre! Si, anche tu Serena, devi capire come funzionano le cose! >>.
I tre schiavi si voltarono e la Padrona assestò loro una sculacciata per natica, dall’alto verso il basso.
CIAFFCIAFFCIAFFCIAFFCIAFFCIAFF!
Serena prese a singhiozzare per il dolore, le natiche ormai infuocate, Genny mugolò come un cane ferito, Gus gemette con la sua vocetta acuta.
<< Tutti e tre di là, svelti! >> fece la Padrona arrabbiata.
Tornati nella stanza da letto, la Padrona li fece mettere in fila affianco al letto, Serena ancora nuda, Genny con la sua mutandina bianca, Gus con i pantaloni aperti dietro.
Delia osservò i loro sederi uno alla volta.
<< Cosa facevate li dietro? >> chiese la Padrona severa.
Gus e Genny non risposero, così lei li sculacciò.
CIAFFCIAFF!
<< Forza, rispondete! Vi stavate masturbando come due porcellini? >> chiese lei appoggiando una mano sulle morbide chiappe di Gus.
Lo schiavo rabbrividì al contatto e agitò appena il sedere, e la Padrona gli diede un’altra sculacciata.
CIAFF!
<< Ahii, si Padrona, ci stavamo masturbando >> rispose dolorante lo schiavo.
<< E come mai? >> chiese Delia ancora, accarezzando anche la grossa natica destra di Genny.
<< Guardavamo i sederi della nostra Padrona e della signorina >> rispose l’omone docile.
<< Che sporcaccioni! Beh, dovrò punirvi per questo, lo sapete? Vi siete lavati stamattina? >> fece Delia con voce calma, che però tradiva una grande minaccia.
I due annuirono.
<< Mmh, non so se credervi. Genny, annusa Gus >> ordinò facendo all’omone un gesto con la testa.
Lui annuì, si piegò sui genitali dell’altro schiavo e annusò il pene e lo scroto.
<< Profumano, Padrona >> confermò Genny, rosso in viso.
CIAFF!
Uno sculaccione fece arrossare le sue natiche pelose.
<< E il sedere non lo annusi? >> chiese la Padrona severa.
Genny si scusò, fece voltare Gus e annusò anche tra le sue natiche depilate, il naso ben piantato nella fessura.
Serena provava una grande vergogna nell’assistere a quella umiliazione, ma sentiva anche una certa eccitazione.
<< Anche qui profuma >> disse l’omone tirandosi su.
<< Bene, Gus. Ora fai lo stesso con Genny. Annusa bene davanti e dietro >>.
Gus si chinò davanti a Genny, già rosso in faccia, e gli annusò i testicoli e il pene un po’ diritto; poi, senza farselo ripetere, lo fece voltare e affondò il naso nel sederone, tirando su col naso.
<< Ebbene? >> chiese la Padrona, spazientita.
<< Beh, non profuma molto, Padrona >> ammise Gus; Genny arrossì e abbassò la testa.
<< Volevi mentire alla tua Padrona, sporcaccione? >> gli chiese Delia grattandogli il mento.
Genny fece no con la testa, e per tutta risposta la Padrona lo schiaffeggiò.
<< Bene, Genny, mettiti a quattro zampe sul letto. Tu, Gus, stenditi per terra, mentre tu, Serena, siediti sula sua faccia >>.
Serena arrossì violentemente.
<< Come devo fare? >> chiese, la voce tremante.
<< Come ti ho insegnato ieri notte, ricordi? Deve annusarti per bene il sedere >> rispose la Padrona.
Tutti e tre gli schiavi ubbidirono, mentre la loro Padrona sbuffava impaziente.
Alla fine erano tutti e tre in posizione.
Serena allargò per bene le natiche e fece avanti e indietro col sedere, in modo da sentire la punta del naso che la titillava nell’ano.
Gus aprì la bocca in apnea e tirò fuori la lingua, che leccò la passera già ben aperta di Serena; di colpo, la donna sentì l’eccitazione crescere e fece di nuovo avanti e indietro.
Era una sensazione inebriante, il piacere cresceva sia dalla vagina che dal sedere, e più saliva più lei si muoveva avanti e indietro, masturbandosi con la faccia di Gus.
Lo schiavo, sotto di lei, gemeva e boccheggiava, ma il suo piacere era evidente: pian piano il suo pene si erigeva e diventava più lungo e grosso.
Vogliosa, Serena prese un po’ a masturbarlo, massaggiandogli anche i testicoli gonfi di sperma.
Curiosa, si voltò per guardarlo in faccia, e vide che il suo volto era per metà coperto dal suo sedere voluminoso e arrossato; si aprì le natiche con le mani e infilò meglio il naso dello schiavo nel suo ano, cosa che le diede un enorme ondata di piacere.
Poi si diede due sonore pacche sul sedere, che tremolò sulla faccia di Gus; lo schiavo ebbe un’erezione.
Intanto, Delia stava accarezzando il sederone di Genny, che sembrava troppo grosso per stare in quelle mutandine così piccole.
<< Queste mutandine dove le hai prese, sporcaccione? >> chiese la Padrona severa dandogli due pacche sul sedere.
<< Me le ha prestate Gus >> rispose Genny intimorito, la voce profonda ma tremante.
<< Che bravi, i miei due schiavetti! E come mai vi siete messi dietro la porta? >> chiese ancora la Padrona mentre strofinava la mano sulle mutandine bianche bagnate di sudore.
Ad un certo punto tirò al centro con entrambe le mani e strappò le mutande, rivelando il sederone grosso e peloso dello schiavo.
Era scuro a causa dei peli e anche molto rosso.
<< Perché avevo sentito che la signorina ti aveva sculacciata, Padrona! Allora volevo vedere se lo faceva di nuovo >> rispose tentennante lo schiavo.
La Padrona gli diede altri due sculaccioni, che fecero tremare il grosso didietro come un budino.
<< E volevi vendicare la tua Padrona, come un servo leale? >> chiese ancora la Padrona accarezzando il sederone gonfio con dolcezza.
<< Oppure volevi sculacciarmi anche tu? >> aggiunse Delia tornando di colpo minacciosa. Infilò la mano tra le gambe di Genny, che le aprì subito, e afferrò il pene e le palle dello schiavo con forza.
Genny strillò e serrò i glutei.
La Padrona gli torse i genitali crudele, poi mollò la presa e gli diede un ceffone.
<< Ahii! Mai, Padrona! >> strillò piagnucolando lui.
<< E non ti troverò mai più a fare il porcello dietro le porte? >> chiese la Padrona tirandogli i peli sui testicoli.
<< No, mai più, Padrona! >> promise lo schiavo urlando come una femminuccia.
La Padrona si fermò e riprese ad accarezzargli il sederone.
<< Bravo orsacchiotto. Ora, Gus, vieni qui sul letto a quattro zampe, mentre Genny va sotto al sedere di Serena >> ordinò dando un’ultima pacca al sedere da Genny.
I due schiavi fecero cambio.
Genny si stese per terra e Serena posò il didietro sul suo volto peloso; la barba dell’omone le diede una scarica di piacere in tutto il corpo.
<< Dimmi, Genny, com’è il sedere di Serena >> chiese la Padrona guardandoli tutti e due.
Serena alzò il sedere per permettergli di parlare, mentre lo schiavo arrossì imbarazzato.
<< E’ un bel sedere da sculacciare, secondo te? Oppure è un sederone regale da baciare, come il mio? >> chiese ancora la Padrona, iniziando a massaggiare le natiche bianche e sporgenti di Gus.
<< Forse è da baciare, ma non è bello come il tuo, Padrona >> rispose riverente lo schiavo.
<< Che bravo maialino! Ma qualche sculaccione non vorresti darglielo, a quel sederone? Non vorresti farlo tutto rosso per aver osato sculacciare la tua Padrona >>.
Genny rifletté un attimo, poi annuì, il suo grosso pene si alzò leggermente.
<< Allora fallo. Ti permetto di dare dieci sculaccioni a quel grosso sedere bianco e liscio. Tu, Serena, lasciati sculacciare da brava schiavetta, e ricordati di contare. Poi masturbalo un po’ e fallo venire. Si è comportato bene >> sentenziò la Padrona.
Serena non ebbe il coraggio di replicare, così appoggiò le ginocchia al pavimento e si allungò fino ai genitali di Genny, il loro odore di sperma e urina la repelleva e attraeva insieme.
Lo schiavo poggiò le mani sulle grosse natiche. Era da molto tempo che non si permetteva di sculacciare una donna, da quando era diventato schiavo di Delia.
Qualche volta aveva avuto la voglia di farlo, ma si era dovuto trattenere per non essere punito.
Sollevò la mano e diede la prima pacca sulla natica sinistra. Quella ballonzolò, si arrossò appena, Serena mugolò.
<< Uno >> disse, vergognandosi.
Lui le diede una seconda pacca, più forte, a destra; anche questa volta la chiappa si agitò, così Genny prese coraggio e diede una bella e sonora sculacciata al centro del sedere.
CIAFF!
<< Ahii! Due, tre >> strillò Serena, stringendo appena le grosse palle e il pene dell’omone.
Più eccitato ancora, Genny la sculacciò altre due volte, a destra e a sinistra, il sedere divenne un po’ più rosso.
<< Quattro, cinque >>.
Serena iniziò a fare su e giù sul pene di Genny, che si eresse subito.
Quello le diede un altro sculaccione in mezzo al sedere.
CIAFF!
<< Sei >> mugolò Serena, con la mano sinistra accarezzò le grosse palle pelose.
Una ennesima manata la colpì sulla parte più grassa della natica sinistra, poi un’altra sullo stesso punto a destra.
<< Ahii, sette, ahii! Otto … >> continuò a contare Serena, rossa di vergogna, di dolore e di piacere.
Genny le massaggiò un po’ il sederone. Non credeva che sarebbe diventato così rosso, e pensava ancora meno che gli sarebbe piaciuto tanto.
Con movimenti circolari massaggiò le due natiche, le aprì rivelando il buchetto roseo.
Eccitato, l’omone le diede uno sculaccione fortissimo a destra.
CIAFF!
<< Ahii! Nove … >> strillò Serena sorpresa.
CIAFF!
L’ultimo sculaccione la colpì a sinistra, facendo ballonzolare tutto il sedere rosso come un pomodoro.
<< Dieci >> gemette Serena.
A quel punto iniziò a masturbare l’omone, che intanto continuava a palparle il sedere con entrambe le mani, mugolando eccitato.
Venne quasi subito, schizzando sperma giallo sulla sua panca pelosa e in faccia a Serena.
<< Bravi tutti e due, ora andate a lavarvi, che io devo finire con Gus >> ordinò la Padrona Delia, facendo un cenno con la testa.
I due ubbidirono, così la Padrona rimase sola con l’ultimo schiavo.
Delia fece aprire le gambe a Gus e prese a strizzare piano le due palline gonfie dello schiavo, il suo pisello che si rizzava lentamente.
<< Come mai stavi toccando il sedere di Genny, dietro la porta? >> chiese la Padrona, passando la mano dai testicoli alla fessura delle natiche.
Lo schiavo rimase zitto, la testa bassa.
<< Ti piacciono i sederi dei maschietti, adesso? >> chiese la Padrona, dandogli due leggere pacche sulle natiche.
<< No, è che volevo toccare un sedere grosso come il tuo, Padrona >> rispose Gus vergognandosi, le guance rosse.
La Padrona fece un verso di stizza e gli mollò due sculaccioni in mezzo al sedere.
<< E ti piaceva più del mio? >> CIAFF!
<< Preferisci quel sederone sporco e peloso a quello della tua Padrona? >> CIAFF!
Lo schiavo sussultò con un gemito.
<< No, assolutamente mia Padrona. È che il tuo era lontano, non potevo toccarlo >> rispose velocemente.
La Padrona annuì soddisfatta e lo accarezzò sulle natiche vermiglie e gonfie, con fare materno.
<< Se non ricordo male, prima Genny ti ha sculacciato, giusto? >> chiese Delia. Gus annuì e agitò il sedere come un cane che scodinzola.
<< Ooh, poverino il tuo sedere! È perché avevi fatto la spia, lo sai? >> fece la Padrona accarezzando le rotonde natiche di Gus, che annuì; la Padrona gli diede quattro pacche sul sedere, prima a destra, poi a sinistra.
<< Lo sai che alla mammina non piacciono gli spioni? Lo sai che prendono le tòtò sul sederino? >> CIAFFCIAFF!
Le sculacciate si fecero più forti.
<< Si, Padrona, lo so. Sono un asino e merito le sculacciate >> disse Gus piagnucolante, il sedere che si faceva un po’ più rosso.
<< E dove le meriti le sculacciate? >> chiese la Padrona, affondando le unghie sulla chiappa destra dello schiavo.
<< Ahii, sul sedere, Padrona >> rispose Gus arrossendo.
<< Ah, sul sedere? E com’è il tuo sedere? È un sedere bello rotondo e liscio come le seta, o un sederino flaccido da sporcaccione? >> chiese la Padrona crudele, accarezzando le rosse natiche dello schiavo.
<< Il mio sedere è un sederino flaccido da sporcaccione, che merita le sculacciate della Padrona >> rispose umile Gus, la testa bassa, mentre il suo didietro veniva pizzicato dalle mani della Padrona.
<< E invece il sedere di Genny com’è? È un bel sedere rotondo e profumato, oppure è grosso, peloso e sporco? >> chiese poi la Padrona accarezzandogli le natiche.
<< E’ grosso, peloso e sporco, Padrona >> rispose lo schiavo.
Delia afferrò le palle di Gus, che strillò, mentre con l’altra mano lo sculacciò quattro volte.
<< Che cosa è grosso, peloso e sporco? Ripeti daccapo >> ordinò la Padrona.
<< Il sedere di Genny è grosso, peloso e sporco >> disse lo schiavo, sull’orlo delle lacrime, le sue povere palline ancora strette in una morsa e il sedere rosso come non mai.
<< Ah, bene! E Genny si è meritato il lavoretto di Serena, prima? >> chiese ancora la Padrona allentando la presa e accarezzando le palline e il sedere dello schiavo.
<< Non so, Padrona. Lo hai ordinato tu >> rispose Gus, rosso in viso.
<< Ma sai perché l’ho fatto? >> chiese la Padrona dandogli qualche pacca sul didietro.
<< Perché ha detto la verità >> provò lo schiavo; la Padrona gli diede una sonora sculacciata, poi lo masturbò.
Il pene dello schiavo si eresse in pochi secondi e venne in un abbondante fiotto di sperma sul letto.
<< Bravo schiavo. Adesso vai a lavarti con gli altri e poi mettete a lavare queste lenzuola. Svelto! >>.
Rafforzò l’ordine con uno sculaccione poderoso e rise guardando il povero sedere di Gus e si agitava frettoloso verso il bagno.
Delia sospirò e si diresse verso l’armadio.
All’interno una delle due ante aveva uno specchio.
La Padrona si contemplò: quel vestito le stava proprio bene.
Poi si voltò per esaminare il didietro e appena vide non poté fare a meno di bagnarsi.
Non c’era nulla di più sexy di un bel sederone fasciato di latex!
Soddisfatta si diede uno sculaccione sul sedere e chiuse l’armadio, pronta per una nuova giornata di lavoro.