Racconto Inedito

(di V.)

Nella camera regnava il silenzio. Non che ci fosse eccessiva tensione perché a certe scene le ragazze erano abituate, diciamo che era una forma di rispetto per Laura che aspettava di essere punita. Erano quasi le dieci di sera, il momento fatidico per risolvere faccende di questo genere. Dalla camera vicina, anch’essa a 4 letti, giungevano spesso scoppi di risa, frasi dette a voce abbastanza alta, come sempre nel vecchio austero collegio quando le ragazze si ritrovavano tutte assieme nelle loro camere, a meno che una non dovesse essere punita, cosa che in alcune camere avveniva più spesso che in altre. Laura lo sapeva da alcune ore e già nel pomeriggio lo aveva detto alle amiche della camera. Era stata chiamata in direzione mentre stava studiando in biblioteca e aveva capito subito che le cose si mettevano male. La suora che dirigeva il collegio era andata subito al sodo, non solo le avevano trovato le sigarette nell’intercapedine in cui le aveva nascoste, durante un controllo mentre lei era a scuola ma la direttrice era perfettamente al corrente che Laura le vendesse alle altre. Era sbiancata e non aveva neppure provato a difendersi. In quelle situazioni una prova a giustificarsi, a dare spiegazioni, qualche volta si riusciva anche a convincere la direttrice ma un po’ per orgoglio un po’ perché non c’erano giustificazioni Laura era rimasta muta ed era stata congedata. Era tornata in biblioteca e quando era andata in camera aveva trovato sulla porta il post it giallo che veniva apposto vicino alla maniglia e che significava che prima di spegnere le luci in quella camera ci sarebbe stata una punizione. Per lei era scontato ma ormai lo sapevano tutte. A 19 anni Laura era ormai una delle “anziane” di un collegio dove era stata messa da anni per tristi vicende famigliari. La scuola la frequentava fuori adesso e rientrava per il pranzo, nel pomeriggio era anche libera di uscire per qualche ora a differenza delle più piccole che passavano il tempo lì dentro con poche eccezioni. Era vero, oltre a fumare che era vietato, rivendeva le sigarette ma l’aveva fatto per fare qualche soldo da spendere nelle sue libere uscite. Però se fumare era già considerata cosa grave, fare commercio di sigarette figuriamoci. Qualcuna però l’aveva tradita, aveva fatto la spia, ma adesso era troppo preoccupata per pensare chi potesse essere stata, quello che la preoccupava era che in certe occasioni considerate molto gravi la punizione non consisteva in una normale sculacciata ma nell’uso del battipanni. A Laura era successo una volta sola due anni prima e se la ricordava anche troppo bene! Ma era cosa abbastanza rara, quindi si poteva sperare che… Laura era una gran bella ragazza. Alta, snella, i capelli neri corti, occhi scuri ma luminosissimi, era una delle migliori pallavoliste della squadra del collegio. Era una ragazza orgogliosa e rispettata per questo dalle altre. Non le capitava più molto spesso di prenderle sul sedere ma se ciò doveva avvenire non faceva storie, non si ribellava, non supplicava. Le prendeva, piangeva le sue inevitabili lacrime senza esagerazioni e tutto finiva lì o quasi. Certo si vergognava davanti alle più piccole ma cercava di non farlo vedere. Altre invece si sdraiavano sul loro letto, girate magari verso il muro e piangevano silenziosamente di paura o rimorso in attesa di piangere per qualcos’altro. Altre facevano le superiori, si fingevano persino allegre. Prima però, durante e dopo certamente no! Adesso Laura nell’attesa stava rammendando delle collant e l’unico segno di nervosismo era un leggero tremolio dell’ago. Delle altre tre, tutte più giovani di lei, Michela leggeva stesa sul letto, Giulia stava facendo dei compiti a un tavolino e Barbara stava riordinando i suoi cassetti. Michela e Barbara erano già in pigiama mentre Giulia aspettava a prepararsi per la notte. Laura non poteva perché quando una aspettava la punizione doveva rimanere vestita e lei era lì seduta sul letto a rammendare con il suo golfino grigio e i suoi pantaloni blu. Passarono solo pochi istanti fra il rumore dei passi e l’apertura della porta. Come le vide entrare Laura capì e sbiancò. Si era alzata di scatto in piedi al ruotare della maniglia appoggiando il suo lavoro sul comodino. Erano in 3 invece delle solite 2 e questo voleva dire una sola cosa, infatti la terza entrata aveva in mano quel terribile battipanni di vimini che veniva custodito in un ripostiglio della segreteria. Nel collegio c’erano alcune persone che oltre a lavorarci ci vivevano. Fra di loro erano state reclutate le punitrici che erano 5 e si davano i turni. Laura fronteggiava adesso una insegnante e due delle segretarie, una che lavorava per la scuola e l’altra nell’amministrazione. Ed era quest’ultima a reggere quel battipanni. Le prime due erano signore sui 45 anni, la terza ne aveva poco più di 30, era piccola ma muscolosa e aveva dipinto sulle labbra un sorrisino antipatico. Ma era la professoressa a parlare mentre Laura a capo chino ascoltava. Michela sul letto si era girata dall’altra parte per non vedere, Giulia aveva smesso di studiare e Barbara era ritornata verso il suo letto dove si era seduta come ipnotizzata alla vista del battipanni. Il cuore di Laura batteva forte mentre la professoressa con voce metallica e monotona le comunicava i motivi della punizione. Si vedeva che lo faceva per dovere ma in realtà non le importava nulla, era solo un preambolo della punizione, Poi all’improvviso Laura si sentì sollevare come una piuma. Con una mossa che le tre avevano sicuramente concordato la professoressa e una delle segretarie l’avevano presa per le braccia mentre l’altra, posato il battipanni, l’aveva afferrata per le caviglie. Poi l’avevano deposta sul suo letto la faccia nel cuscino. La professoressa si era subito chinata su di lei schiacciandole le scapole verso il basso con molta forza mentre una segretaria aveva sostituito l’altra tenendola per le caviglie. Laura non muoveva però un solo muscolo. l’altra segreteria inaspettatamente cominciò a sculacciare Laura con la mano sul fondo dei pantaloni. Lo faceva di rabbia, con forza, pronunciando frasi di rimprovero, come se ci credesse davvero e forse ci credeva. Laura questo non se l’aspettava. Era protetta da mutandine e pantaloni ma cominciava a sentire bruciare il sedere, sapeva che era nulla in confronto a quello che la aspettava, ma le faceva abbastanza male. Non si lamentava ma aveva cominciato a dimenarsi un po’ sotto i colpi pur bloccata com’era. Poi improvvisamente i colpi smisero di scendere. Doveva esserci stato un gesto d’intesa fra le tre donne che Laura non aveva nè visto nè intuito. ma sentì delle dita infilarsi sotto la sua pancia e sbottonare abilmente i pantaloni. Quella che le teneva le caviglie subito dopo gliele lasciò e improvvisamente Laura si sentì tirare giù i pantaloni fino alle caviglie stesse. Immediatamente dopo fu il turno delle bianche mutandine di cotone con una mossa decisa. Poco dopo sentì altre mani sollevare un po’ golfino e camicetta lasciando scoperto qualche centimentro di pelle sopra il bel sedere. Ribloccata subito come prima Laura voltò appena la testa appoggiandosi sul cuscino con la guancia destra e vide con la coda dell’occhio la segretaria riprendere il battipanni. Voltò immediatamente la testa per non vedere l’ascesa e la discesa di quel terribile attrezzo. Il colpo le incendiò immediatamente entrambe le natiche. Laura si tese tutta nello sforzo di resistere ma subito un secondo colpo la colpì esattamente sopra il primo strappandole una specie di guaito. Quando poco dopo arrivò il terzo la professoressa dovette cominciare a fare sforzi perché Laura non si sollevasse troppo. Un conto è essere sculacciata, un altro esserlo con il battipanni a sedere nudo e già Laura era al limite. I colpi si susseguivano non velocissimi ma ben piazzati e tremendamente forti . Laura cominciò a gridare, il sedere bruciava maledettamente e a ogni colpo sembrava impossibile ma la situazione peggiorava. Le lacrime cominciarono a scendere a fiotti mentre cominciavano anche i primi rumorosi scoppi di pianto. Laura perdette presto tutto il suo orgoglio mentre quella che le teneva le caviglie dove quasi appoggiarcisi completamente sopra per tenerla ferma e la professoressa sudava mentre Laura scuoteva disperata la testa mulinando a vuoto le braccia. ” AHHHHHHHHHHHHH BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA BRUCIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO NON LO FACCIO PIUUUUUUUUUUUUU’ BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH” . Giulia e Barbara guardavano sconvolte la loro compagna, non l’avevano mai sentita lamentarsi così. Michela, sempre girata dall’altra parte, si tappava le orecchie per non sentire, ma le urla filtravano ugualmente. Quel maledetto battipanni continuava a scendere, il sedere era rossissimo e già pieno di segni più scuri dove l’intreccio di vimini si era più spesso abbattuto. All’improvviso le tre avevano mollato la presa, così, senza dire una parola. e sempre senza dire una parola erano tranquillamente uscite. Laura rimasta libera singhiozzava sul letto dimenandosi e massaggiandosi convulsamente il sedere. Come la porta si fu richiusa Barbara era scattata in piedi, aveva aperto un cassetto e ne aveva estratto un tubetto di crema. Era quasi corsa verso Laura, aveva aperto il tubetto e, premutolo, aveva cominciato a spalmare quella crema bianca e fresca sulle natiche di Laura che piano piano si calmò. Non vi furono molte parole ma quel gesto rincuorò Laura anche se sapeva che per un po’ avrebbe sentito quei segni dolerle e per quella notte di girarsi non se ne parlava proprio. Barbara la aiutò a infilarsi il pigiama mentre grosse lacrime di umiliazione e dolore continuavano a cadere. Presto dovettero spegnere la luce e Laura, accaldata e dolorante cominciò a pensare chi potesse averla tradita e a come vendicarsi. Ma il problema maggiore e più immediato era come sedersi l’indomani sul banco di scuola!