LE AVVENTURE DOMESTICHE DI PABLO & FEDERICA

 Episodio VI –  ll Natale di Pablo

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Pablo e Federica erano seduti sul divano l’uno accanto all’altra a guardare la televisione, ma il film era noioso, così presero a parlare ignorando lo sviluppo di una trama troppo scontata e banale. Federica disse:
“Pablito, lo sai che tra quindici giorni è Natale?”
Sì, Fede, ma cosa vuoi dire con ciò? L’hai detto col tono di chi sta architettando qualcosa…”  rispose lui con un sorrisetto e abbracciandole una spalla.
“L’hai azzeccata,  Pa, ho in mente di prepararti una scenetta meravigliosa…”  fece lei con un sorriso dolce ma con un non so che di astuto al contempo.
“Quando dici così il mio culo trema tutto e il mio pisello si irrigidisce…”ribadì Pablo.
“E hai proprio ragione, amore mio” gli rispose Federica afferrandolo dolcemente per le spalle e stendendoselo sulle ginocchia.
“Mmm, Fede come mi vuoi cucinare stavolta…””
“Non ho ancora stabilito i dettagli” fece lei  mentre cominciava ad accarezzargli quella parte del corpo da lei così maltrattata e amata “ma un’idea di base ce l’ho”
Pablo sentì corrergli dei brividi di piacere e di paura per tutto il corpo. Lei sentì il suo corpo fremere fra le sue braccia e si chinò su di lui avvicinando il viso alla sua bocca.  Lui la baciò, e il bacio durò a lungo.  Quando si staccarono Pablo si si risollevò e, guardandola dritto negli occhi, le disse:
“Ok, Federica, a Natale sarò nelle tue mani… ma ricorda che non molti giorni dopo c’è il tuo compleanno…”
“Oh”  fece Federica metttendosi una mano davanti alla bocca.
Pablo stava in silenzio guardandola e sorridendo.
“Cosa vuoi farmi, Pablo?”   disse lei eccitata e impaurita.
“Neanch’io ho ancora stabilito i dettagli, cara… ogni cosa a suo tempo! Concentrati sul Natale per ora e… comprami un altro po’ di crema, amore!”
Lei scoppiò in una risata dolce e d allegra, e i suoi occhi brillavano, ficcandosi in quelli di Pablo. Si baciarono ancora a lungo e rotolarono per un po’ sul divano. Pablo intanto afferrò il telecomando e spense la tele.
“Andiamo a letto” disse Federica dopo essersi staccata da lui.
“Sì, andiamo a dormire, che sono stanco! Mi sarei addormentato con quello stupido film se tu non avessi destato il mio interesse coi tuoi progetti…”
“Vedrai, vedrai!” rispose Federica “Vedrai che ci divertiremo un mondo”.
“Tu ti divertirai un mondo e io soffrirò come un cane”  disse Pablo in tono ironico.
“Ma dai che godi sempre come un puma!”
“Questa sarebbe la definizione di un masochista, Federica, e tu sai che io non sono un masochista!”
“Ma certo che lo so, Pablo, nessuno di noi due lo é. Noi non godiamo mentre prendiamo botte, in quel momento proviamo dolore come chiunque altro! Il piacere è prima, nel brivido dell’anticipazione mentale, e dopo, nell’esplosione dello scioglimento e nella catarsi…”
“Potresti scrivere un trattato sul rapporto tra i nostri giochi erotici e il sadomasochismo”  disse Pablo col suo solito tono sempre leggermente scherzoso.
“Sì, continua a prendermi in giro, che adesso prima di andare a letto facciamo i conti!” rispose Federica ridendo.
“Di già? Ehi, calma, calma, non anticipiamo i tempi!”  si allarmò Pablo  “C’è ancora un po’ per arrivare a Natale!”
“Sta tranquillo, Pablito, amore, per stasera non ti arrosserò il culetto” disse Federica mentre, afferrandogli entrambe le mani con le sue, lo spingeva verso la camera da letto “ ma ti sussurrerò nell’orecchio alcune anticipazioni….”

Dentro  al letto, con la luce dell’abajour ancora accesa, Federica teneva la testa di Pablo sul proprio grembo  e gli accarezzava i capelli, e intanto gli sussurrava dolci, inebrianti, eccitanti parole all’orecchio:
“Pablito, lo sai cosa succederà a Natale?”
“Mmmmmm”
“Succederà ciò che succede ai bimbi cattivi!”
“Mmm.”
“Cosa succede a Natale ai bimbi che si comportano male durante tutto l’anno?”
“Mmmmm”;
“Te lo dico io:  Babbo Natale porta loro un mucchio di carbone al posto dei regali”
“Mmmm”
“Ma non basta come punizione:  bisogna anche che la loro mamma gliele suoni di santa ragione, per insegnar loro come ci si deve comportare”
Udendo Federica sussurrare ciò mentre con l’altra  mano gli accarezzava il sedere, Pablo cominciò ad eccitarsi ed il membro gli si irrigidì.
Federica allora lo incalzò, sempre sussurrando assai dolcemente.
“E perciò il giorno di Natale, mentre gli altri bambini spacchetteranno i regali, tu sarai qui, sulle mie ginocchia per assaggiare una lunghissima sculacciata”.
“Mmmmmmmm!!!!”
“E  ne prenderai tante ma tante ma tante che ricorderai questo Natale per sempre!”
“Mmmmmmmmmm!”
L’erezione di Pablo andava maturando al punto che Federica, senza smettere di sussurargli parole all’orecchio e accarezzargli i capelli con una mano, con  l’altra gli afferrò il pene cominciando lentamente a masturbarlo.
“E dopo essere stato a lungo sulle mie ginocchia, ti prenderò per un orecchio”
e qui Federica, smettendo per un attimo di accarezzargli i capelli, lo afferrò piano per un orecchio  “e ti porterò sul letto, dove ti slaccerò di nuovo pantaloni e mutande e ti farò distendere a pancia in giù”.
“Mmmmmmmmmmmmm”
“E tu aspetterai lì, con il sederino ancora in fiamme per la precedente sculacciata, che io torni in camera con in mano il battipanni per suonartele di nuovo!”
“Mmmmmmmm”  “mmmmmmmmmm”  “mmmmmmmmmmmm”
Federica accelerò il movimento masturbatorio finchè Pablo venne.

Due settimane dopo…

Il giorno della vigilia di Natale, Pablo era uscito verso la metà del pomeriggio per le ultime spese. Avrebbero passato la sera di Natale da soli, senza fare cena di vigilia, ma all’indomani sarebbero venuti degli amici per pranzo. Mentre Pablo stava per uscire, Federica gli disse di non preoccuparsi se avrebbe tardato, lei lo avrebbe aspettato per mangiare un boccone a qualunque ora.
Pablo uscì in un umore a metà tra il curioso e il pensieroso: sapeva che di lì a poche ore sarebbe entrato in potere di Federica, all’interno della scena che lei gli aveva preparato. Non sapeva bene cosa sarebbe esattamente successo, ma lo aveva già insospettito il fatto che, contrariamente alle loro abitudini natalizie,  soltanto lui aveva messo sotto l’albero i pacchettini per lei,  mentre lui non vide nulla per se’…..  “il carbone? “ disse tra se’ e se’…. “mah, storie della nonna!” e si strinse nelle spalle mentre si affrettava verso la fermata dell’autobus sotto qualche morbido batuffolo di neve che già cominciava a cadere.  “Però”  pensò poi Pablo mentre guardava verso l’alto il cielo bianco che prometteva fiocchetti e fiocconi “ Federica non scherza, quella è capace di scaricarmi addosso davvero una montagna di carbone”.  E, mosso da un sentimento anticipato di rivalsa, cominciò a studiare come l’avrebbe sistemata e sculacciata per bene in occasione del suo prossimo compleanno. Fu proprio durante quel pomeriggio di vigilia che Pablo, mentre faceva meccanicamente gli acquisti per il pranzo di Natale, architettò tutta la scena per il compleanno di Federica: ma non anticipiamo i tempi e torniamo alla vigilia di Pablo. Oramai stava per scoccare l’ora x: dopo essere passato da alcune persone per fare gli auguri, Pablo rientra in casa verso le nove di sera, gira la chiave nella toppa e…

La casa era quasi totalmente buia, e Pablo capì che, a giudicare dalla poca luce che c’era e dalla sua provenienza, soltanto la piantana della sala era accesa, ed era tenuta bassa per giunta.  Pablo si tolse il giaccone, posò i pacchi in cucina al semibuio e poi di diresse con emozione verso la sala, intuendo che il dramma stava per avere inizio.  La vista che si offrì ai suoi occhi quando entrò era pressappoco questa: l’albero di Natale era completamente disadorno, privo delle luci, delle palle colorate, delle stelline, della neve finta,  dei babbi natale in miniatrura, delle pigne dorate, e di tutte le altre belle cose che prima lo rallegravano e lo rendevano vivo e degno di chiamarsi tale. Ai piedi dell’albero non c’era più un solo dono neanche a pagarlo: tutti i pacchi e i pacchettini colorati e infiocchettati erano letteralmenre spariti, e al loro posto stava, tristemente ammucchiata,  una montagnola di carbone che ricopriva cupamente tutta la base del nudo abete.
E, a completamento dell’opera, un minaccioso battipanni stava appoggiato all’albero in mezzo a due rami fronzuti. Pablo vide, o meglio non vide più ciò che prima c’era e, scorgendo il carbone e il battipanni,
sentì un groppo allo stomaco unitamente ad una subitanea erezione., tutto ciò in un solo istante. L’istante successivo vide Federica seduta sul divano a fianco dell’albero, con le gambe accavallate, le braccia conserte e lo sguardo severo e arrabbiato assai…  era vestita elegantemente, tutta in nero e in tacchi a spillo.
Il terzo istante avrebbe voluto occuparlo Pablo con una frase di esordio, ma non ci riuscì. Mentre stava per aprire la bocca rivolgendosi a Federica, lei gli ordinò, in modo secco e perentorio e con uno sguardo infuocato, di venire lì da lei immediatamente, indicando con il dito indice. Pablo, con lo sguardo smarrito, obbedì, e non fece in tempo ad inginocchiarsi davanti a Federica che questa cominciò a schiaffeggiarlo così sonoramente, senza parlare e senza smettere un istante, che il poveretto non fece in tempo a fare o a dire nulla. Semplicemente subì gli schiaffi della fidanzata, che durarono impietosamente per due lunghissimi minuti. Dopodichè Federica prese Pablo, che aveva entrambe le guance di un bel rosso carminio, per un orecchio, e lo condusse davanti alll’albero di Natale, o meglio, a ciò che fino ad  alcune ore prima era stato un albero di Natale.
“Guarda!” urlò Federica “La vedi bene quella roba nera lì?”  indicando il carbone che stava tutt’intorno alla base dell’abete e continuando a tenere Pablo, che stava inginocchiato, per l’orecchio sinistro.
“S-Sì”  balbetto Pablo
“Cos’è quella cosa nera?” lo incalzò Federica in tono di comando.
“C-c-carbone, suppongo!”  rispose tremando Pablo.
“E perché c’è il carbone lì? Avanti, non farti tirar fuori le parole di bocca con le pinze se non vuoi prendere altre sberle!”
“C-c- credo che sia il carbone che B-Babbo Natale p-porta ai bimbi cattivi” mormorò Pablo con un filo di voce piagnucolante”
“Già!” riprese Federica “Propriò così “ E siccome ti sei comportato molto male durante  tutto l’anno, questi sono i risultati!”
“Ma io non sono poi stato tanto cattivo”  cerco di difendersi Pablo con tono infantile.
“Stai zitto, non peggiorare le cose!” rispose Federica tirandolo più forte per l’orecchio e riportandolo verso il divano.  “  E abbassa subito  pantaloni e mutande perché adesso te le suono! “
“Ma…”
“Nessun ma, ubbidisci veloce perché altrimenti oltre agli sculaccioni avrai un’altra dose di schiaffoni!”
Pablo, mentre dall’altra parte del muro si cominciavano a sentire i gridolini di gioia dei bambini del vicino che, non resistendo ad aspettare la mezzanotte, già avevano comnciato a spacchettare i doni, ubbidì piagnucolando e si abbandonò sulle ginocchia di Federica, che nel frattempo si era nuovamente seduta sul divano.
Ne prese così tante che gli venne da piangere, e quando la sculacciata fu finalmente terminata, e Federica lo fece rialzare ritirandogli su mutande e pantaloni, Pablo era in tutto identico ad un bambino piagnucolante: infatti, mentre le prime volte si vergognava e resisteva al pianto, cercando di controllare le proprie emozioni, con il ripetersi delle scenettte aveva perso quel freno e si lasciava andare completamente, il che era molto meglio. Federica riprese Pablo per un orecchio e, mente continuava a sgridarlo severamente e amorevolmente, lo condusse in camera da letto e lo fece distendere dopo averlo spogliato e  avergli fatto indossare il pigiama. Questa volta, passato l’impatto delle botte prese, sentendo il contatto delle dita fredde e affusolate della fidanzata che prima lo spogliavano dei vestiti e poi lo rivestivano del pigiama, ebbe un fremito di eccitazione e il pene gli si irrigidì. Federica se ne accorse con gioia ma fece finta di non averlo notato e continuò a sgridarlo:
“Ora stai lì buono ad aspettarmi che tra poco torno con il battipanni!”
A Pablo all’udire questa frase venne voglia di masturbarsi, ma si trattenne per non togliere questo piacere a Federica, e stette buono a pancia in giù, massaggiandosi l’arrossatissimo posteriore.
Federica sapeva che l’attesa, unitamente al rumore ripetitivo dei tacchi a spillo sul pavimento, lo eccitava enormemente, e così, assecondando i suoi desideri, assaporava anche il proprio piacere con sadico e pur affettuoso compiacimento.
E, quando lei fece il suo ingresso con il battipanni in mano, lui fu lì lì per venire, ma non accadde.  Federica si sedette sulla sedia che stava accanto al letto e lo attirò a sé, e appoggiando la testa di lui sul suo grembo prese ad accarezzargli i capelli mentre contemplava il suo bel culo arrossato dopo avergli tirato giù i pantaloni del pigiama.
“Pablito, lo sai che quella di prima era soltanto una scaldata!”
“Mmmm”
“Lo sai che arriva adesso la vera punizione!”
“Mmmmmm”
Pablo era di nuovo lì lì per avere un orgasmo, con la testa a contatto delle gambe di Federica e i capelli accarezzati sensualmente dalle sue mani, ma fu interrotto dal primo colpo di battipanni che atterrò con forza sulle sue chiappe.
“Ahia” gridò.
“Zitto e fermo che ora te le dò sul serio”  disse Federica, e al primo colpo fece seguito con un’interminabile serie di altri come una fantesca che dovesse battere e spolverare per bene un tappeto.
Dopo che lo ebbe battuto di santa ragione per diversi minuti, Pablo era di nuovo piagnucolante e senza erezione, e Federica, posato il battipanni, lo mise amorevolmente a letto e gli rimboccò le coperte, minacciandolo:
“Bada che se ti sento lamentare vengo di nuovo qui con la cinghia dei pantaloni!” e uscì dalla camera.
Pablo non aveva alcuna voglia di assaggiare anche la cinghia, che avrebbe reso ancora più dolorante il suo già martoriato sedere, ma fu più forte il suo desiderio di vederla tornare con la cinghia in mano e di udirla di nuovo mentre lo sgridava come fosse un bambino viziato e impertinente,  per cui cominciò a singhiozzare disperatamente, aumentando in progressione il tono dei lamenti.
“Pablo, guarda che mi alzo e vengo lì” minacciò Federica dalla sala.
Pablo riprese a singhiozzare più forte di prima.
“Pablo, non farmelo ripetere un’altra volta: ora prendo la cinghia e vengo lì”.
Di nuovo singhiozzi ad alto volume.
A quel punto la scena ebbe una nettiissima accelerata: Federica si alzò di scatto, prese la cinghia dal cassetto e si precipitò furente in camera da letto, mentre Pablo, che comprese la rapidità dell’azione dal rumore frenetico dei tracchi di Federica e dall’aprirsi e dal susseguente sbattere del cassetto, stava di nuovo galoppando verso l’orgasmo.
Poi tutto il movimento divenne vorticoso: Federica entrò come un uragano in camera da letto con la cinghia in mano, gli strappò via le coperte, lo fece scendere dal letto e lo fece chinare a novanta gradi dopo avergli per l’ennesima volta denudato il culetto e, alzando la cinghia, gli disse:
“Adesso prendi il resto!”
E cominciò a picchiarlo con decisione con l’intenzione di continuare per un po’, ma Pablo, che era ormai sovreccitato, si girò di scatto e, rimanendo a quattro zampe, le abbracciò le gambe, e  piangendo godendo e toccandola le disse di continuare a picchiarlo perché si meritava tutte le botte che gli stava dando, che era un bimbo cattivo e che lei faceva bene a suonargliele per bene…
Federica, che comprese all’istante cosa stava per succedere, dopo avergli dato altre due o tre cinghiate lo afferrò e si buttò sul letto con lui abbracciandolo e poi, mentre con una mano gli afferrava il pene con l’altra gli premette il capo contro le proprie cosce e lo accarezzò dicendogli che lo avrebbe picchiato tutte le volte che lo avesse meritato, e che in ogni caso da quel giorno per un mese gliele avrebbe suonate di santa ragione tutte le sere prima di andare a letto.
Pablo ebbe un crescente tremito mentre Federica lo masturbava, e scoppiò in un incontenibile orgasmo che li inondò entrambi di piacere.
Quando la potenza orgasmica si fu esaurita, i due restarono abbracciati per mezz’ora, dopo di che Pablo, esausto, si addormentò.  Federica allora riavvolse amorevolmente Pablo nelle coperte e uscì dalla camera.
Quando Pablo, un’ora dopo, si svegliò, si accorse immediatamente che Federica non era più al suo fianco, ma prima di decidere se alzarsi o chiamarla o cos’altro fare, sentì una musica celestiale, natalizia, provenire dalla sala. Incuriosito, si alzò per andare a vedere che stava succedendo e, come nelle favole, l’albero di Natale era di nuovo un albero di Natale! Il carbone era sparito e la suo posto c’erano di nuovo le luci, le palle colorate, le stelline, la neve finta,  i babbi natale in miniatrura, le pigne dorate, eccetera eccetera, e, naturalmente, i pacchi e i pacchettini che c’erano prima, più altri nuovi.  Il sorriso di Pablo incontrò quello, raggiante, di Federica, che gli corse incontro abbracciandolo. Si baciarono a lungo, poi Federica fregandogli affettuosamente il sedere, esclamò in modo tenero ma anche divertito:
“Come va il culetto, Pablito mio?”

 

Le avventure domestiche di Pablo & Federica continuano nel prossimo episodio.

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