DIZIONARIO DELLA TERMINOLOGIA UTILIZZATA IN AMBITO “SCULACCIATA” (DISCIPLINA DOMESTICA) CON UN’APPENDICE  CONTENTE UN FRASARIO TIPICO.

di Pablo

Il contesto di riferimento di questo dizionario è quello della pratica della sculacciata o dello schiaffeggiamento come gioco tra adulti maggiorenni e consenzienti, praticato in piena libertà e reciproco rispetto. Ogni riferimento a situazioni in cui vengono citati minori è esclusivamente riconducibile alla fonte di ispirazione di questo gioco, costituita da racconti, scritti od orali, o da memorie degli appassionati della sculacciata. L’autore e l’editore ripudiano ogni forma di pedofilia e/o di violenza sui minori e declinano ogni responsabilità su un eventuale uso improprio, parziale, distorto o strumentale del presente dizionario.

A

ABBIGLIAMENTO: Nella SCENA può essere importante, specialmente se si decide di organizzarla per un filmato od anche semplicemente per il piacere di renderla realistica, oppure ancora per una scelta dettata dalla FANTASIA di chi gioca.

ANGOLO: E’ il luogo dove spesso, come castigo, viene mandato chi viene sculacciato dopo la punizione. In genere la persona deve stare per un certo tempo nell’a. , pena un’ulteriore punizione, immobile e voltato verso il muro, con i pantaloni e le mutande ancora abbassati, a volte mostrando il sedere arrossato al pubblico.

ARROSSARE: Sculacciando per un certo tempo il sedere si arrossa. Vedi anche ROSSO.

ATTIVO/A: E’ colui/colei che, nella SCENA, svolge il ruolo di SCULACCIATORE / SCULACCIATRICE

B

BACIO: In una situazione, generalmente privata o confidenziale, si può baciare sulle natiche prima, dopo e durante una sculacciata. Si tratta in questo caso di una forma di sculacciata con valenze erotiche (vedi anche SCULACCIATA EROTICA). Un altro utilizzo del b., sempre in contesti del tipo di quello citato sopra, può essere quello di rappresentare il perdono al termine di una punizione.

BAMBINO/A: E’, nella fonte di ispirazione della DISCIPLINA DOMESTICA , colui o colei che viene punito/a. Nella SCENA viene interpretato molto spesso questo ruolo, anche con abbigliamenti specifici, ad esempio scolastici. Il linguaggio dello SCULACCIATO/A diventa simile, a volte inconsciamente, a quello di un b. , e lo SCULACCIATORE/ SCULACCIATRICE gli si rivolge come ad un b.

BASTONE: (anche canna): nella nostra area culturale era utilizzato più spesso nei secoli passati per le punizioni. In Inghilterra è invece assai comune (ingl: cane), soprattutto in ambiente scolastico.

Il termine “canna” si riferisce al bambù, materiale utilizzato anche per costruire battipanni. In Cina il bambù è molto diffuso, e le canne di bambù vengono utilizzate, tra l’altro, per infliggere punizioni corporali.

L’italiano “bastone” si riferisce per lo più ad un oggetto in legno, usato per picchiare da tempo immemore, da cui il termine “legnata”, utilizzato anche in senso più esteso, e perfino metaforico. (vedi anche L’attrezziario: scritto da Donna Laura)

BATTERE: Usato raramente, e propriamente per designare l’atto dello sculacciare con un battipanni.

BATTIPANNI : (più rar. BATTITAPPETO) : E’ molto usato per sculacciare nella disciplina domestica italiana e nell’area mediterranea in generale, assai meno utilizzato nell’area anglosassone.

I materiali più utilizzati sono il vimini, il giunco (o bambù) e la plastica, in varie forme. Vi sono due modalità sceniche principali nel suo utilizzo: la prima consiste nell’andare a prendere il b., che comunemente si trova appeso nello sgabuzzino della casa, sfruttando l’attesa e il movimento; la seconda nel cominciare la scena col b. già appoggiato su un tavolo o un divano, a significarne la minaccia del suo prossimo utilizzo. Si può sculacciare col b. in tutte le posizioni, ma la più comoda comporta la stesura dello sculacciato su un divano o un letto, oppure di tarverso su una sedia, con le mani che poggiano sul pavimento. Per chi sculaccia il b. presenta il grande vantaggio di non dover cambiare natica, perché questro strumento copre tutto il sedere, a meno che sia un modello di piccole dimensioni. Le sculacciate con il b., se inflitte sul sedere nudo, possono essere molto dolorose, e, se di lunga durata, arrossano rapidamente la pelle senza grande fatica per chi sculaccia. Il b., come strumento casalingo, è in genere più consono ad una sculacciatrice che ad uno sculacciatore, anche se è a volte utilizzato anche da uomini. (vedi anche L’attrezziario: scritto da Donna Laura)

BIMBO/A : vedi BAMBINO/A

BOTTE: termine generico, che nel campo della disciplina domestica può tradursi sia in schiaffi sia in sculaccioni.

“Dare le botte”

“Darle”

“Te le do”

“Prendere le botte”

“Prenderle”

“Te le prendi”

 

C

CALZATURA: E’ una delle componenti più importanti per l’ ABBIGLIAMENTO, specialmente femminile, e in particolar modo quando, nella FANTASIA c’è anche qualche elemento di feticismo del piede e della calzatura. Spesso la SCULACCIATRICE indossa scarpe con tacco a spillo o zoccoli. (vedi anche L’attrezziario: scritto da Donna Laura)

CALZONCINI: vedi MUTANDE

CALZONI: vedi PANTALONI

CAMERA (DA LETTO): E’ un luogo tradizionale per le punizioni: spesso si sculaccia o si viene sculacciati in camera, a volte stesi sul letto o piegati sul medesimo a 90°. E’ anche presente in letteratura la punizione eseguita “prima di andare a letto”, a un duplice scopo: il primo di differire la punizione (che viene spesso preannunciata molte ore prima) allo scopo di renderla più severa a causa dell’ansia dell’attesa, e il secondo di costringere lo sculacciato a dormire a pancia in giù.

CANE (ingl.): vedi BASTONE (vedi anche L’attrezziario: scritto da Donna Laura)

CANNA: vedi BASTONE (vedi anche L’attrezziario: scritto da Donna Laura)

CAREZZA: Vale, per analogia, quanto espresso alla voce BACIO.

CASTIGO: oggetto della punizione, ma spesso anche luogo della stessa, tipcamente un angolo. (vedi anche L’Angolo Delle Punizioni: scritto da Donna Laura)

“Fila in castigo”

CEFFONE: vedi SCHIAFFO.

CENA: Viene spesso abbinato alla punizione corporale il salto della c. e l’andare a dormire anticipato.

“A letto senza cena!”;

CHIAPPA: vedi NATICA

CIABATTA: (Vedi anche CALZATURE). E’ usata come strumento per sculacciare assieme a sandali e zoccoli ed altri tipi di calzature aperte. La gomma, il cuoio o il legno (di cui in genere sono fatte queste calzature) sono materiali che possono essere più dolorosi di quanto possa sembrare. Un gesto tradizionale è quello di sfilarsi la c. che si sta indossando e poi usarla per sculacciare, in alternativa ad andare a prenderla. Nella SCENA è però, per motivi igienici, sconsigliabile: meglio utilizzare una calzatura dalla suola perfettamente pulita. (vedi anche L’attrezziario: scritto da Donna Laura)

CINGHIA: quella dei pantaloni, solitamente in cuoio (propr. CINTA o CINTURA) è utilizzata in genere per picchiare (e non solo per sculacciare) nella disciplina domestica di tutte le culture. In genere si usa ripiegarla in due per sculacciare. Una variante più severa consiste nell’usarla invece in tutta la sua lunghezza, come se fosse una frusta. Per le punizioni con la c. la posizione più comoda richiede che lo sculacciato si pieghi a 90° gradi su un tavolo, ma anche altre posizioni sono possibili. E’ uno strumento tipicamente maschile, anche se non mancano esempi di donne che la usano. Nella scena è particolarmente di effetto sfilarsela come preliminare rispetto alla sculacciata. (vedi anche L’attrezziario: scritto da Donna Laura)

CINTA: vedi CINGHIA (vedi anche L’attrezziario: scritto da Donna Laura)

CINTURA: vedi CINGHIA (vedi anche L’attrezziario: scritto da Donna Laura)

CUCCHIAIO: Il c. di legno lungo, da cucina, viene a volte utilizzato per sculacciare: colpisce in modo molto netto e localizzato. (vedi anche L’attrezziario: scritto da Donna Laura)

CULO: vedi SEDERE

CULETTO: vedi SEDERE

 

D

DARLE (le botte) : L’espressione “ Te le do” con le sue varianti di aggettivi ed avverbi è una delle più usate come minaccia di punizione domestica, e può preludere sia a schiaffi che a sculaccioni o qualunque punizione corporale.

DIDIETRO: vedi SEDERE

DISCIPLINA DOMESTICA: Concerne le punizioni corporali somministrate all’interno di scenari casalinghi, vale a dire in prevalenza sculacciate, nelle loro più svariate modalità, e a volte schiaffi. Le scene a sfondo scolastico (scuola, collegio, istituti vari di correzione) vengono spesso interpretati dai cultori di D.D., anche se non ne fanno propriamente parte.

DIVANO: E’ un articolo di arredamento usatissimo nella SCENA, sia durante i preliminari, sia per la sculacciata. Lo sculacciatore può, restando seduto sul d., far stendere lo sculacciato sulle sue ginocchia ed eseguire la punizione, oppure farlo stendere sul d. e sculacciarlo da in piedi; vi sono poi ulteriori varianti (vedi anche POSIZIONI).

DOLORE: E’ molto importante per la SCULACCIATA di tendenza SM, molto meno per chi è cultore della SCULACCIATA all’interno della DISCIPLINA DOMESTICA, la quale privilegia la SCENA e i suoi aspetti psicologici rispetto all’atto fisico in se’. Secondo il modo e della durata, una sculacciata può essere pochissimo o per niente dolorosa oppure assai dolorosa, tanto da diventare una vera e propria pratica SM.

E

ECCITAZIONE: E’ fondamentale nella SCULACCIATA EROTICA, mentre può anche essere minima o mancare del tutto nella sculacciata di tipo prettamente punitivo. L’e. è, come è naturale, un fatto interamente soggettivo, e dipende da come si svolge la SCENA e dalla misura in cui questa coincide con la FANTASIA degli attori.

EROTISMO: vedi SCULACCIATA EROTICA

F

FANTASIA: E’ la molla fondamentale di tutti gli appassionati della SCULACCIATA: ognuno ha un proprio immaginario personale, che trae materiale non solo dalle esperienze consapevoli, ma anche dall’inconscio. Da questo campo assai vasto ognuno costruisce mentalmente delle sequenze cinematografiche all’interno delle quali infliggerà o subirà delle sculacciate, e cercherà poi di tradurle, nella SCENA, in realtà (anche se si tratta pur sempre di finzione ad un certo livello), eventualmente rettificando o trasformando in parte la f. di base.

FILA! Imperativo molto usato a conclusione di una punizione corporale, per allontanare la persona appena punita e mandarla, spesso, in castigo.

“Fila in castigo” “Fila in camera”

FRUSTARE: E’ il limite (forse già oltre) tra SCULACCIATA e SM. Per fare un esempio, una punizione con la CINGHIA, se questa viene usata ripiegata, può ancora essere considerata una sculacciata, ma se viene usata nella sua piena lunghezza diventa simile ad una frustata. Se poi viene utilizzata anche la fibbia come parte che colpisce, il limite è decisamente oltrepassato. E ancora, in certa letteratura, specialmente anglosassone, viene utilizzato il “crop” che è la frusta usata dal cocchiere per i cavalli: non si tratta certamente più di sculacciata, ma di SM.

G

GIOCO: E’ il termine che si utilizza quando si decide di interpretare una SCENA, a significare appunto l’aspetto ludico e di simulazione della pratiche sculacciatorie tra adulti consenzienti.

GONFIARE: Il sedere di sculaccioni e la faccia di sberle: può capitare se si picchia a lungo.

GONNA: La donna che deve essere sculacciata la deve sollevare, così come i PANTALONI devono essere tirati giù. Quando invece la donna è ATTIVA, porta preferibilmente la g. (vedi anche ABBIGLIAMENTO), indumento protagonista soprattutto nella sculacciata OTK.

H

HAIRBRUSH (ingl.): vedi SPAZZOLA

 

L

LACRIME: Scendono quando la soglia del dolore è già ampiamente superata: ma chi è bravo a simulare può farlo anche prima.

LEGNATA: vedi BASTONE.

LETTO: A volte è luogo di punizioni come il DIVANO, e tutte le volte che la sculacciata avviene prima di andare a l.

 

M

MAMMA: E’ la principale punitrice femminile nella disciplina domestica. Può anche essere un modo, a volte automatico e inconscio, di rivolgersi a qualunque sculacciatrice nell’atto di implorarne la pietà.

MAMI: vedi MAMMA
MAMMINA: vedi MAMMA

MINACCE: Hanno una parte importante nella scena: servono a creare l’atmosfera e l’attesa della punizione. Nelle m. si include anche, impropriamente, l’annuncio vero e proprio della punizione, che spesso con le m. è a volte  confuso o sfumato.
“Adesso te le prendi!”
“Lo sai che ti sei meritato una punizione?”

MUTANDE: Vengono abbassate quando si vuole infliggere una sculacciata sul sedere nudo, che è sensibilmente più dolorosa.

 

N

NATICA: E’ l’oggetto della SCULACCIATA, la parte del corpo che la subisce. Secondo l’intensità della sculacciata, le natiche possono diventare da rosa a rosse a viola, e riportare in modo più o meno marcato i segni delle mani o dell’oggetto utilizzato per sculacciare. Una sculacciata forte ed intensa può procurare anche dei lividi sulle natiche.

O

OTK:  Acronimo inglese per “Over The Knees”, che in italiano significa “Sulle ginocchia”.  E’ un’espressione sintetica che indica un tipo di sculacciata assai tradizionale, in cui chi deve ricevere la sculacciata viene fatto adagiare sulle ginocchia dello SCULACCIATORE/SCULACCIATRICE.

P

PADDLE (ingl.): Difficilmente traducibile in italiano, questo vocabolo inglese può essere approssimativamente reso nella nostra lingua con “Oggetto piatto”.  E’ generalmente di legno, ha una forma simile a quella di una spatola, e viene usato per sculacciare principalmente negli Stati Uniti; con un effetto simile a quello prodotto da una ciabatta piatta di legno o dal dorso di legno della SPAZZOLA.

PANTALONI: Vengono generalmente tirati giù (calati) per poter sculacciare più sonoramente. Lo sculacciatore può ordinare allo sculacciato di tirarseli giù, oppure eseguire lui stesso questa manovra, slacciando cintura e bottoni o cerniera, e facendoli scivolare sino alle caviglie.

PAPA’: E’ il principale punitore maschile nella disciplina domestica. Può anche essere un modo, a volte automatico e inconscio, di rivolgersi a qualunque sculacciatore nell’atto di implorarne la pietà.

PAPI: vedi PAPA’
PAPINO: vedi PAPA’

PASSIVO/A: E’ colui/colei che, nella SCENA, svolge il ruolo di SCULACCIATO / SCULACCIATA

PERDONO: Lo chiede spesso lo sculacciato allo sculacciatore, senza ottenerlo quasi mai, almeno nella  SCENA,  a meno che venga diversamente concordato (vedi BACIO)

PIANGERE: Avviene quando la sculacciata è molto severa, e crea sempre pathos e drammacità.

PICCHIARE: Termine generico per percuotere, dare botte di qualunque tipo. E’ un termine leggermente ambiguo in quanto viene più spesso usato per indicare un atto violento non in ambito educativo, ma è utilizzato anche in disciplina domestica con riferimento a schiaffi e sculacciate.

PIEDE FEMMINILE: A volte nel contesto della  SCULACCIATA è presente un leggero feticismo del p.f;, che non arriva propriamente né all’adorazione del p.f. e né all’atto del leccare lo stesso, tipici dell’SM; è piuttosto l’apprezzamento di un  bel p.f. all’interno di una calzatura elegante (vedi anche CALZATURE).  Viene apprezzato, a questo proposito, l’atto dello sfilare il piede dalla scarpa, che come è noto ha anche una forte valenza erotica.

POSIZIONI: Nella SCULACCIATA ce ne sono diverse: la più classica è sulle ginocchia (il famoso OTK = Over The Knees in inglese). Se lo sculacciatore siede su un letto o divano non ci sono problemi, se invece è su una sedia, lo sculacciato, essendo persona adulta, dovrà appoggiare le mani a terra.
Una seconda variante è con lo sculacciato in piedi  oppure inginocchiato. Ancora, lo sculacciato può piegarsi a 90° su un tavolo o inginochiarsi su un divano o letto, sempre a 90°. Infine lo sculacciato può essere disteso su un letto o divano. Lo sculacciatore, rispetto alle p. succitate, tranne che per quella sulle ginocchia, può stare in piedi o seduto, secondo la situazione e anche dello strumento che utilizza.
Per gli schiaffi la p. generalmente utilizzata nella SCENA vede lo schiaffeggiato in ginocchio e lo schiaffeggiatore in piedi.

PRENDERLE: le botte, in genere. Vale sia per schiaffi sia per sculacciate. E’ una delle espressioni più usate, se non la più usata in assoluto, in questo contesto.

PUNIZIONE: In questo specifico contesto consiste sempre in una sculacciata, a volte preceduta da schiaffi.

 

R

RESTO: Dare il r. , prendere il r. Indica una fase supplementare dell’atto punitivo.
“Ora ti do il resto”
“Ora ti prendi il resto”.

ROSA:  Di questo colore diventa un SEDERE dopo alcuni sculaccioni.

ROSSO: Di questo colore diventa un SEDERE dopo molti sculaccioni.
“Te lo faccio rosso!”

RUOLI: Sono quello ATTIVO e quello PASSIVO. Un appassionato di sculacciata può  giocarne escusivamente uno, oppure essere disponibile ad invertirlo. Può inoltre avere preferenze o preclusioni rispetto al sesso del partner. Le combinazioni si indicano utlizzando la lettera M per maschio e F per femmina. La lettera che precede indica il ruolo attivo, quella che segue il ruolo passivo.
M/F : Il maschio sculaccia la femmina
F/M: La femmina sculaccia il maschio
F/F: La femmina sculaccia la femmina
M/M: Il maschio sculaccia il maschio

 

S

SANTA RAGIONE: Espressione associata ai verbi “darle”, “prenderle”, “suonarle”,  ed anche lo stesso “sculacciare”.  E’ una frase che trae origine dalla più pura tradizione di disciplina domestica, e che indica in qualche modo la legittimità (ragione) , la giustezza e persino la sacralità (santa) dell’atto punitivo. In pratica indica poi una sculacciata o altra punizione più severa o più prolungata del normale..

SBERLA: vedi SCHIAFFO

SCALDARE: Verbo utlizzato per indicare l’effetto riscaldante di una sculacciata.
“Ti scaldo il sedere!”

SCHIAFFO: E’ una modalità punitiva comunissima, più ancora della sculacciata, grazie alla semplicità e praticità di questo gesto punitivo, che può essere eseguito in qualunque situazione e posizione. Si va dallo schiaffo singolo al classico paio di schiaffoni, uno per guancia, a schiaffeggiamenti più lunghi, dati in genere a mani e guance alternate. Nella SCENA si utilizza spesso lo schiaffo o lo schiaffeggiamento come preliminare alla sculacciata e dopo le minacce e le sgridate.

SCENA: E’ fondamentale per gli appassionati di disciplina domestica e di sculacciata. Realizzare una s.  può voler dire:

Improvvisare completamente ma sulla base di una consolidata reciproca conoscenza da parte degli attori.
Concordare soltanto le cose fondamentali, ad esempio i ruoli e il pretesto punitivo, e il resto lasciarlo all’improvvisazione.
Concordare in modo dettagliato, ad esempio, oltre quanto specificato in b) anche gli eventuali strumenti da usarsi, le posizioni, la modalità e la durata della punizione; opzionalmente anche l’eventuale partecipazione di terzi, attiva o passiva.
Studiare interamente la scena come per un allestimento teatrale o cinematografico, realizzando un vero e proprio copione contenente un dialogo ben preciso e provando le scene, eventualmente con il sussidio di una terza persona nel ruolo di regista.

Se non ci si conosce, è importante concordare almeno le cose fondamentali. Lo sculacciato ha il diritto di porre dei limiti e di fare delle richieste, in particolare riguardo alla modalità, all’intensità ed alla durata della punizione, e lo sculacciatore ha il dovere di rispettare tali indicazioni.
Durante la scena, lo sculacciato può comunque, a parole o a gesti, o secondo uno specifico segnale concordato, chiederne l’interruzione, richiesta che lo sculacciatore dovrà improrogabilmente ed immediatamente accogliere.

La s.  è l’elemento trainante di questa pratica, che riuscirà tanto meglio quanto più entrambi gli attori sapranno trovare punti comuni tra le loro fantasie, relizzandole in pratica.

SCULACCIATA: Serie di sculaccioni.  Una s. va da un minimo di 4 o 5 sculaccioni sino a 100 e anche più. Può essere misurata anche “a tempo” :  da pochi secondi a tempi molto lunghi, come un quarto d’ora.  Non esistono limiti precisi, ma oltre i 15-20 minuti la sculacciata assume connotazioni sempre più marcate di SM.  La sculacciata classica è eseguita con la mano nuda e ben aperta, in genere colpendo alternativamente la natica destra e la natica sinistra. Per sculacciare si usano anche degli strumenti o oggetti, che variano secondo l’ambito culturale (Vedi STRUMENTI). La sculacciata può essere somministrata in diverse posizioni (Vedi POSIZIONI).
La s. in DISCIPLINA DOMESTICA è prettamente punitiva, a imitazione delle tradizionali sculacciate inflitte in ambiente domestico e scolastico. La SCULACCIATA, a seconda di come viene impostata, può oscillare o verso l’SM  (vedi SCULACCIATA SM) o verso l’erotismo (vedi SCULACCIATA EROTICA).

SCULACCIATA EROTICA: Presenta elementi di sensualità, sia nella modalità di esecuzione sia nel contesto scelto sia nel linguaggio utilizzato nella scena. Se l’erotismo è particolarmente marcato non è consigliabile inscenarla in pubblico ma in un ambiente privato, in quanto essa può diventare un vero e proprio preliminare ad un rapporto sessuale. La SCENA di una s.e. viene concepita appositamente per portare gli attori all’eccitazione, attraverso l’integrazione delle loro fantasie.

SCULACCIATA SM : Nell’ SM (Sadomaso) la sculacciata o spanking è soltanto una delle tante pratiche, e fa parte del cosiddetto “soft  SM”, vale a dire SM leggero, anche se esiste l’”hard spanking”, variante più dura all’interno della stessa sculacciata. Nell’SM la sculacciata ha lo scopo, oltre che di umiliare, soprattutto di procurare dolore, gonfiore e rossore alle natiche. Le sculacciate durano molto a lungo e avvengono in modo violento, ripetitivo e meccanico, a volte senza parlare, e indossando in certi casi maschere e abbigliamento tipicamente SM.

SCULACCIATO/A: Equivale al  PASSIVO/A  nella SCULACCIATA.
SCULACCIATORE/SCULACCIATRICE: Equivale all’ ATTIVO/A nella SCULACCIATA.

SCULACCIONE: Colpo sonoro dato sulla natica con la mano aperta. E’ l’unità “sculacciatoria”.

SEDERE:  vedi  NATICA
“Ti scaldo il sedere”
“Ti faccio il sederino rosso”
“Te le do sul sederino nudo”.

SEDIA: E’ usata moltissimo nella SCENA,  sia perché ci si siede spesso lo SCULACCIATORE , sia perché ci si fa adagiare, di traverso, lo SCULACCIATO con le mani appoggiate al pavimento.

SGABUZZINO: E’ il luogo dove tradizionalmente viene custodito il battipanni, ma anche altri strumenti punitivi come cinghie o ciabatte. Lo s. può perciò essere importante nella SCENA,  nell’azione e nella sospensione relativa all’atto di andarvi a prendere lo strumento della punizione

SGRIDARE: E’ un preliminare fondamentale nella SCENA , indispensabile per creare la giusta atmosfera.  La sgridata deve avere un pretesto valido, e si rifà a consolidata letteratura: in ambiente scolastico ovviamente allo scarso rendimento o alla scarsa condotta, e in ambiente casalingo a più motivazioni. Qualche esempio tra i più comuni:
Brutto voto o nota riportata a scuola
Guaio combinato in casa (rottura oggetti, versamento liquidi ecc.)
Arrivo in ritardo
Impertinenza
Disubbidienza
Altro

Vi possono essere anche contesti extra-casalinghi, con una maggiore varietà di stiuazioni, ma con la stessa atmosfera di base.
Generalmente la sgridata ha la sua continuazione naturale nelle MINACCE, che a loro volta precedono la PUNIZIONE.

SLIP: vedi MUTANDE

SONORO:  detto di SCULACCIONE o di SCULACCIATA, per indicarne la forza, la quale produce, appunto, un suono chiaramente udibile.

SPANKING: E’ l’equivalente inglese di SCULACCIATA. E’ entrato ormai nell’uso anche in italiano, per designare il gioco della sculacciata tra adulti consenzienti.

SPAZZOLA: E’ usata per sculacciare soprattutto negli Stati Uniti. Corrisponde all’inglese “HAIRBRUSH”. Vedi anche STRUMENTI.

SPOLVERARE: Verbo utlizzato per indicare l’analogia di una sculacciata rispetto ad un’azione di spolvero, uso derivato principalmente dall’uso del battipanni.
“Ti spolvero il didietro!”.

STRUMENTI (tabella degli s; più comuni)

strumenti

Vedere anche “L’attrezziario” di Donna Laura

SUONARLE: Equivalente a DARLE,  ma più evocativo in quanto evoca il suono delle botte. Nella locuzione “suonarle di SANTA RAGIONE” assume una connotazione di bellezza estetica – in senso lingustico – molto apprezzata nei dialoghi della SCENA.

 

T

TACCHI: (Vedi anche CALZATURE) . Sono usati frequentemente in SCENA dalle sculacciatrici , in analogia con l’SM, e spesso sono preferiti “a spillo”. Il camminare della SCULACCIATRICE, in attesa della punizione e durante la SGRIDATA , se contrassegnato dal suono dei t. sul pavimento, sembra assumere una connotazione di severità e sensualità al tempo stesso, e dà allo SCULACCIATO la sensazione di essere dominato, mente conferisce alla SCULACCIATRICE un senso di sicurezza e di potere.

TAVOLO (della cucina): Vi sono esempi tradizionali, in letteratura, in cui serve per far piegare bene a 90°gradi lo sculacciato.

Z

ZIA: E’ una SCULACCIATRICE tradizionale, la figura più importante dopo la MAMMA nella disciplina domestica.

ZOCCOLO: Variante – più pesante – della ciabatta come stumento per sculacciare. Può anche essere semplicemente gradito come calzatura femminile nell’ABBIGLIAMENTO previsto per la SCENA, sia visivamente sia per l’effetto sonoro sul pavimento, simile a quello prodotto dai TACCHI, durante la camminata della SCULACCIATRICE. (vedi anche TACCHI)

 

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