I Peccati dell’Uomo

(di Signor Sculaccioni)

Don Mario era un prete di sessant’anni che si occupava dei corsi prematrimoniali tra i giovani.
Era ben apprezzato per la sua gentilezza e comprensione, e cercava sempre di raccomandare le coppie di aspettare a consumare il loro amore tra le lenzuola, per poterlo fare dopo il matrimonio sotto la luce di Dio.
L’ultima coppia a cui si era dedicato erano Massimo e Chiara, due ragazzi di venticinque anni fidanzati dall’ultimo anno delle superiori, innamoratissimi.
I loro genitori di lei, erano molto credenti, e quindi per loro era essenziale che la figlia arrivasse vergine al matrimonio; così avevano chiesto al prete di essere severo con i due e di tenerli d’occhio.
Don Mario non poteva certo sorvegliarli ad ogni loro incontro, ma ogni domenica li invitava a venire singolarmente da lui per confessarsi, e niente fuori regola era mai emerso.
Niente fino ad una mattina.
Don Mario stava mettendo a posto il suo ufficio quando Chiara entrò bussando.
<< Prego cara, entra >> le disse gentile lui, andando a baciarla sulle guance.
Lei era leggermente rossa in viso.
<< Stai male, cara? O è solo preoccupazione? Non devi temere, il matrimonio è una cosa bellissima, ancora più beato sotto la benedizione di Dio >> le disse incoraggiante portandola a sedersi.
La ragazza scosse il capo.
<< Non è per questo, padre, è che … vorrei confessarmi >> sussurrò lei flebile.
Sembrava volesse dire dell’altro, ma Don Mario fu paziente.
<< Tranquilla cara, dimmi pure. Cosa potrà mai esserci a due giorni dalle nozze >>.
<< Beh, ricorda che lei ci ha sempre parlato di come sia importante mantenersi puri fino al matrimonio? >>.
<< Sicuro! E sarebbe meglio anche controllarsi dopo. È così facile cadere in tentazioni mostruose, cari ragazzi >>.
<< E diceva anche di trattenersi da qualunque altra forma di desiderio, per evitare di cadere nel peccato >>.
<< Si, certo. Perché me lo chiedi? >> chiese allora Don Mauro, temendo il peggio.
<< Questa mattina non ci siamo trattenuti, e … non abbiamo fatto sesso, quello no, ma … abbiamo fatto … altro >> ammise lei arrossendo ancora di più.
Il prete di fece il segno della croce.
<< Cara, devi usare un linguaggio più consono, siamo in presenza del signore >> la rimproverò indicando il grande crocifisso di legno che li guardava severo dall’alto.
<< Che … altro … avete fatto? >> chiese poi assumendo un cipiglio un po’ più severo.
Chiara si coprì il volto, ormai paonazzo e faticò molto prima di riuscire a parlare.
<< Beh, io ho toccato lui e lui ha toccato me … insomma, lì sotto >> rispose lei.
Don Mario si fece un altro segno della croce mormorando una preghiera.
<< Certo, immagino … e siete arrivati fino in fondo? >> chiese di nuovo.
<< Beh, si, io sono venuta e anche lui è venuto! >> rispose Chiara di colpo divertita.
Don Mario la fulminò con lo sguardo.
<< Attenta alle tue parole, ragazza. Offendi questo luogo e il signore Gesù >>.
Il prete si picchiettò sulle gambe, guardando la ragazza inflessibile.
<< Hai altro da confessare? >> chiese dopo pochi attimi.
Chiara non riuscì a guardarlo negli occhi.
<< Beh, abbiamo fatto un’altra cosa … ma non era sesso! >> si affrettò a dire.
Don Mario non era per nulla contento della notizia.
<< E cosa allora? >> chiese il prete, ora sul punto di esplodere.
<< Beh, non so come dirlo senza offenderla, padre >> fece lei provando a sorridere.
<< Dillo come ti viene, ma confessa! >> le ordinò Don Mario alzando la voce.
Chiara si prese un attimo, poi lo disse.
<< Abbiamo avuto un rapporto … insomma, da dietro >>.
Don Mario si alzò a arretrò come davanti al diavolo, si fece il segno della croce appoggiandosi al muro più vicino, e sollevò lo sguardo verso il Cristo, come a cercare la forza per non svenire.
Chiara si allarmò, ma non ebbe il coraggio di avvicinarsi, perché sapeva di averlo molto turbato.
<< Torna tra cinque minuti. Devo schiarirmi le idee >> le disse il prete senza guardarla, così lei uscì.
Quando la porta si fu chiusa, Don Mario cadde sull’inginocchiatoio e si rivolse al signore, chiedendo cosa avrebbe dovuto fare.
Dopo varie preghiere, una illuminazione gli arrivò vivida nella mente, e lui seppe cosa doveva fare.
Richiamò la ragazza dentro e si sedette davanti a lei, ma non la fece accomodare.
<< Ho riflettuto molto, Chiara, sul da farsi. Ciò che avete fatto è una grande offesa a questa chiesa, al Signore, ai vostri genitori e a me, che vi ho dedicato tanto tempo. Per il tuo ragazzo non posso fare niente, non ho nessuna autorità su di lui, ma i tuoi genitori hanno detto di non farmi scrupoli per farti capire i tuoi errori >>.
Chiara era quasi in lacrime e non sapeva come avrebbe potuto andare avanti, con tutte le persone che aveva deluso.
<< Va bene, cosa devo fare per espiare il mio peccato? Devo dire cento preghiere, aiutarla con la chiesa per una settimana? >>.
<< Ah, cara ragazza, tu non puoi fare nulla, sono io che devo punirti, per l’atto innominabile che avete compiuto >> ribatté il prete alzandosi in piedi.
<< E come volete punirmi? >>.
<< Vista la natura del vostro atto, dovrò sculacciarti! >> disse Don Mario grave.
<< Sculacciarmi sul culo, come una bambina? >> fece Chiara scandalizzata, che non veniva sculacciata da quando era piccola.
<< Sculacciarti sul “sedere”, cara! Possibile che devi essere così volgare?! >> ribatté il prete dandole uno sculaccione.
La ragazza si scusò, poi poggiò le mani sullo schienale della sedia ed espose le natiche, coperte da un jeans azzurro chiaro che a Massimo piaceva molto.
Don Mario contemplò il sedere di Chiara; era un bel sedere a mandolino, un po’ sporgente e rotondo, di quelli che probabilmente facevano girare i ragazzi per strada. Anche se aveva fatto voto di castità da molti anni, il prete sentì una erezione potente nei suoi pantaloni.
Titubante, si avvicinò alla ragazza, poggiò una mano sulle sue rotondità e le diede una prima, blanda sculacciata. La ragazza fece un primo gemito a denti stretti e sollevò un po’ il sedere. La seconda sculacciata arrivò dopo un paio di secondi, un po’ più energica e proprio al centro delle natiche, seguita subito da un’altra più in basso, dove le chiappe si arrotondavano.
Col mignolo, il prete non poté fare a meno di strusciare la fessura, che conduceva alla vagina, e la sua erezione crebbe.
Don Mario si trovò la testa invasa da immagini fino a quel momento proibite e spostò le mani dalle natiche della ragazza per rimettere al suo posto il pene, ormai sgusciato fuori dalle mutande.
Ritornato in sé, Don Mario diede altri quattro sculaccioni a Chiara, che trasalì e sentì gli occhi inumidirsi.
<< Chiara, tu fai crescere in me pensieri che credevo di aver eliminato dalla mia mente e dal mio cuore. Invece la visione delle tue natiche peccatrici mi eccita come un ragazzo in preda agli ormoni >>.
Irato con se stesso e con la ragazza, Don Mario la sculacciò altre quattro volte, per poi rilassarsi accarezzando le rotondità, che fremevano, un po’ di dolore, un po’ di piacere peccaminoso.
<< Ora ti toglierò i pantaloni, cosicché possa mostrare al signore quanto la sua giustizia infierisce sulla carne dei mortali peccatori >> annunciò il prete.
<< Ma padre, Dio non vede sempre tutto? Ahii! >>. Lo sculaccione fu forte e improvviso.
<< A volte bisogna mostrare la giustizia divina in modo più esplicito, cara >> spiegò mentendo il prete. In verità covava il desiderio profondo di ammirare il fondoschiena della giovane, di sentirsi eccitato accarezzando la pelle nuda.
Così iniziò a calare i jeans e scoprì un bel sedere già arrossato e malamente coperto da un tanga nero.
<< Figliola … ma tu credi di poter entrare nella casa di Dio conciata così!? >> CIAFF!
Lo sculaccione le fece tremare il sedere.
<< Magari pensavi pure di rimanere così per le tue nozze? >> CIAFFCIAFF!
Due sonori sculaccioni arrossarono ulteriormente le povere natiche, prima la destra, poi la sinistra.
Il pene di Don Mario si rizzò e Chiara lo sentì distintamente premere contro la coscia.
Continuò a sculacciare sonoramente il sedere della ragazza da in piedi, poi decise di passare alla posizione sulle ginocchia.
<< Ora, cara, ti sculaccerò a sedere nudo e tu dovrai ripetere il “Padre nostro” e l’”Ave Maria”, chiaro? Bene, stenditi >>.
Il prete si sedette sulla sedia, calò il tanga e avvampò quando vide il triangolino peloso che era il monte di Venere della ragazza.
A quel punto la fece stendere, e Chiara sentì il membro premere duro come una roccia contro la sua pancia.
Don Mario accarezzò il sedere della giovane coi polpastrelli, osservò i punti in cui la pelle era ancora bianca, poi le mollò la prima sonora sculacciata.
CIAFF! << Ahii, ave Maria >>, CIAFF! << piena di grazia >>, CIAFF << il signore è con te >>, CIAFF << tu sei benedetta tra le donne >>, CIAFF! << e pieno è il frutto del tuo seno, Gesù >>, CIAFF!, << Santa Maria >> CIAFF! << madre di Dio >>, CIAFF! << Ahii, prega per noi peccatori >>, CIAFF << Adesso e nell’ora della nostra morte >>, CIAFF << Amen >>.
Il sedere di Chiara era raddoppiato di volume e sembrava pulsare tanto era rosso.
<< Bene, ora parti col “Padre nostro” >> disse Don Mario, che a stento dovette trattenersi dal masturbarsi in quel preciso momento.
CIAFF! << Padre nostro >>, CIAFF! << Che sei nei cieli, la prego basta! >> supplicò Chiara in lacrime, il sedere che scottava da morire.
Due sculaccioni le colpirono il sedere con forza e senza pietà.
<< Non interrompere la preghiera! >> le ordinò il prete, scandalizzato e eccitato. << Daccapo, e non fermarti! >>.
Così ricominciò CIAFF! << Padre nostro >>, CIAFF << Ahii, che sei nei cieli >>, CIAFF << sia santificato il tuo nome >>, CIAFF << Venga il tuo regno >>, CIAFF << sia fatta la tua volontà >>, CIAFF << Come in cielo, così in terra >>, CIAFF << Dacci oggi il nostro pane quotidiano >>, CIAFF << E rimetti a noi i nostri debiti >>, CIAFF << come noi li rimettiamo ai nostri debitori >>, CIAFF << E non ci indurre in tentazione >>, CIAFF! << Ahii, ma liberaci dal male >>, CIAFF << Amen >>.
La ragazza non si trattenne e portò le mani sulle natiche, che scottavano come non mai.
Don Mario, eccitatissimo, la accompagnò frettoloso all’uscita dell’ufficio, assicurando che ormai aveva pagato il suo debito col Signore; appena chiusa la porta, sollevò la tonaca, tirò fuori il membro turgido dalle mutande e si masturbò selvaggiamente, e il suo sperma schizzò sulla sedia e sul pavimento.
Dopo essersi ripreso, gli occhi che ancora vedevano le natiche della ragazza rosse rotonde, prese della carta e pulì con cura, sperando di non aver macchiato irrimediabilmente tutto.
Poi sollevò lo sguardo in alto, dove il Cristo sembrava guardarlo severo e chiese perdono.
Quel pomeriggio, come spesso faceva, Don Mario andò da un suo confratello, di nome Don Stefano, che aveva circa la sua età e che si era sempre distinto per la sua saggezza e per i buoni consigli.
<< Vorrei confessarmi, fratello >> disse appena lo vide.
L’altro fece un cenno comprensivo e lo accompagnò alla cabina più vicina, dove i due potevano parlare in santa pace.
<< Dimmi fratello, cosa ti turba? Hai peccato? >> chiese Don Stefano.
<< Beh, in realtà mi sono costretto a punire una ragazza, tra poco sposa, che aveva peccato di lussuria. Sono partito con le migliori intenzioni, ma poi mi sono trovato a peccare io stesso di lussuria >>.
Don Mario era imbarazzato e il confratello sembrava averlo ben capito.
<< Tranquillo, amico mio, nulla è irrimediabile e a tutto c’è soluzione, con il pentimento e la preghiera. Come hai punito questa giovane sposa? >>.
L’imbarazzo di Don Mario crebbe.
<< Non riesco a dirlo, mi vergogno troppo. Perdono, fratello! >> ammise sconsolato.
<< Allora ti perdono, fratello, e ti chiedo di recitare quattro “Padre nostro” e quattro “Ave Maria” >>.
A quel suggerimento, Don Mario sentì che nella mente gli risuonavano le parole di Chiara rotte di pianto e intervallate da sonore sculacciate, e sentì il membro indurirsi.
<< D’accordo, grazie fratello >> disse allora, imbarazzato.
Don Stefano lo accompagnò mentre lui intonava le preghiere, poi arrivato sull’uscio, si avvicinò al suo orecchio.
<< Ho sentito dire che, a volte, per ripulire l’anima da gesti lussuriosi, puri nelle intenzioni, ma peccaminosi nei fatti, basti infliggersi la medesima pena, nella consapevolezza del peccato e nella volontà del pentimento >>.
A quella prospettiva, Don Mario si sentì avvampare, ma si fidava del consiglio di Don Stefano, così si congedò con inchino e un ringraziamento.
Appena arrivato nella sua chiesa, dentro allo studio in cui aveva punito Chiara, risollevò lo sguardo al Cristo, che lo guardava muto.
<< Mi pento, mio signore >> disse ad alta voce, poi sollevò la tunica da dietro e abbassò le mutande, scoprendo le natiche bianche e grassocce.
Il prete sospirò, alzò la mano e si diede una sonora pacca sul sedere. CIAFF!
Le chiappe ballonzolarono e Don Mario sentì un formicolio che scorreva, dal sedere, fino al membro, poi giù nelle cosce.
Si diede una seconda sculacciata, poi una terza sulla chiappa destra, e un’altra su quella sinistra, poi uno sculaccione nella parte bassa, e sentì lo scroto battere contro le cosce e formicolare.
Sei CIAFF, sette CIAFF, otto CIAFF, nove CIAFF, dieci CIAFF!
Continuò a colpirsi e vide che le sue natiche diventavano sempre più rosee, fino a pulsare di un bel rosso pomodoro.
Ogni tanto si massaggiava il sedere per trovare sollievo e un eccitante formicolio si irradiava in tutta la zona del bacino.
Poi ad un tratto sentì come un bisbiglio, una voce che aveva sentito poche volte in vita sua, ma che era sempre stato portatore di una immensa pace. Così alzò gli occhi verso l’alto, e incontrò quelli neri e metallici del crocifisso e capì di avere ricevuto il suo perdono.