LE AVVENTURE DOMESTICHE DI PABLO & FEDERICA

 Episodio VII –  ll Compleanno di Federica

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Il giorno del suo ventottesimo compleanno, Federica, verso le undici del mattino, rientrò in casa tutta allegra: era in tuta e aveva fatto un po’ di footing nel parco. Aveva già dimenticato, la poveretta, che la attendeva la scena che Pablo le aveva promesso il giorno che lei gli aveva rivelato il suo “progetto natalizio”. Ahi, quanto si sarebbe pentita di lì a poco delle sculacciate che gli aveva dato il giorno di Natale! Stava per arrivare i suo turno e quello – soprattutto – del suo splendido culetto.
Quando Federica entrò in casa, con il passo felpato dele sue scarpe da ginnastica, si mosse allegramente, canticchiando a bassa voce, verso lo studio di Pablo, dove lo aveva lasciato un’ora prima intento a rimettere ordine nelle faccende amministrative della casa. Ma, non appena fece capolino nella stanza si accorse subito che qualcosa non andava… vide Pablo vestito in modo esageratamente elegante, in giacca e cravatta (in casa?!) pensò Federica, visto che lui non doveva andare a lavorare; e, soprattutto,  Pablo la guardò con una faccia così scura e cattiva che non gli aveva mai visto!  Per un attimo restò come intontita, e stava già per esclamare qualcosa, ma immediatamente dopo ebbe un’intuizione, si ricordò, capiì, rabbrividì, si ribellò, poi accettò e si sottomise.
Come ad un segnale inviato da un regista invisibile, o ad un ciak silenzioso di una cinepresa altrettano invisibile, la scena ebbe inizio.
“Federica” cominciò lui in tono gelido. “Avrei piacere che tu esaminassi un momento con me un documento.”
“Certo Pablo, perché no?”  Fece Federica timidamente. “Ma.. è così urgente? Mi lasceresti dieci minuti per farmi una doccia?”
“No!”  rispose lui seccamente, e sbattendo violentemente il dox sulla scrivania. “Voglio che tu lo veda subito!”  aggiunse alzando ulteriormente il suo tono di voce.
“V-va bene tesoro, s-subito” disse lei in tono un po’ tremolante, sedendosi di fronte a lui alla scrivania.  “Di cosa si tratta?” aggiunse poi cercando di riprendere sicurezza.
“Si tratta” disse Pablo con occhi di fuoco sventolandole davanti un foglio “dell’estratto conto di questo  mese della nostra carta di credito!”
“Ah, sì? Ma, io veramente.. che cosa potrei dirti su questo? , io…”
“Zitta, porca miseria!” la investì Pablo battendo un forte pugno sulla scrivania.
Federica si spaventò per la sua irruenza e spostandosi istintivamente all’indietro rischiò di perdere l’equilibrio e di cadere dalla sedia.
“Ora vieni da questa parte, lo leggerai tu stessa l’estratto conto!” urlò indicando con atteggiamento di minaccia e di comando al tempo stesso la sedia che stava di fianco a lui
“V- va bene, okay, vengo, non ti arrabbiare”  rispose lei intimorita mentre si spostava dall’altro lato della scrivania e si sedeva di fianco a Pablo.
“Se non mi devo arrabbiare?” continuò lui in tono sempre più severo e intollerante e piantandole gli occhi in faccia “Lo vedrai tra poco se non mi devo arrabbiare! Avanti, leggi Federica, leggi bene ogni riga,  con voce e forte e chiara!”
Federica prese in mano il foglio, si stropicciò gli occhi, poi disse che non vedeva bene. Non l’avesse mai detto! Uno schiaffo le atterrò rapidamente sul viso, lasciandole la gota sinistra rossa.
“Ahia, non mi picchiare!” pìagnucolò lei “ Ti dico che non ci vedo, non ho le lenti!”
“Non farmi perdere del tempo” disse asciutto Pablo, “mettiti i tuoi occhiali e comincia a leggere in fretta se non vuoi un altro ceffone!” e le porse i suoi occhiali dopo aveli presi da un cassetto.  Federica, a cui gà scorrevano un paio di lacrimucce, inforcò gli occhiali e cominciò a leggere come una scolaretta nel primo giorno di scuola sotto lo sguardo severo di un maestro d’altri tempi.
“Dunque” cominciò  “Limite di utilizzo, euro 1300;  abi numero 7003, cab numero 01500; valuta addebito del…”
“Togliti di nuovo gli occhiali”  la interruppe Pablo con asprezza
“Ma io..”
“Togliti subito gli occhiali, ti ho detto!” urlò
Appena Federica ubbidì, posando gli occhiali tondi sulla scrivania, un secondo ceffone la raggiunse sull’altra guancia,  seguito immediatamente da un terzo e da un quarto, a guance alternate.
“Mi stai prendendo in giro?” proseguì Pablo dopo aver terminato di schiaffeggiarla. “Non fare la furbetta con me,  sai benisssimo ciò che devi leggere, invece di guadagnare tempo con delle cose inutili!  Adesso ti faccio leggere io quello che devi leggere!”
E, detto questo Pablo afferrò Federica e se la mise sulle ginocchia, mettendo il foglio per terra proprio al di sotto del suo viso in modo che potesse leggere.
Federica ebbe un sussulto di paura e di piacere lasciandosi adagiare in grembo a lui e lasciando spenzolare le braccia.
“Ora ti dico io da dove devi incominciare, e poi tu andrai avanti!  2 dicembre – pelletterie  <il cuoio>  euro? “
“Euro cosa?” balbettò lei.  Un potente sculaccione le atterrò sull’inerme culetto.
“Ahiaa!”
“Leggi l’importo in euro!!! “
“E- eur  350.”    Un secondo sculaccione atterrò su di lei.
“Ahiii, basta ti prego!” piagnucolò Federica.
“Basta? Guarda che siamo soltanto all’inizio! E intanto rispondi: cosa hai comprato in pelletteria?”
“Ma, non mi ricordo…”    le piovvero altri tre o quattro sculaccioni di seguito.
“Forse questi ti aiuteranno a ricordare “disse Pablo “E anche a ricordare cosa succede alle bambine viziate e spendaccione. Avanti, cos’era?!”
“U-una borsetta!”   seguì un’altra serie di sculaccioni.
“Ahi, ahi, ahi, ahiiii!”  si lamentò Federica “ Ti prego, smettila”
Per tutta risposta, Pablo cominciò a sfilarle i pantaloni della tuta, e intanto parlava: “Avanti, Federica, sbrigati, ce n’è ancora un bel po’ da leggere, per tua sfortuna!”
Federica, non sapendo che altro fare, ubbidì, sapendo che comunque le avrebbe prese, sia che avesse continuato a leggere sia che si fosse rifiutata di continuare.
“12 dicembre, eur 200 –  Mantovani”
“Cosa hai comprato?”
“Ehm, un paio di scarpe da sera..”
SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK SMACK
Federica cominciò a piangere un pochino mentre Pablo le sfilava anche le mutandine.
“Avanti, prosegui, non vorrai stare qui tutto il giorno? Forza, bimba!”
Federica proseguì: “  15 dicembre, eur 400 “ e, senza aspettare di esserne richiesta, soggiunse immediatamente “era un tailleur, caro, ma…”
Federica non ebbe il tempo di proseguire perché una nuova, ritmata e secca sculacciata si abbattè sulle sue chiappe ormai nude, facendola strillare, piagnucolare e dimenarsi come mai aveva fatto in precedenza.
Ma Pablo non ebbe alcuna pietà di lei, e le fece leggere tutto l’estratto conto riguardante gli acquisti che Federica aveva effettuato con la carta di credito nel mese di dicembre,  e le sculacciate proseguirono inesorabimente finchè il sedere di Federica non fu diventato di un bel rosso scarlatto.
Quando la lettura fu terminata, Pablo la fece rialzare:
“E adesso che hai finito di leggere, dovrò naturalmente punirti per questo comportamento da bambina sciocca e viziata che hai dimostrato!”
“Ma io..”  fece Federica piagnucolando e toccandosi le infiammate chiappine
“Tu adesso fili immediatamente in sala e ti stendi sul divano ad aspettarmi, che adesso vado a prendere la cinghia dei pantaloni!”
Federica, piangendo e tremando, ubbidì, e quando si distese sul divano, mentre lui prolungava volutamente l’attesa, cominciò ad eccitarsi, finchè, nel momento in cui Pablo fece il suo ingresso nella sala con la cinghia in mano, cominciò a sentirsi tutta umida e a provare piccoli spasimi di godimento.
Di colpo gli si buttò ai suoi piedi, stringendogli le gambe:
“Pablo non picchiarmi ti prego, sii buono, non punirmi, ti imploro!”  esclamò Federica in modo così accorato,commovente e convincente che Pablo fece un enorme sforzo non soltanto per non cedere e stare in scena, ma anche per dissimulare e nascondere l’emozione che provava. Ma ci riuscì, e simulò un cuore di pietra:
“Federica, cosa ti ho detto un attimo fa? Di stenderti sul divano e di rimanerci! Hai già disubbidito, e ora ne prenderai il doppio. Forza, sdraiati sul divano a pancia in giù, veloce!”
Federica, piangendo e continuando a mugolare richieste di perdono, ubbidì e si ristese sul divano, ma non aveva neanche finito di terminare l’operazione che i colpi secchi della cinghia di cuoio cominiarono a fioccare sul suo indifeso culetto:
“Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack!
“Ahiaaa! Basta, ti prego!”
“Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack!
“Non lo farò più, sarò brava!”
“Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack!
“Nooooo!”
“Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack! Whack!
Sul sedere della piangente Federica era apparsa una collezione di marchi distribuita omogeneamente per entrambe le  chiappe: erano tante striscioline rosso porpora su di un fondo già scarlatto…
Pablo posò la cinghia e ordinò a Federica di andare in bagno, di lavarsi per bene e di vestirsi elegantemente, dandole istruzioni precise sugli indumenti che avrebbe dovuto indossare. Federica eseguì senza fiatare, ma continuando a piagnucolare e a toccarsi il posteriore, e sparì in bagno.
Anche Pablo scomparve letteralmente, e non si fece più vedere per un bel po’, mentre la sua compagna, dopo il bidé freddo di rito entrò nella doccia e ci rimase per mezz’ora, dopo di che comincio lentamente ad asciugarsi e quindi a vestirsi. Si chiese per quale motivo avesse avuto ordini così precisi sul vestiario, e sperò anche che, poiché la faceva vestir bene, Pablo avesse voluto metter fine al suo tormento, ma non era del tutto convinta di ciò.
Quando Federica fece il suo timido ingresso in sala, portava una camicetta bianca di pizzo e una gonnetta nera che la facevano sembrare quasi una cameriera. Aveva dei collant scuri  e delle scarpe nere, con un tacco di dieci centimetri, e, a completamento dell’abbigliamento, un fazzoletto rosso al collo che spiccava sulla camicetta bianca. Inoltre aveva riunito i capelli in uno chignon e portava un paio di sottili occhiali rotondi.
Pablo, che la attendeva, la squadrò soddisfatto, mentre Federica fece un solo passo dentro la sala e poi si fermò senza dire nulla e abbassò lo sguardo come fanno le donne sottomesse.
“Federica, ascoltami bene: quello che hai combinato con le tue spese pazze e sconsiderate è veramente inqualificabile e indefinibile” disse Pablo con durezza  “e io stesso fatico a trovare una punizione adeguata per le tue malefatte!”.
Federica ascoltava senza proferire parola, sempre col viso abbassato.
“Ora”  continuò Pablo avvicinandosi a lei e sollevandole delicatamente la testa in modo da poterla vedere in viso “te ne starai riinchiusa per alcune ore al buio nello sgabuzzino. Niente pranzo, naturalmente, e non uscirai di lì finché non te lo dirò io.”  Poi la prese per mano e la condusse, e lei continuava a tacere mentre una lacrima le rigava il volto scendendo da sotto gli occhiali.
“Non sperare di commuovermi con le tue lacrimucce”  fede lui, glaciale “ci vuol altro  per ottenere il perdono dopo simili bravate!”
E, detto questo aprì la porta dello sgabuzzino e spinse Federica dentro.
“Ricordati”  la minacciò severo col dito “Guai a te se esci di lì senza il mio permesso! E guai anche se ti sento piangere!”
E, detto ciò, richiuse la porta e se ne andò.
A Federica, quando si accorse di essere condannata a stare chissà quanto tempo buio, allo stretto e senza cibo né acqua, venne di nuovo voglia di piangere a dirotto,  ma si trattenne per paura: infatti aveva paura che Pablo la potesse sentire (l’avrebbe sicuramente sentita, perché avrebbe pianto forte) e che l’avrebbe di nuovo picchiata: non aveva voglia di prenderle di nuovo, si era appena ripresa dalle botte precedenti!  Perciò la ragazza cercò di starsene buona e di sopportare come meglio poteva la situazione, e così le cose andarono per un po’ di tempo, ma… quanto tempo era passato? Federica non lo sapeva, sapeva soltanto che cominciava ad avere fame, e le sembrava di essere lì da un’eternità! Uscire non poteva, a costo di brutti rischi per il suo didietro, e quindi ricominciò a sentirsi come una povera topina infelice! Era poprio stupida, a volersi cacciare in quei crudeli giochi: il giorno del suo compleanno chiusa nello sgabuzzino, pesta e affamata: ma si può essere più imbecilli? Dopo essersela presa con se’ stessa, se la prese quindi con Pablo che stava esagerando, e cercò conforto in pensieri vendicativi: cominciò a progettare una terribile sculacciata ai danni di Pablo nel corso del loro prossimo gioco…
Ma tutto ciò fu di breve conforto, perché comunque per il momento nei guai era lei, Federica… e non sapeva più a che pensare. Di nuovo le venne da piangere, e per non farsi sentire si infilò in un angolo dello sgabuzzino, si accucciò sotto uno scaffale, si mise della carta davanti e si avvolse ancora la testa con la sua gonna, e quindi cominciò a singhiozzare ritmicamente. Pianse in questa posizione per un bel po’, e nessuno venne. Una volta che ebbe terminato di piangere, Federica si sentì decisamente meglio, ma aveva più fame di prima. Cosa poteva fare? Poiché le era tornato coraggio, questa volta decise di tentare una mossa azzardata: doveva soltanto aprire la porta dello sgabuzzino senza far rumore e con molta circospezione, dopo essersi tolta le scarpe per non fare rumore, fare pochi passi a sinistra verso l’ingresso del tinello, acchiappare rapidamente il pacchettino dei crackers che si trovavano sopra al frigo e tornare altrettano rapidamente nello sgabuzzino: un’operazione che avrebbe richiesto non più di dieci secondi in tutto, forse meno addirittura. E così fece, e tutto andò bene: non appena rientrata nel luogo del suo castigo, Federica aprì con cautela il pacchettino, prese in mano il primo cracker, lo portò  alla bocca, lo morse piano ma…  CRAAAK! per quanto pìano, nel silenzio della casa, il rumore di un cracker che si rompe sotto i denti si sente, cara Federica!
E così,  pochi istanti dopo Pablo piombò come un falco nello sgabuzzino.
Federica stava già mettendo via il pacchettino, ma non aveva  ancora finito di masticare…
Pablo non disse nulla, ma indicò con il dito indice che Federica doveva uscire e di precederlo in sala: il gesto fu accompagnato da uno sguardo che non lasciava dubbi!  Federica protestò:
“Ma, Pablo, ti giuro che non sono uscita, c’era un pacchettino di crackers proprio qui e…”
“Zitta e non mentire. Sai benissimo che nessuno di noi tiene i crackers nello sgabuzzino!  Ora sarai punita sul serio! Fila!”
Pablo la condusse in sala e la fece piegare a 90° sul tavolo da pranzo, dopodiché cominciò a sfilarle la gonnetta nera con grande cura e amorevole attenzione. Federica, sentendo il contatto delle mani di lui che le stavano sfilando la gonna, e ben sapendo, tra il timore e il piacere, che di lì a poco l’avrebbe picchiata, ebbe una convulsione che la fece allargare tutta, e non fu sicura di poter ritardare di molto un incipiente orgasmo. Pensò questo non perché fosse obbligata a trattenere ciò che naturalmente doveva prima o poi venire, ma perché tra loro due c’era questo accordo, che si continuasse la scena finchè era possibile, lasciando che il piacere scoppiasse dopo che il dramma si era concluso. Ma questa volta ebbe notevoli difficoltà, e anche Pablo se ne accorse, perché accelerò, i tempi, quasi correndo a prendere proprio quello strumento che Federica immaginava che lui avrebbe preso, e che la stava, al pensiero, facendo eccitare molto rapidamente. Era un cane, quella tipica bacchetta che usano gli inglesi per la disciplina scolastica “all’antica”…   Pablo se l’era fabbricato a partire da una canna di bambù, e non l’aveva mai usato prima di allora: Federica lo sapeva, e temeva che un bello o brutto giorno quel coso lì, come accidenti si chiamava, sarebbe piombato sul suo sedere come una sferza sul deretano di una povera cavalla innocente…
“Ora avrai veramente la punizione che meriti”  disse Pablo cominciando a batterla immediatamente.
“Swiss swiss swisss”
“Ahi ahi! Oooh! Ahii! Ooh! Ooh!”
Pablo capì, dai gridolini, che Federica era già cotta… erano dei guaiti di dolore misto a piacere, ma lei in realtà provava vero dolore ad ogni colpo del cane, che faceva veramente molto male…  l’eccitazione veniva dai momenti precedenti, e ora si stava sovrapponendo al dolore.
Pablo, che sapeva di non poter prolungare di molto la punizione non soltanto a cagione dell’incipiente eccitazione della sua partner, ma anche perché il cane faceva veramente molto male e lui non voleva farle male, la prese per un braccio e la trascinò in camera da letto seguitando a sgridarla e dicendole che tra poco ne avrebbe prese ancora.
Mentre Federica era sempre nuovamente sull’orlo dell’orgasmo, anche a Pablo venne una bella erezione, e questo portò  la scena ad una vicina conclusione. Pablo la fece piegare, inginocchiata, sul letto, e cominciò a sfilarle con estrema sensualità le mutandine, ma intanto seguitava a fare il severo e le diceva:
“Federica, sei una bimba cattiva cattiva, lo sai cosa capita adesso al tuo bel culetto? Lo sai? Lo sai?”
“Swiss swiss swissss!!”
“Ahiii! Ahhh! Ooooh!!”
Dopo questi tre colpi secchi sul culetto nudo, Pablo, che Federica non poteva vedere mentre gridava e piangeva col viso sul letto,  si spogliò rapidamente, poi prese Federica come fosse una bambola, la spostò, la girò, le allargò le gambe, si sdraiò su di lei e la penetrò: i due orgasmi si unirono in un solo intenso piacere.
Quanto era durato? Federica non lo sapeva, non si rendeva neppur conto che aveva dormito, quando si ritrovò sola e avvolta nelle coperte. Sentiva anche un bel fresco sul sedere, che strano!  Poi si rese conto che Pablo doveva averla massaggiata con la crema, e che quel meraviglioso unguento, già abbondantemente sperimentato dalla coppia, aveva veramente fatto miracoli!
Federica sorrise, si alzò e andò in bagno per lavarsi e per cambiarsi di nuovo.
Era così felice che cominciò a fischiettare e a  cantarellare, e quando uscì dalla doccia, che con suo rumore d’acqua scrosciante confondeva un po’ tutti gli altri, si accorse che c’era un’altra musica… una musica che proveniva dallo stereo della sala… e sentiva anche molte voci, come se in casa ci fosse gente…  cominciò a incuriosirsi…  si truccò con cura ma anche con un po’ di agitazione… si aggiustò più volte i capelli e infine uscì dal bagno per recarsi subito nella sala…  e appena entrò spalancò gli occhi dalla meraviglia: un grande striscione con scritto  “Buon Compleanno Federica!”  attraversava la stanza, che era piena di amici, ed erano così tanti che lei mai si sarebbe aspettata…
“Happy birthday to you! Happy birthday to you! Happy birthday to Fede! Happy birthday to you!”
Seguì un fragoroso applauso… e da quell’applauso uscì un Pablo sorridente che andò incontro ad una Federica raggiante…  e il loro bacio fu così lungo e appassionato che gli amici  si sentirono in dovere di applaudire una seconda volta…  così e la vita!

Le avventure domestiche di Pablo & Federica finiscono qui. Puoi contattare l’autore della serie scrivendo a questo indirizzo.