Una Strana Alternativa

(di V.)

A Paola era venuto quasi da ridere ma si era trattenuta perché non era il caso. Però quella offerta dalla mamma era una alternativa sì un po’ ridicola ma a lei sconosciuta e Paola aveva detto che ci avrebbe pensato. “Si, ma entro stasera!” era stato l’ultimatum di mamma “altrimenti non se ne fa niente!” aveva aggiunto.  Paola se ne era tornata nella sua stanza dove aveva iniziato a studiare un paio d’ore prima, ma la sua mente aveva presto iniziato a vagare su altri argomenti che non quelli previsti al liceo. Paola si trovava infatti in punizione da quando sabato sera era rientrata ancora una volta oltre l’orario, e di parecchio. Da un po’ di tempo le succedeva spesso, forte dei suoi 19 anni, ma i suoi genitori non erano della stessa idea e questa volta avevano perso la pazienza. Risultato: due mesi di clausura serale senza eccezione alcuna. Paola l’aveva presa malissimo, tanto più che fra un mese sarebbe stata primavera e soprattutto perché lei aveva “puntato” un ragazzo che le piaceva ma che era inseguito da varie coetanee. Adesso era lunedì, probabilmente i genitori si erano un po’ calmati, era il caso di provare a trovare un accordo con loro. Per questo motivo Paola era andata in cucina dalla mamma a parlamentare ma mamma non ne voleva affatto sapere di togliere quella punizione troppo a lungo meritata. Paola aveva insistito chiedendo le fosse offerta un’alternativa. Sulle prime la mamma aveva rifiutato poi a un certo punto era sbottata in quella incredibile frase: “E va bene! Vuoi un’alternativa? E l’alternativa te la dò: le sculacciate!”
Paola aveva provato a rimettersi a studiare, aveva la maturità ed era bene mettersi sotto ma ovviamente non riusciva a concentrarsi. Che strana alternativa le era stata proposta, a lei poi che non aveva preso mai neppure una piccola sberla! E adesso che fare? Le sculacciate le sembravano una cosa da due secoli prima, non da ragazza del XXI secolo. Rifletteva sulla sua situazione, cosa avrebbe potuto dire ai suoi amici che per 2 mesi non l’avrebbero vista? E poi c’erano le partite serali di pallavolo a scuola dove lei era particolarmente richiesta. infatti Paola, figlia di due ex atleti, era una ragazza non solo molto bella ma anche molto alta superando il metro e 80. Lunghi capelli biondi raccolti in una treccia lunga fino a oltre metà schiena, Paola aveva un fisico snello e slanciato, gambe ovviamente molto lunghe e meravigliosi occhi verdi in un viso acqua e sapone molto luminoso. in realtà era una furbetta che sapeva come giocarsela con i suoi innumerevoli corteggiatori ma che ora era concentrata sul non perdere quell’unico che le interessava davvero.
Si risolse a telefonare a Luisa, una delle sue migliori amiche e anche compagna di classe, per chiedere un consiglio. Prese lo smartphone e la chiamò esponendo la situazione. Luisa lasciò passare qualche secondo di silenzio poi disse
” Mi sembra una buona alternativa però…”  ” Dici?” “Beh…di fronte a due mesi in casa sai…”  “Vero, però perché offrire un’alternativa così?” ” Non lo so, però per prima cosa secondo me dovresti saperne di più…”  ” Cosa vuoi dire Luisa?”  “Voglio dire come sarebbero date queste sculacciate, con la mano o con cosa, sui pantaloni o no, da chi, queste cose insomma…”  ” Dici che devo chiedere alla mamma?”  “Si, Paola, direi di sì, hai il diritto di sapere come sarebbe questa alternativa no? ” Hai ragione…adesso glielo chiedo…mi aspetti o ti richiamo? ” ” Ti aspetto…”
Paola lasciò lo smartphone sul suo tavolino di studio e andò dalla mamma che era rimasta in cucina a chiedere chiarimenti. Passarono 5 minuti buoni e Luisa avrebbe chiuso la telefonata non fosse stata così curiosa. Come sentì rumore di fondo anticipò la voce di Paola: “Allora?” “Eh, allora…ti dico…” “Si, dai, sono curiosa…”  ” Allora, sarà la mamma a farlo ma vuole che papà sia presente, dice che mi saranno abbassate anche le mutande…userà la mano…”  Silenzio. “Beh…io non sono certo un’esperta…certo se era sui vestiti era meglio…soprattutto se c’è tuo papà…però dai due mesi! ”  “Sono un po’ incerta adesso ti dirò Luisa…farà molto male?”  ” Ma figurati! Al massimo un pochettino! Cosa vuoi che sia dai! E poi dopo sei libera come l’aria no?” ” Ok, decisione presa, grazie!” “Forza Paola e dopo fammi sapere eh?”  “Certo! Ciao…”
Paola andò subito a comunicare la decisione alla mamma. “Ah…” disse la signora Anna” hai deciso per le sculacciate allora? Contenta tu…Aspettiamo papà. Torna a studiare adesso…”
Erano circa le 16 , papà non sarebbe rientrato prima delle 18 e Paola si rimise sullo studio anche se si sentiva stranamente nervosa. Saranno state le 18 quando la voce della mamma arrivò secca: “Paola, mettiti in piedi con la faccia al muro!”  Paola rimase molto sorpresa da questa richiesta ma lasciò i libri e obbedì alla mamma. Si sentiva una idiota in quella posizione ma insomma…ormai la decisione era presa. Non erano passati nemmeno 5 minuti che la mamma entrò in  camera e senza dire una parola le cinse la vita e cominciò a sbottonarle i jeans tirandoglieli poi giù fino ai piedi. “Papà sta mettendo via la macchina. Preparati!” Fu il suo unico commento. Lasciata in mutandine contro il muro Paola provò forse per la prima volta in vita sua un po’ di vergogna.
Sentì la voce del papà, non capiva molto bene cosa i suoi genitori si stessero dicendo ma abbastanza per capire che i due si erano evidentemente sentiti al telefono e il papà era stato informato della decisione di Paola. La ragazza dal suo canto cominciava ad avvertire un po’ di nervosismo per tutta quella messa in scena ma il pensiero di essere del tutto libera di uscire era ancora prevalente. Improvvisamente la porta si aprì ed arrivarono i suoi genitori. Non vi fu una parola sola, ma a Paola non sfuggì lo sguardo severo di entrambi. La mamma la fece girare su se stessa e con una mano le prese il braccio guidandola calma verso il letto mentre Paola faticava a muoversi con i jeans intorno ai piedi. La madre la aiutò a sdraiarsi quanto era lunga sul letto, pancia in giù e faccia nel cuscino. Sentì le braccia del padre infilarsi sotto le sue ascelle sollevandola appena un poco, adesso era bloccata e non riusciva neppure a girare la testa per vedere cosa succedeva alle sue spalle. Sentì subito dopo le mutandine venire abbassate con decisione giù giù fino a raggiungere addirittura i jeans. Solo allora la mamma disse: “Adesso vediamo se ti pentirai della tua scelta avventata Paola…”  Non fece nemmeno in tempo a riflettere sul significato di quella frase che la prima sculacciata le esplose letteralmente sulla natica destra con un suono schioccante che rimbalzò per la stanza.
I genitori di Paola avevano conservato la forma fisica, il padre la stringeva in  una morsa inallentabile e il braccio della madre era ancora fortissimo. Alla quarta sculacciata Paola cacciò un grido, alla quinta disse affrettatamente “Va bene, va bene! Ho capito! Cambio idea! Lasciatemi!” La madre le rispose secca: ” Eh no carina, troppo comodo adesso! ” E ricominciò a buon ritmo. Bloccata com’era Paola poteva solo muovere le gambe ma neppure molto data la posizione di jeans e mutandine. La mamma stava scatenando l’inferno sul suo sedere, Paola era tutta rossa in viso nello sforzo di contenersi un po’ ma non ce la faceva più e ben presto scoppiò a piangere. La madre pur sentendola singhiozzare non ebbe un minimo di esitazione continuando a punire Paola con grande forza mentre il papà la incoraggiava “Faglielo viola a questa scema che abbiamo per figlia Anna!”
Paola cominciò a implorare. Innumerevoli volte chiese ai suoi di smettere quel tormento e si sorprese a fare ogni sorta di promessa pur che quell’inferno di fuoco si arrestasse, ma i suoi genitori avevano tutta l’intenzione di farla pentire amaramente. La stanza riecheggiava dei robusti sculaccioni che continuavano a colpirle il sedere ma soprattutto adesso degli strilli di Paola a cui sembrava di impazzire dal bruciore che sembrava toccare vette sempre più alte. Passò un tempo interminabile fatto di suoni schioccanti e di grandi lamenti prima che la madre smettesse e il padre la lasciasse andare. Paola rimase lì a sfogarsi in un pianto quasi violento mentre i suoi genitori abbandonavano la stanza. Solo una mezz’ora dopo riuscì a tirarsi su e a rivestirsi dopo essersi abbondantemente massaggiata il sedere e, gli occhi gonfi, cercò lo smartphone per chiamare Luisa, ma poi cambiò idea, non se la sentiva ancora. Poco dopo arrivò la voce della mamma che annunciò come se niente fosse: “Paola, è pronta la cena!”