Per Una Settimana

(di Signor Sculaccioni)

Antonio era un cinquantenne single da molti anni e lavorava in fabbrica.
Aveva un aspetto molto comune: pochi capelli brizzolati, due baffoni, le guance in carne, un po’ di pancia, vestito sempre in jeans e pullover.
Il suo palazzo si trovava in centro città e sotto casa aveva un comodo parcheggio per i motorini, che usava sempre volentieri, ma quel lunedì mattina lo trovò occupato. Non da un motorino o una bici, ma da una smart.
Dopo una lunga giornata di lavoro, tra colleghi scaricabarili e superiori autoritari, Antonio non aveva proprio voglia di doversi mettere a girare per il parcheggio; ma così era, per cui diede gas e con un sospiro riprese a girovagare per le strade.
<< Di chi è quella macchina sul parcheggio dei motorini? >> chiese al portiere dopo aver fatto una buona  mezz’ora di ricerca.
<< Mah, non saprei dirle, signor Antonio. Mi pare una ragazza nuova che abita nel palazzo qui di fianco >> rispose l’uomo sistemandosi i pantaloni imbarazzato.
<< Speriamo che non si ripeta più questo episodio. Buona serata >> disse allora Antonio, un po’ più scorbutico di quello che avrebbe voluto.
Ma il giorno dopo successe esattamente la stessa cosa.
Appena superata la curva che conduceva al suo civico, Antonio vide la smart parcheggiata al suo posto, le luci si erano appena spente.
La portiera si aprì e una ragazza giovane, di nemmeno trent’anni, uscì sistemandosi i capelli.
Antonio non aspettò un minuto e premette il clacson tre volte per attirare la sua attenzione; la ragazza gli urlò quello che sembrava uno “Scusi!” e gli indicò un parcheggio libero poco più avanti, poi si incamminò a passo spedito dalla parte opposta della strada.
In effetti era una bellissima ragazza, anzi, una bellissima donna, con delle curve ben proporzionate.
Antonio imprecò e parcheggiò la macchina nel posto indicato, poi si incamminò contrito verso casa.
<< Mi ‘spiace, signor Antonio, è successo di nuovo! Però carina, vero? >> fece il portiere sporgendosi per vedere se la ragazza era ancora sulla strada che ancheggiava, il corpo a clessidra che terminava in un fondoschiena rotondo.
<< Mmh, si, carina … buona serata >> fece Antonio mettendosi a posto i pantaloni. Aveva avuto una piccola erezione, ma gli dispiaceva ammetterlo.
Anche il mercoledì si ripeté la solita manfrina.
La smart era parcheggiata al posto dei motorini, e la proprietaria stava lì vicina, a parlare al telefono.
Antonio accelerò e si fermò appena lei ebbe finito la chiamata.
<< Scusi eh, ma è la terza volta che occupa questo posto! Io torno da lavoro, sa! >> fece indispettito.
<< No, mi scusi lei, ha assolutamente ragione! È l’ultima volta, promesso! >> fece la ragazza, una voce alta e musicale.
Antonio non poté fare a meno di ammorbidirsi. Da vicino era ancora più carina.
Indossava una giacca di pelle abbastanza aderente, che stringeva e pronunciava una abbondante terza di seno, dei jeans a vita alta blu scuri, un po’ consumati, e degli stivali alti di cuoio marroni.
<< Beh, dai non si preoccupi. Ho visto che c’è un parcheggio poco più in là. Io sono Antonio >> si presentò l’uomo ingentilito.
<< Io Lidia, piacere. Guardi, ora devo andare. Mi scusi ancora un sacco, non succederà più, ok? >> squillò lei incrociando le dita, poi gli soffiò un bacio e si allontanò ancheggiando.
Antonio annuì con un sorriso goffo e la salutò con la mano, il suo sguardo cadde sul sedere di lei, che si allontanava muovendosi a destra e a sinistra.
Di nuovo dovette mettere mano al pene eretto, e questa volta il portiere lo notò subito.
<< Eeh, la capisco … >> gli fece scherzoso, con un’aria compassata.
Antonio lo mandò a quel paese, anche lui scherzoso, e tornò al motorino per parcheggiare.
Il giovedì l’uomo accolse la smart sul posto dei motorini con un sorriso. Le luci e il motore erano ancora accese e Lidia era intenta a scrivere sul cellulare, poggiata con la schiena e il sedere sulla portiera.
Antonio parcheggiò in un piccolo posto un po’ più indietro e le andò incontro.
<< Ma non doveva essere l’ultima volta? >> chiese lui, fingendosi scocciato.
La ragazza mise su una faccia mezza innocente, mezza sbarazzina.
<< Ops, ha ragione. Ma adesso vado via con la macchina >> fece lei.
Si piegò in avanti per specchiarsi nel vetro della smart e Antonio ebbe una visione poco pudica del fondoschiena della ragazza, rotondo e sodo.
Lidia se ne accorse e fece un sorriso malizioso.
<< Secondo lei come sto? Mi trova carina? >> chiese poggiando le mani sui fianchi.
Antonio arrossì e la osservò dalla testa ai piedi.
<< Direi proprio di si >> rispose imbarazzato e visibilmente eccitato.
<< Facciamo così. Se lei mi perdona, io le faccio toccare quello che vuole >> propose la ragazza a bassa voce, in tono sensuale.
L’uomo ebbe un’erezione fortissima e si ritrovò ad annuire ancora prima di aver deciso.
<< Beh, quello che vuole >> fece allora la ragazza, mettendosi di profilo.
Antonio si sistemò il pene senza troppi problemi, poi si avvicinò e allungò la mano sul bel fondoschiena.
Era morbidissimo e un po’ caldo, e nonostante fosse un po’ sporgente, era anche sodo.
<< Oh, che sporcaccione! Le piace il mio sedere? >> rise la ragazza agitandolo appena.
Antonio ritirò la mano rosso in faccia e abbassò lo sguardo.
In giro non sembrava esserci nessuno, per fortuna.
<< Allora sono perdonata? >> chiese la ragazza, agitando il didietro sbarazzina.
<< Si, certo. Devo ammetterlo … scusi, sa … ma ha davvero un bel sedere! Si, insomma, fondoschiena … >> disse frettoloso Antonio.
La ragazza arrossì.
<< Lo chiami pure “sedere”, mi piace molto come parola. Allora a domani >> disse salutando con la mano per poi rientrare in macchina. Per fare questo non mancò di chinarsi per aprire la portiera, e mise in mostra le proprie rotondità.
Eccitato come non gli succedeva da tempo, Antonio corse su in casa e si masturbò nel bagno, come quando era adolescente.
Annullò tutti gli impegni della serata e si mise al computer, sui siti porno.
Non era mai stato un grande frequentatore, anche perché ai suoi tempi d’oro internet non c’era, e si stupì di quanto materiale ci fosse legato al fondoschiena.
Visto che non intendeva avere dei rapporti sessuali con lei, almeno per il momento, evitò tutto quello che c’entrava col sesso anale, e notò che in molti video i sederi non venivano semplicemente palpati, ma spesso schiaffeggiati sonoramente.
Certo, in gioventù gli era capitato più volte di dare qualche pacca sul sedere ad una ragazza, ma non immaginava che nel mondo ci potesse essere un vero e proprio culto della sculacciata.
Definita anche “spanking” in inglese, era una pratica sadomasochista, usata sia come punizione corporale che come preliminare erotico, ma anche come pratica fine a se stessa.
Si ritrovò a pensare a quando era bambino.
Qualche volta era successo che sua madre mettesse lui o sua sorella minore sulle ginocchia, a sedere nudo, e li sculacciasse per averle risposto male o per un brutto voto a scuola.
Ora, da adulto, si rese conto che sarebbe stato oltremodo eccitante sistemare Lidia sulle sue ginocchia, scoprirle quel bel sedere tornito e sculacciarla come una bimba monella.
Andò avanti a cercare video e articoli sullo spanking fino a notte fonda, e il giorno dopo non riuscì a non pensare a quello per tutta la giornata.
Come prevedibile, al suo ritorno, la ragazza aveva di nuovo parcheggiato sul posto dei motorini, ma gli aveva lasciato uno spazio, a posta per lui.
<< Che gentile concessione, signorina! Peccato che questo rimanga un posto per i motocicli >> la rimbeccò scherzoso lui.
La ragazza arrossì, e senza scomporsi troppo, iniziò ad ancheggiare.
<< Lei è proprio una monella, e pure recidiva. Non ha nessuno che la sgrida a casa? >> chiese lui, eccitandosi per le sue stesse parole.
<< No, purtroppo sono sola. Nessuno mi sgrida più da tempo, e nemmeno mi punisce >> rispose lei, illuminandosi di una strana luce appena detta l’ultima parola.
<< Oh, nessuno la punisce a casa? È un vero peccato, perché lei sembra proprio una brava ragazza, basterebbe una piccola correzione ogni tanto >> fece lui sistemandosi il membro già diritto.
<< E che “correzione” avrebbe in mente lei? >> replicò la ragazza avvicinandosi con un movimento sensuale.
<< Beh, ai miei tempi ci bacchettavano. Di solito sulle mani >> rispose vago lui, radiografandola col lo sguardo. Era davvero sexy!
<< Solo sulle mani? >> chiese la ragazza, girandosi leggermente di tre quarti e mostrando appena la curva delle natiche.
<< No, non solo, anche sul didietro. Quelle facevano male >> rispose lui, guardando prima il didietro di lei, e poi la sua faccia, anche quella eccitata.
<< Oh, immagino .. povero sedere! Forse una piccola correzione alla vecchia maniera la meriterei? >> fece Lidia falsamente innocente.
In modo incredibilmente naturale poggiò le mani sul vetro della macchina ed espose il sedere all’indietro, le gambe divaricate.
Antonio, eccitato, si guardò attorno; verificato che non ci fosse nessuno, afferrò la chiappa destra di Lidia e ne saggiò la consistenza.
Con tutta la mano accarezzò il sedere della ragazza dall’osso sacro fino all’attaccatura delle cosce, dove la fessura apriva la strada alla vagina di lei.
L’uomo indugiò un attimo in quel punto, che gli parve caldo e un po’ umido, poi assestò uno sculaccione alla ragazza.
Lei sussultò e lo guardò eccitata.
Antonio le diede altre due pacche a destra e a sinistra, facendo ballonzolare il sedere.
Aveva il pene turgidissimo che minacciava di uscire dai pantaloni, quindi diede un’ultima carezza e si allontanò di un passo.
<< Forse, se si comporta bene non ci sarà di nuovo bisogno >> ribatté allora lui, severo.
Poi fece un cenno di saluto e si affrettò a salire in casa, per masturbarsi.
Per il suo lavoro in fabbrica, doveva lavorare a volte anche il sabato, e quella settimana successe proprio questo, così Antonio tornò a casa nel tardo pomeriggio, come un qualsiasi giorno feriale.
E cosa trovò sul suo parcheggio? La smart di Lidia, purtroppo senza Lidia dentro.
<< Senta, scusi, la ragazza della macchina dov’è? >> chiese al portiere.
<< Ah, signor Antonio, io non lo so mica! È arrivata dieci minuti fa, ha parcheggiato e se n’è andata, portandosi via quel bel culetto, che se ci mettessi le mani sopra … >>.
L’uomo fece un gesto allusivo con le mani e il bacino, e Antonio sentì un moto di gelosia.
<< Ma come si permette! Pensi a fare bene il suo lavoro e mi indichi la sua buchetta delle lettere >> sbottò arrabbiato.
Il portiere chiese umilmente scusa e gliela indicò.
Antonio si mise da un lato, strappò un foglio dalla sua agenda e scrisse un messaggio per la ragazza:

Signorina Lidia,
ancora una volta il suo comportamento è stato inaccettabile.
Mi vedo costretto a ordinarle di presentarsi domani a casa mia
nel pomeriggio,all’interno 3, dove le somministrerò
la sua ben meritata punizione.
Buona serata,
Antonio

Soddisfatto e eccitato, Antonio piegò il foglietto e lo lasciò cadere nella buchetta vuota.
Il giorno dopo se la prese comoda per svegliarsi e si preparò per il pomeriggio bollente che lo aspettava.
Un paio d’ore dopo pranzo, il campanello suonò e dietro la porta c’era Lidia in pigiama.
<< Signorina, cominciamo male! Questi non sono gli abiti consoni per ricevere una degna punizione! Vestiti decentemente, per favore! Fila! >> tuonò, e rafforzò l’ordine con una bella pacca sul sedere.
La ragazza arrossì e corse su per le scale.
Torno dopo qualche minuto con una maglietta elasticizzata del cartone “Hello Spank!” e i suoi soliti jeans scuri e consumati.
<< Prego, al centro del salotto, dritto >> ordinò lui, indicandole la porta aperta in fondo al corridoio.
Arrivati in salotto, Antonio si sedette su una sedia di legno che aveva precedentemente posto al centro della stanza e contemplò la ragazza.
A tratti sembrava indifferente, ma nel suo sguardo si poteva intuire l’eccitazione.
<< Dunque, oggi, come sai, riceverai una adeguata punizione. Ne conosci il motivo? >> chiese Antonio, cercando si sembrare più severo che eccitato.
Aveva letto che prima di una sculacciata, la vittima doveva essere consapevole dei propri sbagli e del fatto che fosse una punizione ben meritata. Solo così si poteva sperare che l’errore non venisse ripetuto.
<< Ho parcheggiato la mia macchina su un posto riservato ai motorini >> disse la ragazza, rossa in viso. Chissà se per la vergogna o per l’eccitazione?
<< E non solo. Ho visto che questa sera, a mezzanotte non eri ancora rientrata >> aggiunse Antonio, che in effetti era rimasto appostato fino alle due prima di vedere la smart di Lidia fare ritorno.
<< E’ vero, sono tornata un po’ tardi >> ammise lei intrecciandosi le dita tra i capelli, un fianco leggermente sollevato in una posa scocciata.
<< E per di più ti sei fatta palpeggiare da uno sconosciuto >> disse ancora Antonio, ripensando a quel momento. Il membro gli divenne subito duro.
<< Ma ci eravamo presentati, non eravamo più degli sconosciuti! Si figuri se facevo toccare il mio sedere da uno sconosciuto! >> esclamò lei quasi offesa.
Antonio si sollevò in piedi. Era più alto di lei di una decina di centimetri, e lei si zittì intimidita.
<< Non è un buon motivo! Potevo essere chiunque, e di questi tempi una bella ragazza deve stare attenta a chi frequenta >> tuonò lui.
<< Comunque dopo ci siamo presentati, hai ragione. Ciononostante, è inaccettabile quello che hai fatto, ed è per questo motivo che mi vedo costretto a punirti severamente! Sai in cosa consisterà la punizione? >>.
Lei fece di no con la testa con falsa ingenuità.
<< Sarai sculacciata, ecco cosa ti succederà. Ora mettiti sulle mie ginocchia >>.
Antonio si sedette e si diede due colpetti sulle cosce per rafforzare l’ordine.
Lidia ubbidì. L’uomo contemplò per qualche secondo il fondoschiena della ragazza praticamente indifeso, fasciato da quei jeans che lasciavano poco spazio all’immaginazione.
La sistemò per bene sulle ginocchia, poi le poggiò la mano sinistra sulla schiena e con la destra iniziò a massaggiarle la natica destra, poi la sinistra, poi fece scorrere i polpastrelli lungo la linea tra le natiche.
Pian piano il sedere si rilassò e divenne morbido.
A quel punto Antonio fece partire il primo sculaccione.
CIAFF!
<< Conta >> ordinò.
<< Uno >> ubbidì lei.
CIAFF!
Uno sculaccione più forte si abbatté sulla stessa natica, quella destra.
<< Devi dire cosa. “Uno sculaccione, due sculaccioni, tre sculaccioni … “, capito? Daccapo >>.
CIAFF, << Uno sculaccione >>, CIAFF << Due sculaccioni >>, CIAFF << Tre sculaccioni >>, CIAFF << Quattro sculaccioni >>, CIAFF << Cinque sculaccioni >>, CIAFF << Sei sculaccioni >>, CIAFF << Ahii! Sette sculaccioni. Mi dispiace, ho capito, ma ora basta … ahii! Otto sculaccioni! >>.
L’ottavo colpo la centrò in mezzo al sedere, facendo ballonzolare le due natiche.
Il pene eretto di Antonio premeva contro la pancia di Lidia.
<< Perché credi che possa bastare? >> chiese dolcemente Antonio accarezzandole le natiche doloranti.
<< Perché ho capito, è il sedere mi fa tanto male >> rispose lei, gli occhi lucidi.
<< Allora forse non avresti dovuto fare quello che hai fatto >> ribatté Antonio, poi le diede un’altra sculacciata alla parte più bassa e carnosa del sedere.
Lidia sentì i nervi sfrigolare e un’ondata di piacere le infiammò la zona genitale e tutto il bacino.
<< Ahii! Nove sculaccioni >> gemette, la vagina bagnata.
CIAFF! L’ultima sculacciata la colpì un po’ più su, e il sedere vibrò come un budino.
<< Dieci sculaccioni >> gemette ancora, gli occhi lacrimanti e le guance rosse.
Antonio la accarezzò amorevole con la mano destra, mentre con la sinistra si metteva a posto il pene, che spingeva per uscire dalle mutande.
<< Bene, ragazza. Direi che possiamo vedere se il tuo bel sedere è diventato rosso >> propose iniziando a calare i jeans.
<< No! No, la prego, non a sedere nudo! Per carità! >> si lamentò lei iniziando ad agitare le gambe e il sedere per liberarsi da quella posizione.
Antonio, per tutta risposta, e assestò due sonori sculaccioni.
<< Ahii, no, la prego. Ahii! Basta! >> gemette la ragazza.
L’uomo senza ascoltarla, iniziò a calare i pantaloni, rivelando un bel paio di culottes di pizzo rosa.
<< Guarda un po’ che porcellina! >> commentò divertito e eccitato.
Per fare prima la rimise in piedi e le calò i jeans con uno strattone, e le due carnose natiche ballonzolarono finalmente libere.
La ragazza scoppiò a piangere per la vergogna, ma le sue lamentele non servirono a nulla, e dopo poco si ritrovò di nuovo stesa sulle ginocchia di Antonio.
L’uomo diede due pacche al sedere quasi denudato come per saggiarne la consistenza, poi fece partire un primo sculaccione sonoro.
CIAFF!
<< Ahii … undici sculaccioni >> gemette la ragazza rassegnata.
Poi seguirono gli altri.
CIAFF << Dodici sculaccioni >>, CIAFF << Tredici sculaccioni >>, CIAFF << Quattordici sculaccioni >>, CIAFF << Quindici sculaccioni >>, e così via fino a venti.
Il sedere della ragazza era ormai rosso come un pomodoro, e anche le mani di Antonio cominciavano ad essere doloranti.
Senza dire nulla, l’uomo abbassò anche le mutandine, lasciando il sedere completamente scoperto, e prese una riga di legno di quaranta centimetri che aveva nascosto dietro la sedia per il gran finale.
<< Ricordi che ti avevo raccontato di come ci punivano da bambini ai miei tempi? Il righello di legno era uno degli attrezzi più usati in quei casi >> spiegò mentre la ragazza lo guardava con un misto di paura, dolore e eccitazione.
Diede qualche leggero colpo alle natiche arrossate, poi alzò la mano e fece cadere la prima sculacciata.
SCIAFF! << Ahii! Ventuno sculaccioni! >>, SCIAFF! << Ventidue sculaccioni >>, SCIAFF! << Ventitre sculaccioni >>, SCIAFF! << Ahii, ventiquattro sculaccioni! >>.
Continuò a colpirla fino a trenta sculaccioni, le povere natiche passarono lentamente dal rosso vermiglio al viola.
Ogni tanto Antonio poggiava la mano sul povero sedere, che ormai era un grosso sederone, e lo accarezzava per dargli sollievo.
Dopo il trentesimo colpo, Antonio fece alzare il piedi Lidia, che ne approfittò per massaggiarsi le rotondità doloranti.
<< Siamo quasi alla fine, Lidia. Spero che tu sia consapevole di averla fatta grossa, e che da ora in poi ti comporterai bene >> disse Antonio alzandosi in piedi anche lui.
<< Si, ho capito i miei errori e mi comporterò bene da oggi in poi >> fece la ragazza, contrita.
Antonio annuì soddisfatto, poi le fece mettere le mani in alto e prese a massaggiare il sedere con la mano.
Erano movimenti circolari, quasi delle coccole, e Lidia sentì quasi il dolore sparire, finché … CIAFF!
<< Ahii … trentuno sculaccioni >> contò in lacrime. CIAFF, << Trentadue sculaccioni >>, CIAFF << Trentatre sculaccioni >>, CIAFF << Trentaquattro sculaccioni >>.
Prese a sculacciarla alternando la natica destra e quella sinistra.
CIAFF << Trentacinque sculaccioni >>, CIAFF << Trentasei sculaccioni >>, CIAFF << Trentasette sculaccioni >>, CIAFF << Trentotto sculaccioni >>.
Antonio riprese a massaggiare i due globi caldi e violetti.
<< Ti fa molto male il sederone? >> chiese avvicinandosi all’orecchio.
La ragazza annuì.
Le diede uno sculaccione poderoso in mezzo al sedere. CIAFF! e in fine l’ultimo nella parte bassa.
CIAFF!
<< Vieni dai, è finita >> le disse incoraggiante, accarezzandole i capelli e abbracciandola.
La ragazza scoppiò in lacrime e rimase tra le sue braccia.
Lui le fece qualche massaggio alla testa e alla schiena, poi la mano scese di nuovo al sedere, che era bollente e bordeaux.
<< Povero sederone. Non fare più la monella, sennò sarò costretto a dartene altre, siamo intesi? >> le raccomandò mentre la rivestiva e la accompagnava alla porta.
Lei, ormai quasi del tutto ripresa, fece un si raggiante e lo salutò con la mano, poi risalì le scale per tornare a casa, le mani ben strette sul sedere tumefatto.