Mi prende.

Sono schiacciata tra il suo corpo e la parete fresca alle mie spalle. Alza la mia gamba e bramosamente stringe la mia coscia poi il gluteo mentre confusamente bacia il collo con la bocca aperta, in affanno.

Emette un basso sibilo, inspira, come chi è preso da un brivido. Mi prende il mento nella sua mano e mi fissa profondamente negli occhi, con gli occhi che ha solo un cacciatore per la sua preda. Con il viso reclinato in quella posizione, lo seguo con lo sguardo infilare la mano nelle mie mutandine, accarezzare il mio sesso con movimenti che salgono e scendono, e infine infilarci il medio.

Sospiro.

Scende rapidamente, mi sfila gli slip e mi bacia. Poi torna dritto di fronte a me e lo tira fuori dai pantaloni. Solleva di nuovo la mia coscia e s’infila tra le mie gambe con forza. Ne ho un sussulto, e iniziamo a godere.

Cingo tra le cosce il suo bacino che con movimenti decisi entrano ed escono da me e quasi rabbiosamente lo sento prendere possesso di tutto il mio corpo stringendomi ogni arto, o lembo di pelle cui gli riesca d’aggrapparsi.

Gemo appagata pienamente, ad ogni spinta sento crescere in me il piacere, così in lui che prima a parole ‘vengo’, poi con brevi spasmi mi raggiunge nell’orgasmo.

Poggio le punte dei piedi a terra, mentre lui si sfila da me con un sospiro.

Rimane un poco appoggiato al mio busto, come una specie di abbraccio, e immobile respira accanto al mio orecchio. In quel silenzio il suo fiato va e viene dal mio collo, nell’incavo del mio trapezio, al di sopra della mia clavicola, e sento prima il suo cuore battergli tra le labbra, poi il mio, palpitare nelle punte delle dita delle mani e in ogni parte irrorata dal sangue che scorre veloce.

Passa qualche secondo, e lui rapido e furtivo mi bacia la guancia sorridendo: un bacio rubato.

Nel letto, appagato, cade subito in un sonno pesante, ma io rimango a fissare pensosa il soffitto. Mi giro a guardarlo, e vedendolo così addormentato, decido di alzarmi e lasciarlo.

Scendo al piano di sotto senza luce e rimango un momento ai piedi delle scale, ad aspettare non so quale rumore o segnale.

Infine decido di sdraiarmi sul divano, dove sul corpo nudo la finta pelle mi provoca un istantaneo brivido che presto si trasforma in un tocco caldo: come contagiata mi imita per tepore e sudorazione.

Separo le labbra e passo distrattamente prima l’indice, poi il medio sulla lingua. Con lo sguardo fisso sulle scale, per vedere che lui non mi sorprenda, scendo con la mia mano che lentamente solca costato, ombelico, e poi scivola tra le anse dei miei ilei e scavalca il monte di Venere.

Inizio a toccarmi, senza pensare a nulla, perché basta sentirmi sospirare per godere ulteriormente di quel piacere.

D’un tratto però il mio sguardo incrocia una luce, una piccola spia, che dall’ombra va e viene come un respiro.

M’interrompo e mi avvicino; prendo tra le mani il suo portatile e torno sul divano.

Lo apro e la sua luce mi costringe a distogliere lo sguardo abituato all’oscurità.

Con un occhio chiuso, e l’altro strizzato in una posa innaturale, riesco pian piano ad abituarmi allo schermo che regolo al minimo della luminosità.

Immediata l’icona di Skype fa due balzelli e un trillo, ad un volume che sembra altissimo. Lo silenzio in un tasto e immediatamente rivolgo ancora alle scale il mio sguardo annebbiato, che fruga nel buio e fissa, per cercare di distinguere una sagoma che nella mia mente ora mi pare di vedere e ora scomparire. Non c’è nessuno.

Un piccolo ‘1’ bianco su rosso contorna quell’icona, e poi diventa un ‘2’ e alla fine mi vince la curiosità.

‘Hey’.

‘Sei ancora sveglio?’ chiede quello che parrebbe essere un suo amico.

Esito un secondo, ci ripenso, poi rispondo ‘Si’.

‘Non si è fermata lei a dormire?’.

‘No, è già andata via’ rispondo mentre cresce la mia curiosità.

‘Ah…allora è andata male’ mi fa lui.

‘Affatto’ rispondo laconica io.

‘Quindi una botta e via? Sembra vantaggioso’.

‘Dipende’.

‘Perché?’.

‘Domani mattina avrebbe potuto svegliarmi con un pompino’ lo provoco.

‘Ti piacerebbe!’.

‘A te no?’.

‘Dubito l’avrebbe fatto’.

‘Io sono sicura del contrario’ volutamente mi tradisco, presa dal mio nuovo gioco.

Per un attimo il silenzio si fa silenzio anche per iscritto e per tre volte lo vedo scrivere e lo immagino cancellare.

Infine si decide ‘Non sei lui immagino’.

‘Non lo sono’.

Un’altra pausa.

‘Perché mi hai risposto?’.

‘Non riuscivo a dormire’.

‘E hai deciso di prendere il suo computer e iniziare a curiosare?’.

‘Non era quello che stavo facendo, inizialmente’.

‘Cosa facevi allora?’ risponde dopo un altro attimo di esitazione.

‘Mi stavo toccando’.

Un’altra pausa. Più lunga.

‘Come faccio a sapere che non mi stai prendendo in giro, che sei lui, e che mi rinfaccerai a vita tutta questa conversazione?’.

Senza aspettare premo il tasto della videochiamata e per solo una volta vedo quell’icona lampeggiare, perché lui subito accetta, vinto dalla stessa curiosità che mi aveva spinta poco prima a rispondergli.

Vedo nel monitor la mia immagine come fosse una sorta di scansione: poche parti illuminate del pallore dello schermo, e le altre buie che si mescolano al buio che ho tutt’intorno. Si distinguono i seni, e una piccola parte del costato e della pancia, e quando sorrido vedo anche i denti ricambiare per riflesso quel pallore. Ma non vedo la sua immagine.

‘Voglio vederti anch’io, o tu non vedrai più me’.

Acconsente poiché in un attimo accanto alla mia immagine più piccola, appare la sua. Confinato in un letto buio e vuoto ne distinguo labbra e mento, e le belle mani che attendono sulla tastiera.

‘Sei molto bella’.

‘Ti ringrazio’ gli rispondo sorridendo.

‘Vorrei vedere quello che eri intenta a fare prima che la nostra conversazione ti interrompesse’.

‘Perché dovrei?’ digito inclinando la testa sulla spalla e storcendo la bocca.

‘Si vede che ami essere guardata almeno quanto io amo già guardare te’.

‘Vero. Cosa fai se adesso ricomincio a toccarmi?’.

‘Ti guardo’.

‘E basta?’.

‘Cosa vorresti che facessi?’.

‘Che ti toccassi anche tu’.

Vedo le sue mani rimanere un momento ferme sulla tastiera, ma senza alcuna esitazione.

‘Se vuoi che mi tocchi anche io devi fare le cose secondo le mie regole’.

Rimango un momento a pensare, e questo cambio di ruoli mi piace, da giocatrice a giocata, e infine acconsento ‘Va bene. Dimmi cosa vuoi che faccia’.

‘Aumenta la luminosità dello schermo, così che ti possa vedere bene’.

Eseguo.

‘Togli lo schermo dalle tue gambe e poggialo lì davanti a te’.

Eseguo.

‘Ora tira su le gambe sul divano e lasciale leggermente aperte’.

Faccio come chiesto.

‘Prima bagnati le labbra, poi infilati un dito in bocca, succhiatelo’.

Diligente mi bagno le labbra con la lingua, maliziosamente, mordendomele, infine succhio avidamente il medio, volenterosa di compiacere il mio giocatore.

‘Brava. Ora lentamente scendi e apri le gambe’.

Passano più di dieci secondi prima che io abbia terminato quel comando, tanto lento il mio movimento. Mi fermo con il medio separato per un centimetro dal mio piacere.

‘Non puoi ancora toccarti, quindi non muoverti. Lo senti il calore che esce dal tuo sesso? Fai sì con la testa’.

Annuisco come chiesto e ne sorrido.

‘Bene. Ora puoi toccarti’.

Mi sembrava di attendere quel permesso da una notte intera, e il piacere che ne provo è istantaneo. Gemo sottovoce e di nascosto, ora non più complice solo di me stessa.

Lui rimane immobile, le sue mani ancora fisse sulla tastiera. Allora accentuo i gemiti, socchiudo le palpebre, mi mordo le labbra, muovo il bacino assecondando la mia mano, ma lui rimane impassibile a guardare.

Privata della mia parte d’accordo capricciosamente m’interrompo.

Lui paziente ma deciso mi ammonisce ‘Perché ti fermi? Sto dettando le mie regole, se vuoi che io mi tocchi devi seguirle diligentemente e con fiducia, perché se non ti fidi non mi puoi obbedire’.

Rincuorata, ma non senza scetticismo, riprendo a toccarmi ma lui subito m’interrompe ‘Voglio che cerchi una rivista o un giornale’.

Rimango un momento stupita poi, prima che le sue mani tornino a digitare per rinfacciarmi quell’esitazione, mi alzo e inizio a cercare tentoni un giornale che avevo visto qualche ora prima, quando ero entrata. Lo trovo e rapidamente torno alla mia postazione mostrandolo alla webcam.

‘Brava’ – mi scrive lui – ‘per ora poggialo lì, adesso ho un’altra richiesta’.

Attendo seduta sul divano diligente, mentre le sue mani restano nuovamente immobili sulla tastiera, procrastinando ancora quel momento di soddisfazione che sta diventando per me eseguire il suo comando.

‘Devi metterti in ginocchio sul divano, girata di modo che la tua pancia appoggi sullo schienale e sculacciarti’.

La richiesta mi coglie un poco di sorpresa, ma pur di vederlo godere grazie a me eseguo immediatamente.

Gli do le spalle, salgo in ginocchio sul divano, il mio basso ventre aderisce allo schienale come richiesto. Mi volto un poco per riuscire a vedere lo schermo, massaggio con carezze circolari il mio gluteo e mi do la prima sculacciata.

Le sue mani si stringono in pugni e la sua bocca fino a quel momento sigillata si schiude e nelle mie orecchie immagino il sospiro che ne deve essere uscito.

‘Brava’ leggo sul monitor poco distante, e anche quello diventa nella mia mente un sussurro proferito all’orecchio.

Vedo che spinge di poco in avanti il suo portatile e inizia con una mano ad accarezzarsi sopra i pantaloni.

Quasi intontita sferro la seconda sculacciata.

Anche stavolta il suo complimento non si fa attendere. ‘Brava. Più forte’.

Io ubbidisco, e colpisco più forte.

Si bagna le labbra riarse dai sospiri ed eccitato lo tira fuori e lo prende in mano.

Rimango un secondo immobile, sopraffatta dall’eccitazione.

Lui, mentre continua a masturbarsi con una mano, con l’altra digita sulla tastiera.

‘Continua tesoro sei bravissima’.

Ma drogata del suo piacere, vedendolo così eccitato e assoggettato, invece di darmi un’altra sculacciata torno a massaggiarmi con carezze circolari il gluteo, e più di una volta faccio per sferrarmi un altro colpo che invece rimane sospeso.

Lui continua a toccarsi, e deglutisce due volte al mio ordine inadempito finché mi scrive supplice ‘Ti prego fallo’.

Appagata dalla sua soggezione decido di esaudirlo, e mi do un’altra sonora sculacciata.

‘Grazie tesoro continua’ mi scrive lui rapito.

Ma senza che faccia in tempo a comprendere cosa stia accadendo, un rapido avvicinarsi di passi percorre il salotto. Lui si ferma un momento, getta uno sguardo allo schermo e uno a me ancora immobile in quella posizione. Sorride rabbioso, e, senza dire una parola, afferra il giornale che se ne stava lì riposto accanto al portatile.

‘Ti piace essere sculacciata eh?’ senza attendere risposta sferra con forza il giornale in un rotolo sul mio sedere.

Gemo un po’ per l’acuto dolore, neanche lontanamente prossimo a quello che mi stavo somministrando da sola, un po’ per la sorpresa da cui ancora non mi sono ripresa.

Ma lui non attende e mi sferra un’altra frustata e io ancora chiudo gli occhi.

E a questo punto mi sarei ribellata, ma il mio sguardo finisce sul monitor alle mie spalle, e vedo con che trasporto lui gode della mia sofferenza.

Allora il mio nuovo aguzzino, che prima di sferzarmi col terzo fendente ha intercettato il mio sguardo, decide di rendere partecipe anche il suo amico, e dopo aver alzato l’audio, così riattivato, lo incita a partecipare. ‘Ora ti sentiamo! Volevi vederla sculacciata? Dimmi cosa ne pensi di questa!’ e prima di aver terminato quelle parole, un altro colpo si abbatte sulla mia pelle già arrossata.

Nel silenzio che segue, sporco e metallico, mi arriva il sommesso gemere del mio giocatore mentre prosegue a toccarsi, pensando a me e al mio dolore.

Sorridendo di un sorriso sadico e amaro anche il mio aguzzino decide di giocare con l’amico così come avevo fatto poco prima anch’io: la sua mano rimane sospesa per aria, minacciando con il giornale in pugno un nuovo colpo, ma senza muoversi.

Passano i secondi finché rotta dall’eccitamento non arriva la sua voce che avevo prima fervidamente immaginato, più calda e più roca di come credevo di udirla ‘Ti prego colpiscila, colpiscila per me’.

A quel punto, soddisfatto di essersi preso su tutti il ruolo del padrone, il mio aguzzino mi colpisce più forte di tutte le volte precedenti. E io non mi trattengo dal gemere, sia per il dolore, sia per il volere di appagare il piacere ormai di entrambi.

Il mio giocatore ancora lo incalza ‘Colpiscila più forte ti prego, non fermarti’.

E ancora il mio aguzzino esegue parsimonioso, e ancora una forte fitta mi fa salire il rossore, sulla parte lesa, sulle guance e negli occhi umidi.

Di colpo in colpo il mio gemito si fa più forte, il loro eccitamento più vivo, finché il mio giocatore mugolando dice ‘vengo’ e prontamente mi volto, e socchiudo gli occhi, immaginando il calore di quel seme sulle mie labbra.

Forse ingelosito da quella tacita intesa il mio aguzzino mi sposta dalla posizione che, tenuta a lungo, grava sulle mie gambe e tremanti assecondando il suo tentativo di mettermi ora a quattro zampe.

Abbassando i pantaloni del suo pigiama in raso lo sfila già eccitato. Ma prima di infilarsi passa una mano tra le mie gambe e, sentendomi così bagnata, insieme cresce il suo turgore e la sua rabbia. ‘Adesso devi darlo anche a me il piacere’ e per punizione invece di infilarsi nel mio sesso, entra con forza dove fa più male.

Gemo sofferente, e ogni spinta fa più male, sia per il vigore che ci mette, sia per l’impatto sulla pelle battuta dai colpi del giornale.

Schiava ora di un altro piacere, eccitata dalla sottomissione totale e immaginando gli occhi di entrambi su di me, anche io decido di prendermi il mio orgasmo, e tenendomi in bilico su tre arti, con la mano inizio a toccarmi.

Lui mi spinge con forza in avanti, preme la mia guancia sul divano e senza cedere né in forza né in velocità gode alle mie spalle.

In poco, senza trattenere i gemiti, raggiungiamo l’orgasmo: lui in qualche ultima irosa spinta e io piegata su me stessa in uno spasmo.

Rimane un momento immobile, poi si sfila da me. Io cado esausta in avanti sul divano, sdraiata a pancia in giù.

Guardo il monitor ma il mio giocatore è ormai offline.

L’aguzzino si china e mi bacia velocemente la guancia ‘ti aspetto a letto’.