(1°capitolo)

“Shopping”

(di Signor Sculaccioni)

 

Serena aveva circa trent’anni, lunghi capelli castano chiaro, occhi azzurri e allungati, di altezza media, un fisico morbido e tondo. Da qualche tempo si era interessata al mondo del sadomaso, e con suo grande piacere era stato aperto un sexy shop a tema proprio nella sua città.
Una bella mattina decise di passare di lì per fare un po’ di shopping in vista della serata che avrebbe passato col suo nuovo compagno.
L’entrata del negozio aveva delle porte a vetri oscurate e una scritta lampeggiante sullo stipite arrotondato. PIACERE-DOLORE.
Intrigata, Serena spinse la maniglia nera e entrò. Si era vestita comoda, con dei leggins neri e una maglietta a maniche lunghe elasticizzata, in modo da rendere evidenti le sue forme generose.
All’ingresso c’era una ragazza vestita da coniglietta, con calze a rete un body nero, un cerchietto con orecchie lunghe e bianche, un mascherina a coprirle la zona degli occhi e gli zigomi.
<< Ciao, posso esserti utile? >> chiese servizievole.
<< Volevo fare un po’ di compere, questa sarà una serata speciale >> rispose Serena con gli occhi che tradivano la sia eccitazione.
<< Oh, bene, sei nel posto giusto. Hai già qualche articolo particolare a cui sei interessata? >>.
<< Beh, vorrei vedere gli articoli riguardanti lo spanking >> rispose Serena, già eccitata all’idea.
Il suo attuale amante, Giorgio, era un uomo sui quarant’anni, dal fisico rilassato e, la prima volta che si erano trovati nudi, due giorni prima, le aveva esposto il sedere flaccido e carnoso, ancheggiando come un cane che scodinzola. Lei allora lo aveva sculacciato divertita e la sua repentina erezione le aveva confermato che poteva essere una pratica eccitante, sia per lui che per lei.
<< Non so se lo sai, ma noi qui abbiamo una delle più importanti esperte del genere, e credo sarà lieta di aiutarti. Mi scusi un secondo, per favore >> disse la ragazza, che girò i tacchi e andò in una stanza attigua.
Girandosi, mostrò a Serena un pon pon bianco che stava attaccato proprio sopra al fondoschiena, a mo’ di coda.
Dopo qualche minuto arrivò l’esperta, una donna sui cinquant’anni abbondanti, dal fisico invidiabile per la sua età, asciutto ma formoso.
Era vestita completamente di nero, con pantaloni a vita alta di pelle a fasciarle i fianchi larghi, e un corpetto dello stesso materiale a sostenerle il seno abbondante; era truccata in modo semplice, con un ombretto nero attorno agli occhi e un rossetto rosso fuoco.
<< Piacere, io sono Delia Galante, dominatrice e esperta di sculacciate. Sarò felice di esserti utile >> si presentò con una voce musicale e piacevole, ma anche molto decisa.
Serena, che si sentiva quasi sottomessa da quella figura, la ringraziò e si fece accompagnare per un lungo corridoio, che conduceva ad una stanza rettangolare, sul cui pavimento brillava il disegno in bianco e nero di un sedere marchiato dall’impronta di una mano rossa.
Sulla parete a destra c’erano vari manichini posizionati di schiena con indosso abiti, gonne e pantaloni adatti alla pratica dello spanking, mentre sulla sinistra c’erano attaccati dei paddle, delle verghe, delle bacchette, e altri attrezzi ancora sempre più fantasiosi. Sulla parete in fondo, invece, c’erano vari prodotti, creme, spray, polveri e oli.
<< Beh, iniziamo dalle basi: tu sculacci o vieni sculacciata? >> le chiese Delia, facendo arrossire Serena, che non era abituata a parlare di queste con estranei.
<< Io … sculaccio >> rispose timidamente. Quella donna la metteva in soggezione.
<< Allora coraggio! Non preoccuparti, una padrona deve essere decisa! Comunque ti consiglierei di provare anche di stare dall’altra parte. Hai un bel sedere e non è bene sprecarlo >> commentò la donna indicando il fondoschiena di Serena.
Lei non ci aveva mai pensato, nessuno le aveva mai nemmeno proposto di sculacciarla. Forse Giorgio avrebbe potuto?
<< Comunque, sculacci un maschio o una femmina? >> proseguì Delia, interessata.
<< Un maschio >>.
<< Bene, allora chiamiamo un modello per mostrarti qualcosa. Gus, viene qui, da bravo! >> chiamò Delia alla porta.
Dopo poco, un uomo alto e pallido, con un bel po’ di peli sul petto, nella zona dei genitali e sulle braccia arrivò trafelato.
Indossava dei pantaloni aderenti di pelle, che lasciavano scoperti i genitali, tenuti su da una cintura con le borchie, un gilè stretto sempre di pelle, e una maschera di pelle lucida che gli copriva tutto il volto.
<< Magari fai più in fretta la prossima volta, chiaro!? >> lo sgridò la padrona assestandogli uno sculaccione sulle natiche, anch’esse scoperte.
<< Si, mia signora >> rispose ubbidiente lui abbassando appena la testa.
Delia gli disse “Bravo” e gli accarezzò il sedere dolcemente.
<< Ora voltati e mostra il sederino alla signora, da bravo. Lo hai lavato, vero, stamani? >> fece la padrona, assumendo un cipiglio severo.
<< Si, certo, mia signora. Un bidè appena sveglio e uno cinque minuti fa >> rispose lo schiavo, soddisfatto di se stesso.
<< Mmh, sarà meglio. Questi schiavi, non si possono lasciare soli un momento che non riescono proprio a badare a se stessi. Pensa che l’altra sera l’ho punito con la canna di bambù perché aveva tutti i piedi sporchi. Che maialino. Te le ricordi le tò-tò, vero? Non lo farai più? >>.
<< No, no, mia signora, mai più >> rispose lui deferente, voltandosi e piegandosi a novanta gradi per mettere in mostra il suo sedere completamente depilato, tenuto su da due elastici legati al pantalone con delle cuciture.
<< Dunque, hai detto che ti chiami? >> chiese Delia poggiando le mani sulla schiena di Gus.
<< Sono Serena >> rispose l’altra, toccandosi il sedere come per paura di essere sculacciata anche lei.
<< Oh, bene Serena, questi sono i classici pantaloni da maschio schiavo, che offrono un buona visuale delle natiche – come vedi sono ben esposte -, e permettono anche un po’ di masturbazione, nel caso siano stati bravi. Tu sei stato bravo, Gus? >>.
Lo schiavo rispose di si, e la sua padrona gli diede qualche pacca sul sedere.
<< Che birichino sei! Ora apri bene le gambe così facciamo vedere alla signorina >>.
Lo schiavo ubbidì, e appena sotto il sedere liscio e leggermente arrossato, facevano capolino i testicoli pelosi e il pene circonciso, a riposo.
Delia accarezzò le palline e gli diede una strizzata, che fece gemere Gus, poi portò la mano avanti e masturbò un po’ lo schiavo.
Più andava avanti più il pene di Gus si rizzava, poi però la padrona mollò la presa e diede due sculaccioni allo schiavo.
<< Non fare lo sporcaccione, cos’è quel pisellino dritto! >> lo sgridò di nuovo la padrona, poi gli assestò altri due sculaccioni, uno a destra e l’altro a sinistra.
<< Mi scuso, mia signora. Scusi anche lei, signorina >> fece Gus piagnucolando, facendo un cenno verso la padrona e uno verso Serena.
Delia sbuffò, poi fece allargare un po’ di più le gambe a Gus, il pene di nuovo moscio e le palline penzolanti.
<< Prima che questo somaro ci interrompesse, ti facevo vedere che è facile con questo indumento premiare il tuo schiavo con un bel lavoretto di mani. Io cerco sempre di limitare questi regali, perché ci vuole un attimo che si prendano troppe libertà. A proposito, il tuo schiavo com’è? >>.
<< Ho conosciuto Giorgio qualche settimana fa. In realtà non pratico molto queste cose, è giusto per provare. L’altra sera abbiamo fatto sesso e per caso si è fatto sculacciare, così ho pensato di comprare qualcosa a tema >> rispose Serena, estasiata dal modo della donna di porsi col suo schiavo.
Aveva il totale controllo e non sapeva se lei con Giorgio avrebbe potuto fare lo stesso.
<< Ah, quindi sei una neofita! Bene, ho qualche prodotto che potrebbe stuzzicare la vostra fantasia. Gus, da bravo, tirati su e vai a metterti i pantaloni numero quattro >> disse dolce Delia, accarezzando Gus prima sulla testa poi sul sedere.
Lo schiavo annuì col solito “Si mia signora” e fece quello che gli era stato detto.
I nuovi pantaloni erano più stretti, neri e lucidi, che lasciavano scoperte solo le natiche con due ampie aperture nella parte dietro.
Le chiappe depilate di Gus premevano fuori dalle spaccature rotonde e a Serena venne una gran voglia di toccarle.
<< Fa pure, tranquilla. Gus, fatti toccare, da bravo >>.
Il sedere dello schiavo era liscio e morbido in un modo innaturale e carezzandolo Serena si bagnò.
<< Incredibile, vero? E’ una crema che ho fatto mandare dall’America che rassoda e rende liscia la pelle. Ti ha fatto bene al sederino, vero, la crema della padrona? >> fece Delia avvicinandosi allo schiavo e toccandogli le natiche con un sorriso enigmatico.
<< Si, proprio un bel sederino … peccato! >> CIAFF!
Gli diede un gran sculaccione sulla natica destra.
<< Peccato che ogni tanto Gus fa il porcello, vero? Non se lo lava bene il sedere, vero porcellone? >>.
Delia lo sculacciò altre quattro volte, facendo ballonzolare il sedere in modo osceno.
Gus gemette ad ogni colpo.
<< Si, mi signora, sono un o’ un porcello. Merito la punizione >>.
<< Che dici, Serena, vuoi provare anche tu? Forza, dagli una bella pacca sul sedere, senza paura! >>.
Serena arrossì, poi si avvicinò e lo sculacciò una, due, tre, quattro, cinque volte.
Il contatto con quel sedere così liscio e morbido la attraeva tantissimo.
<< Bene, direi che ti piace. Vuoi comprarli? Li abbiamo di varie taglie >> propose Delia, mostrando la parete piena di pantaloni come quello.
<< Se vuoi abbiamo anche delle mutande push-up e dei jock-strap, se il tuo schiavo non ha il sedere molto in forma >>.
Serena acconsentì eccitata.
<< Bene, ora direi di passare agli attrezzi. Gus puoi andare. Chiamami Genny e vai a farti un bidè! Quando torno da te voglio sentire le chiappette profumate >>.
Gus abbassò la testa.
<< Ho fatto qualcosa che non andava, mia signora? >> chiese, la voce rotta di pianto.
<< Niente di particolare, è solo che mi serve il sederone di Genny per una dimostrazione, il tuo è troppo piccolino. Vai, sporcaccione, su! >> ordinò, e rinforzò il comando con una sonora sculacciata.
<< Questi schiavi, gli dai il dito e si prendono il braccio! E guai se ne prendi due, sono gelosi come delle femminucce! Oh, ecco Genny, il mio orsacchiotto! >> fece Delia accogliendo un omone grosso e robusto, con una bella pancia e solo un paio di mutandine addosso, rigorosamente aperte dietro. Quando si voltò, Serena vide che aveva un sedere largo massiccio, più grosso di quello di Gus, e molto più maschile a causa dei peli e del colorito più scuro.
Delia gli grattò la barba, poi lo fece voltare gli assestò un paio di sculaccioni, che fecero ballonzolare sonoramente il sederone.
<< Non devi litigare con Gus, capito? Poi le tò-tò le ridò a tutti e due! Ora, Serena, io di solito preferisco sculacciare con la mano, ma a volte ci sono dei casi in cui la mano non va bene. Prima di tutto, ho due schiavetto un po’ sporcaccioni, per cui non voglio toccare i loro sederi sporchi; secondo, può succedere che dopo una sculacciata prolungata,  il palmi facciano un po’ male. Così usiamo i paddle, o sculacciatori, che dir si voglia >>.
La padrona prese dalla parete a sinistra una paletta nera di forma rettangolare, con i bordi borchiati e il manico in legno.
Delia lo provò prima sulla mano, poi lo sollevò e colpì Genny. L’omone gemette in tono profondo e allargò le gambe, lasciando intravedere l’ano e i genitali pieni di peli scuri.
<< Sempre uno sporcaccione, questo Genny, vero? >> lo rimbeccò la padrona assestandogli altre due sculacciate. Poi, sempre con il paddle, gli fece allargare le gambe di qualche centimetro e gli diede qualche colpetto sulle grosse palle pelose.
<< Così impari, maleducato! Già hai il sederone tutto di fuori, che altro vuoi fare? >> fece la padrona severa, sculacciando lo schiavo con le mani stavolta.
Poi gli prese i testicoli e tirò i peli, facendo strillare l’omone come una ragazzina.
Tirò le due palle gonfie tre o quattro volte poi prese a masturbarlo, e quando gli sembrò che avesse il pene abbastanza dritto prese a schiaffeggiarlo.
Genny strillò di piacere e di dolore e chiuse le gambe, consapevole che se fosse venuto avrebbe fatto arrabbiare la padrona.
<< Bravo orsacchiotto, fanno male le tò-tò? Ti brucia il sederone? >> chiese Delia, di colpo dolce come non mai.
<< SI, padrona >> rispose Genny dolorante.
<< E pensi di essertele meritate, le sculacciate? >> chiese ancora la padrona, accarezzando il sederone rosso come un peperone.
<< SI, me le sono meritate >> rispose ancora lo schiavo, fremendo per le carezze, il pene ancora dritto.
La padrona gli assestò qualche altra sculacciata con il paddle, poi lo rimise a posto.
<< Ci sono vari tipi di paddle, alcuni hanno un lato in eco-pelle per essere più soffici, altri hanno la parte piatta decorata con delle scritte, cosicché rimangano impresse sul sedere del nostro schiavo >> spiegò la padrona, mostrando due nuovi sculacciatori, uno con un lato in pelliccia leopardata, l’altro con la scritta “SPANK!” in rilievo su entrambi i lati.
Si avvicinò con il primo a Genny, gli accarezzò le natiche usando la parte morbida, poi voltò il paddle e lo sculacciò con la parte dura, facendolo urlare.
Ripeté l’operazione tre o quattro volte, prima accarezzando poi sculacciando, e intanto il sederone si arrossava e tremolava.
Poi prese il secondo paddle assestò quattro sculaccioni incredibilmente precisi, marchiando il grosso sedere con la scritta “SPANK!”.
<< Ora, invece, ti faccio vedere una bella canna di bambù, utile per punire i bimbi cattivi. Tu sei un po’ un bimbo cattivo, vero Genny? Hai fatto arrabbiare la mamma? >> fece con finta dolcezza Delia, accarezzando il sedere rossissimo dell’omone e dandogli qualche pizzicotto.
<< Si, sono stato cattivo. Ho fatto arrabbiare la mia padrona che ora me le dà con la canna >> rispose Genny, impaurito e visibilmente eccitato.
La padrona annuì soddisfatta, poi prese una lunga canna col manico ricurvo, di legno chiaro, diede qualche colpetto sulle natiche di Genny.
Poi, dopo i primi assaggi, portò indietro la canna e colpì con una forte frustata le chiappe dello schiavo.
Genny strillò e saltò sul posto.
Una seconda frustata lo colpì, poi una terza, e una quarta, lasciandogli quattro linee violacee sulla pelle arrossata.
<< Dai, vieni, lo so che vuoi, piccolo sporcaccione! >> lo incitò la padrona, poi gli prese il pene e lo masturbò appena due volte, e un getto di sperma giallo chiaro schizzò sul pavimento.
Le due donne risero di gusto e Delia gli diede qualche affettuosa pacca sul sedere.
<< Gus, vieni qua, da bravo >>.
Lo schiavo arrivò quasi subito, vestito come prima, le chiappe un po’ arrossate e strizzate nei due buchi.
<<  Vedi cosa ha combinato Genny? Ora pulisci per bene e portalo nelle vostre stanze. Quando torno sarete sculacciati tutti e due, chiaro? Ora muovetevi >> ordinò la padrona, dando due sculaccioni agli schiavi, uno a destra e l’altro a sinistra.
<< Ogni tanto bisogna premiarli, ma mai troppo, altrimenti se ne approfittano. Ora, se vuoi, ti mostro qualche prodotto di bellezza per i nostri sederi da padrone >>.
Mentre i due schiavi si chinavano a pulire il pavimento, le due donne andarono verso la parete più lontana e Delia prese un contenitore con della crema alla vaniglia.
<< Allora, questa è una crema molto piacevole alla vaniglia, che puoi farti spalmare dal tuo schiavo sul sedere prima di andare a dormire o di prima mattina. Gus me l’ha messa questa mattina, senti un po’ >>.
Delia si voltò e abbassò i pantaloni, mostrando un sedere bellissimo, tondo e sodo, grosso ma senza un minimo di cellulite.
Serena, incantata, si chinò e annusò le due natiche e la riga. Poi non si trattenne e baciò la natica sinistra.
<< Oh, finalmente ti sei un po’ sciolta. Questo composto serve anche per rassodare, infatti se ora mi sculacci sentirai che bella pelle. Dai, sculacciami! >>.
Come sotto un incantesimo, Serena sollevò la mano e diede uno sculaccione a Delia e sentì che le natiche avevano una morbidezza fuori dal normale. Non poté trattenersi e le diede un altro sculaccione, poi una carezza e poi due sculaccioni ancora, uno a destra, uno a sinistra.
<< Mmh, si, sculacciami bene, senti che bel sederone che ho … prova anche sul tuo >> la incitò Delia, poi le abbassò i pantaloni, mettendo in mostra le natiche grosse e rotonde di Serena.
Prese un po’ di impasto e lo spalmò sul sedere della donna, che ancheggiava eccitata, poi la prese a sculaccioni, facendola bagnare.
<< Avevi ragione, farsi sculacciare è proprio piacevole >> ammise Serena.
<< Se ti piace, ho due cose che fanno per te. La prima è una gonna da sculacciate >> disse Delia prima di allontanarsi, il sedere ancora di fuori.
Prese un gonna con una larga apertura dietro, chiuso solo da sue cinturini.
Eccitata, Serena la indossò e si fece portare uno specchio.
Il suo sedere era completamente esposto, i due cinturini erano abbastanza distanti da lasciare lo spazio per la larghezza di una mano, infatti, quando Delia la sculacciò, la sua mano la colpì in pieno sulla pelle nuda.
Serena era talmente incantata dalla propria immagine riflessa che si sculacciò da sola.
<< Brava porcellina! Il secondo capo che ti consiglio è un pantalone di latex lucido, come il mio. Non c’è nulla di più sexy di un bel sederone fasciato di latex >> assicurò, poi si tirò su i pantaloni, in modo che aderissero perfettamente al fondoschiena della donna.
Il sedere di Delia era perfetta in quei pantaloni, lucido e rotondo; la donna si sculacciò il sederone ammiccando.
<< Ricordo che, quando avevo un padrone, molti anni fa, lui si eccitava strusciando il suo pisello sulle mie natiche inguainate di lattice e veniva dopo poco. Mi ha sculacciata molto, pace all’anima sua >>.
Dopo aver ancheggiato un po’, Delia portò Serena alla cassa dell’ingresso, dove lei comprò tutti i prodotti visti.
<< Bene, se volessi riprovare a farti sculacciare non esitare a passare di qui. Ora vado da quei due sporcaccioni di schiavi, che li sculaccio per bene! Buona giornata >> e se ne andò dandole una pacca sul sedere.
Serena, eccitata, contemplò il sedere di quella donna che pareva averla stregata, poi uscì dal negozio, col sedere ancora scoperto e con tante fantasie per la testa.