(5°capitolo)

Melone Rosso Caldo

(di Edina Hélène Pérez Houllier)

Disciplina Domestica

Ci trovammo nuovamente a passeggiare per la Galerie, erano passati solamente una decina di giorni dall’ultima volta, e a mangiare un gaufre al cioccolato, mentre fuori era arrivato il freddo dell’autunno.
Stavolta non avevo dovuto corrompere mio fratello, e Sophie ci guidava spavalda nel passeggio vestita con un elegante cappotto e con gli stivali neri, tutta sorridente e piena di vitalità.
Aveva iniziato a curarsi molto di più, ed aveva anche imparato a vincere la sua naturale timidezza proprio con André; credo che in fondo fosse l’amore a renderla più sicura di sé, al punto che davvero non la riconoscevo più rispetto ai primi giorni di scuola.
Mio fratello stava al gioco in modo talmente spudorato, che spesso pensai che prima o poi ci sarebbe cascato con mani e piedi, e che avrebbe finito per combinare qualcosa con Sophie; la cosa non mi sarebbe nemmeno dispiaciuta per la mia amica, ma in cuor mio conoscevo bene le reali intenzioni di André, e nutrivo una profonda preoccupazione per l’esito finale di quella torbida vicenda.
Presa da grande vivacità ed entusiasmo, Sophie aveva decisamente tralasciato lo studio, a dispetto delle migliori intenzioni espresse dopo il disastro alla prova di storia.
La misura fu colma dopo che fallimmo entrambe la prova scritta di matematica; ed uno dei pomeriggi successivi, proprio mentre sbattevo la testa contro il libro di trigonometria, ricevetti una chiamata sospetta, dal telefono della stessa Sophie.
A parlarmi non era la mia amica, bensì una voce adulta, quella della madre Claudia.
Non ne ero sicura, ma mi parve di udire in lontananza, anche il timbro a me familiare di Sophie, piangere e mugolare sommessamente; ma non fui mai certa che fosse realmente lei.
La signora Claudia era cordiale ed affabile, ed esordi dicendo: “Edina ti chiedo scusa si ti ho chiamata con il telefono di mia figlia …”; le risposi che non c’era nessun problema e le chiesi in che modo avrei potuto aiutarla.
Mi rispose con non poco imbarazzo, dicendo: “… sembra che nostra figlia abbia delle serie difficoltà a scuola … non sappiamo più cosa fare …”.
Mi passarono davanti agli occhi le nostre passeggiate alla Galerie, ed il tempo passato a ridere e a scherzare insieme; pensai che forse avevamo esagerato e che avremmo dovuto concentrarci entrambe molto di più sullo studio.
La signora Claudia proseguì: “avremmo anche piacere con mio marito di poterti offrire del denaro, se solo potessi aiutare nostra figlia a studiare un po’ …”.
Davvero non mi aspettavo una simile offerta, e benché non disprezzassi affatto l’idea di guadagnare qualcosa, non mi parve per nulla giusto approfittare così esplicitamente di quella situazione; ma ancora non capivo come avrei potuto aiutare Sophie.
“Potreste studiare assieme, qui da noi, avreste tutto lo spazio e la tranquillità per concentrarvi … potreste vedervi almeno un paio di volte alla settimana, ma davvero saremmo felici di offrirti del denaro”.
Accettai, ma senza chiedere nulla in cambio, e lo feci forse proprio per aiutare Sophie. In cuor mio sapevo bene che accettando avrei anche offerto ad André una buona occasione per incontrare Flora, così che questi avrebbe anche smesso di illudere la mia povera compagna; era davvero la cosa giusta da fare, ed io accettai con amicizia e dedizione.
La signora Claudia mi ringraziò in maniera pomposa e solenne, e mi disse che avremmo potuto vederci a partire dalla settimana successiva, un paio di volte, nei giorni in cui Sophie era libera da altri impegni.
Decidemmo di iniziare il martedì, dal momento che il lunedì la mia amica aveva la ginnastica, e di replicare il giovedì, poiché il giorno precedente normalmente aveva la lezione di canto.
Sophie era perfettamente al corrente della cosa, e non nascose l’indomani un bel po’ di disagio verso questa iniziativa della madre; si sentiva trattata come una bambina stupida, che non era in grado di studiare da sola; mi disse che quello era certamente un grande disturbo per me e che avrebbe preferito che io mi fossi rifiutata; ma alla fine riconobbe che era un gesto bellissimo d’amicizia, e baciandomi sulla guancia, mi disse che io ero la migliore compagna che le potesse mai capitare di ritrovarsi.
Più felice e trepidante fu ovviamente mio fratello, e immediatamente mi assicurò la sua disponibilità a venirmi a prendere, anche nei giorni in cui normalmente aveva la partita. Aveva già la bella cameriera marocchina fissa dentro alla testa, e giurerei che in quei giorni smise persino di masturbarsi, per prepararsi all’incontro.
Mi ritrovai dunque nuovamente in casa di Sophie, a studiare con lei nella sua camera da letto; era un ambiente assai austero ed elegante, con pochissimi sprazzi di fantasia e rarissimi momenti di pulsione giovanile: ricordo solamente alcune immagini di Ricky Martin, il cantante preferito da Sophie, incollate ad una bacheca di legno assieme ad altre foto, scattate probabilmente qualche anno prima, con la famiglia in un campeggio.
Normalmente io leggevo e Sophie ripeteva le lezioni di storia, mentre con la matematica provavamo assieme a fare alcuni esercizi, e spesso finivamo per leggerne direttamente la soluzione.
Compresi chiaramente come Sophie dentro casa fosse una persona diversa, assai disciplinata e controllata; sembrava fortemente influenzata dalla presenza della madre; la sorella invece si rivelò assai più petulante e disobbediente di quanto avessi potuto notare la prima volta: stuzzicava Sophie di continuo e ci disturbava abbastanza di sovente, con interruzioni inutili e fuori luogo.
Il signor Eric, che invece suscitava in me un senso di grande timore e di riverenza, dopo la sonora punizione impartita a Sophie l’ultima volta, per fortuna non era mai in casa, e compresi molto presto che lavorava spesso fuori città, a volte anche in Francia; era un architetto molto ricco ed affermato, e a volte non rientrava nemmeno alla sera.
Ero sollevata dal fatto di non vederlo mai, avevo infatti ancora vivissime negli occhi le immagini degli sculaccioni dati a Sophie e della sua mano robustissima che la batteva facendola piangere. Preferivo davvero non doverlo incontrare e salutare, era oramai assodato che fosse un uomo assai rigido e severo con le due figlie.
Flora invece c’era e si faceva notare molto di più di quanto non avesse fatto durante la festa; mi accorsi che parlava francese in modo strano e a volte difficile da comprendere; aveva una voce profonda e non troppo femminile, a dispetto della brutale sensualità del suo corpo.
Quando André venne a riprendermi, suonò alla porta e subito fu accolto da Sophie, che era molto eccitata nel rivederlo, e che lo condusse per mano dentro alla veranda; in quel frangente notai come Flora fosse improvvisamente sparita, e come anche la signora Claudia sembrasse tutto ad un tratto piuttosto tesa ed attenta a quanto accadeva in casa.
Giurerei che questa fosse l’ennesima conseguenza dell’increscioso episodio avvenuto durante la festa di compleanno, quando mio fratello e la cameriera si erano inopinatamente chiusi nel bagno per moltissimo tempo.
Ci distraemmo un po’ mangiando alcuni squisiti biscotti al burro, con una buona tazza di tè; ma di Flora non vi era in giro alcuna traccia.
Quando alla fine, passata una mezz’ora a parlare e a scherzare, salutammo Sophie e la madre per tornarcene a casa, mio fratello era visibilmente insoddisfatto e scuro in volto.
Ma il rendez-vous di André con Flora era solamente rimandato di due giorni; intanto fu proprio lei ad accogliermi in casa il giovedì, mentre Sophie era in bagno.
Era davvero bella come una giovane cerbiatta, con le labbra sporgenti e gli occhi nerissimi; mi salutò con deferenza, ed io ricambiai con gentilezza, provando a stabilire un minimo di simpatia tra di noi. Guardandola pensai ad André, e al servizio che la cameriera gli aveva fatto con quelle labbra carnose e rigonfie.
Pensai che era strano, appena conosciuto, che lo avesse soddisfatto in quel modo così totale e servile; se era vero quello che mio fratello mi aveva raccontato, era stata proprio lei ad inginocchiarsi spontaneamente, prendendo in bocca il suo bastone duro e turgido, per donargli il piacere.
Provai nuovamente un brivido tra le gambe, e mi accadeva sempre più spesso; nel frattempo Flora mi aveva preso il cappotto dalle mani ed era entrata in un’anticamera per appenderlo assieme ad altri, su un elegante mensola in legno di noce, sopra un antico arazzo leggermente scolorito.
Sophie mi venne incontro, era allegra e sorridente. Presto realizzai che eravamo da sole in casa, e che la mia compagna non aveva quel pomeriggio davvero alcuna intenzione di studiare.
Decidemmo quindi di aprire i vecchi album di fotografie di Sophie, molte delle quali ritraevano la mia amica insieme alla madre Claudia, che da giovane era davvero bellissima. Sophie appariva spesso pettinata con le treccine, decisamente più grossa e sproporzionata di quanto non lo fosse oggi, anche se probabilmente in età infantile la cosa non doveva causarle alcun tipo d’imbarazzo.
Mi soffermai su alcune foto della vecchia scuola, in cui si vedeva anche Jeanne, assai più piccolina ed acerba, con una zazzera bionda davvero orribile, e Nicole, vestita e pettinata da scolaretta.
Iniziammo così a parlare di Jeanne, e fatalmente il discorso scivolò subito sul suo fidanzatino Pascal, e sulla loro liaison; Sophie mi disse che si erano conosciuti solamente qualche mese prima, in primavera, e aggiunse anche alcuni dettagli piuttosto personali sulla loro relazione; Jeanne era l’unica amica del gruppo di ragazze ad avere fatto sesso con un uomo, e appresi anche che Pascal le aveva fatto scoprire il piacere durante una gita con la scuola a Lille, quando lui le aveva accompagnate in veste di guida turistica.
Aveva rischiato di passare dei brutti guai, facendo sesso con una studentessa durante un viaggio della scuola, ma per sua fortuna l’amore appassionato di Jeanne lo avevo salvaguardato da possibili e gravi conseguenze.
Erano ufficialmente fidanzati e le loro famiglie lo sapevano.
Ovviamente Sophie e le altre ragazze erano assai invidiose della loro amica, e come al solito Jeanne non risparmiava loro i dettagli più spinti, nel raccontare il modo in cui facevano sesso, e lo faceva apparentemente senza alcun imbarazzo; appresi tutto questo con un senso di profondo fastidio, ripensando alla mia telefonata di qualche settimana prima, e alle indecenti proposte di Jeanne e del suo fidanzato; ma mi guardai bene dal raccontarlo a Sophie.
Tra la varie foto, ve n’era una che ritraeva il signor Eric d’estate al campeggio, seduto su una sedia pieghevole con la canottiera e gli occhiali da sole; era allegro e sorridente, ma io non riuscivo proprio a togliermelo dalla testa, era un riflesso condizionato, e subito immaginai Sophie più giovane e pienotta, costretta con forza sulle sue ginocchia e con i pantaloni della tuta calati giù, disciplinata a suon di botte in pieno giorno, davanti a tutto il viavai di gente. Mi vergognai profondamente di me stessa, sapevo in cuor mio che c’erano anche altri ricordi non troppo dissimili ad affollarmi la mente, anche se nel mio intimo non volevo affatto riconoscerlo, e mi forzai dunque di pensare ad altro.
L’arrivo di André pose fine alla giornata di studio, ed in realtà non avevamo nemmeno aperto il libro per iniziare a farlo; quando suonò alla porta scendemmo entrambe per le scale ad accoglierlo, rotolando giù, ridendo e facendo un gran trambusto, e ci sedemmo tutte e due sul divano del salone, lo stesso su cui Sophie era stata punita. André si accomodò accanto a noi su un’elegante poltrona bianca.
Anche quel giorno Flora era misteriosamente scomparsa, ma questa volta potevamo almeno avvertire la sua presenza dal fatto che ogni tanto si aprisse e si chiudesse la porta della cucina vicino a noi; ad un tratto la vidi di soppiatto mentre nel corridoio guardava di nascosto dentro alla sala, vidi i suoi occhi spalancati ed il volto bellissimo dai lineamenti pronunciati; aveva le labbra leggermente schiuse, e fissava mio fratello incantata, in modo intenso e sognante.
Era chiaro oramai come qualcuno avesse dato a Flora dei precisi ordini, di non farsi mai vedere in giro per casa, quando era presente anche André.
Mi sembrò così triste e così sola, che provai un istinto indicibile di solidarietà femminile nei suoi confronti; fu così che quando passò silenziosamente nel corridoio per la seconda volta, provai ad offrirle una possibilità di mostrarsi a mio fratello, e la invocai chiamandola per nome.
Flora fu dunque costretta ad entrare nella sala, camminando in punta di piedi, come una ladra colta in flagrante sul fatto; era davvero bellissima, e quando la vide, mio fratello sobbalzò tutt’insieme spalancando gli occhi, sorridendo e ammiccando in modo esplicito. A quel punto anche Sophie lo notò e si fece tutta scura in volto, e ci volle una mia battuta simpatica per superare quel momento di totale imbarazzo.
Le chiesi con cortesia, se poteva riconsegnarmi il mio cappotto, il che avrebbe anche posto fine alla nostra giornata; e la cameriera obbedì immediatamente, con assoluta deferenza e disciplina, incamminandosi verso l’ingresso. Quando poi fu nuovamente nel salone, con il suo grembiule nero e la sua carnale sensualità, André non resistette più e si alzò di scatto approcciandola, nell’imbarazzo più totale; le afferrò una mano con gestualità assai cerimoniosa, offrendole di sedere insieme tra di noi, facendola vibrare per l’emozione davanti agli occhi sbigottiti di Sophie. Mi parve quasi di vedere la mia amica morire in quell’istante.
Flora tremava tutta, ma ristette e ringraziò in maniera formale, e disse di non potersi intrattenere con gli ospiti, era pur sempre una cameriera; rimase qualche secondo immobile lì in piedi, vistosamente emozionata, accanto ad André che la fissava con morbosa voluttà.
Ottobre era finito, e l’incantesimo d’amore di Sophie era così giunto al capolinea; erano bastati pochi secondi per vanificare tutte quante le sue aspettative.
Dall’indomani la mia compagna avrebbe smesso di stare vicino a mio fratello, e di scherzare con lui in modo frivolo e inutile come era solita fare; sarebbe stata delusa e arrabbiata con lui, e non lo avrebbe nascosto affatto. Invece André, da parte sua, del tutto indifferente a questo repentino cambio d’atteggiamento, sembrava quasi divertirsi un mondo a provocare Sophie con battute e ammiccamenti decisamente fuori luogo.
Ma non aveva nella testa null’altro che Flora.
Così mi ritrovai da sola, in mezzo a questa situazione di freddezza e di imbarazzo. E presto intimai ad André, che non si fosse azzardato mai più a giocare coi sentimenti della mia amica, facendo anche intendere che, qualora solamente Sophie lo avesse voluto, avremmo dovuto smettere immediatamente di frequentare la sua casa.
E invece la mia amica aveva elaborato nella sua mente intenzioni assai più turpi, a mia totale insaputa, e mi sorprese con una proposta strana e decisamente inaspettata.
Un giorno a scuola esordì dicendomi che Flora era perdutamente innamorata di André. Rimasi immobile ad ascoltarla, e subito aggiunse che la bella cameriera avrebbe desiderato di incontrare mio fratello da sola in casa; la guardai con grande stupore, faticavo a credere che Sophie avesse deciso di combinare un simile impiastro insieme a lei.
Eppure Sophie andò avanti descrivendomi il suo intento, e mi disse che l’indomani saremmo state nuovamente da sole a studiare come tutti i giovedì; mi disse pertanto che sia io che lei, saremmo potute uscire per fare alcune commissioni, lasciando così André libero di venire in casa indisturbato, trovando Flora lì da sola ad attenderlo.
Aggiunse anche che Flora era già d’accordo con lei e che non vedeva l’ora di vedere di nuovo mio fratello in perfetta solitudine.
Ero piena di paura e di trepidazione, ma mi decisi a parlarne anche con André; quest’ultimo mi travolse da subito con il suo voluttuoso entusiasmo, aveva una voglia folle di fare sesso con la cameriera e non riusciva a pensare a null’altro; ma non c’era motivo di dubitare, le intenzioni erano chiare.
Combinammo dunque l’incontro, e l’indomani mi presentai in casa di Sophie, con un buona dose di vergogna, pronta a trascorrere un pomeriggio diverso dal solito, in giro per il centro e senza dover pensare allo studio.
Quando solamente dopo pochi minuti, Flora ci accompagnò alla porta, pensai a cosa dovesse passarle per la mente in quel preciso istante, a sapere che di lì a poco avrebbe avuto il bastone di mio fratello duro e bollente, in mezzo alle cosce. Chissà se stavolta avrebbe ceduto alla lusinghe di André, o se avrebbe resistito ancora una volta, per salvaguardare la sua preziosa verginità.
Era vestita come sempre con un grembiule nero, senza calze e con dei piccoli tacchetti, e una specie di sottoveste maculata che le dava un tono ancora più esotico e selvaggio.
La fissai con attenzione, e mi parve molto più fredda e distaccata in quel frangente; probabilmente la cameriera stava simulando di non sapere nulla dell’incontro che tutti noi avevamo combinato, e ciò era davvero un po’ surreale.
Pensai a come mi sarei potuta sentire io, pochi minuti prima di fare sesso per la prima volta nella mia vita; ancora una volta ebbi un fremito tra le cosce, e mi impersonai in lei e nella sua ansia ricolma di desiderio e di passione.
Uscimmo di casa e ci incamminammo verso le vie pedonali, che erano solamente a pochi isolati di distanza da lì; era un pomeriggio freddo di vento gelido, completamente senza sole.
Entrammo in alcuni negozi, e notai come Sophie fosse particolarmente interessata a comperare oggetti per realizzare colori da disegno; mi disse che era per la scuola, anche se non capivo per quale ragione avesse urgenza di fare quel tipo di acquisto, dal momento che non ci era stato richiesto.
Ci spostammo poi sotto alcuni portici, dove si trovavano le bellissime vetrine di un negozio di gioielli, ed una bottega con dei dolci al cioccolato decorati finemente.
Guardai l’ora e pensai che di lì a pochi istanti, André si sarebbe presentato in casa di Sophie secondo gli accordi; mio fratello avrebbe finalmente posseduto la bella cameriera, e tutto sarebbe andato a finire come doveva.
Continuammo a camminare finché, stremate dal vento gelido, entrammo in un bistrot per bere qualcosa in un luogo caldo ed elegante, che Sophie conosceva molto bene; fu infatti accolta dal proprietario con cordialità e cortesia: evidentemente si recava in quel luogo piuttosto di sovente, insieme alla madre durante le loro passeggiate in centro per i negozi.
Mentre bevevo un frappè alla fragola, sentii il telefono squillare dentro alla borsetta; ignorai la chiamata, era un luogo rarefatto ed ovattato, e non volevo disturbare le altre persone lì presenti. Quando poi ebbi terminato il frappè estrassi il telefono per vedere chi fosse stato a chiamarmi, e spalancai gli occhi stupita: era il numero di André, che cosa poteva essere mai accaduto?
Chiesi subito scusa a Sophie, uscii un istante e richiamai con sentore di grande paura addosso; André mi rispose subito, era tutto trafelato e agitato, ed esclamò: “Edina è successo un casino ! Ero con Flora ed è entrata la madre di Sophie con la sorella, ci hanno beccati ! Che casino Edina, che casino ! …”.
Parlava velocissimo, era spaventato, e dovetti interromperlo più volte prima di capire per bene come fossero andate le cose; alla fine si placò, era in strada che camminava e sentivo l’ansia nella sua voce e nei suoi passi.
L’accoglienza che Flora gli aveva riservato, appena varcata la soglia di casa, era stata davvero caldissima; la cameriera infatti lo aveva atteso presentandosi dinanzi a lui, bella e sensuale come non mai, e lo aveva da subito condotto nel salone, senza preamboli, vicino al sofà dove eravamo stati seduti tutti assieme.
Lì le cose erano precipitate immediatamente, senza freni e senza remore: la passione li aveva letteralmente travolti; André l’aveva baciata sulle labbra e sul collo, la bella Flora aveva iniziato a sbottonargli la camicia, ma immediatamente aveva poi preferito concentrarsi direttamente sulla chiusura dei pantaloni.
Immaginai il pene di mio fratello, rimbalzare fuori in tutta la sua prepotenza, perfettamente eretto come un manico di scopa, lunghissimo e rigido.
André le aveva afferrato con decisone entrambi i glutei, che erano robusti e sodi, e con disinvoltura le aveva tirato su anche la veste, scoprendole completamente la cosce ed il sedere: la cameriera non aveva nemmeno le mutandine indosso!
Tanta era la voglia di venire posseduta, che tra le gambe era già completamente bagnata; e del resto, il bastone di mio fratello era così lungo e dritto, che passandole in mezzo alle cosce, le emergeva vivo e prepotente dietro alle natiche tremolanti; intanto lui continuava a palpeggiarla insistentemente, facendola ansimare per il desiderio e per la voluttà di fottere.
Nel frattempo la sottile peluria lì in mezzo, lentamente carezzata dalla carne irta di vene rigonfie, era completamente fradicia di umori: era oramai pronta per venire posseduta.
André allora la fece voltare di spalle sospingendola verso il divano: e la ragazza acconsentì, coi suoi piccoli tacchetti che facevano molto rumore sul parquet del salone, nonostante tentasse di muoversi discretamente.
A quanto pare anche Sophie, dopo solamente qualche istante, aveva ricevuto un’altra chiamata improvvisa. Capii subito che stava parlando animosamente con sua madre, gesticolava sull’uscio del locale in modo un po’ esagerato.
Erano rincasate con Bianca, trovando André e Flora in quel frangente, un attimo prima che lui provasse a sverginarla.
La madre li aveva sorpresi in salone, e aveva potuto osservare benissimo il membro di André; la cosa più grave era il fatto che accanto a lei ci fosse anche Bianca, una ragazza ancora giovane e casta. Mio fratello si era ricomposto a fatica, era completamente eretto e talmente eccitato che non doveva essere stato affatto semplice celarlo.
La povera Flora invece si era rassettata come meglio non poteva, ma non era sfuggito alla signora Claudia che non avesse nemmeno le mutandine indosso, e che i due fossero sul punto di combinare il pasticcio.
La cameriera era scappata in cucina tutta livida in volto, disperata, in preda ad un imbarazzo e ad una vergogna indicibili, con i suoi rumorosi tacchetti ai piedi; mentre André si era invece scusato in modo plateale, alzando la voce e provando goffamente a giustificarsi, accusando perfino la stessa Flora di averlo adescato.
Era una situazione davvero insopportabile, di grande confusione e totale sgomento.
André mi rivelò che la signora Claudia lo aveva anche insultato pesantemente; aveva pure provato a schiaffeggiarlo davanti alla figlia, ed infine lo aveva scacciato perentoriamente di casa in malo modo senza farlo nemmeno rivestire e tirandogli indietro le sue cose.
Era una donna molto forte e in quella circostanza si vedeva benissimo quanto fosse decisa e piena di autorevolezza.
Non avrei nemmeno poi voluto immaginare, che cosa mai ne sarebbe stato di Flora: ma ero certa che alla cameriera sarebbe toccata una fine davvero ingloriosa, con la signora Claudia decisa a fargliela pagare per avere profanato la sua casa, ed esposto la giovane Bianca a quella vista così inopinata ed oscena.
Riprendemmo dunque le nostre cose con Sophie, eravamo entrambe silenziose e preoccupate, e uscimmo dal bistrot in preda al terrore per l’accaduto; André mi stava aspettando alla fermata del tram, e si stava anche congelando per il freddo.
Sophie a quel punto si separò da me in modo frettoloso, decidemmo di prendere una strada diversa per non incontrare André, ed evitargli così ulteriore imbarazzo; ci salutammo furtivamente davanti all’incrocio che portava a casa sua. Trovai André che mi attendeva in silenzio davanti alla fermata, nel frattempo aveva anche iniziato a piovere, e non avevamo con noi nemmeno un ombrello. Era stressato, e aggiunse pure che doveva tirarsi subito una sega.
L’indomani Sophie mi raccontò con dovizia di particolari il triste epilogo della vicenda: a Flora era toccata una punizione corporale assai severa, inflitta per mano della signora Claudia.
Le chiesi preoccupata se la madre se la fosse presa anche con lei, ma per fortuna Sophie le aveva raccontato la bugia di essere uscita insieme con me, per comperare i colori da disegno, e se l’era così cavata senza conseguenze.
Mi sedetti accanto a Sophie per ascoltare il suo racconto; e lei abbassò la voce per non farsi sentire dagli altri compagni di classe.