Quel 24 dicembre

(di Signor Sculaccioni)

Angelica era una ragazza indipendente.
All’età di 19 anni era andata a vivere da sola e andava a trovare la sua famiglia solo poche volte all’anno, e mai di Natale, perché passarlo con loro la annoiava molto.
I suoi genitori l’avevano pregata tante volte di unirsi ai parenti per mangiare insieme, ma lei preferiva passarlo con degli sconosciuti a fare sesso.
Questa è la storia di come, un Natale, le sue abitudini cambiarono drasticamente.
Quel giorno, il 24 dicembre, verso le 20, Angelica stava andando verso casa, infreddolita, con le mani nelle tasche e la sciarpa ben avvolta intorno al collo.
Aveva appena detto che ai suoi genitori che era malata e che non poteva venire nemmeno quella volta a casa da loro.
I genitori l’avevano sgridata per essere comunque uscita, così lei, stanca, aveva chiuso loro il telefono in faccia. Di ramanzine non ne aveva voglia.
C’era da dire che, comunque si imbacuccasse, Angelica restava comunque una per cui valeva la pena voltarsi.
Un bel viso a forma di cuore, i capelli ramati, occhi grandi, a volte dolci, a volte accattivanti, labbra rosee, seno sodo e abbondante che premeva contro la giacca di pelle, vita stretta e fianchi larghi, un bel sedere rotondo e gambe lunghe, fasciate di jeans blu scuro.
Lei era ovviamente consapevole del suo aspetto, e non essendo occupata a livello sentimentale, era solita avere comportamenti provocatori con ogni maschio che incontrava.
Un gruppo di ragazzi la vide e tutti si misero a fissarla, incantati, i membri subito turgidi nonostante il freddo; lei sorrise loro e, in modo quasi naturale, si sistemò la giacca in modo da sollevare i grossi seni.
Quando fece passare le dita sui capezzoli, quelli si irrigidirono e lei si strinse un po’ di più, eccitata, la vagina già un po’ umida; guardò il più carino dei ragazzi e gli fece l’occhiolino, ma non si fermò e prese ad ancheggiare.
I tre fissarono con la bocca aperta quel sedere perfetto, e nella loro mente si formarono immagini indecenti e eccitanti.
Non contenta, Angelica si massaggiò le natiche con movimenti circolatori delle mani, come per scaldarlo, e mostrò la morbidezza delle sue forme.
I tre, con i membri eretti che minacciavano di uscire dai pantaloni, la seguirono con lo sguardo finché non scomparve in mezzo alla folla.
Angelica, anche lei eccitata, arrivò al portone di casa e entrò velocemente, la voglia di masturbarsi era impellente.
Gino, il portiere, la salutò con un cenno della mano e, come sempre, le diede una sonora pacca sul sedere, che lei accolse con un sorriso e un “Buona sera!”.
Appena ebbe chiuso la porta dietro di sé si infilò la mano nei pantaloni e prese a masturbarsi con due dita, titillando il clitoride, poi andando più in profondità tra le labbra e dentro alla vagina.
Era tutta bagnata, sentiva un calore che le scendeva lungo l’interno cosce e saliva verso il petto e le braccia, così iniziò a spogliarsi, togliendosi prima i pantaloni e le mutandine, poi la giacca, la maglietta e il reggiseno, rimanendo nuda.
Con la mano destra si strizzò un po’ i capezzoli scuri e dritti, si strinse le tette grosse e sode, mentre con la sinistra si accarezzò la fessura del sedere. Poi si afferrò le natiche con entrambe le mani, le portò il basso, nella parte più carnosa che apriva sulla vagina, già aperta e bagnata.
Si masturbò sia davanti che dietro e venne in unico, caldo e sfavillante momento, dopodiché si accasciò sul divano e si addormentò, stanca e appagata.

Dopo un’ora furono nove rintocchi di campana a svegliarla. Erano le 21.
Angelica rabbrividì, chiuse a riccio il suo corpo nudo, ma non aprì gli occhi.
<< Ben svegliata, cara! >> la salutò una voce.
La ragazza strillò e aprì gli occhi spaventata. Di fronte a lei c’era Babbo Natale.
O meglio, un signore che sembrava del tutto somigliante a Babbo Natale. Aveva la classica barba bianca, gli occhiali, il cappello rosso con pon pon bianco, il cinturone con fibbia dorata a chiudere la veste rossa, pantaloni rossi e stivali di pelle marroni.
Nel vederlo si sentì meravigliata e per due secondi tornò bambina, quando vedeva i film di Natale sul divano con la sua famiglia.
<< Che cazzo ci fa in casa mia? È uno scherzo!? >> strillò la ragazza, tornata alla realtà. Si coprì i seni e chiuse le gambe.
<< Oh, che linguaggio sconveniente, cara. Io sono Babbo Natale, devo poter entrare nelle case di tutti questa notte, bimbi buoni e bimbi cattivi. E poi non coprirti. Non c’è nulla al mondo che potresti nascondere ai miei occhi >> disse sbarazzino.
Lei prese un grande cuscino e si coprì lo stesso, rossa in faccia.
<< Quindi tu saresti davvero Babbo Natale? >> chiese sospettosa avvicinando i vestiti che stavano per terra e cominciando a metterli.
<< Ma certo, chi credi che io sia? Sono venuto a farti vedere una cosa. Vieni con me >> disse, e aprì la finestra con un cenno della mano.
Non faceva freddo, anzi, non si sentiva il cambio di temperatura, per quanto c’erano migliaia di piccoli fiocchi di neve nell’aria.
<< Dove mi porti, siamo al secondo piano! >> esclamò lei guardando in basso.
<< Tranquilla, noi voleremo nello spazio e nel tempo, fino a tre anni fa >>.
Stupefatta, Angelica finì di vestirsi e seguì il vecchio fuori dalla finestra, fluttuando nell’aria fino alla ville dei suoi genitori come era quattro anni prima.
I due atterrarono proprio dentro la cucina, dove i suoi genitori parlavano a telefono. Sua sorella più grande scorreva le dita sullo smart-phone nuovo annoiata.
<< Non ci vedono? >> chiese Angelica, notando che nessuno si era voltato.
<< No, è nel passato, cara. È già accaduto. Sai a chi stanno telefonando? >> chiese Babbo Natale, indicando suo padre e sua madre, i capelli ingrigiti, le spalle un po’ appesantite.
Angelica temeva di saperlo, ma non rispose.
<< Come non vieni per Natale, ma sei impazzita?! >> esclamò scandalizzata sua madre, il volto non ancora troppo rugoso teso di apprensione.
Suo padre alzò gli occhi al cielo, già rosso di rabbia.
I due rimasero ad ascoltare la voce dell’Angelica del passato, mentre quella del presente cercava di ignorare tutto.
<< Ma allora … pronto? Pronto?! Ha messo giù il telefono >> disse sua madre, appendendo la cornetta con voce afflitta.
<< Adesso vado lì e la riporto a casa, a costo di prenderla per un orecchio! >> minacciò suo padre, il pugno chiuso per aria.
<< Dove stavi che non potevi tornare dai tuoi? >> chiese Babbo Natale alla ragazza, che si era voltata.
<< Boh, non ricordo, era il primo anno di università >> rispose lei vaga.
Forse era stato quell’anno della grande orgia?
<< Andiamo a vedere >> disse allora il vecchio schioccando le dita.
In un battito di ciglia si trovarono nel salone di una villa, appartenente alla famiglia ricca di un’amica di facoltà di Angelica, di cui non ricordava il nome.
C’erano un sacco di ragazzi che ballavano sotto la musica di un dj. Alcuni erano ancora vestiti, altri si stavano spogliando già erano messi in pose provocanti.
Angelica ricordò di colpo e le venne un po’ di malinconia.
<< Eccoti lì >> le disse Babbo Natale avvicinandosi e dandole un colpetto sul sedere.
In effetti, l’Angelica del passato era a qualche metro di distanza seduta a cavalcioni sulle ginocchia di un ragazzo, il suo moroso di quel periodo.
Aveva i capelli rossi, tinti da pochi giorni, e indossava una canottiera bianca e dei jeans strappati azzurro chiaro.
Fabio, il moroso, le stava accarezzando le gambe e il sedere, le mani palpavano, afferravano e strizzavano, e anche l’Angelica del presente si sentì toccare e si bagnò come allora.
Ad un certo punto le dita del ragazzo trovarono un buco ancora abbastanza chiuso all’altezza della riga delle natiche, così decise di allargarlo con uno strattone.
Con uno strappo, l’Angelica del passato si trovò con mezzo sedere di fuori e le mani del suo ragazzo che lo palpavano senza ritegno.
Quella del presente si scandalizzò e si portò le mani alle natiche, per paura che fossero nude pure quelle, ma non era così; la sua versione più giovane parve eccitarsi e portò le mani del ragazzo ancora più sul suo sedere quasi nudo; Fabio, per tutta risposta, le diede uno sculaccione e la baciò intensamente.
<< Ahii! >> strillò l’Angelica del presente sobbalzando, il sedere che pizzicava.
<< Che mi sta succedendo? >> chiese a Babbo Natale, che sorrise divertito.
<< Ti sto facendo provare le stesse sensazioni che provasti allora, cosicché tu capisca >>.
<< Che cosa dovrei capire? >>.
<< Lo capirai dopo! Beh complimenti. Questa è stata la tua prima vigilia di Natale fuori casa >>
<< Ero al primo anno di Università, volevo divertirmi >> si giustificò Angelica sbuffando, mentre con uno schiocco di dita tornavano nella sua stanza.
Dopo un anno aveva lasciato Fabio ed erano cambiate molte cose, ma di sicuro non si pentiva di niente.
<< Beh, adesso non è che ti comporti in modo diverso >> disse il vecchio guardandosi attorno.
Dopo due secondi la porta si spalancò, e Angelina vide se stessa entrare in casa tirandosi dietro un ragazzo sconosciuto.
<< E quello chi è? Io non lo conosco! >> disse la ragazza, mentre gli altri due si baciavano.
<< Sei tu, domani mattina. Andrai a letto con questo sconosciuto, che non vedrai più >> rispose Babbo Natale, mentre Angelica del futuro spogliava il ragazzo.
Angelica del presente lo trovò comunque molto figo, con gli addominali scolpiti e il tribale sul fianco.
Con un gesto, l’altra Angelica gli tolse i pantaloni e i pantaloni e i boxer, mostrando due belle natiche maschili perfettamente depilate e muscolose.
Vogliosa, la ragazza afferrò il sedere di lui e lo avvicinò a sé, poi prese il suo pene, turgido e venoso, e iniziò a leccarlo.
Quella del presente avvertì la consistenza di quelle natiche tornite sui palmi delle mani e la sua bocca si riempì del sapore di pene.
Babbo Natale fece un verso scandalizzato.
<< E questa volta che scusa hai inventato per i tuoi genitori? >> chiese sprezzante.
<< Ho detto che ho la febbre e sono molto stanca … ma l’ho avuta sul serio, non ho proprio mentito! >> rispose lei guardandosi mentre passava le mani sul corpo depilato e tonico del ragazzo.
<< Quindi sei anche bugiarda? Che monellaccia! >> commentò Babbo Natale schioccando le dita.
Angelica e Babbo Natale lasciarono i due a fare sesso e si materializzarono in un appartamento sconosciuto.
<< Anche questo è il futuro? >> chiese Angelica sorpresa.
Non aveva mai visto quel posto.
Il vecchio annuì serio e le indicò il pavimento.
Tre donne, tra cui Angelica, con i capelli ramati come nel presente, si stavano spogliando vicino ad un divano.
Angelica trovò se stessa molto più matura, forse di 35 anni, qualche ruga attorno alla bocca, il seno evidentemente rifatto e tondo come era possibile solo con la chirurgia plastica, e con un sedere molto più grosso, ma comunque portato benissimo.
<< Dai Carol, poggia le mani sul divano e apri bene quel sederino >> disse la nuova Angelica rivolta ad una ragazza più giovane di una decina d’anni, forse ventenne, i capelli legati a treccia rosso arancio, un sacco di lentiggini e la pelle chiara.
Quella ubbidì ed espose il sedere, una gonnellina a quadri abbassata fino alle ginocchia e la camicetta sbottonata.
La terza ragazza, una di colore con i capelli ricci e scuri, le accarezzò le natiche, poi le rifilò una sonora sculacciata.
<< Ahi, ma sei matta?! >> fece Carol, arrossendo divertita e aprì un po’ di più le gambe, mostrando la fica e l’ano rosati.
L’altra, Wendy, ridacchiò e le diede un secondo sculaccione, poi prese e titillarla con l’indice nella vagina e col pollice nel buchetto del sedere, facendola sussultare e gemere.
Intanto Angelica prese dalla sua borsa, poggiata poco più in là, un fallo di gomma di colore rosa shocking e con la punta percorse il fianco le gambe di Wendy, mentre con la mano sinistra si masturbava.
L’Angelica del presente sussultò, la vagina calda e umida, la sensazione di due dita che la massaggiavano sapientemente.
Wendy aveva fatto voltare Carol e la stava leccando nella passera, mugolando e mostrando il sederone color cioccolato.
Intrigata, Angelica del futuro aprì un po’ il sedere della ragazza e iniziò la ficcare dentro al suo ano il fallo di gomma, provocando i suoi gemiti di piacere.
Con la mano le diede qualche sonora pacca sul sedere, e l’Angelica del presente sentì come la voglia di stringere e sculacciare quei due globi color cioccolato.
Eccitata, Wendy prese a titillare Carol con le dita, mentre Angelica continuava a infilare il cazzo finto nel suo sedere, facendolo andare su e giù, su e giù.
<< Oddio, diventerò lesbica!? >> fece Angelica del presente coprendosi la bocca. L’idea non la schifava affatto, ma era comunque una sorpresa.
<< Razza di screanzata, deciderai di abbassarti a fare di tutto! >> le rispose Babbo Natale.
Con un gesto della mano, il mondo attorno a loro cambiò.
Sembrava una stanza delle torture, con tanti macchinari appena illuminati da luci al neon.
La sua controparte futura, stavolta cinquantenne e completamente nuda, era legata al soffitto con una catena.
Il suo corpo era leggermente più cadente, ma si teneva comunque bene.
I seni stavano sempre su a causa della plastica, mentre il sedere aveva guadagnato un po’ di cellulite, per quanto fosse sempre perfettamente rotondo e bello.
Un omone grosso e muscoloso, vestito con una camicia a quadri rossa e un paio di pantaloni di pelle nera, la faccia coperta da una maschera di latex lucido, le si avvicinò.
<< Apri quelle gambe, sederona! >> le ordinò assestandole uno sculaccione in mezzo al fondoschiena.
L’Angelica del presente strillò e si portò le mani sul sedere, che bruciava, mentre la se stessa del futuro sorrise per l’epiteto e per la sculacciata e ubbidì, le gambe flaccide si aprirono mostrando una fica aperta come una bocca.
L’omone la sculacciò ancora un paio di volte, poi le aprì le natiche e le schioccò un bacio nel mezzo.
Il pizzicorino delle labbra sull’ano fece bagnare la ragazza del presente.
Poi l’omone, non contento, le sputò e le diede altri due sculaccioni, che dispersero la saliva sulla pelle. Ora il sedere brillava leggermente, per la goccioline di saliva.
L’Angelica del presente si massaggiò le natiche come fossero bagnate.
<< Ti piacciono le sculacciate, vecchia? Su quel tuo sederone? Eh? >>.
L’uomo le diede altre quattro sculacciate, poi prese una paletta di legno.
Continuò a sculacciarla con quella, mentre le grosse chiappe ballonzolavano e si coloravano di rosso. La ragazza del presente strillò a ogni colpo, e si coprì il sedere come per proteggerlo.
<< E’ inutile, stai sentendo un dolore che proverai tra molti anni, e allora non ti potrai coprire! >> le disse Babbo Natale severo.
Ogni tanto le concedeva qualche carezza, ma poco dopo altri sculaccioni la colpivano.
Angelica del presente era insieme intrigata e spaventata. Davvero le toccava tutto questo?
L’omone tirò fuori il pisello, dritto, enorme e ricoperto di vene pulsanti e iniziò a sculacciarla col pene, facendo bagnare entrambe le Angeliche, e infine le spruzzò un getto di sperma giallo e caldo sul sedere.
L’Angelica vecchia sussultò e sembrò venire, quella giovane arrossì e provò a pulirsi le natiche, inutilmente.
<< E’ così che passerai i tuoi natali, brutta sporcacciona? >> chiese tonante Babbo Natale.
In un battibaleno, Angelica e il vecchio si ritrovarono nella stanza di lei del presente, lui seduto sul divano, lei stesa sulle sue ginocchia.
<< Queste sono per aver fatto quelle cose indecenti! >> dichiarò Babbo Natale con la mano alzata.
Angelica non capì subito e provò a spostarsi da quella posizione indecente, ma non fece in tempo a muoversi che una sonora sculacciata la centrò sul sedere, facendola gridare.
CIAFF! << Ahii! >>.
CIAFF! la seconda colpì la natica destra, poi CIAFF, una terza sulla sinistra, e CIAFF un’altra nel centro.
Babbo Natale Continuò a sculacciarla per un minuto buono, poi, ad un certo punto, la sollevò in piedi e iniziò a sfilarsi il cinturone.
<< Che vuoi fare? >> chiese la ragazza spaventata e dolorante, le mani sul sedere che strofinavano per far sparire il bruciore.
<< Te ne do un altro po’, cara, ma con la cinta! Queste sono per aver mentito ai tuoi genitori e per averli trattati male >> dichiarò il vecchio sollevando il cinturone con sguardo severo e deciso.
Angelica sentì un sibilo e una sferzata le colpì il sedere con violenza.
SCIACC!SCIACC!SCIACC!SCIACC!
I colpi continuarono per un altro minuto buono, e più lei si dibatteva e cercava di dimenare il sedere per evitare i colpi, più Babbo Natale la sculacciava forte, fino a che il suo didietro non prese quasi fuoco.
<< Adesso stai qui buona, e sedere in su finché non senti la campana delle 22. E se ti azzardi a muoverti, ti sculaccio ancora, intesi? >> la minacciò Babbo Natale mettendola a gattoni sul divano e allontanandosi.
Angelica piagnucolò un po’, il sedere che bruciava.
Dopo qualche minuto provò ad alzarsi in ginocchio, ma, come promesso, uno sculaccione a mano aperta la costrinse a tornare a quattro zampe.
Dolorante, la ragazza si costrinse ad aspettare fino al rintocco delle campane, e quando arrivò si tirò su e prese a massaggiarsi le natiche.
Del vecchio non c’era l’ombra, così corse in bagno e si tolse i pantaloni.
Le sue chiappe erano vermiglie e sembravano quasi lievitate, così si mise nella vasca e fece partire un getto d’acqua fredda. All’inizio, il cambio di temperatura le fece quasi più male poi, pian piano, il dolore si alleviò.
Si fece un bidè rinfrescante, poi si cambiò le mutandine con un tanga, che con una unica riga tra ne natiche era l’unico indumento che non poggiava sulle chiappe roventi, e si sedette sul divano.
Non sapeva se voleva avere quel futuro, ma del resto uno visita ai suoi non poteva essere male, giusto?
Prese il cellulare e compose il numero di casa, poi attese al suono del telefono.
<< Angie, cara, come stai? >> fece la voce di sua madre.
<< Bene ma’. Tutto a posto >>
<< Che fai di bello? >> chiese ancora la madre, apprensiva.
Angelica pensò alla sculacciate appena ricevute, allo sperma caldo di quell’omone sul suo sedere di vecchia, ai due di quelle ragazze e a quello muscoloso del ragazzo sconosciuto.
<< Niente di che. Ti volevo chiedere se domani posso venire a pranzo da voi? >>.
<< Ma certo, ti aspettiamo! Mi raccomando, vestiti bene! >> si raccomandò la madre.
Angelica pensò ai suoi vecchi jeans con lo strappo sul sedere, a al suo corpo sempre più nudo del futuro.
<< Certo ma’, a domani >> le rispose arrossendo.
<< Un bacio, tesoro, buona notte >>.
<< Ciao ma’>> la salutò lei, poi chiuse il telefono.
Il futuro era stato cambiato? Chissà!
Con la testa piena di dubbi, la ragazza andò a dormire, il sedere ancora un po’ dolorante,
il giorno dopo si vestì di tutto punto, con una gonna lunga fino alle ginocchia e una giacchetta, tutto in blu.
Per fortuna Gino le risparmiò la consueta pacca sul sedere, ma non si trattenne da guardarglielo.
Il sedere scottava ancora un po’ e sul taxi dovette poggiare il peso un po’ su una chiappa, un po’ sull’altra, ma andava meglio.
Quando fu di fronte alla casa dei genitori fu presa dal panico. Non era più molto convinta di andare da loro e sbadigliava al solo pensiero.
<< Buon natale >> le disse il tassista, che era rimasto un po’ lì a guardarle il sedere.
Lei ci mise qualche secondo a rispondere, poi lo salutò con la mano e si avviò lungo il vialetto.
Suonò al campanello ed ebbe un ultimo momento di esitazione, ma una folata di vento le alzò la gonna e una mano invisibile le mollò una bella sculacciata di incoraggiamento.
Sua madre le aprì la porta e la abbracciò, e Angelica non poté fare altro che rispondere all’abbraccio, all’improvviso felice.