(3°capitolo)

Melone Rosso Caldo

(di Edina Hélène Pérez Houllier)

La Fauna e la Flora

La festeggiata era bella e radiosa, una ragazza completamente diversa rispetto a quella timida e dimessa conosciuta a scuola; ci spalancò la porta di casa esibendo un vestitino corto e attillato color arancio chiaro, con un’elegante giacchetta bianca sulle spalle, e delle sottili ballerine nere.
Dietro di lei, uno stuolo di parenti e amici riempivano una veranda molto ampia, piena di palloncini colorati e di fiori; entrammo in punta di piedi, non conoscevamo davvero nessuno, e subito notammo gente molto distinta ed elegante, non sapevamo se fossero parenti o semplicemente amici di Sophie, ed anche alcune giovani molto altezzose e a prima vista davvero antipatiche.
Si capì immediatamente che Sophie era una ragazza altolocata, di famiglia ricca e distinta; non si sarebbe detto altrettanto vedendola tutti i giorni a scuola, dal momento che si vestiva sempre in maniera semplice e non ricercata, ma quella volta mi apparve da subito molto più bella ed elegante, quasi attraente.
La notò anche André, il cui sguardo non nascose sorpresa e curiosità; era come se improvvisamente quella festa, che tanto sacrificio mi era costata nel bagno della scuola, fosse diventata per lui inaspettatamente ricca di opportunità; espresse il suo apprezzamento verso la festeggiata, che ci precedeva, tirandomi per il braccio e sussurrandomi nell’orecchio: “ … è grassa ma stasera me la farei!”. Spalancai gli occhi e lo fissai in volto meravigliata e divertita, era la prima volta che si esprimeva in termini positivi verso la mia compagna, ed il clima della festa era già acceso.
Nel tentativo di rompere il ghiaccio, Sophie ci accompagnò dentro alla veranda, salutando un bel po’ di persone lungo il tragitto, per guidarci infine dentro l’ampio salone, pieno di quadri e di mobili di pregio, dove finalmente potemmo conoscere i suoi genitori e la sorella più piccola.
La madre era una donna piuttosto affascinante e giovanile, alta e bionda e leggermente in carne. Aveva i capelli lunghi e lisci pettinati con una frangetta sbarazzina, a completamento di un viso elegante caratterizzato da un paio di occhialetti rotondi con la montatura finissima. Ricordai che in passato aveva lavorato come segretaria nello studio d’avvocato del padre di Sophie, e mi parve che possedesse ancora il perfetto physique du rôle, quel bon ton e la leggerezza semplicemente perfetti per accogliere i clienti che venivano nello studio.
Anche il marito era piuttosto alto, e un po’ dinoccolato; sembrava un uomo serio e freddo, con pizzetto curato e occhi nerissimi piccoli e sfuggenti; si presentò come Eric Strich, e lo fece per ricordarci di non essere il genitore di Sophie; aveva quarantaquattro anni e di professione faceva proprio l’architetto. Scherzando ci disse che la casa non era opera sua, ma piuttosto, il risultato delle scelte estetiche della moglie, lasciando intendere come tali scelte potessero essere state, in tutto o in parte, anche assai discutibili.
La battuta ruppe definitivamente l’imbarazzo iniziale e me lo rese anche un poco più simpatico.
Notai come André si fosse concentrato eccessivamente sulla signora Claudia; credo che il marito non se ne fosse reso per niente conto, ma mio fratello la stava scrutando dalla testa ai piedi in maniera imbarazzante; iniziai a preoccuparmi per lui, non aveva una ragazza da mesi e in quel frangente si capiva benissimo che era carico come una molla.
Infine la sorella Bianca, che era piccola e minuta, e molto timida.
Aveva diciott’anni e a malapena ci salutò, senza particolare interesse né alcuna attenzione nei nostri confronti né degli altri ospiti, rasentando quasi la maleducazione. La madre provò a giustificarla, allargando le braccia e dicendo che Bianca era ancora in attesa che arrivassero le sue amiche della scuola di canto; appresi in quel momento, e con grande sorpresa, che anche Sophie cantava insieme alla sorella in un coro di voci bianche; non immaginavo nemmeno che la mia compagna possedesse una bella voce e che coltivasse questa passione.
Ci spostammo con Sophie nella veranda, dove venimmo abbandonati per un tempo lunghissimo, in cui io e André ci dedicammo a mangiare deliziosi dolci e a scrutare la gente attorno a noi.
Dopo un po’ arrivarono finalmente anche le ragazze del coro, erano in tante e vestite con una specie di divisa, con la camicetta bianca e la gonna a scacchi; vedemmo finalmente Bianca che parlava e rideva di gusto in loro compagnia.
Le ragazze antipatiche che invece avevo notato al principio, erano sicuramente delle amiche di Sophie; ne ebbi la conferma quando le vidi parlare e scherzare a lungo con lei: c’era moltissima confidenza, e avrei giurato che fossero amiche della vecchia scuola. Una in particolare mi sembrava davvero insopportabile, e mi fissava in continuazione con sguardo supponente e aria di vaga superiorità. Dopo qualche minuto prese a guardarmi le tette, e a parlottare con le amiche e con Sophie.
Capii che stavano parlando di me, e in quel frangente vidi Sophie che ridendo si sbracciava affinché mi unissi a loro; André si era allontanato da qualche istante e fui quindi costretta a congiungermi al gruppo di ragazze senza di lui.
Quella che mi fissava, la più antipatica di tutte, si chiamava Jeanne: era bionda con due occhi azzurri da gatta, ma non la trovavo affatto carina, forse per via del naso largo e schiacciato o del mento leggermente allungato.
Non mi sorrise e non mi disse nulla, mentre Sophie mi presentava, e capii che oltre ad essere antipatica, era anche una precoce fumatrice, per il fatto che stesse giocherellando tutto il tempo con un piccolo accendino di color argento.
Poi fu la volta di Nicole, bruna con i capelli corti e scapigliati, una ragazzina bizzarra e sopra le righe, che invece sorrise e ironizzò simpaticamente, sul fatto di come noi due, avessimo condiviso la medesima sorte ingrata, quella di stare in classe con Sophie e di doverla sopportare tutti i giorni; scoppiammo a ridere tutte insieme, e Nicole abbracciò affettuosamente la sua vecchia compagna di scuola; anche Jeanne stavolta rise e si sciolse un po’.
La terza ragazza si chiamava Sonia ed era assai silenziosa, e avrei giurato che fosse anche leggermente più grande di tutte le altre; dopo un po’ appresi che era la cugina di Nicole, e che spesso si univa alla loro compagnia.
Fummo improvvisamente disperse dallo spegnersi delle luci con l’ingresso nella veranda della grande torta con le candeline; Sophie si precipitò a spegnerle nel bel mezzo della sala con il suo bel vestito attillato, tra i nostri applausi e i gridolini d’approvazione delle amiche; la madre prese a tagliare la torta e iniziò a distribuirla a tutti i presenti dentro tanti piccoli piattini di porcellana.
Soggiunse anche il signor Eric, sempre felpato e discreto nelle movenze, portando al collo una macchina fotografica di grosse dimensioni, e iniziò a scattare alcune foto a Sophie e alla madre vicine alla torta, con alcuni parenti e amici che le abbracciavano; erano entrambe belle e sorridenti, e in quell’occasione notai una viva somiglianza tra le due.
Si avvicinò anche il gruppo di ragazze del coro, ed attaccarono tutte assieme una filastrocca di auguri per la festeggiata, con le loro giovani voci bellissime; Sophie fece con le braccia il cenno di volerle abbracciare tutte quante, e finse di cantare insieme a loro, mentre il marito della madre continuava sempre ad immortalare la scena.
Nel frattempo rividi anche mio fratello, che aveva trovato un terrazzino dove poter fumare, e che a causa di ciò s’era perso la presentazione delle amiche di Sophie; si era avvicinato a parlare proprio con la festeggiata, erano leggermente defilati rispetto al luogo in cui la madre di Sophie distribuiva i piattini agli invitati.
Guardai la scena con molta attenzione, sapendo bene quanto Sophie lo desiderasse, e non sapendo bene che cosa augurarle di combinare con lui; mi sembrarono attimi lunghissimi, in cui Sophie tenendo le mani chiuse sul grembo e dondolando leggermente sulle caviglie incrociate, si atteggiava a dama morbida e sensuale.
A un certo punto Sophie si mise a ridere esageratamente, e con la mano gli sfiorò il braccio e una spalla: pensai a quanto dovesse desiderarlo e a quanto fosse stupida, per dimenticarsi tutto insieme della torta, delle amiche e di tutti gli altri invitati, per adulare un perfetto sconosciuto che aveva visto solamente qualche volta con me all’uscita della scuola.
Anche le ragazze del coro che avevano finito di cantare la loro filastrocca, assieme alla sorella, la fissavano in maniera morbosa, scambiandosi occhiatine furbe e sguardi divertiti.
Fu proprio la madre ad interromperli con garbo, porgendo loro due porzioni di torta, e sussurrando qualcosa nell’orecchio di Sophie; quest’ultima obbedì e subito si rivolse un po’ malvolentieri verso il centro della sala, a ringraziare un gruppo di adulti che stavano aspettando in piedi per poterle fare gli auguri e porgere un regalo.
Passarono diversi minuti e Sophie non riuscì più ad avvicinare mio fratello e a proseguire con lui quella piacevole conversazione; mi resi conto che lo cercava con lo sguardo e provai un po’ di dispiacere per lei.
Solamente dopo parecchio tempo ci ritrovammo di nuovo tutti insieme, stavolta anche con André, e fu l’occasione per presentarlo a Jeanne e Nicole, mentre Sonia era misteriosamente scomparsa.
André apprezzò Jeanne e lo si capì dal modo in cui la guardava, ma a quanto pare non fu ricambiato, dal momento che la gatta bionda si allontanò quasi immediatamente, spiegando che Sonia era sul terrazzino a fumare, e uscendo così a fare altrettanto.
Alcuni bambini più piccoli facevano adesso un gran trambusto nel mezzo della veranda giocando con alcuni palloncini colorati che si erano staccati dall’addobbo sul soffitto, mentre molte altre persone si erano spostate nel salone per consegnare i regali di compleanno a Sophie e intrattenersi con la sua famiglia.
In quell’istante guardai l’orologio, erano passate almeno tre ore dal nostro arrivo alla festa, e già alcuni presenti avevano iniziato a congedarsi lasciando la casa alla spicciolata.
Notammo solamente in quell’istante la presenza garbata e silenziosa di una bellissima giovane dalla pelle olivastra e dai lineamenti del viso leggermente marcati; aveva la fattezza esotica di un’antica odalisca, ed esibiva con leggerezza e innocenza due cosce piene e tornite, avvolte da sottili collant neri, ogni qual volta che saliva e scendeva le scale vestita con un grembiulino scuro da cameriera.
André si fermò a guardarla con tale insistenza, che dovetti farglielo notare e pregarlo per cortesia di distogliere la sua attenzione, così plateale, da quella misteriosa ragazza.
Era un’autentica femmina di razza, dotata di fascino carnale e sanguigno, occhi scurissimi e capelli neri, sensuale in un modo animale e selvaggio; credo che potesse far letteralmente impazzire tutti gli uomini che incontrava.
Capimmo molto presto che si trattava della donna delle pulizie, dal fatto che spostasse oggetti e stoviglie dalla veranda alla cucina, oppure vedendola salire e discendere le scale spostando delle sedie pieghevoli o semplicemente portando via alcuni regali che erano stati accatastati in un angolo della sala.
Non eravamo i soli a seguirla nel suo incedere lento e gentile, ma certamente gli occhi di Sophie notarono piuttosto gli sguardi morbosi e neppure tanto malcelati di mio fratello; e quando le chiesi per caso, chi mai fosse quella ragazza così vistosa, scorsi chiaramente l’espressione della gelosia più nera sul suo volto. Com’era cambiato il suo viso rispetto a qualche minuto prima, quando con André si era appartata in una lunga e piacevole conversazione.
La definì in maniera assai dura e sprezzante, con l’infamante epiteto di serva. Ma poi, da ragazza educata e gentile quale lei era, si corresse dicendo che si chiamava Floreanne, per tutti Flora, e che abitava con la sua famiglia fin da quando era stata trovata da alcuni conoscenti, abbandonata per mano di un gruppo di clandestini provenienti dal Marocco.
Si occupava di servitù, e a dispetto della sua brutale sensualità, era molto devota alla religione del suo paese d’origine.
Avrebbe compiuto vent’anni a febbraio, e viveva segregata del resto del mondo, a completa disposizione della famiglia che la ospitava e che l’aveva sostenuta economicamente e umanamente fin dal suo arrivo nel paese.
Mentre Sophie mi raccontava queste cose, le altre amiche non la smettevano di ridere, facendo della squallida ironia sulla cameriera proveniente dal Marocco; Nicole esclamò qualcosa di piuttosto offensivo, riferendosi alle forme e all’aspetto tutt’altro che casto della ragazza, paragonandola nientedimeno che ad una cocotte.
Fu così che André all’improvviso si allontanò da noi, e ancora una volta fu notato da Sophie che ormai osservava con ossessione tutti i suoi movimenti; temeva infatti che mio fratello potesse voler provare ad avvicinare Flora, ed era gelosa da morire. Nel frattempo la cameriera appariva sempre più spesso nella sala, andando e venendo, sempre estremamente compunta e disciplinata, totalmente devota alle pulizie e a riordinare la veranda.
Non mi ero per nulla accorta della presenza nella sala di un altro ragazzo più adulto, che era soggiunto da poco e che indossava ancora la sua giacca in pelle con il casco della moto sotto il braccio; la sua vista mi fece dimenticare di mio fratello, della cameriera e delle paturnie amorose di Sophie: era davvero molto bello, e a modo suo anche molto elegante.
Aveva i capelli ricci corti e biondi, sembrava quasi un attore.
Per un attimo mi ricordai di essere una ragazza anch’io, e di desiderare anch’io un uomo; istintivamente feci un movimento indietro per ricongiungermi al gruppo delle ragazze, ma non mi ero accorta che queste nel frattempo si erano disperse nuovamente in vari punti della casa.
Rimasi così inaspettatamente e senza volerlo da sola con il nuovo ospite, che mi scrutò all’inizio in maniera rapida e casuale, per poi tornare su di me con uno sguardo intenso, più lungo e profondo; infine mi sorrise con estrema naturalezza, come se ci fossimo già conosciuti e frequentati.
Presa da una timidezza e da un imbarazzo mai provati prima, mi allontanai tra mille rimorsi, fingendo di cercare il bagno; e mentre scivolavo via su per la scala, potevo percepire ancora il suo sguardo che mi scrutava con attenzione; e realizzai subito con infinita tristezza, di avere appena sciupato un’irripetibile occasione con lui.
Salii la prima mezza rampa di scale in preda al rimpianto, ma la mia delusione fu presto dissolta dalla voce stridula di Nicole, che dal corridoio prese a gridare: “E’ arrivato Pascal … dite a Jeanne che è arrivato Pascal !”; vidi Jeanne scendermi incontro con un sorriso decisamente diverso rispetto alle precedenti espressioni altezzose e supponenti, e schivandomi con grazia la vidi infine scivolare giù tenendosi lungo il corrimano. Mi voltai e la vidi che era giunta in basso, dove la ritrovai abbracciata stretta con quel ragazzo che pochi istanti prima mi aveva sorriso, baciandolo sulle labbra con grande passione e abbandono.
Finsi indifferenza e in fondo ne fui intimamente sollevata; se anche fossi rimasta in compagnia di quel ragazzo di nome Pascal, sarebbe prima o poi sopraggiunta la sua fidanzatina con gli occhi da gatta ad interrompere l’idillio.
Giunsi al piano di sopra, in un corridoio al fondo del quale si apriva il piccolo terrazzino: non sapendo bene dove andare, proseguii così fino alla meta, e mi resi conto che in quel luogo piccolo e freddo si stava svolgendo una festa a parte, con adulti che fumavano e un viavai di ragazzine del coro che si inseguivano e ridevano tra di loro.
Solo a quel punto vidi nuovamente mio fratello, sfuggente come non mai: era riuscito incredibilmente a rompere il ghiaccio e adesso parlava proprio con Flora, che nel frattempo era giunta lì sopra per svuotare un posacenere; tuttavia la ragazza sembrava completamente distaccata e svogliata, e davvero pensai che fosse così religiosa e devota, da non cercare davvero alcun tipo di contatto con gli uomini.
André la stava letteralmente molestando, e giurerei che da un momento all’altro la cameriera l’avrebbe definitivamente respinto in maniera scortese; ma ad un certo punto però notai una cosa leggermente diversa: Flora fece cenno di doversi allontanare, ma poi girandosi verso di lui con i suoi occhi nero perla scurissimi, gli lanciò uno sguardo intenso e nascosto, che solo io potei notare.
Si incamminò con la consueta grazia, mentre André finiva la sua sigaretta facendo finta d’ignorare la mia presenza.
Tornata al mio posto, e dopo aver assistito ai prolungati saluti affettuosi tra le ragazze del coro e Sophie, osservavo a lungo Jeanne, che sorrideva tutto il tempo, sempre abbracciata al suo Pascal; la invidiai profondamente senza pudore e senza vergogna, e pensai che dovevo avere sbagliato qualcosa nella mia vita, se non ero ancora riuscita a trovare qualcuno che mi desiderasse.
Jeanne invece fu più cortese di quanto io pensassi, e mi venne incontro per presentarmelo, e fu un gesto davvero inaspettato; se solo avesse saputo quanto mi intrigava il suo ragazzo, sarebbe stata come minimo assai gelosa; e invece me lo presentò così, spontaneamente. Ed io feci finta di non ricordare il suo nome, né lo scambio di sguardi avvenuto tra di noi solamente qualche minuto prima; finsi anche un certo distacco nei suoi confronti, con moltissima fatica.
Mentre accadevano tutte queste cose, e mentre le ragazze del coro se ne uscivano facendo un gran trambusto nel corridoio, udii la voce ovattata di Sonia, che raccontava a Nicole e Jeanne di avere visto mio fratello, rinchiudersi inopinatamente nel bagno degli ospiti assieme alla cameriera.
Ristetti e mi bloccai tutta sulle gambe; Sonia disse anche che Sophie li aveva visti e che stava andando a riferire tutto al signor Eric; mi mossi nervosamente, in modo furtivo e mi allontanai verso il bagno, che era proprio lungo il corridoio, ancora affollato di gente, anche se nella direzione opposta. Grazie al cielo la porta del bagno si aprì in quel preciso istante, e ne uscì proprio André, abbottonandosi la cintura dei pantaloni e scivolando via come un ladro; la porta del bagno si chiuse nuovamente a chiave alle sue spalle, confermando che c’era proprio qualcuno lì dentro insieme con lui.
Lo strattonai e lo spinsi verso le scale, ero letteralmente infuriata ma non potevo darlo a notare a nessuno; solamente quando fummo da soli sul terrazzino al piano di sopra, gli sussurrai con voce bassissima per non farmi sentire: “… ma sei completamente impazzito ?!? ti sei chiuso in bagno con la cameriera !!! … ma ti rendi conto? Vuoi farti cacciare dalla festa e farmi litigare con Sophie ?!?”. André sembrò stavolta decisamente in imbarazzo, e forse a causa delle delizie della bella Flora mi parve completamente lento e imbambolato. Accendendosi l’ennesima sigaretta, mi rispose sommessamente, dicendomi che non era stata colpa sua, ma che piuttosto era stata Flora ad entrare in bagno lasciandosi la porta aperta alle spalle. Compresi dunque quale fosse stato il significato dello sguardo furtivo che si erano scambiati poco prima, in quello stesso luogo del terrazzino.
Ma non gli credetti neanche un po’, ero arrabbiatissima con lui e preoccupata che Sophie potesse averli visti, e riferire tutto quanto ai suoi genitori; solamente quando André iniziò a scendere nei minimi particolari, iniziai a credere a quanto mi diceva.
Flora si era infilata in bagno lasciandosi la porta aperta alla spalle, e André a sua volta vi era entrato, sorprendendola seduta sulla tazza a fare la pipì, con le gonne sollevate e le sottili calze autoreggenti nere.
Potei facilmente immaginare quale fosse stata l’immediata reazione di mio fratello, nel vedere una ragazza così carnale mezza svestita, colta nell’atto di fare la pipì.
Commentai senza mezzi termini: “Bella sgualdrina questa Flora! … tanto devota e religiosa … e poi eccola qua in bagno col primo che passa !!!”, ma André m’interruppe sul principio, ribattendo: “E’ una ragazza triste e sola, lascia perdere, e poi vuole rimanere vergine fino al matrimonio…”.
“Quindi non è successo nulla ? …” domandai io provando anche un po’ di sollievo, ma André mi sorrise in modo fiero e sornione, e mi disse che Flora non si era concessa, ma gli aveva comunque fatto un fantastico servizio con la bocca.
Ristetti, e tremando immaginai subito la scena: la cameriera in piedi con le sue gonne alzate, le cosce ancora leggermente schiuse dopo la pipì, le mutandine abbassate, e André che le si avvicina con quel coso che spinge prepotentemente dentro ai pantaloni; mi tornò quel brivido caldo tra le gambe, che speravo fosse stato solo un semplice e casuale episodio.
Immaginai la cameriera piegata ai piedi di mio fratello, aggrappata alle sue ginocchia, ed il movimento del collo e delle spalle che doveva avere fatto per molti minuti, per donargli tutto il piacere che egli desiderava. La immaginai esattamente come una schiava, incatenata alle gambe del suo padrone.
Domandai ad André se avesse adoperato il preservativo, ma non lo aveva con sé quel giorno: le aveva fatto ingoiare tutto quello schifo, prima di lasciarla lì in bagno da sola a lavarsi.
Mi domandai anche come avesse fatto una ragazza così casta e pudica ad imparare a fare quel tipo di servizio così bene, ma ero troppo arrabbiata e meravigliata per insistere, e mi fermai lì; sperai solo in cuor mio che nessun’altro li avesse scoperti, a parte Sophie e le sue amiche.
Ma mi sbagliavo ancora una volta; alcune ragazze del coro li avevano visti entrare nel bagno l’uno dietro all’altra, e s’erano immediatamente trasmesse la notizia fra di loro: era un fatto così pettegolo e peccaminoso; così alla fine anche Bianca l’aveva saputo.
Con ottima certezza a questo punto, lo sapeva anche la signora Claudia; e ne ebbi diretta conferma, quando la vidi impartire ordini a Flora in modo sprezzante ed assertivo, con tono di voce assai perentorio; avrei giurato che non fosse affatto normale, che la ragazza venisse trattata in questo modo, da semplice cameriera e non da persona di famiglia.
Flora quindi riprese a mettere ordine nella veranda come se nulla fosse accaduto, sempre distante e disciplinata, e soprattutto indifferente rispetto alle occhiate perfide e supponenti delle altre ragazze presenti dentro la sala.
Sophie era lì vicino e continuava a scrutare mio fratello, che nel frattempo continuava ad incrociare lo sguardo della bella cameriera, in modo per nulla rispettoso dell’imbarazzo in cui quest’ultima s’era cacciata per causa sua.
Anche Bianca era in piedi vicino a Sophie, e sembrava godere della gelosia morbosa e disperata di sua sorella.
Decisi di andare in bagno, mi scappava e non ne potevo più. Quando poi fui seduta sulla tazza, mi sembrò di sentire nell’aria l’odore insopportabile di pesce che emanava il membro di mio fratello; e mentre mi pulivo con la carta igienica, mi accorsi anche d’essermi leggermente bagnata in mezzo alle cosce.
Uscita dal bagno poi, fui subito distolta da alcune grida provenienti dalla veranda; percorsi il corridoio, si distingueva benissimo la voce di Sophie, e arrivata nel punto in cui la veranda e il salone si congiungevano, vidi Bianca che piangeva a dirotto, con tutta la camicia bagnata, Sophie che urlava come una matta, ed un bicchiere di cristallo rotto in mille pezzi sul pavimento.
Non capivo bene che cosa fosse accaduto, sembravano impazzite tutte e due, ma Bianca non la smetteva di piangere, mentre nel frattempo Sophie si era placata e aveva iniziato a raccogliere i pezzi di vetro dal pavimento della sala.
Sentii giungere la signora Claudia alle mie spalle, la quale mi passò davanti con passo veloce e deciso, e arrivata infine nel mezzo della scena, chiese a Sophie di alzarsi e di guardarla bene negli occhi; le altre ragazze e i pochi ospiti rimasti tacquero, solamente pochi di loro continuarono a fare finta di niente, provando a rendere la situazione meno imbarazzante.
“Mamma, mamma … Sophie mi ha tirato un bicchiere addosso !!!”; vidi la mia compagna arrossire come un peperone, ed abbassare subito lo sguardo; la madre le si avvicino minacciosa: “Sophie !!!”, e poi “Che diavolo hai combinato a tua sorella !!!” e allungò il braccio teso come se volesse mollarle uno schiaffone; Sophie fece un passo indietro, e balbettando con voce tremolante ed incomprensibile, sussurrò: “Bianca mi ha detto che io sono solo … che io sono solo una cicciona …” ed iniziò a gemere anche lei; Bianca ribatté: “Sì … Sei solo una cicciona !!!”.
La madre ruotò il busto e invece che a Sophie, mollò un forte ceffone alla più piccola delle due, e Bianca si piegò in avanti piangendo e urlando.
Il trambusto aveva attirato anche l’attenzione del signor Eric, che si affacciò nella veranda chiedendomi cortesemente il permesso; domandò alla moglie che cosa fosse accaduto, e mentre tutte e due le sorelle piangevano all’unisono in modo un po’ esagerato, lei rispose con calma e freddezza: “Bianca ha insultato Sophie, e lei gli ha tirato addosso un bicchiere del servizio in cristallo”.
Non so se fosse il valore del bicchiere, o la gravità del gesto, ma il signor Eric fece un repentino passo indietro tornando sull’uscio; lo potevo vedere perfettamente bene, di profilo dallo stipite cui ero appoggiata, leggermente defilata e nascosta.
Dentro alla sala adesso tutti tacevano, nessuno si era potuto spostare, dal momento che il signor Eric era lì fermo sull’ingresso. Altri palloncini colorati si erano staccati dal soffitto ed erano sparsi un po’ dappertutto; le ragazze ogni tanto si lasciavano scappare qualche risolino, non avevano minimamente intuito la gravità della situazione.
Il signor Eric fissò negli occhi Sophie, che iniziò a tremare tutta dalla testa ai piedi; lì compresi che era giunta sul punto di venire punita sul serio, proprio nel giorno della sua festa di compleanno, e provai un sentito timore per lei.
Il signore Eric indicò con la mano destra alzata, in modo solenne e perentorio, il salone che si trovava lì accanto, e con tono di voce assertivo esclamò: “Sophie !!! con me! subito!”.
Dalla veranda nulla si mosse, e Sophie abbassò nuovamente lo sguardo; la madre le prese un braccio con un moto di materna dolcezza, e le disse: “Sophie, cara, ascolta, fai come dice”.
A questo punto dato che Sophie non rispondeva, il signor Eric perse un po’ la pazienza, e facendo nuovamente un piccolo passo in avanti, le puntò il dito addosso alzando la voce: “Non farmi perdere tempo ragazzina! hai capito cosa ho detto !?! … con me !!! subito !!!”
Il mormorio e le chiacchiere ripresero nella sala come se nulla fosse, anche André si mise a scherzare e a parlare con Nicole e persino con Pascal, che nel frattempo si era tolto il maglione e sfoggiava una camicia di jeans molto aderente.
Sophie mi passò davanti a testa bassa, senza guardarmi, e quando fu vicina al signor Eric, quest’ultimo le strinse il braccio al punto tale che sembrò volesse stritolarglielo. La trascinò dentro al salone come un peso morto; accorse lì anche la madre, mentre Bianca era rimasta da sola a piangere per il sonoro ceffone appena ricevuto.
Le liberò il braccio mollando la presa solo quando fu comodamente seduto sul sofà, con Sophie in piedi immobile e incartata nel suo vestitino color arancio innanzi a lui, e la madre da un lato. Accanto a me, che potevo vedere molto bene la scena e sentire quello che si dicevano, si avvicinò Sonia, che a quanto pare era molto curiosa di vedere cosa stesse succedendo.
Il signor Eric, con voce decisamente più morbida, disse a Sophie: “Non cresci mai … cosa dobbiamo fare noi con te!?!”; vidi Sophie stringersi le guance tra le mani, e la sentii mormorare a bassissima voce: “Ti prego …”.
Il signor Eric sbottonò ed avvolse i polsini della camicia, e lisciandosi con le mani i pantaloni sopra alle ginocchia, ribatté: “sei solo una stupida bambinona … non cresci mai”.
La signora Claudia provò a lenire la situazione, prendendo la parola: “Sophie, prometti a me e a Eric che non lo farai mai più! promettilo subito, giuralo!”, e Sophie ripeté come un pappagallo, non lo avrebbe fatto più, di litigare con la sorella.
Anche Bianca nel frattempo era arrivata in salone, mentre una coppia di signori, probabilmente due zii, vi erano entrati in punta di piedi per recuperare le loro giacche, facendo alla signora Claudia un cenno furtivo di doversene andare.
Quest’ultima si distolse dalla discussione e si avvicinò amorevolmente a loro, iniziando a scusarsi per il finale inaspettato della festa, accompagnandoli per tutto il corridoio fino all’ingresso, dove si chiuse una porta a vetri alle spalle.
Mentre io e Sonia guardavamo la scena immobili dallo stipite della veranda, altri si erano avvicinati e notarono cosa stava accadendo in salone; i più facevano finta di niente, molti pensavano che la cosa si sarebbe conclusa con una semplice ramanzina.
A causa dal viavai, non potei sentire cosa il signor Eric andava dicendo a Sophie, era certamente una lunga predica; ma ad un certo punto le vidi fare un goffo passetto indietro, e vidi lui levarsi di scatto dal divano, recuperandola subito e trascinandola nuovamente a sé per un braccio, esattamente come aveva fatto poco prima nel corridoio; Bianca era sempre immobile in piedi nell’angolo opposto del salone, e continuava a piangere anche se in modo più leggero e sommesso.
Allora il signor Eric si sciolse la cravatta ripiegandola sul sofà, e si rivolse a Sophie con tono ultimativo ordinandole: “Adesso tu obbedisci, e ti tiri su quella gonna senza fiatare … e vieni qui da me che le devi prendere … hai capito ragazzina!?! sulle mie ginocchia e con la gonna alzata ! subito!” ed indicò in basso con un dito.
Sophie mugolava frasi senza senso, e lo implorava: “noo … ti prego … noo … non me le dare ti prego …“.
Abbassai istintivamente lo sguardo per non vedere, e quando lo rialzai Sophie era adagiata mollemente sul ventre del signor Eric, con il busto ed il volto immersi tra i cuscini del sofà. Questi le sollevò con un gesto molto deciso la gonna: il vestitino color arancio di Sophie era leggero ed elasticizzato, e si arrotolò fino attorno alla vita, liberandole i fianchi e le cosce molli, senza calze e con le sole mutandine che le avevo comperato indosso e le ballerine nere ai piedi.
Rimbalzò fuori tutto il sedere tornito e tremolante, bianco come il latte, che le mutandine non proteggevano né coprivano affatto, lasciando così completamente esposti agli sguardi di chi passava, i suoi glutei bianchi e molli rigonfi di cellulite.
In quell’umiliante posizione, con la gonna alzata ed il sedere di fuori, Sophie era davvero come una bambina candida e verginale, pronta ad essere punita per la prima volta.
Provai una vergogna immane per lei, ma non potevo fare davvero nulla per aiutarla in quell’imbarazzante situazione.
Nel frattempo ritornò sua madre, e mentre il signor Eric le aggiustava la gonna e le accomodava dolcemente la testa sopra i cuscini, le concluse così la sua ramanzina dicendo: “Ti sei comportata come una bambina stupida e cretina con Bianca … lo sai benissimo che te le sei meritate … e adesso Eric ti fa il sederone …”, e le mollò uno sculaccione forte e preciso proprio nel mezzo con il palmo della mano aperta, facendole schioccare assieme entrambi i glutei color latte come se fossero due palloncini che scoppiavano all’unisono.
Sophie si sollevò col busto ed emise un gridolino languido e sommesso, ma il signor Eric non aggiunse nulla e non si scompose affatto; le mise una mano sopra alla testa, e accompagnandola dolcemente la sprofondò nuovamente tra i cuscini del sofà.
Le assestò un secondo sculaccione, facendole schioccare nuovamente il didietro in modo penoso, e stavolta Sophie emise un grido di dolore più acuto; prese a batterla con impeto, e senza sosta.
Bianca mi parve immediatamente rincuorata nel vedere la sorella subire il giusto castigo, ed esibiva adesso un’espressione soave e divertita.
Ci allontanammo sia io che Sonia, mentre dal salone proveniva costante il rumore sordo delle percosse, alternato ai gridolini e al pianto di Sophie; il signor Eric l’apostrofava dicendo: “… perché non parli più !?! …” e poi giù una nuova scudisciata, “dì qualcosa stupida ! … diamine, dì qualcosa !…”, e la batteva di nuovo; tutti compresero quello che stava accadendo, e passando avanti e indietro dinanzi al salone, potevano vedere la scena ed il didietro di lei, mentre il signor Eric la sculacciava e la puniva in modo esemplare.
Soggiunse anche André, e mi chiese di poter vedere anche lui lo spettacolo; lo pregai di non andare, ma lui non mi diede ascolto e subito lo vidi in piedi eretto davanti alla porta, a guardare e ad ammirare il culone di Sophie che veniva battuto con vigore, rimbalzando mollemente ed in modo inesorabile.
Quando andai da lui per recuperarlo, il ritmo delle percosse era aumentato, ed i colpi erano sempre meglio assestati e precisi; si direbbe che il signor Eric fosse un ottimo giocatore di tennis, da come le batteva per bene il sederone facendolo schioccare ad ogni colpo.
André mi disse a bassa voce che quella scena glielo aveva fatto diventare di nuovo duro, e io lo guardai malissimo.
Sul didietro molle e bianco di Sophie, totalmente vulnerabile e indifeso, iniziarono a formarsi due grossi e vistosi lividi rosa, che aumentavano di colore e di intensità ad ogni colpo che subiva.
Ad un certo punto si affacciò nella sala anche Flora, per riferire qualcosa alla signora Claudia; nel vedere la scena, fece un piccolo passetto indietro. Ma il signor Eric la tranquillizzò: “Non preoccuparti Flora, vieni pure avanti … mica avrai vergogna per il sederone di questa stupida cicciona”, e riprese a sculacciarla. Mio fratello sorrise a Flora in modo sornione, e quella ricambiò subito con i suoi occhi nerissimi e sensuali.
Provai solamente ad immaginare il dolore e l’umiliazione per Sophie, nel sentire quelle parole; ai gridolini si era adesso sostituito un mugolio sommesso alternato al pianto, attutito dai cuscini tra i quali era costretta a giacere, sospinta dalla mano forte che le teneva saldi i fianchi e la gonna, immobilizzandola completamente.
Continuò così a lungo a sculacciarla e a redarguirla, credo che durò per almeno altri dieci minuti, una vera eternità. Quando finalmente il castigo ebbe fine, il didietro di Sophie, miseramente abbellito dalle minuscole e inutili mutandine comperate da Roberta, sembrava un grosso melone rosso, e caldo.
I mugolii avevano oramai lasciato il posto ad un pianto dirotto; il signor Eric le ordinò di sistemarsi la gonna e di salire su in camera.
Allora pensammo che sarebbe stato sicuramente molto meglio, andarcene via senza salutarla; feci un cenno alla madre, mentre Sophie era di spalle e ancora piangeva disperata, con il culone rosso livido ancora in bella mostra.
Le aveva prese proprio durante la sua festa di compleanno, davanti agli occhi degli amici e dei parenti, ed era stata umiliata e annichilita con gli sculaccioni proprio come una bambina. Provai un’infinita vergogna per lei.
La signora Claudia sorrise e ci accompagnò sull’uscio scusandosi anche da parte del marito e delle due figlie, e ci ringraziò per essere venute alla festa; quando infine si allontanò, mi voltai per salutare le altre ragazze, e mentre André se n’era già sceso in strada per fumare una sigaretta, fissai per l’ultima volta in viso, Pascal. Nel frattempo Sophie era probabilmente già salita su per le scale e si era chiusa in camera sua, così come le era stato ordinato.
Feci dunque per andarmene, ma vidi Jeanne che mi veniva dietro nel corridoio portando con sé un’elegante busta: era il suo regalo di compleanno per Sophie; mi sorrise e mi chiese di consegnarglielo l’indomani stesso, quando l’avrei rivista a scuola.