(2°capitolo)

“Mai Senza il Mio Permesso”

(di Signor Sculaccioni)

 

•    Buon giorno Delia, come stai?

•    Buon giorno a te, Serena. Io sto bene, tu?

•    Tutto ok, che stai facendo?

•    Gus ha appena finito di spalmarmi la crema sul sedere. Ora me lo sta baciando

•    Oh, che bel risveglio! Lo premierai?

•    Non credo! Quando mi sono svegliata era già in piedi tutta la casa era in disordine. Per prima cosa l’ho sculacciato con la mano, ma gli ho assicurato che, quando avrà finito di baciarmi il sedere dovrà mettere tutto in ordine. Dopo dovrò punirlo col cane, quel monello!

•    Ah, poverino! E invece Genny come sta?

•    Sempre il solito sporcaccione! Ieri l’ho trovato che si masturbava con dei miei vestiti di latex nuovi. L’ho dovuto riempire di sculaccioni e gli ho pure tirato le palline … che porcello!

•    Già, proprio un porcello! Invece io ho appena passato la notte con Giorgio. Lui è andato a lavoro

•    Ah, e come va tra voi? Gli sono piaciuti gli acquisti che hai fatto da noi?

•    Si, ma non si sente di sculacciarmi. Non gli va su

•    Ah, mi ‘spiace molto! E come fai allora?

•    Beh, da qualche tempo … non so se me la sento di dirtelo …

•    Dai, che sarà mai?

•    No, non riesco

•    Dai, di la verità!

•    Va bene! Da qualche tempo mi sculaccio da sola!

•    Beh, non c’è nulla di strano. Hai un bellissimo sedere, immagino che diventerà rosso in fretta

•    Si, dopo una decina di sculaccioni si. Ma non è la stessa cosa … non come mi sculacciavi tu … , A proposito di questo,  ti scoccerebbe se una volta venissi da te? Non so, tipo domani?

•    Assolutamente, vieni pure! Anche oggi se ti va

•    Va bene, a dopo

•    Ciao, baci

Serena era molto eccitata.
Da quella mattinata di shopping erano passati due giorni e non aveva più visto Delia, la dominatrice esperta di sculacciate che lavorava al sexy shop “Dolore-piacere”, ma l’aveva pensata spesso.
Il suo modo sculacciarla, di toccarla e di farsi sculacciare e toccare l’aveva molto colpita.
Per l’incontro indossò i pantaloni di latex che aveva comprato da lei, e una camicia bianca, tutto coperto da una giacca di pelle nera.
Il sexy shop era sempre uguale, all’ingresso la accolse la medesima commessa della volta precedente, con indosso un completo da studentessa giapponese; la gonnellina a quadri non copriva nulla delle intimità della ragazza, e a Serena venne la voglia di sculacciarla.
<< La Padrona Delia ha detto di farle leggere e firmare questo prima di raggiungerla >> disse la ragazza, porgendole un foglio scritto a computer.

Con la presente autorizzo la Padrona Delia a farmi tutto quello che lei desidera, anche a farmi del male se il mio comportamento lo renderà necessario. Per la seguente ora mi piegherò a ogni volere della Padrona e non lo discuterò in nessun modo, e nel caso dovessi farlo, autorizzo la Padrona a punirmi come meglio crede.

In fondo c’erano due spazi per le firme e uno era già occupato con la firma elegante di Delia.
Intrigata, Serena firmò e consegnò alla ragazza, che fece un debole inchino e si ritirò dietro una tenda.
Dopo poco tornò, le guance rosse, un sorriso tirato sulla faccia e le mani aggrappate alle natiche.
<< Di qua, prego >> fece lei ossequiosa.
Serena attraversò la tenda e si trovò in una stanza scura, con una sola luce centrale che illuminava un letto matrimoniale rosso, con la spalliera metallica.
<< Spogliati >> ordinò una voce alle sue spalle.
Serena si tolse la giacca e la poggiò sul letto.
<< Non sul letto, sciocca! Per terra! >> fece la voce, infastidita.
Serena rimase stranita, poi fece cadere la giacca per terra e si tirò su i pantaloni.
<< Ho portato i pantaloni di latex che ho comprato da te, Padrona … >>
<< Non ti è permesso parlare! Togli anche quelli >> la zittì Delia avvicinandosi e tirandola per i capelli.
Quel gesto lasciò Serena sia allibita che eccitata; si aspettò di ricevere una sonora sculacciata, invece la Padrona le diede un pizzicotto sulla coscia.
La ragazza si svestì velocemente e una volta nuda si voltò verso Delia esitante.
La donna era vestita tutta di latex nero, un bustino aderente che le alzava il seno e le lasciava scoperta la pancia, e una minigonna che le arrivava a metà coscia.
Era impassibile, come non la riconoscesse.
<< Forza stenditi a pancia in su, le gambe ben aperte e le braccia in su >> ordinò.
Serena ubbidì, mentre andava via espose il sedere all’indietro, come per incoraggiarla, ma lo sculaccione che sperava non arrivò.
Una volta stesa, Delia la legò alla spalliera con delle manette prese un piumino da sotto il letto.
Quando si chinò, Serena vide che le sue natiche erano esposte da una grande apertura posteriore sulla gonna, ed erano grosse e rotonde come le ricordava. Al solo vederle si bagnò.
La Padrona le passò il piumino sul collo, sul contorno dei seni, sui capezzoli scuri e turgidi, sotto le ascelle, sui morbidi fianchi, sulla pancia, sul monte di venere, nell’interno coscia, lungo le gambe, e infine sulla pianta dei piedi.
Serena sussultò e si eccitò tantissimo, emise un gridolino di piacere.
Delia le diede un ceffone.
<< Non voglio sentire questi versi indecenti! >> la sgridò.
Poi le fece aprire le gambe e le diede una pacca nell’interno coscia, poi una seconda, e una terza, avvicinandosi sempre più alla vagina.
<< Fanno male vero? >> chiese la Padrona, sorridendo cattiva.
<< Si >> rispose Serena eccitata e dolorante insieme.
<< Pensi di meritare qualche altra punizione? >> chiese la Padrona andando ad aprire le manette.
<< Si >> rispose Serena, sussultando e alzando un po’ il sedere come a esporlo.
<< E che tipo di punizione meriteresti, piccola sporcacciona? >> chiese ancora la Padrona, facendola voltare di schiena.
Serena era bagnatissima e scossa dai brividi di piacere, così ancheggiò.
<< Forse merito … una sculacciata? >> suggerì fremente.
La Padrona rise e prese in mano il piumino.
<< Oh, vorresti una sculacciata? E dove dovrei dartela, questa sculacciata? >> chiese maligna la Padrona, solleticandole la schiena, i fianchi, le cosce. Sembrava che non le sfiorasse il sedere apposta.
<< Sul sedere, mia Padrona >> rispose Serena eccitatissima.
La Padrona rise e si mise a tre quarti, esponendo il suo sedere liscio e tornito.
<< Su un sedere come questo? >> chiese dandosi una sonora pacca sul fondoschiena, che ondeggiò sensualmente.
Serena sentì la vagina bagnata e calda, ebbe l’impulso di toccarsi.
<< Si … >> provò a dire, ma la Padrona le strinse la coscia in una morsa dolorosissima. Serena urlò.
<< Vorresti sculacciare il sedere della TUA Padrona?! >> la minacciò Delia furente, affondando le unghie.
Serena a stento trattenne le lacrime.
<< No! No, mai … intendevo sul mio sedere, il mio sedere da schiava … mia signora >> rispose ossequiosa, cosicché la presa di Delia si ammorbidì.
<< Su questo bel sedere? Su questo sederone bianco e rotondo? >> fece la Padrona, sfiorando col piumino la linea delle natiche, fino ad arrivare all’apertura della vagina.
<< Ti piacerebbe, vero? Che ti sculacciassi proprio qui, sul sedere, come una bimba capricciosa? >>.
La Padrona continuò a solleticarla col piumino, poi la accarezzò con le mani, e Serena sussultò a quel contatto.
Ogni volta che le dita sfioravano un punto qualunque del suo sedere, era come se tutto il suo corpo fosse attraversato da una corrente elettrica. Era bagnatissima.
La Padrona sogghignò, poi alzò la mano, come per colpirla sul sedere, ma invece la colpì sul retro della coscia, che ballonzolò e si arrossò.
<< E invece non lo farò, proprio perché ti piace così tanto >> le disse la Padrona sadica, accarezzandola dove prima l’aveva colpita e poi titillandole la passera con due dita e infilandole dentro.
Serena gemette a labbra strette e si eccitò sempre di più, con vampate che le partivano dalla vagina fino ai piedi e su per il petto.
<< Facciamo così: se mi fai venire con la lingua, ti sculaccio sul sedere, va bene? >> fece la padrona tirando fuori le dita e continuando a accarezzarle le labbra vaginali.
Serena annuì, anche se non aveva mai fatto venire una donna, nemmeno con le dita.
La padrona la fece stendere a pancia in su, poi le salì sopra e si mise a cavalcioni sulla sua faccia, in modo che la sua vagina fosse di fronte alla bocca di Serena.
Con le mani, Delia si aprì il clitoride e le ordinò di leccare.
Serena ubbidì e sentì per la prima volta il sapore forte e inebriante di una passera. Più andava avanti, più le piaceva.
All’inizio dava solo delle lappate maldestre, come un cagnolino che beve l’acqua; poi, pian piano, introdusse la lingua sempre più in profondità, leccando il clitoride, le labbra, la fessura semiaperta. Aveva un odore e un sapore sconvolgente.
Anche Delia sembrava godere, si agitava come impazzita, e il suo morbido sedere batteva contro il petto di Serena. Era liscio come la seta e la ragazza provò il forte desiderio di palparla; tentò, ma quando le sue dita ebbero sfiorato le chiappe, la padrona le diede una sberla in faccia.
<< Mai senza il mio permesso! >> disse lei severa, poi si voltò e le mise il sedere in faccia.
<< Adesso leccami un po’ il buchetto del sedere, e guai a te se mi tocchi con le mani! >>.
Serena fece si con la testa mentre la padrona si afferrava le due natiche perfette e se le apriva, mostrando l’ano rosato e perfettamente pulito.
La sottomessa lo leccò avidamente, godendo di avere la faccia immersa tra quelle chiappe meravigliose.
Sentì sovrapporsi il profumo della crema alla vaniglia, quella che la Padrona si faceva spalmare sulle natiche dai suoi schiavi, e insieme quello intenso dell’ano, che insieme la respingeva e attraeva.
Si chiese se anche il suo sedere odorava così, se anche Giorgio provava quelle sensazioni dissonanti quando la baciava tra le natiche.
Delia sussultava, con le mani si titillava i capezzoli, si apriva il sedere di tanto in tanto, accarezzava la vagina di lei se la leccava bene e le assestava delle sberle sulle cosce se faceva male.
Dopo un po’, si voltò di nuovo in avanti e le fece di nuovo leccare la vagina, e dopo poco venne tra un sussulto e l’altro.
Serena fu soddisfatta di se stessa, in bocca aveva ancora quel sapore inebriante.
<< Sei stata brava, schiavetta. Ora riceverai il tuo premio >> le disse Delia ancora scossa dall’orgasmo.
Si sedette sulla sponda del letto e fece stendere Serena sulle sue ginocchia.
Le accarezzò le natiche per un po’, delicatamente, poi le assestò la prima sculacciata.
CIAFF!
Serena sentì la vagina e il sedere incendiarsi e gemette.
<< Cosa ti ho detto prima, sciocca? >> la sgridò la padrona, sculacciandola per la seconda volta, in mezzo al sedere.
CIAFF!
<< Di non fare versi? >> provò Serena, che si era dimenticata fino a quel momento.
Delia acconsentì con un terzo sculaccione, CIAFF, e poi col quarto, CIAFF, e il quinto, CIAFF!
<< Che sporcacciona, ti stai già bagnando? >> fece la padrona infilando le dita nella sua passera praticamente gocciolante.
Senza aspettare risposta, Delia la sculacciò di nuovo, CIAFF!
<< Ti piacciono proprio le sculacciate, eh, maialona? Ti – piace – farti – sculacciare – come – una – bimba- sul – sedere ? >> fece la padrona, alternando ogni parola ad uno sculaccione, prima a destra, poi a sinistra.
CIAFFCIAFFCIAFFCIAFFCIAFFCIAFFCIAFFCIAFFCIAFF!
Il sedere di Serena era ormai rosso come un peperone, e sembrava raddoppiato di volume.
<< Si, padrona … ahii! >> rispose la sottomessa, e venne sculacciata di nuovo, in mezzo.
<< Allora sei una sporcacciona! >> le disse la Padrona, poi la sculacciò su tutto il sedere, nella parte alta, di lato, nel mezzo, e in basso, dove era più morbido e pieno di terminazioni nervose.
Serena era così eccitata che venne, sussultò come mai le era successo da molto tempo, agitando il sedere in alto e in basso.
<< E ti piacerebbe ancora dare una bella pacca sul sedere della tua Padrona? >> chiese Delia facendola alzare, gli occhi che brillavano nei suoi.
Serena sentì un forte desiderio di dire di si, ma portò le mani sulle natiche roventi e fece di no con la testa.
<< Non mentire, sporcacciona. So che ti piacerebbe … guarda qui >> disse Delia poggiando le mani sul letto, il sedere alto che premeva dalle aperture sulla gonna.
<< Sculacciami >> ordinò.
La ragazza , impaurita, negò di nuovo e si strinse il sedere dolorante ancora di più.
<< Sculacciami, è un ordine! >> ripeté la Padrona, afferrando la mano della schiava e avvicinandola al suo didietro.
Piena di paura e di desiderio, Serena acconsentì, sollevò la mano destra, la sinistra sulle spalle di Delia, e le diede la prima sculacciata.
Delia fece un mugolio, un fremito la percorse e ancheggiò eccitata.
Serena le diede una sculacciata più debole, in mezzo al sedere, e Delia la fulminò con lo sguardo.
<< Cos’era quel buffetto, io voglio degli sculaccioni che mi facciano il sedere rosso, chiaro? >> fece incollerita.
Allora Serena prese coraggio e le diede uno sculaccione poderoso, poi un altro, poi un altro ancora, alternando natica destra e natica sinistra.
<< Oh si, vai, sculacciami! Sculaccia questo sederone tondo e grosso! Ahii, ahii, ahii ahii! >> gemeva la Padrona, sculettando al ritmo delle sculacciate, il sedere che si arrossava sempre più.
Alla fine venne una seconda volta, si stese sul letto affondando la testa tra i cuscini, il sedere alto che si agitava, le mani continuavano a toccare il monte di venere e le labbra vaginali.
<< Questa notte ti voglio qui a dormire con me. Domani mi spalmerai tu la crema sul sedere. Poi vedremo … ora andiamo a lavarci >>.
Delia la accompagnò in bagno molto ampio e elegante, tutto bianco e pieno di specchi e profumi dolci e intensi.
Entrarono insieme nella vasca e la Padrona si fece insaponare per bene il corpo, insistendo molto sulla vagina e sul sedere; dopo fu il turno di Delia di insaponare Serena.
<< Sei stata molto soddisfacente, piccola schiavetta, ma … >> CIAFF!
Uno sculaccione la beccò in mezzo al sedere, schizzando dappertutto d’acqua e di sapone.
<< … per avermi sculacciato così forte, il mio sedere avrà bisogno di molte carezze, questa notte >>.
La Padrona colpì il sedere rosso come un pomodoro un altro paio di volte, poi entrambe uscirono e si asciugarono.
Ritornarono in camera da letto e si stesero una affianco all’altra.
<< Ora mettiti con la faccia vicino al mio sedere e massaggialo finché non mi addormento. Se smetterai prima me ne accorgerò e domattina riceverai tanti sculaccioni da non poterti più sedere per un mese! >> minacciò la Padrona, poi si stese a pancia in giù e agitò appena il sedere.
Serena si stese un po’ più in basso, seguendo con lo sguardo il profilo sinuoso della sua Padrona, finché non si trovò a pochi centimetri dalle sue natiche perfette; di nuovo bagnata, prese a massaggiarle delicatamente, con carezze circolari.
<< E’ bello vero? >> fece Delia senza guardarla.
<< Si, lo è >> rispose Serena, stregata.
<< Allora bacialo >> ordinò la Padrona, puntando l’indice in mezzo alla natica destra.
Serena ubbidì e diede un leggero bacio sulla pelle appena arrossata. Delia fece scorrere il dito su tutta la natica, poi anche sull’altra; dopo aprì le gambe, mostrando la vagina aperta e l’ano.
<< Anche dentro >> ordinò ancora, passando il dito dal clitoride al coccige.
Inebriata dall’odore, Serena baciò rispettosamente le intimità della sua Padrona, che intanto fremeva di piacere.
<< Bene, torna a massaggiare con la mano, e guai a te se ti addormenti >> fece Delia minacciosa, per poi affondare la testa nel cuscino.
Serena ci mise tutta la buona volontà, ma dopo poco si addormentò, la mano ancora poggiata sul sedere della Padrona, e non vide che invece gli occhi di Delia erano ancora aperti.