Punizioni in Famiglia

(di Mamma Severa)

Una storia che risale alla seconda metà del 1800 racconta di una famiglia di campagna formata dai due genitori e da quattro figlie di età compresa tra 19 e 25 anni. Accanto alla porta di casa dentro una specie di portaombrelli c’era un frustino che il papà aveva costruito con l’aiuto di un amico. Per quanto riguardava il mantenimento della disciplina però era la mamma ad occuparsene. In quella casa le punizioni venivano elargite con generosità e capitava di rado che tutte e quattro le ragazze potessero sedersi confortevolmente.
Un maledetto giorno le quattro ragazze la combinarono grossa. Infatti avevano rubato tutte insieme dei soldi dal portafogli che la madre teneva nel primo cassetto del comò per andarsene poi in città a spendere tutto in braccialetti, orecchini, anelli e via dicendo, tutte cose di scarso valore che avevano trovato in vendita su varie bancarelle. Loro in realtà non si sentivano in colpa, dopo tutto non è che avessero svuotato il portafogli della mamma, ma preso solo qualche spicciolo per soddisfare quelle che ritenevano essere loro piccole esigenze.
Al loro ritorno però trovarono ad aspettarle la madre che si era accorta di tutto e che aveva tutta l’aria di pensarla molto diversamente da loro riguardo al “soddisfacimento delle loro piccole esigenze” Per lei era tutto chiaro: loro erano delle ladre e meritavano una punizione che le avrebbe fatto passare la voglia una volta per tutte di ripetere una cosa del genere. “Quindi vi dò tutto il tempo” disse “tra mezzora vi voglio tutte e quattro con le mani poggiate sulla panca che c’è nel prato una di fianco all’altra e con il sedere scoperto per aria.”
Mezzora sembrava un tempo più che sufficiente ma per le ragazze scoprirsi il sedere come la mamma aveva ordinato loro non era stato semplice. Infatti allora non era come è oggi che sia le ragazzine che le ragazze più grandi vanno in giro con jeans e mutandine o con minigonna e mutandine o collant o calzamaglia. In passato per arrivare a mettere a nudo il sedere di una ragazza bisognava passare attraverso una serie di vestiti, vesti, sottovesti, panni e sottopanni fino ad arrivare finalmente a quegli enormi mutandoni, una specie di sancta sanctorum, dentro il quale allora le donne custodivano religiosamente il loro posteriore. Comunque ce la fecero e quando la mamma tornò con il frustino loro erano in posizione anche se nell’attesa della punizione erano scoppiate a piangere e avevano tutte il viso rigato dalle lacrime. La situazione era singolare: vedendole dal davanti si sarebbe detto che dovevano aver subito una punizione con i fiocchi, vedendole da dietro sembrava evidente che non c’era stata nessuna punizione. Comunque una cosa è certa: qualsiasi uomo si sarebbe fermato ad ammirare quei quattro culetti femminili nudi disposti in bella fila.
Intanto la mamma si era messa a fianco della prima figlia della fila e aveva lasciato partire un colpo di frustino che fendette l’aria con il caratteristico swisssssch andandosi ad abbattere sulla parte bassa delle natiche della povera ragazza che emise un urlo che fece scappare tutti gli uccelli nel raggio di un chilometro. Nonostante si sforzasse di voltarsi fino quasi a rompersi l’osso del collo non riuscì a vedere che il frustino aveva lasciato sulla pelle una striscia color rosso acceso che andava da una parte all’altra del sedere. Per sua fortuna la mamma non finì di punire lei prima di passare alle sorelle, ma si mise subito a fianco della figlia successiva che, avendo visto e sentito quanto accaduto alla prima, tremava come una foglia e la patatina, che pure non rischiava niente perché la mamma sapeva benissimo che dentro il sedere non ci sono organi vitali ma la patatina è off limits, si era mesa pure lei a tremare all’impazzata. La mamma intanto completò la fila non facendo sconti a nessuna delle figlie perché tutte avevano rubato e tutte dovevano pagare in ugual misura. In tutto percorse la fila dodici volte distribuendo equamente i colpi di frustino e avrebbe continuato, ma il braccio con il quale aveva azionato il frustino per quarantotto volte con tutta la forza che aveva, non ce le faceva più e le doleva. Naturalmente alle ragazze il sedere faceva enormemente più male e non provarono per lei nessuna compassione anzi le stava bene e avrebbero voluto che fosse stata lei al loro posto. Però almeno così fu costretta a smettere. Intanto le quattro sorelle piangevano e urlavano piangevano e urlavano continuando a tremare. Con tutte le lacrime che avevano versato il loro grado di idratazione doveva essere sceso a livelli preoccupanti. Intanto, nonostante il loro sedere bruciasse come se fosse stato immerso nella pentola subito prima di buttare la pasta, tentarono prima una e poi l’altra di riassumere la posizione eretta e cominciarono subito a esaminare reciprocamente i danni subiti dai loro fondoschiena. Non c’era che dire la mamma aveva agito da professionista: erano stati tutti ridotti nelle stesse condizioni. Il frustino aveva lasciato sui loro culetti i segni che conoscevano bene perché li avevano visti quando solo una di loro era stata punita: solchi viola profondi e sfrangiati che avrebbero impiegato mesi a scomparire.
In una casa vicino alla loro vivevano due ragazze di 22 e 19 anni e, quando ne combinavano una della loro, la mamma le picchiava senza esitazione sul culetto scoperto con una verga fatta di rami appena colti o rinverditi immergendoli per qualche ora in acqua. A giudicare dai pianti e dagli strilli che ogni tanto si sentivano provenire da quella casa era difficile stabilire tra verga e frustino quale strumento di punizione facesse più male.
Invece a quei tempi le sculacciate, anche se date su culetto nudo, erano considerate nient’altro che schiaffetti sul sedere magari un po’ bruschi e soprattutto molto rumorosi e che nella migliore, o peggiore delle ipotesi dipende dal punto di vista, scaldavano il culetto fino a farlo diventare di un bel rosso, procuravano un certo dolore, ma poi tutto tornava a posto nel giro di una settimana. Come tali non rientravano nelle punizioni familiari degne questo nome.
Poi frustini e verghe caddero in disuso e si ripiegò sulle meno efficaci sculacciate che però, nel caso di ragazze grandi, davano qualche risultato solo se somministrate sulla pelle sensibile di culetti particolarmente delicati, purché date con la dovuta energia, per la durata necessaria e eventualmente usando un oggetto che, pur non essendo un frustino o una verga, facesse più male della mano. Così fino alla metà del ventesimo secolo, poco più di 60 anni fa, in molte famiglie le sculacciate, pur con le loro limitazioni, continuarono ad essere usate spesso e volentieri sul sederino nudo di ragazze che ormai frequentavano l’università ma non avevano la benché minima voglia di studiare. Di solito erano le mamme a far sì che la temperatura del culetto delle loro figlie salisse al punto da farle piangere e strillare, ma anche i papà, quando era necessario, facevano la loro parte. Certo è che chi ha inventato le sculacciate ha messo nelle mani dei genitori uno strumento educativo importante. Sta a loro poi decidere se usarlo oppure no.