Dal Preside

(di Signor Sculaccioni)

La luce si accese su una vecchia aula in disuso da tempo, con banchi sparsi senza criterio.
Due donne entrarono silenziose, chiusero la porta e si baciarono appassionatamente. Quella mora, Giada, aveva quasi cinquanta anni, di altezza media, carnagione olivastra, capelli castani, occhi marroni e sbarazzini. Portava una camicia di cashmere, con i primi tre bottoni sciolti per mettere in mostra la sua terza di seno, e una gonna di pelle nera, che accentuava un fondoschiena rotondo. Le gambe erano rivestite di calze a rete, con una fantasia a rombi, e ai piedi portava scarpe col tacco. Guardandola, molti studenti si erano eccitati negli anni.
La bionda era un po’ più giovane e alta, sulla trentina, con tanti ricci biondi, occhi chiari, la pelle rosea. Portava una felpa azzurra riempita da una seconda abbondante, e dei jeans blu scuri un po’ consumati, abbastanza aderenti per mettere in risalto le sue forme generose. Si chiamava Marina.
Quest’ultima era arrivata nella scuola da qualche mese, e Giada le aveva messo da subito gli occhi addosso; la loro tresca non era ancora venuta alla luce, per quanto molti, tra bidelli e studenti l’avessero intuita.
Giada portò con la mano Marina fino al centro della stanza, le labbra nelle sue, le lingue intrecciate, e si sedette sul primo banco che trovò. Marina le sbottonò la camicia con ardore, rivelando le grosse tette dell’amante, già coi capezzoli turgidi che premevano contro il reggiseno nero.
<< Attenta a non rovinare il vestito >> sussurrò Giada fingendosi scandalizzata. Marina, eccitata, prese a baciare e a mordere sul collo e sulla tetta sinistra.
Intanto Giada le accarezzava i capelli, la schiena, poi scese alla parte che preferiva: il sedere.
Era un sedere grande ma ben proporzionato, morbido ma tenuto in forma da quattro ore di palestra alla settimana. Con entrambe le mani massaggiò i due globi, dall’osso sacro, dove iniziavano le natiche, fino alla parte più rotonda, in corrispondenza delle cosce. Ormai conosceva bene il corpo della donna, sapeva di quanto fosse sensibile quella zona, così le afferrò prima le chiappe e poi le diede due sonori sculaccioni.
Marina sentì un fremito che le fece formicolare il sedere e tutto il corpo insieme, e si sentì bagnata. Fece un passo indietro e si svestì; sotto portava un completo intimo che aveva comprato insieme a Giada qualche giorno prima, con una fantasia a fiori bianca, con reggiseno a coppa e culottes. Giada si bagnò appena la vide, si alzò in piedi e le riafferrò nuovamente il sedere, questa volta quasi del tutto nudo, la pelle liscia e bianca; affondò il viso tra i seni di Marina con ardore, mordicchiando da entrambe le parti.
Marina si dedicò invece a masturbarla; le mise la mano sotto la gonna e delicatamente prese a massaggiarle il clitoride sopra le mutandine. Era già bagnata, così scese fino alle labbra, che con sua sorpresa erano già aperte.
<< Sporcacciona, ti sei masturbata senza di me? >> le disse offesa e divertita; senza aspettare risposta, la voltò di tre quarti e le diede una pacca sul sedere, che ballonzolò nella gonna di pelle eccitandola ancora di più. Giada fece un gridolino, poi poggiò le mani sul banco e espose ancora di più il fondoschiena.
<< Sculacciami, sono stata un po’ birichina >> fece passandosi un dito sulle labbra, gli occhi che brillavano.
Marina non se lo fece ripetere e le diede una sculacciata sulla natica destra CIAFF, poi una seconda sulla sinistra CIAFF, poi un’altra nel mezzo CIAFF, poi nella parte più bassa, vicino alla vagina CIAFF.
Giada si bagnò e iniziò a toccarsi avidamente, poi si tirò su e sollevò la gonna, mostrando anche lei un bel paio di culottes nere, in tinta con il reggiseno.
Il suo sedere era un po’ più grosso e rilassato di quello di Marina, e quindi molto più morbido.
Marina ricominciò a sculacciare quelle belle natiche, che intanto iniziavano a colorarsi di un rosso tenue, e volte portava le dita verso la fica della compagna, ormai fradicia e spalancata.
Dopo qualche minuto, le due ricominciarono a baciarsi e si tolsero anche gli ultimi indumenti, rimanendo nude. Marina si mise in ginocchio e, mentre con la mano destra si masturbava, con la sinistra e con la lingua dava piacere a Giada. Questa si toccava i seni, si pizzicava i capezzoli e fremeva, il corpo investito da ondate di piacere.
Tra le sculacciate e il servizio orale, Giada era già eccitatissima, così fece prendere una pausa e Marina e prese a masturbarla lei ma in piedi, con le dita, mentre passava la lingua sui capezzoli e sul collo.
Marina si sentì travolgere da una scarica di piacere e portò la mano libera di Giada sulle cosce, sulla parte bassa delle natiche, sull’osso sacro, nella fessura fino ad arrivare all’ano; entrambe eccitatissime, le due vennero insieme in un attimo, stringendosi, sentendo formicolare ogni parte del loro corpo all’unisono.
Una volta finito, poco prima della campanella, le due si rivestirono, si rimisero a posto, si diedero un’ultima pacca sul fondoschiena, ed entrambe tornarono alle loro lezioni.
Ciò che non sapevano era che una piccola telecamera aveva ripreso tutto e dopo appena un’ora la registrazione venne consegnata al preside Signori.
L’uomo aveva ormai sessantacinque anni e faceva il professore da quarant’anni, quindi conosceva bene gli studenti e la voglia di ribellione che accompagnava l’adolescenza.
Quell’aula veniva spesso usata come luogo proibito per incontri amorosi tra i ragazzini, così aveva fatto mettere una piccola telecamera in attesa di poter rendere utilizzabile l’aula e interrompere quelle scandalose attività.
Però mai avrebbe pensato di vedere due insegnanti nei filmati, così architettò un bel piano e fece chiamare le due donne nel suo ufficio.
Le insegnanti non sapevano di essere state scoperte, così si presentarono tranquille davanti al preside.
Lui le squadrò entrambe severo poi, prima di parlare, rivolse lo schermo del suo computer e fece partire il video, che le due riconobbero all’istante.
Marina si osservò rossa in viso mentre il suo posteriore veniva afferrato e sculacciato, mentre il suo corpo veniva spogliato, la sua fica masturbata e leccata avidamente, le sue tette accarezzate e morse.
Giada si vergognò allo stesso modo mentre rivedeva se stessa esporre il sedere ad una sculacciata esemplare, mostrare la vagina e il clitoride aperti e bagnati, e anche stringere le grosse tette come una mucca da latte. Sentì un fremito e si accorse di essere eccitata, così cercò la mano di Marina, che la prese.
Il preside Signori guardò il gesto scandalizzato e spense il monito con stizza.
<< Da quanto tempo va avanti questa storia indecente? >> chiese autoritario.
<< Dall’inizio dell’anno scolastico … >> rispose per entrambe Giada a voce bassa.
Signori si prese una pausa.
<< Sono molto deluso da voi. Lei, Marina, è appena arrivata in questa scuola, con un curriculum di tutto rispetto, si è fatta apprezzare da studenti e genitori delle sue classi e contavo molto su di lei. Invece Giada, tu sei una nostra insegnante da più di dieci anni, credevo ci fosse un rapporto corretto tra noi, e anche tra te e i tuoi colleghi. Molto deluso, si … >>.
Le due arrossirono, Marina iniziò perfino a singhiozzare, ma Signori non vi fece caso.
<< Un comportamento del genere sul luogo di lavoro, tra due insegnanti, porterebbe un grande scandalo sulla scuola, per non parlare della macchia che lascerebbe sulla vostra carriera futura. Ovviamente sarei costretto a licenziarvi, e dopo aver visto questo spettacolo sconcio devo dire che non mi dispiacerebbe! >>.
Marina iniziò a piangere disperata, e anche Giada si preoccupò molto. Essere licenziate in quei tempi di crisi voleva dire tempi molto difficili e l’idea di riprendere la trafila delle graduatorie era un pensiero terribile.
<< Però ci sarebbe una soluzione. Non è propriamente lecita, ma eviterebbe uno scandalo enorme e vi permetterebbe di continuare a lavorare qui >>.
Marina fece subito sì con la testa.
<< Quale sarebbe la soluzione? >> chiese Giada speranzosa.
<< Beh, vi darei io una piccola punizione, alla vecchia maniera, cosicché non vi azzardiate più a fare cose simili nella mia scuola! >> rispose Signori sbattendo con la mano sulla sua cattedra.
<< In cosa consisterebbe questa “piccola punizione”? >> chiese ancora Giada, anche se intuiva già la risposta.
<< Naturalmente, Giada, una bella sculacciata a tutte e due! Manuale, si intende. Non mi sembra che abbiate problemi a farvi toccare il sedere, giusto? >> fece Signori, cominciando a tirarsi su le maniche della camicia.
Marina arrossì e si coprì il viso.
<< Non sarebbe possibile evitare, Giorgio? Una sgridata è sufficiente … >> cominciò a dire Giada, ma Signori la bloccò subito.
<< No che non è sufficiente! Una bella sculacciata vi farà passare la voglia di fare queste porcherie in una scuola. E, come ho ripetuto, non mi sembrava che ti facessi dei problemi con lei >> ribatté indicando Marina.
Quella sollevò il viso rosso e rigato di lacrime e scosse la testa.
<< No, mi faccia tutto ciò che vuole, ma non mi licenzi per carità! >>.
Signori annuì soddisfatto, poi ordinò alle due di poggiare le mani sulla cattedra e di tenere su il sedere; intanto lui andò a chiudere a chiave la porta dell’ufficio.
Quando si voltò vide due bei sederi che lo aspettavano e non poté fare a meno di avere una erezione.
Si avvicinò al primo, quello di Giada, grosso, rotondo, inguainato in una gonna di pelle e lo accarezzò, prima una chiappa, poi l’altra. Fece passare l’indice sulla linea tra le due natiche e sentì la donna tremare, forse di paura, o di piacere, e quando lei portò inconsciamente il sedere in alto, le mollò una prima sculacciata CIAFF!
Lei fece un gemito, lui sentì il suo membro irrigidirsi, così le diede un secondo sculaccione CIAFF, poi un terzo CIAFF sulla chiappa destra, poi un altro su quella sinistra CIAFF!
Signori si prese una pausa e accarezzò il sederone quasi teneramente, poi passò a quello di Marina.
Era ugualmente grosso ma più allungato, e al tatto anche più robusto. Appena sentì la mano del preside sul suo sedere, Marina si tirò indietro e contrasse i glutei spaventata.
Signori le assestò uno sculaccione in mezzo al sedere e la costrinse a rimettersi nella posizione iniziale.
<< Questo, Marina, le costerà delle sculacciate in più. Inizi a contare >> e arrivò la prima, CIAFF!
Silenzio.
<< Allora? >> fece minaccioso Signori, sculacciandola un’altra volta, CIAFF!
<< U-uno >> mormorò Marina.
CIAFF, << Due >>, CIAFF CIAFF, << Tre-e AH! Quattro! >>; la donna si mise a piangere e si portò le mani al sedere dolorante.
Signori le spostò subito e le diede altri quattro sculaccioni, alternando la chiappa destra e quella sinistra.
<< Daccapo >> disse crudele poggiando la mano sulle povere natiche e massaggiandole.
CIAFF << Uno >>, CIAFF << Due >>, CIAFF << Tre >>, CIAFF << Quattro >>, CIAFF << Cinque >> e così via, fino ad arrivare a dieci.
Poi Signori tornò su Giada e le diede quattro sculacciate nella parte bassa del sedere, e la donna ebbe un ondata di piacere che la fece gemere.
<< Ti stai bagnando, brutta sporcacciona?! >> fece Signori, poi la prese per i fianchi con una forza sorprendente, tanto da sollevarla, e la sculacciò altre cinque volte, il sedere che tremolava per i colpi.
La fece poggiare di nuovo sulla cattedra e ricominciò con più calma.
CIAFF, CIAFF, << Perché non conti? >> CIAFF CIAFF!
<< Uno >>, CIAFF << Due >>, CIAFF << Tre >>, CIAFF << Quattro >>.
<< Ti piacciono le sculacciate? >> chiese il preside accarezzando il sedere della donna.
Giada era bagnatissima e sentiva ondate di piacere che le pizzicavano i nervi dal sedere alla punta dei capelli, fino alle dita dei piedi.
<< No >> sussurrò.
CIAFF << Bugiarda! Ti piacciono le sculacciate? >> ripeté Signori, accarezzando la parte più bassa e morbida delle natiche, intrufolandosi quasi fino alla fica.
<< Si >> ammise la donna, aprendo un po’ di più le gambe, come a invitarlo a toccare più in fondo.
Signori le diede qualche pacca sul sedere e annuì divertito, poi andò da Marina e dai suoi jeans.
<< E a lei, Marina, le piacciono gli sculaccioni? >>.
Questa volta non aspettò la risposta, perché la donna aveva cambiato posizione e si stava massaggiando; la colpì due volte, e gli sculaccioni la fecero tremare.
<< Si >> rispose allora Marina, rimettendosi nella posizione giusta ed esponendo le natiche, la voce rotta di pianto.
CIAFF, << Si, cosa? >> CIAFF!
<< Si, mi piacciono gli sculaccioni … >> rispose Marina, vergognandosi e eccitandosi.
Signori ridacchiò e le diede due pacche sul sedere con i polpastrelli e osservò le chiappe ballonzolare. Il suo membro premeva contro la patta dei pantaloni, la cappella in fiamme.
<< Senti, senti che porcelline! Complimenti! >> così diede un ennesimo sculaccione a Marina, un altro a Giada, e si diresse dall’altra parte della cattedra.
Le due fecero un respiro di sollievo e iniziarono a sollevarsi in posizione eretta, quando Signori le bloccò con un’occhiata severa.
<< Se vi muovete, ne riceverete di più, siamo intesi? Restate con le mani sulla cattedra, e col sedere in alto! >>.
Il preside prese la sedia da dietro il tavolo e la sistemò di fianco a Giada, poi si sedette.
<< Giada, stenditi sulle mie ginocchia >> ordinò, guardando la professoressa inorridita.
<< Ma non abbiamo finito? >> chiese lei dopo un attimo.
<< Neanche un po’, signorina! La punizione deve ancora essere compresa a fondo! Dai, sulle ginocchia! >>.
Spazientito, il preside la prese per i fianchi e la posizionò sulle sue ginocchia, col sedere ben in alto e a portata di mano.
Il pene duro del preside premeva contro la patta dei pantaloni e Giada poteva sentirlo contro la pancia.
Signori lisciò la gonna della professoressa con la mano e saggiò la morbidezza dei due globi coi polpastrelli. Gli ricordavano il sedere di sua moglie, che stava inconsapevole a casa.
Le diede uno sculaccione poderoso, poi un secondo, poi un terzo, e un quarto, e così via fino al quindicesimo. La mano gli faceva un po’ male, così accarezzò le due natiche con dolcezza.
<< Bene, direi che è il momento di denudare questo bel sederone. No, no, faccio io. Giù le mani! >>.
Sollevò la gonna fin sopra alle cosce, arrivando a mostrare il magnifico didietro, appena coperta dalle culottes.
Divertito e eccitato, accarezzò la pelle della donna, che già aveva preso un color porpora.
<< Anche lei, Marina, si volti ad ammirare questa giusta punizione, che dopo toccherà a lei >> disse a all’altra, che era intenta a massaggiarsi le natiche in lacrime.
Marina si voltò e si bagnò appena vide il sedere arrossato di Giada.
Con un cipiglio maligno, Signori ricominciò: CIAFF, CIAFF, CIAFF, CIAFF, CIAFF, CIAFF!
Ad ogni sculacciata, Giada gemeva e sobbalzava, le sue natiche si coloravano di rosso, tremolando come budini. Le mani di Signori erano ruvide e forti e ogni sculaccione riverberava nell’aria sonoramente.
Ogni tanto si fermava con le pacche e accarezzava le natiche della professoressa con i polpastrelli, le stringeva avido di piacere, e ogni contatto tra mani e sedere eccitava entrambi.
Dopo un tempo indefinito Signori fece alzare Giada, le ordinò di stare a sedere scoperto e con le mani dietro alla nuca; ogni cambiamento di posizione avrebbe provocato delle sculacciate aggiuntive.
Con queste raccomandazioni, posizionò Marina sulle sue ginocchia e la sculacciò allo stesso modo dell’altra. Ogni tanto la donna si irrigidiva e il suo sedere veniva sculacciato con più forza.
Quando abbassò i pantaloni anche a lei, le sue natiche avevano lo stesso color pomodoro di quelle di Giada, se non più acceso.
<< Non è ancora abbastanza. Rilassi il sedere, signorina, o dovrò essere un po’ più cattivo >>.
Accarezzò le chiappe vermiglie della donna, diede qualche pizzicotto, passò sulle rotondità anche col dorso della mano, poi ricominciò a sculacciare, dedicandosi prima alla parte più bassa e morbida, poi alle parte più alta proprio sotto la schiena, poi ancora in mezzo al sedere, dove la fessura ogni tanto si apriva e mostrava l’ano e la vagina.
CIAFF, CIAFF, CIAFF, CIAFF, CIAFF!
Marina piangeva ma era anche eccitata, sentiva le terminazioni nervose sotto la pelle pizzicare tutto il bacino, dal sedere fino in mezzo alle gambe.
Poi Signori fece sollevare Marina e le ordinò di mettersi a fianco di Giada; ammirò i due sederi macchiati di rosso, ma ancora non del tutto nudi.
<< Ora, toglietevi la parte di sotto dei vestiti e le culottes, signorine. Giada a Marina, Marina a Giada. Non siate timide, l’avete fatto tante volte, no? >>.
Imbarazzate, le due ubbidirono e si denudarono completamente.
I loro sederi nudi fecero venire un’erezione fortissima a Signori, che dovette trattenersi dal masturbarsi lì, sul posto.
<< Ora, Giada, sculaccia Marina da in piedi. Il suo sedere è già molto caldo, ma devi farlo lo stesso >>.
Giada dolorante si avvicinò e poggiò una mano sulle natiche di Marina. Erano bollenti e a contatto col le mani fresche, la donna sobbalzò.
Giada prese coraggio e le diede una lieve pacca sul sedere, senza troppa forza.
<< Su, vai avanti. Non possiamo perdere troppo tempo qui, abbiamo una riunione di classe a cui presenziare, veloci! >>.
Esortata, Giada diede una pacca più forte, poi un’altra, e un’altra. Marina era in lacrime, il sedere le faceva malissimo, e piacere e dolore le infuocavano tutto il corpo.
<< A gambe un po’ più aperte, voglio vedere le chiappe ballonzolare. Si, così va bene! >>.
Signori era eccitatissimo, così fece scambiare le due donne.
Ora era Marina a sculacciare Giada, e la vista di quel sederone, così grosso e tondo lo faceva impazzire.
Presto le chiappe di Giada divennero rosso fuoco e il preside interruppe la sculacciata tra le due.
Osservò l’opera massaggiandosi il membro, i due sederi rossi ben esposti davanti a lui.
Fece un passo verso di loro, poggiò la mano sinistra sul sedere di Giada e la destra su quello di Marina, poi iniziò a massaggiare.
<< Per oggi abbiamo finito, ma-se-vi-scopro-ancora-a-fare-quelle-porcherie-vi-sculaccio-il-sedere-un-altra-volta-chiaro? >> chiese, e riempì ogni pausa con uno sculaccione, prima a Giada, poi a Marina, per poi finire con una pacca simultanea a tutte e due.
Le fece rivestire e insieme andarono alla riunione di classe, dove parlarono dei loro studenti col resto dei professori.
Le due non riuscivano a stare sedute nella stessa posizione per più di qualche secondo, e ogni tanto si passavano la mano sul sedere per alleviare il dolore, cercando senza molto successo di non farsi vedere dal resto dei colleghi.
Dopo questo episodio, Marina e Giada cercarono di stare più attente, ma talvolta la voglia prendeva il sopravvento, e dopo essersi viste per i loro incontri sessuali, andavano sempre dirette dal preside a confessare, e lui dava loro sonore e meritate sculacciate.